Marsiglia e Avignone, fra papesse dell’arte e sessi alterni

Candidata a ricoprire un ruolo strategico nel Mediterraneo, grazie alla riqualificazione del proprio scalo portuale, Marsiglia Capitale della Cultura propone, nel suo più recente museo di punta, un’ambiziosa mostra sulle questioni di genere. Al Palazzo dei Papi e alla Collection Lambert di Avignone, che Capitale fu nel 2000, una collettiva di artiste ricrea l’essere umano. In barba al sesso.

Hassan Hajjaj & HANDPICK JP AKA, Rider, 2010 - Au bazar du genre, MuCEM, Marsiglia

Sono ancora numerosi, pantagruelici, identitari per necessità e per scommessa gli eventi e le mostre marsigliesi e provenzali: assieme alla città di Košice, in Slovacchia, Marsiglia punta sulla propria storia attraverso l’arte, coinvolgendo tutta la Provenza. La doppia rassegna Le Grand Atelier du Midi, allestita a Marsiglia e ad Aix-en-Provence, in seconda puntata ad Arles, raccoglie opere di artisti ispirati da quest’angolo di Francia, dall’ultimo Ottocento agli Anni Sessanta del Novecento; il MAC presenta Le Pont, polifonia di estetiche contemporanee in età postcoloniale, con 145 artisti da 140 Paesi e installazioni open air nascoste nella città. Appena fuori della Provenza si arriva al Carré d’Art di Nîmes, dove la collettiva Move è curata, in occasione dei vent’anni dell’edificio, dal suo architetto Norman Foster.
Ma è soprattutto l’occhio del ciclone marsigliese a indagare le tematiche più attuali: tra i disseminati eventi del contemporaneo lo fa, specialmente, con una mostra al MuCEM. Au bazar du genre, Féminin–Masculin en Méditerranée è un’esposizione dal forte taglio socio-antropologico, costituita da documenti, abiti, video, reperti archeologici, opere d’arte contemporanea. La mostra prende spunto dall’assunto che il genere, diversamente dal sesso biologico, lo si può ricreare attraverso strumenti culturali: l’evoluzione di come si cresca donne, transgender o uomini sembra coincidere con l’avvicendarsi delle civiltà. Da qui nasce l’indagine attorno a usi e costumi, indissolubilmente scaturiti dall’espressione della sessualità umana, degli attuali cittadini dei Paesi del bacino del Mediterraneo.

Berlinde de Bruyckere, Schmerzensmann IV, 2006 - Les Papesses, Palazzo dei Papi, Avignone
Berlinde de Bruyckere, Schmerzensmann IV, 2006 – Les Papesses, Palazzo dei Papi, Avignone

Tra manifesti del femminismo, idoli androgini e orinatoi prêt-à-porter per signore, appare chiaro che si può scegliere come comportarsi entro un certo sistema culturale, ma soprattutto che si può cambiare quest’ultimo grazie all’evoluzione della cultura stessa. Significativi i riferimenti alla quotidianità francese più attuale: accanto alle declinazioni del velo islamico nel mondo arabo ed europeo, imparentato coi costumi tradizionali di diversi popoli mediterranei, convivono le immagini delle turbolente campagne politiche attorno al “mariage pour tous”. Come il bacio di due ragazze, al cospetto di manifestanti contrari ai matrimoni omosessuali, emblema di contrasti ideologici su scala ben maggiore di quella francese o europea.
Tra le mura del Palazzo dei Papi e alla Collection Lambert, ad Avignone, si percorre un sentiero espositivo decisamente diverso, eppure strettamente parallelo al mostra al MuCEM. Con Les Papesses cinque artiste – da Camille Claudel a Berlinde de Bruyckere – scandiscono le sale del museo e il palazzo papale, un tempo centro del potere di una gerarchia (ancora) strettamente androcratica. Se il genere, come afferma la mostra di Marsiglia, lo si confeziona come un abito su misura o un capo da fast fashion, generato dai nostri più incontrastabili camouflage, il sesso, ci ricordano le internazionali “papesse” avignonesi, non si finisce mai di interrogarlo.

Louise Bourgeois, The Couple I, 2007, collezione privata, Parigi - Les Papesses, Collection Lambert, Avignone
Louise Bourgeois, The Couple I, 2007, collezione privata, Parigi – Les Papesses, Collection Lambert, Avignone

Kiki Smith e Jana Sterbak sembrano andare oltre la domanda di Simone de Beauvoir, “che cos’è una donna?”, per trovare piuttosto risposte a un’altra sfida, su “cosa sia una persona”, rifratte nell’avvicendarsi di opere che analizzano, cantano e ricompongono la condizione umana; protestando, all’unanimità, contro ogni forma di discriminazione sessuale.
Quasi vent’anni fitti di cambiamenti, nell’arte quanto nella società globale, ci separano dalla mostra parigina Feminin-Masculin: le sexe de l’art, al Centre Pompidou nel 1995-96. Qui si mappavano le tendenze delle correnti artistiche del XX secolo nel considerare la figura umana in relazione al sesso, rispetto a e indipendentemente dalle influenze di natura etica che determinano un sistema culturale. Ciò che emerge come allora, a Marsiglia ma soprattutto ad Avignone, è una prova incontestabile: l’artista, parafrasando Louise Bourgeois in un’intervista in mostra al Palazzo dei Papi, tende a prendersi delle licenze poetiche. Analizzando e ricreando comportamenti, desideri e forme antropomorfe non fa che riaffermare una potente, inconfutabile, libertà: quella di (ri)fare l’umano attraverso lo spettro di possibili, infinite anatomie.

Elio Ticca

Marsiglia // fino al 6 gennaio 2014
Au bazar du genre, Féminin-Masculin en Méditerranée

a cura di Denis Chevalier
MUCEM
1 esplanade du J4
+33 (0)4 84351313
www.mucem.org

Avignone // fino all’11 novembre 2013
Les Papesses
a cura di Éric Mézil
COLLECTION LAMBERT
5 rue Violette
PALAZZO DEI PAPI
Place du Palais
+33 (0)4 32743274
www.lespapesses.com

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.