Manabile per giovani artisti, V. Stefano Raimondi

Di fronte alla parola ‘manabile’ la mente torna ai tempi del liceo scientifico in cui l’uso dei manabili mi sembrava una perfetta strategia contro la burocrazia linguistica di alcune materie. Questo per mettere le mani avanti e avvertire che tutti i suggerimenti dati da artisti, curatori e galleristi in questo manabile non saranno sufficienti a forgiare un artista, né tantomeno a renderlo ricco, bello e famoso. Non serviranno a evitare errori o a produrre lavori migliori, serviranno magari ad avere un’idea di un mondo che è così complesso e bizzarro da sembrare semplice e così semplice da sembrare complesso e bizzarro; per questo aperto e chiuso a tutti. Quindi ecco snocciolate e semplificate alcune situazioni, scuse, trappole, consigli e sbagli, da non prendere troppo sul serio, scritte da un curatore per artisti ai loro primi passi.

Francesco Moro, Fragilità, 2012, calco in carta stagnola su scala, 500 x 300 cm

Artefici del proprio destino
Non passerà molto tempo prima che sentiate parlare del “sistema” dell’arte. Il sistema, si dice, decreta la fortuna o l’insuccesso di un artista. Per molti artisti – ma anche curatori e galleristi – il sistema è anche la modalità più infallibile e alla moda per dare una giustificazione a una frustrazione o a un insuccesso. Cercate di non aggrapparvi a questa scusa. Gli artisti non sono scelti o costruiti a tavolino da entità anonime e misteriose, ma sono artefici del proprio destino attraverso il lavoro, la fatica, la tenacia, la lotta, i dubbi e, più in generale, tutto quello che in un determinato tempo e contesto sarete in grado di cogliere e di dire attraverso le vostre opere.

Il Re nudo
Se mai vi capiterà di fare una mostra e se questa mostra sarà vista da almeno tre persone, sappiate che se tutte e tre si avvicineranno con grandi e ampi gesti dicendovi che la mostra è bellissima, srotolando una serie di aggettivi superlativi incomprensibili, allora qualcuno mente. Sicuramente uno, magari due e probabilmente tutti quanti, a meno che il terzo non sia vostra mamma, per cui “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Quindi, anche se i complimenti nutrono l’ego, dubitate delle persone che vi dicono che è tutto bellissimo e cercate tenacemente qualcuno che critichi, con argomenti e motivazioni, il vostro lavoro. Allo stesso modo, sebbene le critiche causino sconforto, dubitate di tutti coloro che dicono che il vostro lavoro fa pena senza aggiungere altro e correte da vostra madre per farvi dire quanto siete bravi.

Bianca Bonaschi, Senza titolo, 2012, puntasecca su carta rosaspina, 10 x 15 cm
Bianca Bonaschi, Senza titolo, 2012, puntasecca su carta rosaspina, 10 x 15 cm

Gelosia portami via
Potrebbe essere un postulato del punto precedente, o un suo sviluppo, nel senso che delle famose tre o più persone – madre esclusa – pronte a complimentarsi per il vostro lavoro, appena avrete voltato le spalle qualcuna non esiterà a calunniarvi. A volte non lo saprete mai, altre volte lo saprete da altri e non capirete dove sta la verità. Che non solo non è nel mezzo ma più facilmente non esiste, quindi smettetela di fasciarvi la testa. Più imbarazzante è invece la situazione in cui sarete i confessori di una malalingua, cioè quando un altro artista, curatore, gallerista, collezionista ecc… non solo parla male di una terza persona – che ovviamente è assente e che probabilmente conoscete – ma cerca anche un vostro consenso. Abbiate la forza di dire quello che pensate, anche in opposizione di idee o più semplicemente defilatevi con qualche frase di circostanza tipo “non conosco bene come lavora, non saprei, ho mal di testa”.

Fair-play
Nell’arte sono concessi sgambetti, scivolate, falli da cartellino rosso. Più che i parastinchi servirebbe un giubbotto antiproiettile. Una cosa però vorrei dirla, visto che prima o poi tutti avranno la fortuna di trovarsi un “maestro”, una figura con cui confrontarsi e da cui apprendere il più possibile. Ecco, quando trovate questa persona, a cui magari dovrete molto per il suo sostegno al vostro percorso, non parlate male di lui alle sue spalle, anche se nel frattempo avrete trovato qualcuno di più bravo e “potente” che vi aiuta.  Insomma di “Bruti” ne è piena la storia, lasciate ad altri questo vizio e no, non tirate in ballo Freud, l’uccisione della figura paterna e quant’altro per giustificarvi.

