Bergamo ascosa. Intervista con Paola Tognon

Scoprire angoli nascosti, aprirli – anche se per un periodo di tempo limitato – al pubblico, ibridarli con opere nate per quel momento e quel luogo. Da cinque anni Bergamo accoglie “contemporary locus”. Ne abbiamo parlato con l’anima curatoriale del progetto, Paola Tognon.

contemporary locus 5 - Tony Fiorentino a Bergamo

Che ruolo ha avuto e sta avendo la rassegna di contemporary locus nel panorama bergamasco e nazionale?
La domanda si presta a supposizioni o risposte ambiziose, che mi paiono rischiose nel panorama italiano. Provo a dare una risposta aperta, per punti: contemporary locus è un’associazione che si attiva nel 2011 e si fonda a Bergamo nel 2012 per sviluppare relazioni e interpretazioni tra luoghi del passato e pratiche contemporanee. Fondatrici Paola Vischetti, Elisa Bernardoni ed io, accanto almeno altre cinque persone di volta in volta coinvolte in attività specifiche, oltre ad amici, collaboratori e partner.
I luoghi coinvolti si caratterizzano per essere dismessi o dimenticati, qualche volta in totale abbandono, oppure privati e segreti. Luoghi che raccontano storie antiche e complesse, che contengono opere d’arte di notevole valore, tracce e memorie di antiche funzioni. I luoghi vengono “aperti”, studiati grazie a ricerche approfondite, e finalmente mostrati agli artisti che di caso in caso sono chiamati a produrre al loro interno progetti site specific. Artisti italiani e stranieri, di diverse generazioni e con una particolare tensione alla ricerca e alla sperimentazione. Sono i luoghi che chiamano gli artisti e gli artisti che trasformano a loro misura i luoghi.

Siamo alla quinta edizione. Una breve storia.
Ad oggi abbiamo realizzato cinque esposizioni: contemporary locus 1 all’interno del Luogo Pio Colleoni, residenza quattrocentesca nel cuore di Città Alta, in cui sono intervenuti gli artisti Huma Bhabha e Francesco Carone; contemporary locus 2 nella Cannoniera San Giacomo, parte delle Mura Venete e una delle più importanti testimonianze italiane dell’architettura militare del Cinquecento, con i lavori di Anna Franceschini e Steve Piccolo; il progetto numero 3 nel più antico luogo di accoglienza della città, l’ex Hotel Commercio, in cui la lettura di Francesca Grilli e Vlad Nanca ne ha permesso la riapertura; contempoary locus 4 nel Teatro Sociale di Bergamo Alta con un’installazione video site specific di Grazia Toderi; e, infine, la più recente esposizione in una casa privata, Casa Angelini, che conserva una domus risalente al I e III secolo d.C. restituita attraverso la sensibilità del giovane artista Tony Fiorentino.

Contemporary Locus 3 - veduta della mostra presso l'ex Hotel Commercio, Bergamo 2012
Contemporary Locus 3 – veduta della mostra presso l’ex Hotel Commercio, Bergamo 2012

Il tutto succede a Bergamo: come si lavora in “provincia”?
Bergamo è una cittadina di sorprendente e “nascosta” bellezza situata tra Milano e Venezia, dotata di un aeroporto che ci permette di lavorare in tutta l’Europa con agilità e costi contenuti. Siamo in un territorio che per antica tradizione è abitato da appassionati e collezionisti, dove da oltre duecento anni è aperta una stupefacente pinacoteca e da oltre due decenni è attiva una galleria d’arte moderna e contemporanea. Se si conoscono queste coordinate, è intuitivo da un lato comprendere che si tratta di un progetto che potrebbe essere replicato in ogni parte d’Italia per la ricchezza del nostro patrimonio ma che, contemporaneamente, trova a Bergamo un microclima particolarmente adatto. Su ciò il progetto si innesta insinuando strategie che consapevolmente contengono il rischio del fallimento, del disorientamento nella relazione tra epoche diverse, tra memoria e storia, tra dismissione e restituzione temporanea.
Noi siamo soddisfatte degli esiti nel confronto con i visitatori e con gli artisti che ormai fanno parte di questo progetto. Da qualche tempo riceviamo spontanee segnalazioni circa luoghi e spazi invisibili, contatti con altre città italiane e straniere, inviti da università per raccontare la nostra esperienza, relazioni con istituzioni artistiche e storiche.

