Architettura nuda #8. Franco La Cecla

Ottava puntata della serie di articoli ispirata al testo “Nuda architettura” di Valerio Paolo Mosco. In questo numero ospitiamo un antropologo, Franco La Cecla, il cui lavoro da tempo indaga quel territorio in cui l’architettura incontra l’antropologia e le scienze umane. La Cecla è noto tra gli architetti per il suo “Contro l’architettura”, un libro il cui titolo è deviante, in quanto intende una parte dell’architettura, quella prestazionale e disattenta ai bisogni non solo funzionali degli abitanti.

Rintala Eggertson Architects, Casa sauna galleggiante, Kaluga, 2008

Credo mi sia successo una volta o due e faccio fatica a raccontarlo, ma quelle volte che mi è successo è stato come squarciare un velo, trovarsi di fronte ad una evidenza che non aveva parole ma solo spazi. La prima volta avevo preso in prestito la macchina di mio padre e volevo esplorare il sud, l’altro sud, quello a nord della Sicilia. Così da Palermo ho attraversato l’isola e poi sono salito lungo le Calabrie fino a raggiungere la Basilicata. Mi ricordo perfettamente quando mi sono affacciato dall’alto della piazza della nuova Matera sul Sasso Barisano. È stato come se mi fosse caduto “il prosciutto” dagli occhi. Davanti a me c’era qualcosa che si imponeva con la sua evidenza, come può farlo la cima di una montagna, il rincorrersi imponente di onde che si frangono su una scogliera, una immensa pianura interrotta da arbusti.

Bak Studio, Casa JD, Buenos Aires, 2009
Bak Studio, Casa JD, Buenos Aires, 2009

Ho capito allora che l’architettura non è un tentativo casuale di costruire qualcosa, ma è qualcosa che preesiste a questo tentativo, un affermarsi dello spazio che non ha bisogno di parole e nemmeno di progetto, ma assume una giustezza che è quello che ci vuole qui, adesso. E i Sassi che io ho visto erano abbandonati da vent’anni, però ugualmente si imponevano a qualunque tentativo di spiegarli. La mia vista non li conteneva, e soprattutto mi sfuggivano i dettagli, ed era un mondo di milioni di dettagli. Ho capito cos’è l’astigmatismo e a che serve, a capire qualcosa che gli occhi non riescono ad afferrare. Gli spazi non sono fatti per la vista ma per altri sensi e ti viene un prurito impossibile se cerchi di afferrarli con gli occhi. Nei dettagli di un mondo costruito ti puoi solo immergere con tutto il corpo e passarci in mezzo, sentire cosa quell’angolo sfiorato sussurra allo stipite sotto cui stai passando. È successo e poi la mia percezione generale è cambiata completamente, c’era una evidenza, un essere così del mondo abitato che ho cercato altrove e ho trovato raramente con la stessa forza.

FARE Studio, Consultorio femminile, Burkina Faso, 2007
FARE Studio, Consultorio femminile, Burkina Faso, 2007

Devo ammettere che è successo un’altra volta, dopo esperienze analoghe a quella di Matera per posti magnifici come Ragusa Ibla, Scicli, Modica, è successo in un luogo altrettanto forte a Porto, in Portogallo. Non solo la città con il suo mare e il suo fiume, i livelli, gli abissi, le coste, ma inaspettatamente una architettura. Scettico mi son trovato di fronte alla Casa da Musica costruita da Rem Koolhaas in una piazza al margine della città. E qui ho avuto la stessa sensazione di una evidenza non afferrabile con un colpo d’occhio. Il volume che avevo davanti e il suo rapporto con la piazza aveva una familiarità inattesa e allo stesso tempo mi rendeva difficile abbracciarla con i sensi. Ho dovuto percorrerla, aggirarla, introdurmi, esplorarla e tuttavia in questo viaggio restavo stupito di quando essa mi prendesse ed io non la prendessi. È stata di nuovo una esperienza di spazio senza infingimenti, di insopprimibile presenza contro il dominio della vista o del pensiero. Come un corpo che non si può conoscere sulla carta patinata o via skype e che si può solo vivere in diretta, questi spazi mi hanno svelato che esiste una dimensione dell’architettura che è pura nudità, puro “ecco”.

Franco La Cecla

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Franco La Cecla
Franco La Cecla da tempo lavora su quel territorio in cui l’antropologia incontra l’architettura e il territorio. Ha insegnato al DAMS a Bologna, allo IUAV a Venezia, all’Università di Palermo e negli Stati Uniti a Berkeley e a Parigi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, alla Universidad Politecnica de Barcelona (UPC). È consulente per il Renzo Piano Building Workshop. Tra i suoi ultimi libri, “Una morale per la vita di tutti i giorni”, “Indian Kiss”, “Contro l’architettura”, “Perdersi”, “Mente locale”. Collabora stabilmente con La Repubblica, L’avvenire, Il Sole 24 Ore.
  • parole al vento6

    Dato che nessuno commenterà questo articolo perchè parla veramente di architettura e non di gossip, ringrazio La Cecla per questa piccola perla.

  • Giuseppe Tattarletti

    Tutto attendibile, questo bel testo. La realtà di un luogo va vissuta e non percepita solo con la vista. Forse lo sguardo ci aiuta, forse c’inganna: forse è meglio una quantità di sensazioni che danno il conforto di avvicinare le qualità di un oggetto, un’architettura o una città. Credo che questa conoscenza non può prescindere dall’esperienza.

  • Federico Aramu

    Ringrazio La Cecla per la sua capacità di raccontare le emozioni che lo spazio riesce a suscitare,e parolealvento6 per il suo nickname che mi ha fatto sorridere.
    Ad ogni modo,prima ci rendiamo conto che solo ripartendo dall’architettura possiamo cambiare la società in cui viviamo,prima riusciremo a liberarci di questi anni zero senza futuro.

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