Dan Witz. Street Art a Roma

Abbiamo intervistato lo street artist newyorchese in occasione della mostra da Wunderkammern, a Roma fino al 16 novembre. Ripercorrendo con lui le origini di un movimento ricco di contaminazioni eterogenee, per poi fare il punto sull’evoluzione del suo stile.

Dan Witz - Public & Confidential - Wunderkammern, Roma 2013

La Street Art è passata dall’essere vivida espressione della contestazione giovanile di comunità suburbane emarginate a forma estetica riconosciuta dai circuiti ufficiali. Secondo te, questo passaggio rappresenta un progresso o in esso c’è un rischio di perdita della carica spontanea e dirompente degli esordi?
Probabilmente un po’ entrambe le cose. Di solito evito di agire come portavoce dell’arte di strada. Molto probabilmente perché generalmente mi sbaglio riguardo a queste cose: chi avrebbe potuto immaginare che la Street Art si sarebbe diffusa in modo così capillare e globale e che si sarebbe protratta per così tanto tempo? Già nei primi Anni Dieci ritenevo che, sebbene meritevole, avrebbe avuto una sua stagione o tutt’al più un paio, per poi svanire al subentrare di correnti successive. Ma non ho tenuto conto che questo è un movimento artistico totalmente diverso da altri che lo hanno preceduto: visto che nulla è in vendita e non c’è nessun prodotto da possedere, tutte le precedenti visioni del mondo dell’arte sono diventate irrilevanti e ora la Street Art è diventata un capitolo in buona fede nella storia dell’arte contemporanea. Era inevitabile, credo, che una volta che la macchina dell’arte commerciale avesse intuito una possibilità di profitto potenziale, l’energia sarebbe cambiata. Ma nel mio caso è stato positivo, mi ha aiutato a mettere a fuoco il mio lavoro.
Da spettatore, per filtrare ciò che vedo per strada considero la ragione che origina l’arte. Se si tratta di una dichiarazione estetica provocatoria, o anche di qualcosa di puramente visivo o umoristico, sono aperto ad essa. Se si tratta di qualche artista che promuove se stesso è facile per me ignorarlo, come il resto del clamore là fuori. Per essere onesti, la maggior parte delle cose che sta prendendo forma in questi giorni sono murales. Con i miei criteri, se l’artista ha il permesso, o se è sponsorizzato in qualche modo, è arte pubblica, non di strada. E non fraintendetemi, c’è molta sorprendente e originale arte pubblica in corso in questi giorni. Ma non è il mio genere.

Dan Witz - Public & Confidential - Wunderkammern, Roma 2013
Dan Witz – Public & Confidential – Wunderkammern, Roma 2013

Warhol ha dato ai prodotti pubblicitari della realtà massmediatica una nuova dignità estetica e un respiro artistico. Quanto sei vicino a questo atteggiamento?
La Pop Art è sicuramente una delle correnti che mi ha influenzato. Come la Lowbrow Art: tatuaggi, la cultura “figurativa” delle auto personalizzate, i fumetti underground, il surrealismo pop… E poi i dipinti antichi e la nuova ondata di film francesi. Sicuramente aspetti anche estranei all’arte. Credo che i miei interessi spazino in lungo e in largo e sembrino essere sempre in cambiamento. Ma il mio più importante punto di partenza è stato come studente d’arte sul Lower East Side di New York alla fine degli Anni Settata. Le due cose che davvero mi hanno colpito allora e che sono sempre rimaste con me sono stati i graffiti sui treni della metropolitana con le tag e il punk rock. Da allora la sfida è sempre stata come condensare questi influssi in qualità di pittore realista.

