Architettura nuda #9. Aldo Aymonino

In questo nono appuntamento con “Architettura nuda” ospitiamo Aldo Aymonino, uno dei più attivi progettisti italiani. Il suo lavoro nel tempo si è indirizzato verso un linguaggio narrativo, in cui converge il rigore e il segno, nell’ipotesi che i due termini possano trovare una relazione tale da nutrire proprio il senso dell’opera.

Aldo Aymonino e Studio Seste, pensilina a via Ascalesi a Roma

Nella storia dell’architettura, come in quella di molte altre discipline, con cicli temporali più o meno costanti, l’apollineo e il dionisiaco tendono a prevalere l’uno sull’altro, con contorno di teorie epistemologiche, sociologiche e filosofiche che, intersecandosi con la dottrina architettonica, disegnano mappe scientifiche e schieramenti intellettuali che rileggono il tempo con un angolo acuto, ripartendo dall’origine del mondo (in senso cronologico, non in quello del quadro di Courbet) per arrivare alla cronaca dell’oggi attraverso una triangolazione critica omogenea, priva di salti logici e contraddizioni.
Personalmente preferisco mischiare le due letture genetiche dell’universo espressivo, affidandomi a un taglio tematico preciso, coerente e flessibile al contempo, capace di trovare, come nel libro che Erwin Panowsky suggeriva di aprire a caso, esattamente quello che si cerca.
Il tema della “nudità” in architettura non fa eccezione.
Così equilibrio, catalogo, rigore, peso, manifesto e addizione sono categorie che possono benissimo compenetrarsi o adattarsi ad altri temi altrettanto (apparentemente) specifici ed esclusivi nell’assunto quanto quello della nudità nell’/dell’architettura.
Il rivelarsi della strategia e della tattica dell’espressione architettonica nell’impari lotta con la legge universale della gravità attraversa, si manifesta e si trasforma travalicando le epoche, le destinazioni d’uso, i linguaggi.

Trabocco sulla costa adriatica
Trabocco sulla costa adriatica

Dai trabocchi da pesca dell’Adriatico alla Mediateca di Sendai il mondo è uno.
Gli straordinari hangar di Orbetello di Pier Luigi Nervi sono al contempo un elegante (e sottile) sistema costruttivo per abbattere i costi e i tempi della cantierizzazione su destinazioni d’uso altamente specialistiche, mentre la Tour Eiffel e la Tribuna Lenin di El Lissitzky sono fiammeggianti tour de force strutturali fatti per propugnare e per sedurre.
E quanto sono vicini, in termini di sistemi compositivi e di ragionamento profondo sul linguaggio, gli esempi del Padiglione della Sidercomit  di Luciano Baldessari alla Fiera di Milano del 1953 e la recentissima Casa Hemeroscopium di Studio Ensemble, architetture complesse costruite entrambe assemblando con grande sapienza soltanto pezzi da catalogo?
E se gli archi ogivali di Niemeyer a Segrate rappresentano indubbiamente una soluzione abbastanza sofisticata del tema archetipico della scatola sospesa, che dire del Museo del Tesoro di San Lorenzo di Franco Albini a Genova, vera sinopia dell’architettura a “cera persa”, con l’immagine arcaica del tholos subito contraddetta dal contrappunto strutturale del nucleo centrale che sorregge a sbalzo la copertura e le pareti perimetrali?
E gli pneumatici spruzzati di cemento o i parabrezza recuperati da macchine demolite, usati estesamente nelle seducenti invenzioni etico/architettoniche dei Rural Studio, sono struttura o decorazione?

Aldo aymonino, pilone della luce Enel
Aldo aymonino, pilone della luce Enel

La nudità in architettura ci seduce perché, rivelando il suo sforzo intellettuale contro l’apparentemente scontato, ci riporta a un’età dell’oro senza tempo in cui ragionamento e figura possono stare insieme finalmente senza pedanteria e senza conflitto.

Aldo Aymonino

http://www.studioseste.it/

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Aldo Aymonino
Aldo Aymonino da tempo è uno dei protagonisti del dibattito architettonico in Italia. Laureato con Ludovico Quaroni nel 1980, ha lavorato con Aldo Rossi, Carlo Aymonino e Franco Purini. Dal 1999 è membro dello Studio Seste Associati con sede a Roma, ove svolge progettazione architettonica e urbanistica; i suoi lavori sono apparsi su diverse riviste italiane e straniere (Abitare, Casabella, Domus, Lotus, Modo, d'A, Bauen+Wohnen, A+U, Architectural Design, Architese ecc.). Ha insegnato alla facoltà di Pescara e alla Cornell University e alla Waterloo di Carleton. Attualmente insegna allo IUAV a Venezia. Ha scritto i libri: Funzione e simbolo nell’architettura di Louis Kahn (1992), Spazi pubblici contemporanei: Architettura a Volume Zero (2006), e Architettura a Zero Cubatura (2007).