Fernando Botero. O della cultura a Parma secondo i grillini

Tanti segreti fino al momento dell’opening, un annuncio fatto attraverso il posizionamento di due grandi bronzi in due punti chiave di Parma e tante notizie discordanti che hanno circolato nelle ultime settimane. A mostra inaugurata, qualche riflessione su Botero a Palazzo del Governatore di Parma, aperta fino all’8 dicembre.

Fernando Botero e un suo gesso, courtesy l’artista, photo G. Fantuzzi

Un anno e mezzo di giunta a 5 Stelle, tanti tagli alle spese per cercare di risanare un bilancio disastrato e una politica culturale assente (la giustificazione? Questioni di budget). Ma il 2013 è all’insegna delle celebrazioni per Parma, perché ricorrono sia i ducento anni dalla nascita della maggiore gloria locale, Giuseppe Verdi, sia altrettanti dalla morte di quel geniale tipografo che fu Giambattista Bodoni. Al primo l’amministrazione comunale dedica tre piccole mostre: un contesto frammentato e con fragili legami tra l’una e l’altra. In onore del secondo è invece organizzata dalle istituzioni ministeriali una retrospettiva completa.
Ma la sorpresa arriva dal Comune e, passateci il gioco di parole, è una sorpresa “grossa”. Perché, proprio in concomitanza con i già citati eventi, si è allestita una “mostra internazionale” su Botero: proprio lui, l’artista colombiano che negli ultimi anni ha ottenuto quotazioni da record nelle aste di New York. Operazione rigorosamente da considerare, secondo l’assessore alla cultura, Laura Maria Ferraris, senza “atteggiamenti elitari che giudichino cosa sia cultura e cosa no”, poiché “Botero non deve avere necessità di giustificazioni“. Stop.

Il posizionamento della scultura di Botero davanti al Teatro Regio di Parma, photo G. Fantuzzi
Il posizionamento della scultura di Botero davanti al Teatro Regio di Parma, photo G. Fantuzzi

Allora quali sono le ragioni di questa mostra? È quello che si sono chiesti i media, un po’ perplessi su un’iniziativa che non solo non si colloca in un piano culturale di lunga durata, ma che non sembra porre le basi di lavoro per arricchire la città nel prossimo futuro attraverso una programmazione degna di questo nome. Naturale chiedere informazioni sui costi di una mostra di tal portata. Ne è nato un caso: la trasparenza tanto declamata della giunta Cinque Stelle si è d’un tratto fatta opaca e impenetrabile, al punto che l’assessore ha chiuso il discorso con un “ognuno si faccia i conti a casa propria“.
Quali forze concorrono alla rassegna sul “Maestro”? Un’associazione non profit (Nausica) che fino a questo momento si è occupata di musica lirica e di valorizzazione della cultura giapponese; un grosso sponsor privato e alcuni partner tecnici che hanno dato il loro contributo all’interno di un budget totale stimato tra i 150 e i 200 mila euro (previsione decisamente ottimistica, a nostro avviso), a cui si sommano i 35 mila stanziati dal Comune che, inoltre, ha concesso gli spazi gratuiti e un supporto alla segreteria organizzativa. In conferenza stampa la mostra è stata descritta come itinerante, destinata a Tokyo, Kyoto e Lima ma, richiesti i termini degli accordi con le tre città, pare che al momento ci sia un semplice “interessamento”.

Fernando Botero, Donna distesa 1994, courtesy l’artista
Fernando Botero, Donna distesa 1994, courtesy l’artista

E quindi, cosa si espone a Parma di Botero? Oltre ai due bronzi nelle piazze già citati, vi sono una cinquantina di gessi, manufatti che stanno in un punto intermedio di lavorazione tra il vero e proprio modello in creta, necessariamente destinato a essere distrutto, e l’opera finita in bronzo. In una sala del piano superiore vi sono due piccoli bronzi e alcuni dipinti e disegni. I gessi (che “ci lasciano incantati per la mancanza del colore“: ancora Ferraris), realizzati a partire dagli Anni Settanta e già protagonisti di una mostra ad Assisi un paio d’anni fa, sarebbero – forse – il nucleo di una gipsoteca da allestire in futuro a Medellín.
Rumors e dichiarazioni ufficiali hanno decisamente confuso chi si è occupato della questione: in un primo tempo si è affermato che il curatore scientifico, nonché autore dei testi in catalogo, sarebbe stato il pittore Ugo Nespolo; in realtà la curatela è di Zeno Zoccheddu, da cui verosimilmente origina il progetto, ed Enrico Rangoni; prima della vernice le voci davano inoltre i gessi in vendita. Presente all’inaugurazione, Botero stesso ha garantito che le scultura sono tutte di sua proprietà (pochi minuti dopo, diversamente diceva il presidente di Nausica, dichiarando che “qualcosa” viene da collezioni private: si tratta dei dipinti e dei disegni, a quanto ci risulta) e che non sono assolutamente in commercio.

