Enrico Baj e la nuova Fondazione Pomodoro

La Fondazione Pomodoro ha riaperto in una nuova sede. Un ridimensionamento ma anche una ripartenza, come testimonia la pregevole mostra sui primi anni di Enrico Baj, che dimostra tutta la sua attualità. A Milano, fino al 20 dicembre.

Catalogo della mostra di Enrico Baj alla Galerie Rive Gauche Paris, aprile-maggio 1959

Come si spiega il fatto che opere di  oltre cinquant’anni fa – oltretutto fortemente connotate rispetto al momento della loro ideazione, come quelle di Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003) esposte alla Fondazione Pomodoro – appaiano oggi attualissime? Di sicuro con l’approccio dell’artista milanese, esplicitamente rivolto alla situazione sociale ma lontano dalla cronaca spicciola, piuttosto alla ricerca di tendenze sociali soggiacenti e striscianti che ovviamente non si esauriscono in pochi anni. Ma anche con qualcosa di più sottile, che si ritrova dissimulato nella vulcanica formalizzazione che Baj metteva in atto. Ovvero quel “non coincidere pienamente con la propria epoca” che Giorgio Agamben individua come caratteristica dell’essere contemporanei.
Mentre la Fondazione Marconi celebra il decennale della morte di Baj con una selezione di disegni, la Fondazione Pomodoro lo fa con una piccola, pregiata antologica degli Anni Cinquanta e Sessanta. Con il Nuclearismo, ovviamente, ma anche con il passaggio da esso alla poetica successiva dell’artista, quella che si strutturerà in cicli quasi tutti memorabili. Per i tanti che si sono finalmente convinti del valore di Baj dopo averlo visto nella sezione curata da Cindy Sherman del Palazzo Enciclopedico di Gioni, la mostra da Pomodoro è un utile approfondimento e una conferma; per chi già lo apprezzava, un’occasione di guardare alle origini del suo lavoro, con opere classiche ma anche qualche rarità.

Enrico Baj, Figura atomica, 1951, olio su tela, 100x70 cm
Enrico Baj, Figura atomica, 1951, olio su tela, 100×70 cm

Come il Piccolo bambino del 1955 o l’opera a quattro mani con Lucio Fontana del 1959. Tra le opere più classiche, le Teste solari e il Bambino magico del periodo Nucleare, Vieni qua biondina del 1959, in cui una creatura aliena attenta alle virtù di una donna in un trionfo di kitsch consapevole, o le Montagne (tutti i cicli sono rappresentati da esemplari di ottimo livello).
La mostra di Baj è la seconda della Fondazione Pomodoro dopo il trasferimento nella sede di via Vigevano/vicolo Lavandai. Lo spazio di via Solari è stato per qualche anno un punto di riferimento per la Milano artistica, con il suo gigantismo raffinato e mostre memorabili, su tutte quella di Kounellis. L’impossibilità di mantenere una sede tanto impegnativa e il mancato appoggio da parte delle istituzioni hanno portato alla chiusura. Il nuovo corso della fondazione è dunque certo un ridimensionamento, ma le prime iniziative hanno mostrato come il trasferimento sia stato l’occasione di una ripartenza propositiva rispetto alle ultime mostre nella vecchia sede. E Pomodoro ha sottolineato come nonostante tutto la collocazione della fondazione in vicolo Lavandai coroni un sogno, ovvero quello di affiancare il suo storico studio agli spazi espositivi e all’archivio. La mostra inaugurale (sulle opere Anni Cinquanta di Pomodoro, forse il suo periodo più sperimentale) e quella attuale di Baj fanno ben sperare per il nuovo corso, anche per l’accuratezza di selezione delle opere, allestimento e cataloghi.

Stefano Castelli

Milano // fino al 20 dicembre 2013
Enrico Baj – Bambini, ultracorpi & altre storie
a cura di Flaminio Gualdoni
FONDAZIONE ARNALDO POMODORO
Vicolo Lavandai 2a
02 89075394
[email protected]
www.fondazionearnaldopomodoro.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.