Quali sono le sfide a livello curatoriale e allestitivo?
Contemporary locus cerca di essere attivatore di dispositivi coinvolgenti, volutamente non autoreferenziali: gli artisti sono chiamati a risiedere a Bergamo per strutturare il loro progetto, avviando così periodi di residenza e intrecci tra personalità diverse; i luoghi sono cercati, mappati e studiati per essere momentaneamente restituiti alla collettività con nuove interpretazioni; infine, i singoli progetti sono accompagnati da app che ne raccontano immagini e storia a un pubblico internazionale. C’è poi un sito web, l’attivazione di social network e la chiamata di giovani artisti che, attraverso la realizzazione di video, documentano e narrano i singoli appuntamenti di contemporary locus: tra questi, Marco Chiodi, Beatrice Marchi, Giacomo Regallo e Giovanni Sannino.
Paola Vischetti guida la ricerca e le sfide con gli spazi, contro la resistenza del tempo e l’incredulità delle persone; io la chiamata degli artisti, prima immaginando la loro relazione con gli spazi, poi favorendone il libero possesso; Elisa Bernardoni sviluppa il rapporto con le tecnologie che permette di espandere lo spazio e il tempo dei singoli progetti. Poi c’è Francesca Ceccherini che coordina le attività, Alice Panti che ne segue l’uffico stampa, Elisa Risi che ne cura l’accoglienza… La sfida è quella degli artisti e di tutto il team di contemporary locus, che opera senza parapetto.

Contemporary locus 2 - Cannoniera di San Giacomo, Bergamo 2012 - photo Maria Zanchi
Contemporary locus 2 – Cannoniera di San Giacomo, Bergamo 2012 – photo Maria Zanchi

Vi è un luogo di contemporary locus che più vi è rimasto nel cuore?
Non abbiamo un luogo preferito. Al momento sono per noi come racconti di un unico libro. Lo scrittore ogni volta torna a Bergamo, ma i lettori vanno e vengono da ogni parte con loro i racconti. Anzi, questa è la domanda che spesso noi rivolgiamo ai più intimi visitatori di contemporary locus.

Molti dei luoghi scelti da contemporary locus sono dimenticati dalla collettività, che dà ormai per scontato il loro stato di abbandono o di non accesso. C’è qualcosa di particolare che vi dice che proprio quel luogo, rispetto ad altri, ha ancora molto da offrire?
Ci sono molti segnali: stratificazioni, storie, opere e testimonianze. Ma ci sono anche piste false e luoghi ripiegati, senza accesso. I luoghi ci accolgono o ci ignorano.

Durante le diverse edizioni sono stati utilizzati media molto diversi: dal video al suono, dall’installazione alla scultura. Esiste un rapporto più privilegiato di altri tra un determinato media e l’azione di ri-scoprire un luogo fino a quel momento chiuso e inaccessibile?
No, nessun media o strumento privilegiato.

Riguardo a questa quindi edizione, com’è stato curare il progetto di un giovane artista come Tony Fiorentino, che ha dimostrato di preferire l’indipendenza dalla mediazione di un curatore e che ha co-fondato lo spazio non profit Boom Boom a Carrara?
Con Tony Fiorentino si è stabilito un rapporto efficace e intenso, con il coinvolgimento di tutto il team: sette opere site specific dentro un percorso ben calibrato ne sono l’esito. Tempo, verifica e dialogo sono i termini che credo possano descrivere i processi di elaborazione e realizzazione del progetto nel lungo periodo di lavoro vissuto insieme.

Ginevra Are

www.contemporarylocus.it

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Ginevra Are
Ginevra Are Cappiello (Alghero, 1986), dopo due anni all’estero si trasferisce a Milano per studiare all’Università IULM, dove frequenta l’ultimo anno di specialistica in Arti, Patrimoni e Mercati. In seguito a un’esperienza presso la Casa d’Aste Christie’s, ha preferito focalizzarsi su altri interessi e passioni come le organizzazioni non profit, la curatela per l’arte contemporanea, la scrittura creativa e le politiche culturali per il territorio. Nel 2011 ha fatto uno stage presso lo spazio curatoriale non profit Peep-Hole e collabora assiduamente con diverse associazioni attente al ruolo dei giovani nell’arte contemporanea come Cyou, Art for Business e altre. Ha curato la mostra “Igort. Pagine Nomadi” alla Triennale di Milano. Al momento sta approfondendo il ruolo positivo della partecipazione culturale sul benessere psico-fisico delle persone. Dal 2011 collabora con Artribune.