Gallerie d’arte online. Intervista con Riccardo Bonini

Prosegue la serie di interviste ai responsabili dei più interessanti spazi artistici del web. Abbiamo incontrato Riccardo Bonini, uno dei fondatori di HOC/gallery, una piattaforma interamente italiana che ospita progetti pensati appositamente per Internet.

WorkPlay (dettaglio), foto di Bastiaan Arler

Quando e come è nata la HOC/gallery?
HOC/gallery nasce nelle nostre teste (mia e di Michele Cristella, attualmente il responsabile commerciale della galleria) poco più di un anno fa, all’inizio dell’estate 2012. Entrambi avvertivamo la forte esigenza di uno spazio che potesse fungere da luogo di confronto consapevole con la connettività diffusa che caratterizza, oggi, l’apprendimento del mondo circostante. Indagare una serie di aspetti della vita contemporanea, dall’identità al movimento solo per citarne alcuni, radicalmente modificati dalla diffusione delle tecnologie di comunicazione mobili nell’era della Rete, poteva essere un grande privilegio se affrontato dalla giusta prospettiva. Da queste riflessioni la scelta di lavorare su uno spazio che prevedesse una fruizione dinamica e che risultasse allo stesso tempo estremamente lineare nella possibilità di adattarvi contenuti.

E poi?
L’idea di uno web-space ci sembrava sinceramente poco indagata in Italia, mentre ci incuriosiva l’opportunità di approfondire un interessante aspetto della curatela contemporanea direttamente insieme all’autore, attraverso progetti inediti ideati per la piattaforma. Chiaramente la sfida (ancora in pieno corso) è quindi quella di ripensare non il sito di una galleria, ma un sito che sia la galleria, e che possa offrire agli artisti chiamati a collaborare stimoli e interrogativi analoghi. La risposta è stata sicuramente incoraggiante.

Timeless, Lavinia Mallegni
Timeless, Lavinia Mallegni

Ecco, parliamo della situazione delle gallerie online in Italia. Secondo te quale futuro potrebbero avere questi spazi nel nostro paese?
La prospettiva degli spazi web credo sia sicuramente affascinante, anche se non necessariamente per l’attenzione che viene loro rivolta in Italia (almeno a livello istituzionale), dove restano per lo più realtà percepite come non sufficienti e poco organizzate. Sicuramente questo difetto va anche imputato alle realtà stesse, che devono creare reali differenze nella gestione e nella proposta del contenuto.

Cambierà qualcosa in futuro?
Col tempo sono convinto che potrà stabilizzarsi un sistema di fiducia reciproco (e basato su solide ragioni qualitative) tra un pubblico e una critica esigenti di guardare la contemporaneità attraverso questa lente, ricevendo un buon prodotto, e le realtà che tentano di avvicinare un nuovo modo di fare galleria ad un sempre maggior numero di osservatori. Inoltre il medium su cui ci concentriamo rende molto chiaramente quello che per noi è un obiettivo fondante: guardare (ed “essere guardati”) ben oltre i confini del territorio nazionale, con la stessa immediatezza e semplicità.

Selfpad (still), Diego Caglioni
Selfpad (still), Diego Caglioni

Qual è il tuo ruolo nella gestione della galleria?
Ricopro la funzione di direttore artistico: mi occupo quindi di mantenere i rapporti con gli artisti, approfondire con loro il taglio dell’operazione da proporre organizzandone i contenuti (dal lavoro inedito ai multipli). Poi è ovvio che molte scelte sono assunte in maniera collegiale, attraverso un confronto sempre ampio con il socio che con me gestisce HOC/ (Michele), sebbene lui si occupi principalmente degli aspetti commerciali e gestionali dell’attività. In questa prima fase, è la galleria a fare scouting esponendo agli artisti invitati il progetto di sviluppo e invitandoli a produrre, in collaborazione con noi, un lavoro inedito e una serie di multipli a esso ispirati.

E per quanto riguarda la gestione dei contenuti?
Io e Michele manteniamo il sito up-to-date lavorando direttamente in Dreamweaver sulla struttura fornitaci dallo studio che si è occupato dell’art direction, DesignCriteria.

Last Intimacy, Lavinia Mallegni
Last Intimacy, Lavinia Mallegni

A quale genere di artisti proponete di collaborare con voi?
Eccoci al punto ‘”artisti”: a differenza di Domain Gallery (che cito esclusivamente per fare un esempio che mi ha particolarmente ben impressionato) noi non ci concentriamo esclusivamente sulle molteplici sfaccettature della Web Art ma preferiamo, come ho già detto in precedenza, prendere il discorso più alla larga: partendo da alcuni caratteri distintivi della contemporaneità come identità, movimento, ricordo e perdono, radicalmente modificati dall’uso massivo della rete e delle tecnologie mobili, cerchiamo di stimolare gli artisti invitati a produrre un lavoro inedito attorno al quale sviluppiamo un vero e proprio lavoro di concept exhibition in stretto contatto con l’autore, chiamato anche a ideare una serie di multipli ispirati dalla medesima riflessione che lo ha condotto all’inedito.