Francesco Moro, Fragili ricordi, 2013, calco in carta stagnola ricalcata, 15 x 11 cm
Francesco Moro, Fragili ricordi, 2013, calco in carta stagnola ricalcata, 15 x 11 cm

La sindrome di Picasso
Di Picasso ce ne è uno tutti gli altri son nessuno”. O almeno non sono Picasso, non siete Picasso e probabilmente non raggiungerete mai la fama di Picasso. Sì lo so, prima o poi, anche solo per i famosi quindici minuti (anche se nel tempo sono diventati cinque scarsi), vi passerà per la testa di essere i più grandi artisti del mondo. Magari lo siete anche, ma insomma tenete un pochino l’ego a bada, almeno per un po’ di anni, aspettate almeno la vostra prima retrospettiva al MoMA.

Lo Stalking
Fate vedere il vostro lavoro ma non pensate che questo debba necessariamente piacere; potete insistere, ma non diventate morbosi. Se ottenete solo risposte vaghe o, peggio, nessuna, non perdete troppe energie: ci sono così tante persone e diversità di vedute che sicuramente troverete qualcuno che vi darà retta. Non è bello per un curatore vedersi recapitare a distanza di poco tempo le stesse richieste tramite Facebook, LinkedIn, email e piccioni viaggiatori. State pur sicuri che se il vostro lavoro interessa sarete sicuramente cercati.

Le pubbliche relazioni
Non credete al fatto che sia più importante la gente che frequentate rispetto al lavoro che fate, anche se non posso negare che l’aspetto delle pubbliche relazioni abbia una sua importanza e un valore anche positivo. Ma ricordate che siete degli artisti, il vostro lavoro è nelle opere, non nel trovarsi gli “amici” giusti. Questi devono essere funzionali a costruire un confronto sul vostro lavoro ma non sono il vostro lavoro. Non pensate mai di costruire una carriera solo perché conoscete questo o quest’altro, dopo pochi anni fallireste.

Bianca Bonaschi, Senza titolo, 2012, puntasecca su carta rosaspina, 10 x 13 cm
Bianca Bonaschi, Senza titolo, 2012, puntasecca su carta rosaspina, 10 x 13 cm

Il mercato
Inutile nascondersi, per quasi tutti gli artisti i primi anni sono un corso pratico di sopravvivenza. Potremmo scriverci non un manabile ma un’enciclopedia. Per molti questi primi anni durano a lungo, per altri meno. Poi qualche volta subentra, o viene istigata, la paranoia da produzione: produci troppo, troppo poco, i lavori si assomigliano, i lavori son troppo diversi, usi solo una tecnica, ne usi troppe. State in pace e fidatevi di voi stessi senza essere necessariamente intransigenti ai consigli esterni.

Generosità
Come curatore posso dire che una delle soddisfazioni più grandi quando si lavora con un artista è il fatto che l’artista sia soddisfatto del lavoro fatto insieme. Questo per me viene prima di tutto, senza questo elemento il resto è un piacere vuoto. Se poi l’artista vuole dimostrare questo feeling donando una qualsiasi opera – non ha importanza la dimensione, il valore, la tecnica, nulla se non il gesto – sicuramente sarà il complimento più grande che saprete fare all’altro. Anche se siete frustrati perché i soldi sono sempre pochi o non ci sono o sono tanti, non siate tirchi, davvero. Perché siamo tutti sulla stessa barca. E soprattutto non promettete mai di voler donare un qualsiasi lavoro senza poi mantenere la promessa. Cosa direste se un curatore vi promette una mostra e poi ogni volta rimanda?

Gira gira rotowash
Non mi riesce facile capire come molti studenti di Accademie in Italia non conoscano le riviste del settore e non abbiano mai visitato musei, mostre, collezioni che si svolgono o si trovano a pochi metri di distanza. Consiglio di vedere e conoscere il più possibile, se non dal vivo almeno sui libri, su internet, dove volete, all’ora che volete. Magari senza cancellare qualche secolo di storia in nome dell’arte contemporanea. Visitate almeno le mostre della vostra città e se potete investite in qualche viaggio all’estero (Berlino, Londra, New York, …), confrontatevi il più possibile con curatori, artisti, galleristi, collezionisti, ma anche con persone che non appartengono al mondo dell’arte. Siate autocritici e ricordate che le porte dell’arte sono sempre scorrevoli, in entrata e in uscita.