Veduta della mostra Botero a Parma, Parma 2013
Veduta della mostra Botero a Parma, Parma 2013

Al di là di tutto, quello che colpisce sta nelle prime righe di questo articolo. Perché mai un Comune in profonda crisi – finanziaria, ma anche sociale e di identità – non ha scelto una strada coerente con la sua memoria e con il suo territorio, prestando doveroso omaggio a coloro che – piaccia o meno – ne hanno fatto la storia, concentrando tutte le energie in due sole mostre di qualità e di richiamo, e rimandando il colombiano Botero a tempi – che di certo verranno – vuoti di iniziative culturali e turistiche?

Marta Santacatterina

Parma // fino all’8 dicembre 2013
Botero a Parma
a cura di Enrico Fontana e Zeno Zoccheddu
PALAZZO DEL GOVERNATORE
Piazza Garibaldi
0521571132
[email protected]
www.boteroparma.org

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
  • bv

    quanti lamenti…

    • Carlo

      E un po’ di sano qualunquismo. La giornalista ha nel suo profilo il fatto di collaborare con la Soprintendenza locale , che guarda caso organizza la “completa” mostra su Bodoni. Io non definirei proprio completa una mostra che di Bodoni non traccia il riflesso avuto sulla contemporaneità ..ma comunque continuiamo così usiamo arte e cultura per fare politica.

      • marta santacatterina

        Buongiorno Carlo, in realtà negli ultimi due anni ho collaborato più con il comune (progetto di schedatura del cimitero) che non con la soprintendenza… mea culpa non aver aggiornato il profilo. Quella di Bodoni mi è sembrata una mostra molto valida, anche se difficile e poco alla portata del grande pubblico. Ma me la aspettavo così e queste caratteristiche non mi hanno disturbata…

  • Angelov

    …”atteggiamenti elitari che giudicano cosa sia cultura e cosa no”…
    Una tipica espressione che rivela in chi l’ha pensata, un complesso di inferiorità di cui tenere conto.
    Starsene lontani dalla politica, sarebbe una buona soluzione, per chi non ci è tagliato.
    E poi in questo caso, non si tratterebbe di giudicare tra ciò che è o non è Cultura, ma piuttosto tra ciò che è o non è Scultura, come nel caso di Botero che , a parte i suoi bellissimi quadri dipinti prima che diventasse milionario, si è dedicato alla scultura come hobby, e certamente di questo gli va reso merito: contento lui…

    • Leda

      Beato te che hai sufficiente complesso di superiorità per poter affermare e definire cosa sia cultura e cosa no. Sono secoli che l’umanità attende una figura così dirimente.

      • Angelov

        Non ho affermato di essere in grado di dire cosa sia Cultura e cosa non lo sia; ma cosa è Scultura, e cosa non lo è, questo si.
        Poiché ho un punto di vista soggettivo sull’argomento, che esprimo e sono in grado di difendere.
        Ad esempio: molte Forme, espresse e costruite con materiali non consoni a quelle stesse forme, non sono sculture, ma scenografie. etc.

        Botero è stato un grande pittore, ma quest, prima che diventasse milionario; è senz’altro un uomo di cultura; ma le sue sculture sembrano piuttosto degli oggetti.
        La magia che emanava dai suoi primi quadri, dove le proporzioni e la scala dei rapporti tra le parti che li componevano sfioravano la poesia, non sono presenti nelle sue sculture; poiché nella visione espressa in quei quadri, c’era la presenza dello spirito del mondo e della cultura sudamericana, suggerita con delicatezza ed ironia quasi impalpabile; ed inoltre c’era un senso di artigianalità nella loro realizzazione, ormai andata perduta.
        Come le prospettive “sbagliate” nei quadri di De Chirico, riuscivano ad essere un espediente per evocare spazi metafisici, così i rigonfiamenti dei corpi di Botero, in relazione ad altri oggetti sullo sfondo, che rimpicciolivano prospetticamente quasi a vista d’occhio, erano un espediente per evocare una visione poetica di un passato contemporaneo al presente: dove la civiltà agricola sudamericana si misurava con il progresso delle società avanzate occidentali.

  • Federica

    “corenza”, come dici tu. E’ proprio lì il problema. E anche l’incapacità di guardarsi un pò intorno, ma neanche troppo lontano… qualche metro più in là del proprio naso, che ci piaccia o no, esattamente.

