Tra Venezia e l’Oriente

Nel 2011 la prima mostra, Orientale: un titolo programmatico. Nato come uno spazio espositivo dedicato alla promozione dell’arte e della cultura contemporanea a Venezia, Zuecca Project Space vanta ad oggi numerose collaborazioni che guardano a Oriente. Con un quartiere generale nel cuore della Giudecca, dentro il palladiano Complesso delle Zitelle.

Ai Weiwei, Straight, 2012 - dettaglio

Zuecca Project Space nasce nel 2011 da un’intuizione di Alessandro Possati, direttore dello spazio, coadiuvato nella cura scientifica da Maurizio Bortolotti. L’idea è dar vita a uno spazio non profit dedicato alla ricerca e al dialogo culturale, attraverso la produzione di progetti artistici che consentano di creare un continuo scambio con le realtà locali e una comunione d’intenti con alcune tra le più importanti istituzioni culturali a livello internazionale.
La Giudecca è un’isola nell’isola, è un luogo fortemente evocativo che ha fornito l’occasione ad Alessandro Possati, veneziano di origini, di ripensare a essa come centro di un sistema di collaborazioni, anche alla luce dei numerosi spazi espositivi indipendenti, gallerie e istituzioni che negli ultimi anni hanno trovato la loro sede sull’isola.
Il punto di partenza dunque è stata la città di Venezia e la riflessione sul ruolo cruciale che essa ha ricoperto nella storia come crocevia tra Oriente e Occidente. La collettiva Orientale, inaugurata in occasione della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, grazie alle opere site specific di artisti come José Maria Cano, Ali Kazma, Robert Montgomery, Giuseppe Stampone e Mattew Stone, ha funzionato come un’esplorazione e un tentativo di rilettura dell’Oriente da un punto di vista occidentale.
Durante la 55. Esposizione Internazionale d’Arte il focus è stata la Cina e il suo artista più conosciuto, Ai Weiwei, che con Disposition, evento collaterale alla Biennale, ha permesso, tramite le installazioni Straight e S.A.C.R.E.D., di condurre un affondo sulla storia del Paese e sulla società cinese contemporanea, con tutte le sue contraddizioni e idiosincrasie.
Il progetto per la Biennale di Architettura del 2012 è stato invece affidato all’artista tailandese Rirkrit Tiravanija, che ha presentato una videoinstallazione dedicata a Karl Holmqvist, il cui lavoro si sviluppa tra performance, poesia e arte, in totale sintonia con la poetica di Tiravanija, che tende a cancellare i confini fra arte e vita.
Un continuo scambio tra le arti fa parte della filosofia di Zuecca Project Space. Il pretesto è fornito dall’attività della Biennale, che richiama in città professionisti e appassionati di settori come arte, architettura, teatro, danza e cinema. L’opportunità di avere durante l’arco dell’anno un pubblico sempre diverso e specifico ha indirizzato la programmazione di Zuecca verso una continua ricerca di dinamicità e dialogo tra le varie sfaccettature dell’espressione artistica.

Maurizio Bortolotti - photo Julia Phillips
Maurizio Bortolotti – photo Julia Phillips

Per il secondo anno, in occasione della Mostra del Cinema, Zuecca Project Space ha organizzato una Screening Room dove, da mezzogiorno a mezzanotte, vengono proiettati film, documentari e video d’artista. Nel 2012 la rassegna intitolata Point of View: An Anthology of the Moving Image, curata in collaborazione con Palazzo Grassi, annoverava tra gli artisti selezionati Francis Alÿs, David Claerbout, Douglas Gordon, Gary Hill, Pierre Huyghe, Joan Jonas, Isaac Julien, William Kentridge, Paul McCarthy, Pipilotti Rist e Anri Sala. Quest’anno, per la 70. Mostra del Cinema, in continuità con la mostra ospitata da Zuecca, si è scelto di affidare la selezione dei video ad Ai Weiwei, che ha colto l’occasione per proporre una serie di documentari e inchieste sul tema a lui caro dei diritti umani e della libertà di espressione nella Cina contemporanea.
Le collaborazioni avviate durante la Biennale Teatro hanno permesso di esplorare il mondo della performance artistica, com’è avvenuto nel 2011 con Star 69: Dial-a-Poem-relics di John Giorno e nel 2013 con Presi per incantamento di UbikTeatro.