Stefano Raimondi

Andrea Mastrovito & Cinzia Benigni (a cura di) – Manabile per giovani artisti
Libri Aparte, Bergamo 2013
Pagg. 120, € 8
ISBN 9788895059280
http://www.libriaparte.it/

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Stefano Raimondi
Stefano Raimondi (1981) è curatore presso la GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo dove ha seguito Qui Enter Atlas. Simposio Internazionale di Curatori Emergenti (2013), la mostra Confronti. Enrico Castellani, Dan Colen, Dadamaino, Piotr Uklanski (2013), e la IV e V edizione di Artists' Film International (2012 - 2013). E' fondatore e presidente di The Blank, un network di operatori pubblici e privati nato nel 2010 e finalizzato alla promozione dell'arte contemporanea nella città di Bergamo. Tra i progetti svolti da The Blank: The Blank Residency, Art Passport e The Blank Kitchen. Con Mauro Zanchi ha ideato BACO - Base Arte Contemporanea e dal 2011 a oggi ha curato le mostre collettive The Opposite of Justice e Trame e le personali di Guido van der Werve, David Adamo, Adrian Paci, Navid Nuur, Francesco Arena, Alis/Filliol, Andrea Kvas, Riccardo Beretta, Filippo Berta, Daniel Knorr, Ettore Favini e Dan Rees.
  • Preciso! :)

  • Lupo

    Molto lucido, molto onesto.

  • dario cangelli

    curatore? dovreste vedere di cosa…. ma perchè non si mette a fare arte direttamente e a modo suo, accostando scarpe e ferramenta, ma in giro per il mondo in modo da distribuire anche ad altri tanto genio

  • Elisabetta B.

    Sincero, e già questa è una rarità, e con consigli efficaci.
    Le immagini si riferiscono evidentemente ai lavori degli studenti presenti nel manabile distribuito con Artribune e non ai progetti curatoriali.

  • Angelov

    Vorrei aggiungere a questo ottimo articolo, qualcosa che può tornare utile.
    Dove si parla di “Gelosia…”: chiunque si fa vivo parlando male di un assente, puoi essere certo che andrà a parlare male di te con altri; costui si smaschera da solo, perché il parlar male, in certe persone, è un vizio compulsivo.
    Dove si parla di “Gira gira…”: la città culturalmente più importante al mondo è Parigi, dalla quale non si può prescindere, per l’apporto dato alla cultura del XX secolo; poi vengono le altre, a scelta. Dalla metà dell’ottocento, e per un secolo, tutto è scaturito da quella città, culturalmente parlando: è un museo vivente di memorie che ancora possono far risuonare la sensibilità di un artista.
    Un ulteriore capitolo, di cui non si parla, riguarda la condizione di essere artista italiano, il quale si deve confrontare con condizioni culturali all’estero molto diverse, se non estremamente diverse dalla propria, con tutti gli stimoli e i motivi di ispirazione, ma anche i malintesi e i pregiudizi che ne derivano.
    Insomma, in bocca al lupo…
    e crepi il lupo…

  • Mario

    Ho 64 anni e sono nel mondo dell’arte da quando ho iniziato a lavorare quattordicenne presso mio padre. Ho insegnato arte nei licei per 35 anni. Ancora sono attivo come artista. La mia domanda è : cosa si intende per successo? Ai miei ragazzi, durante il discorso di apertura del primo anno di Liceo Artistico, dicevo: ” Congratulazioni per la scuola che avete scelto, questa vostra scelta, se saprete partecipare con interesse allo svolgimento dei programmi didattici, vi permetterà sicuramente di arricchirvi, ma sappiate che nessuno di voi si arricchirà di denaro. Se il vostro desiderio o quello dei vostri genitori è di ottenere, attraverso gli studi, un mezzo facile per arricchirsi di denaro , avete sbagliato scuola”. Ovviamente questa mia frase creava molto imbarazzo e causava sempre la solita domanda : ” …ma allora Picasso, Pollock e compagnia bella come hanno fatto ad arricchirsi di denaro?” . “Semplice” , rispondevo, ” le loro opere erano solo una piccola parte della loro vita che, non so per quale ragione, hanno sentito il bisogno di registrare su delle tele che, per pura fortuna, sono state giudicate adatte da dei galleristi ad essere usate per fare soldi”. Perché questa “magia” avvenga occorre condurre una vita assolutamente coerente con i nostri tempi, occorre essere molto sensibili a quanto accade , occorre saper scegliere se essere coerenti con quanto ci coinvolge o se contrapporsi rifugiandoci in mondi inventati, occorre sentire il forte ed incontenibile desiderio di comunicare con i linguaggi dell’arte, occorre essere costanti nella produzione e non fare gli artisti della domenica, occorre non tenere le nostre opere nel cassetto ma divulgarle attraverso enti pubblici o culturali, occorre non farsi mettere le mani in tasca dai galleristi affitta camere, occorre saper essere fermi nel non accettare compromessi , occorre essere sempre pronti a sperimentare e, soprattutto, occorre saper cogliere l’attimo che ad ognuno prima o poi si presenterà. Senza MAI MAI MAI perdere la testa ed il controllo della nostra arte. Ma se non abbiamo nulla da dire sarebbe meglio nemmeno iniziare a coltivare una delle discipline più emozionante del mondo della comunicazione.