  • Teo

    Non capisco tutte queste lamentele. Si possono criticare le opere della mostra ma porsi il perché uno fa una mostra, penso non sia un quesito lungimirante nei confronti dello sviluppo artistico di un paese. Giusto fare iniziative su verdi ma non è giusto chiudersi a riccio ed è bene proporre anche un altro tipo di arte. Stare a questionare se sia giusto esporre opere di botero anziché di un altro artista mi sembra una disquisizione da salotto, magari ottima intorno a un tè caldo, ma non lungimirante in una testata giornalistica (se si ha a cuore la fragilità culturale del paese). Ci si lamenta se non si fanno mostre, ci si lamenta se si fanno..allora cosa bisogna fare? Mi sembra un’impostazione radical chic contro i “grillini”

    • Se uno vince le elezioni avendo come parola d’ordine “trasparenza” e alla prima occasione in cui gli si chiede “quanti soldi sono stati spesi” la risposta è “fatti gli affari tuoi”, a mio modesto parere c’è un problema. Tu chiamalo radical chic, Teo, per me va bene. Il problema intanto resta.

      • Ludovica

        La risposta è stata data fin dall’inizio. Contributo Comune: 35 mila euro per la parziale copertura dei costi di vigilanza e guardiania e l’uso gratuito del Palazzo. La risposta mal stralciata riportata dalla giornalista, ma riferita correttamente da altre testate, era riferita all’investimento dei privati.

        • Ludovica scherzi? Il Comune mette a disposizione luoghi e immagine per una mostra ma si disinteressa dei denari che sono investiti, come, da chi, perché? E’ ovvio che mi riferisco non soltanto alla cifra messa direttamente dal Comune. Fra l’altro con 35 mila euro in Italia la guardiania l’hai pagata per 4 giorni. Anyway, il concetto alla fine è molto semplice: la politica culturale attuale di Parma consiste nel concedere a titolo gratuito i propri spazi a enti privati? Geniale!

          • Paolo

            Si vede che lei non ha mai lavorato nell’organizzazione di una mostra. E nemmeno di come funzionano i contributi pubblici. I costi sono compatibili visto che è solo una partecipazione e la rendicontazione e’ a chiusura. Da altri commenti non mi pare che la politica culturale si esplichi solo nel modo che lei indica. Forse vi fa comodo illustrarla così. Di certo questa non può essere ritenuta una recensione nemmeno ai livelli minimi di contenuto critico. Bastava fermarsi al titolo. Ora aspettiamo tutte le altre città.

    • antananarivo

      Bisogna riconoscere che Botero ha il pregio di mettere d’accordo grandi e piccini e soprattutto quelli che amano l’arte della domenica con la scultura in piazza. Che c’è di meglio di una bella scultura di bronzo con piedistallo? La scultura a tutto tondo nella città del cibo in Emilia, la forma dell’arte nella terra della forma (il Parmigiano).
      E’ vero che i soggetti non sono tanto vari -il passero, il cavallo, la ballerina- ma la mostra deve andare in Giappone e in Perù e i concetti devono esseri chiari e semplici.
      Ma forse il vero motivo dell’operazione è dare a Parma maggiore disinvoltura dopo la sentenza oscurantista dei Barilla: il nudo di Botero è senza compromessi e poi il maestro in passato ha dipinto un uomo travestito da donna…
      E poi sarà contento Maurizio Costanzo grande ammiratore del Maestro.
      Buona scultura a tutti!

  • Roberto

    Vedo che oramai anche questo spazio non è indenne dall’occhiuto sistema online degli adepti. I termini radical chic di sinistra e altre perle, che sono il frasario precostituito e datato ne sono la spia più certa. Botero e perché no, Teomondo Scrofalo sono la cultura popolare, evviva! Non giudicate che altrimenti siete l’elite dei salotti (di sinistra, ça va sans dire). In fondo Verdi chi era? Bo? Il portiere della propatria?

    • antananarivo

      Giusto per dare un saggio della brillantezza di Botero
      Anni fa il maestro rispondeva così alla domanda
      http://www.milanodabere.it/news/interviste/fernando_botero_5479.html
      Che funzione deve avere l’arte, secondo lei?
      “L’arte, secondo me, deve dare piacere e non denigrare. Io traggo piacere quando osservo una bella opera antica, come quelle di Botticelli. Ho una visione positiva dell’arte e della vita e non capisco chi esprime nei propri lavori la passione per l’oscurità, che di questi tempi è molta.”
      Questa è una risposta da curato di campagna.
      Riassumendo: la via del curato e di Botero è quella della visione del bello, (lui e Botticelli) e contro l’oscurità. Il popolo coccio va proteto dalle tentazioni e ammaestrato. Insomma i romanzi come i film devono finire bene, il quadro deve avere un messaggio positivo e così l’arte rasserena la famiglia.
      L’arte di Botero è democristiana, avevo capito che a Parma avevano vinto i 5 stelle.