Fino a che punto la platealizzazione della nostra individualità, operata tramite la tecnologia, modifica la qualità della comunicazione? E ciò che ripercussioni ha nella definizione del confine tra pubblico e privato e dell’operare artistico?
Mi rendo conto che non è un caso che l’ascesa dell’arte di strada sia in parallelo alla crescita di Internet. E che mettere i mezzi di distribuzione nelle mani degli artisti ha provocato un’enorme espansione del pubblico delle arti. Detto questo, sono anche consapevole che ciò che sembra buono sullo schermo di uno smartphone spesso ottiene la maggior attenzione. Poi il fatto che la mia opera d’arte sia leggibile anche su un piccolo schermo è stata anche una fortunata casualità.

Dan Witz - Public & Confidential - Wunderkammern, Roma 2013
Dan Witz – Public & Confidential – Wunderkammern, Roma 2013

Gli animali della tua serie danno voce al nostro lato primitivo e primordiale. Perché pensi che l’arte debba palesarlo?
Ci sono pittori che siedono mentre dipingono e artisti che si sono alzati in piedi. C’è l’arte che cerca di confortarci e di intrattenerci e quella che cerca di confrontarsi con il mondo e mostrare se stessa in un modo completamente nuovo. Nella concezione neoplatonica il mondo è nel migliore dei casi un riflesso imperfetto della realtà. Sono attratto dall’arte che si alza sulle zampe posteriori e infrange, penetrandola, questa facciata; prediligo qualsiasi arte capace di trascinare qualcosa fuori dall’ombra e stenderla ai nostri piedi. Voglio che i miei lavori segnalino alle persone che non tutto è come sembra; ci sono realtà alternative e sorprese là fuori se volete vederle.

Quanto il tuo stile è debitore agli studi di “belle arti” e design? Quanto invece e in che direzione ritieni che si sia evoluto rispetto ad essi?
Cerco di usare la mia formazione di pittore realista per promuovere un ordine del giorno che è meno tradizionale. All’inizio della mia formazione ho scoperto che un disciplinato studio figurativo è stato il punto di partenza comune per gli artisti che ho ammirato, anche quelli modernisti o d’avanguardia come Picasso e Duchamp. Il percorso abituale è di utilizzare questa formazione classica come un punto di partenza per modi di fare arte più espressivi o comunque meno letterali. Ho smesso con il realismo, però. Sto cercando di rendere i miei lavori ancora più realistici. A tal fine ho sperimentato vari strumenti acustici digitali e fotografici; ho impiegato nuove tecnologie fondendole con le tecniche degli antichi maestri. In effetti, molti dei miei lavori stradali sono più prodotti di Photoshop che dipinti. Per me questa non è un’eresia: tempi diversi richiedono approcci diversi.
Il mio obiettivo è far sembrare che una persona reale (o un animale o qualsiasi altra cosa) sia in agguato dietro la grata. Quando le persone incontrano i miei lavori, spero che sia la loro risposta iniziale ad essere scossa, piuttosto che ammirino la tecnica o chiedano chi è l’artista.

Giulia Andioni

Roma // fino al 16 novembre 2013
Dan Witz – Public & Confidential
WUNDERKAMMERN
Via Serbelloni 124
06 45435662
[email protected]
www.wunderkammern.net

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Giulia Andioni
Giulia Andioni (Roma, 1985) è storica dell’arte e guida turistica di Roma e provincia. Dopo la maturità classica, consegue la laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio artistico (con lode - tesi in Storia e tecnica del restauro) e quella specialistica in Storia dell’arte (con lode - tesi in Storia della critica d’arte) presso l’Università Roma Tre. Frequenta poi un master in tourism management e il Luiss Master of Art (III edizione) per approfondire le proprie conoscenze e contribuire alla realizzazione della mostra di fine corso “Osmosis”, frutto di un collettivo curiatoriale (Stazione Tiburtina, Roma). Dal 2013 scrive per Artribune e Artnoise (mostre e approfondimenti). Tra 2014 e 2015 ha svolto due stage: presso i Servizi educativi di Palaexpo (Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale) e nell’area della Promozione culturale della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, per la cui rivista online “Belle Arti 131” (n. 3/2014) ha redatto un saggio. Ha collaborato alle mostre “Azioni Antiche” e “Bengt Kristenson”.