AI WEIWEI IN LAGUNA
La mostra di Ai Weiwei, Disposition, organizzata in collaborazione con la Lisson Gallery, è stata un evento collaterale della 55. Esposizione Internazionale d’Arte. Si è trattato dell’unica personale dell’artista nel 2013 e per l’occasione Zuecca Project Space ha raddoppiato il proprio spazio. Nella sede della Giudecca è stata riallestita secondo un progetto site specific l’installazione Straight, esposta per la prima volta nell’ambito della retrospettiva del 2012 presso lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington DC. Straight è costituita da un insieme di tondini di acciaio recuperati dalle macerie che armavano le strutture portanti delle scuole distrutte dal terremoto che colpì la regione del Sichuan nel 2008, a causa del quale persero la vita 5.196 bambini. Sono stati necessari due anni di lavoro per estrapolare dalle macerie le barre acciaio e portarle a Pechino, dove Ai Weiwei, con il suo studio, le ha raddrizzate e riforgiate per farle diventare due opere: Straight e Forge. Questo gesto, carico di valori simbolici, dimostra come l’artista riesca a stabilire una profonda connessione con i problemi economici, politici e sociali della Cina nella dimensione estetica ed espressiva propria del linguaggio artistico.
Come secondo spazio espositivo è stata scelta la chiesa di Sant’Antonin, dove è stata presentata l’installazione inedita S.A.C.R.E.D. (i) S upper, (ii) A ccusers, (iii) C leansing, (iv) R itual, (v) E ntropy, and (vi) D oubt., nella quale Ai Weiwei descrive, con sei diorami contenuti in altrettanti box d’acciaio, i suoi 81 giorni di detenzione. Le scene possono essere fruite guardando all’interno di una feritoia, ricavata dalle pareti delle celle, come quelle di una vera prigione. La più discussa tra le opere presentate durante la Biennale grazie e a causa della sua forte carica personale, S.A.C.R.E.D. rimane una preziosa testimonianza di quanto stia accadendo in Cina.
La mostra di Ai Weiwei è stata per la Zuecca Project Space un importante punto di partenza per promuovere momenti di dibattito e ricerca sui temi della libertà di espressione e dell’arte dissidente, com’è avvenuto con la conferenza tenuta da Barnaby Martin, firma del Financial Times e autore del libro Hanging Man (Faber&Faber, 2013; trad. it. Il Saggiatore) in cui, partendo dall’esperienza di Ai Weiwei, si allarga lo sguardo sulla situazione degli intellettuali non allineati, di cui sono esempio altri 55 arrestati nell’ambito della medesima epurazione.

Il Gangnam Style di Ai Weiwei
Il Gangnam Style di Ai Weiwei

VENEZIA CHIAMA HONG KONG
Per i prossimi due anni, Zuecca sta progettando alcune mostre ancora incentrate sul dialogo con l’Oriente. Il tutto cercando di aprire il programma all’interdisciplinarietà, con mostre dedicate non solo all’arte ma anche all’architettura, in coincidenza con la Biennale. In particolare, il dialogo con l’Asia sarà sviluppato a tutto campo, con esplorazioni in ambito artistico che indaghino geograficamente il vasto continente in ogni direzione. Come già sperimentato nelle precedenti mostre, saranno proposti artisti affermati ma anche emergenti.
Ci sono alcune aree che risultano particolarmente interessanti oggi, come il sud-est asiatico e la Cina. Le future mostre coinvolgeranno artisti non solo asiatici, ma che hanno lavorato o sviluppato un particolare interesse nei confronti dell’Asia. In particolare in questo momento, una città con cui Zuecca Art Project sta aprendo un dialogo in vista di future collaborazioni è Hong Kong. L’Asia è oggi policentrica, sono diversi i centri veramente attivi e dinamici, anche in termini di proposte culturali. Fra questi, Hong Kong sembra quello candidato a diventare la New York d’Oriente.
I progetti futuri di Zuecca non comprendono tuttavia solo mostre. L’intenzione è di promuovere anche un intenso programma culturale di conferenze e collaborazioni con varie istituzioni culturali italiane. L’attività espositiva può produrre molte occasioni a latere, tra cui progetti satelliti quali appunto Zuecca Screening Room. Anche nei prossimi due anni, con la screening room si lavorerà per la presentazione di materiale contemporaneo capace di compiere un’esplorazione di nuovi territori a cavallo tra cinema e videoarte, includendo anche documentari realizzati da artisti.
Importante sarà anche sviluppare il dialogo tra Zuecca Project Space e la città di Venezia. Sia con le sue istituzioni in termini di collaborazioni future, laddove sarà possibile, sia utilizzando spazi diversificati nella città stessa. In definitiva, l’idea di fondo che guida la programmazione di Zuecca Project Space è quella di aprirsi costantemente all’esterno in un continuo e proficuo dialogo con altri ambiti culturali e istituzioni, senza chiudersi all’interno delle mura della sua sede storica alle Zitelle.

Zuecca Project Space

www.zueccaprojectspace.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #15

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