Quindi?
HOC/ divide i propri focus tra la personale vera e propria, uno store di multipli d’autore, e un laboratorio editoriale con produzione mensile che raccoglie alcune significative riflessioni degli artisti, intervistati sul tema attorno al quale hanno scelto di lavorare. Nella nostra indagine raccogliamo quindi principalmente collaborazioni che propongano un progetto personale coerente e facoltà di articolarlo in diversi step confrontandosi dunque con le sue più diverse spigolature.

ProducerConsumer (dettaglio), foto di Bastiaan Arler
ProducerConsumer (dettaglio), foto di Bastiaan Arler

Nessun pregiudizio sulla tecnica delle opere, insomma.
È ovvio che spesso gli autori ci offrono ipotesi e contenuti già fortemente relazionati al web (installazioni audio-video, performance in streaming, stampa 3D), ma riceviamo anche proposte molto stimolanti che riguardano, ad esempio, la fotografia. La prossima, ad esempio, sarà una mostra di foto, un diario intimo che tenta di ricostruire il percorso di un’identità fragile e sconnessa, esattamente il contrario del valore che oggi normalmente attribuiamo alle immagini che vediamo su Internet, e ai valori che queste ultime veicolano. Nessuna pregiudiziale quindi sul tipo di tecnica usata, ma sui contenuti espressi cerchiamo sempre una linea di condotta coerente con la volontà attraverso la quale HOC/ è nato.

Cosa comporta, nella tua pratica di curatela, organizzare una mostra che si svolge solo sul web?
Per quel che mi riguarda anche e soprattutto in questo caso il maggior lavoro sta a monte, nel tentativo di elaborare insieme all’artista un progetto coerente con le tematiche che ci interessa curare e, nel contempo, porlo a suo agio nel confronto con l’interrogativo autoriale per antonomasia: una pagina bianca. Cerchiamo di essere il meno invadenti possibile sullo schermo, proprio perché sappiamo benissimo che la pratica dello scambio risiede altrove.

Double A, Lavinia Mallegni
Double A, Lavinia Mallegni

Cosa diventa, quindi, la mostra?
In definitiva, la pagina della mostra è il palcoscenico di un esercizio provato e ragionato, di cui cerchiamo di offrire uno stralcio, anche temporale. Anche dal punto di vista strettamente ‘editoriale’ la sfera critica volge il suo interesse principale al dialogo con gli autori, cercando di farne emergere le spigolature più significative senza cercare per forza vaticini.

Quali sono i piani per il futuro?
La cosa che sicuramente affascina maggiormente entrambi è la curiosità di confrontarci con il contesto fieristico. È un piano che abbiamo in progetto per il prossimo futuro, estremamente stimolante, in cui poter proporre un progetto articolato, molto attento a mettere in dialogo la poetica degli artisti che proponiamo.

Ti riferisci al contesto italiano o a quello internazionale?
Sia in Italia che in Europa ci sono diverse realtà che svolgono un lavoro molto attento e con le quali sarebbe interessante un confronto. La mostra più impegnativa che ci attende invece nell’immediato è il lavoro intorno al progetto di Diego Caglioni, che presenterà un’installazione audio fortemente legata al fascino di ciò che, della rete, non si vede.

Filippo Lorenzin

www.hocgallery.com

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.
  • Altra importante puntata da parte di Artribune di documentare l’attività delle gallerie che io chiamo “virtuali”. Siamo solo all’inizio di questo nuovo modo di considerare l’arte e la cultura. Sono convinto che occorrerà solo attendere un po’ per verificare un numeroso pullulare di proposte virtuali presentati in tempo reale in diverse parti del globo che assorbiranno di fatto le esperienze tradizionali a favore di una nuova condizione e concezione dell’arte.
    Di fatto si sta scardinando un sistema monolitico che non permetteva fino a poco tempo fa nessuna interferenza, a vantaggio di una partecipazione più attiva, libera e democratica, dove le persone sono destinate ad avere un’interazione privata, libera e personale con l’opera d’arte al di là delle scelte del mercato e del sistema ufficiale. Non è un fenomeno di transizione ma un nuovo modo di concepire la fruizione artistica e museale.

    http://www.cuspidemagazine.com/2013/10/ophen-virtual-art-gallery-mostra-anna.html?spref=fb