  • Ludovica

    Un articolo senza capo nè coda. Fazioso, strumentale. Vivo a Parma. Vi posso dire che dall’inizio dell’anno si sono susseguite iniziative inerenti il bicentenario verdiano, non scontate, che hanno analizzato il contesto e ricordato anche l’altro grande del bicentenario Wagner. Attualmente sono aperte sei esposizioni sul tema. Le tre di Obiettivo Teatro, che forse la giornalista non ha visitato, che mostrano inediti fotografici, disegni architettonici mai esposti, e allestimenti scenici che danno modo di osservare i meccanismi di scena in posizione diversa da quella che normalmente ci viene offerta. Due presso la Casa della Musica e una al Glauco Lombardi curata dallo Csac. Si sta concludendo Festival Verdi e forse non interessa sapere che l’attuale amministrazione si è presa la responsabilità di risanare il Teatro Regio pur rimanendo da sola. Botero è un’opportunità in più. Bodoni ha visto protagonista la Soprintendenza e dei costi da capogiro, si parla di oltre 300 mila euro, ma qui nessuno li chiede. Molto delusa. Adesso so che ahimè anche Art Tribune fa solo politica, forse per far contenti i suoi finanziatori.

    • Guarda Ludovica, nel merito entrerà la redattrice che ha scritto il pezzo, parmense anche lei, colpevole di aver scritto un articolo al contempo sconclusionato, fazioso e strumentale (un genio, dico io!). Detto ciò, se ritieni che Artribune non debba fare politica, hai sbagliato giornale, e infatti quel che ci preme in questo caso e in innumerevoli altri è la politica culturale, ad esempio. In secondo luogo, se a tuo avviso qui si scrive sotto dettato dei finanziatori, sei di nuovo fuori strada: perché non ci sono finanziatori (se non chi acquista pubblicità, e magari si trova stroncata la mostra che pubblicizza, se riteniamo vada stroncata) e perché una delle cose che personalmente trovo vomitevole è il pensiero che qualunque cosa si faccia debba avere un tornaconto più o meno subdolo. Mi spiace che il tuo modus cogitandi sia questo, dev’essere una vita d’inferno, senza passioni, senza libertà, senza leggerezza.

  • marta santacatterina

    Premetto di essere profondamente convinta che le amministrazioni DEBBANO compiere delle scelte, anche quando non condivise da tutti, assumendosene oneri e onori e, se si parla di “collettività”, spero sempre che prevalgano nettamente gli onori a prescindere dallo schieramento politico che governa la città. Quindi benvenga anche Botero se ciò può portare interesse e curiosità a visitare una mostra.

    Quello che mi ha stupita non è tanto la decisione di portare a Parma una mostra su Botero, ma il periodo in cui è stata allestita. Le risorse sono pochissime (il Movimento 5 stelle si è, come noto, trovato di fronte a un bilancio letteralmente tragico a cui – e non mi crea assolutamente problemi darne atto – sta davvero cercando di porre rimedio) e dal comitato per le celebrazioni verdiane sono arrivati dei fondi non particolarmente generosi: per questo mi sono chiesta se non fosse più opportuno investire i 35mila euro che si sono trovati per Botero per arrivare a costruire una grande mostra sul “nostro” nazionalpopolare Verdi (provate per cortesia a cercare su google “mostra Verdi”). Un evento che potesse garantire grandi numeri (quindi un po’ di euri). Con ciò non è MAI stata mia intenzione mettere in discussione la qualità delle mostre di Obiettivo Teatro, il loro rigore filologico e l’interesse che rivestono per gli appassionati o addetti ai lavori. Ma sono mostre preziose e d’élite e, anche se lo auguro di cuore ai curatori e alla città tutta, dubito che possano attirare folle di visitatori. A fine operazione sarà mia cura verificare i numeri dei biglietti venduti e sarò sinceramente lieta di smentire quanto sto scrivendo e di festeggiare con tutta l’amministrazione comunale se saranno cifre da capogiro.

    Tornando a Botero, non essendo legato a una particolare celebrazione, lo si poteva posticipare al 2014, uno spostamento di pochi mesi che non avrebbe tolto nulla alla mostra. Si è detto che è un’occasione in più… forse, ma osservando tutte le città italiane paragonabili per dimensioni a Parma, a me sembra che funzionino di più iniziative “massicce” che concentrano energie, comunicazione e fondi. Si veda Goldin e dintorni.
    Aspetteremo quindi i consuntivi per tirare le somme, con obiettività e senza polemiche faziose.

  • Giorgio

    Già dal titolo “secondo i grillini” si evince l’attacco di Artribune. Come ricorda Giacomelli la testata fa anche politica, ma ad ogni occasione si scopre meno da quale parte pende… dagli strali di destra contro i writer e il degrado cittadino agli elogi alle amministrazioni sinistroidi, una botta al centro dei collezionisti, solo i grillini rimangono fuori perché non rappresentano nessun centro di potere che possa interessare.
    E non è una difesa, è una constatazione che vale per molta stampa.
    Mah…