Un anno con Sky Arte

Il 1° novembre 2012 partiva la programmazione di Sky Arte, primo canale culturale italiano in HD. In vista del compleanno e dell’avvio della nuova stagione, il direttore Roberto Pisoni ci svela i progetti futuri. Partendo da Yuri Ancarani. E sognando Marclay.

Il direttore di Sky Arte HD, Roberto Pisoni

Come nasce il progetto Sky Arte HD?
Siamo partiti sulla scorta di quello che è stato fatto in Gran Bretagna da BSkyB, che ha due canali dedicati all’arte, nati sei anni fa. Il primo si concentra sulla musica pop-rock, concerti, festival e documentari; l’altro invece abbraccia un panorama più ampio (opera, teatro, arte), con un taglio internazionale ma di stampo molto anglosassone. Per cui segue le opere del Metropolitan, gli spettacoli del Globe, le mostre del MoMA e della Tate… Nel corso del tempo Sky Arts ha guadagnato una reputazione di altissimo spessore; una reputazione difficile da conquistare, considerata la lunga tradizione britannica di programmi culturali per la tv e la forte concorrenza di BBC4, Channel 4 e Itv. Il fatto che esistesse questa realtà è stato un forte stimolo. Sembrava paradossale che la Gran Bretagna avesse due canali del genere e l’Italia nessuno.

Il panorama britannico è però diverso dal nostro…
Abbiamo interrogato il mercato italiano con un’analisi dei consumi culturali del Paese. E ci siamo accorti che, pur a fronte di numeri apparentemente non eclatanti, c’è una grande vitalità in termini di partecipazione a mostre ed eventi culturali che la televisione non riesce probabilmente a intercettare. Ma per farlo non bastava imitare gli altri: dovevamo trovare una specificità italiana e una nostra identità. Non volevamo essere un canale vecchio stile, ma allargare il pubblico con uno sguardo trasversale, senza chiuderci in una nicchia. Per questo abbiamo lavorato molto sulle contaminazioni, sulla varietà dei contenuti, sulla mescolanza costante di alto e basso e su un’immagine di brand contemporaneo; cerchiamo di essere un canale vivo, attento al presente e al passato, ma senza nostalgie. E non possiamo essere un canale di news, non è il nostro obiettivo e non è il nostro compito: cerchiamo di lavorare più in profondità.

Francesco Bonami con Alessandro Cattelan, divulgatore per Sky Arte
Francesco Bonami con Alessandro Cattelan, divulgatore per Sky Arte

E ci riuscite?
Nel momento in cui ci siamo messi a cercare contenuti italiani, non ne abbiamo trovati molti, ancor meno in HD. L’Italia oggi ha una produzione minuscola se si pensa a cosa faceva la RAI negli Anni Sessanta. A questo punto abbiamo intravisto l’opportunità di riempire un vuoto editoriale ed essere i primi a farlo. In realtà in Italia mancava una specificità del genere: ci ha provato in parte Rai5, che però col tempo ha assunto un carattere più generalista e ha abbandonato certe aree tematiche, le ha trattate in modo sporadico o collocate in slot che le rendono di fatto invisibili. Per questo è stato importante cominciare a produrre da subito e dare un tocco personale alla programmazione: nei primi 10 mesi abbiamo realizzato 60 ore di programmazione, un numero considerevole. Con programmi e serie di cui siamo molto contenti: Fotografi, Potevo farlo anch’io, L’arte non è Marte, Bookshow, Contact, giusto per citare i più importanti.

Come ha risposto il pubblico alla nascita di Sky Arte?
Molto bene, abbiamo avuto riscontri davvero eccellenti in tempi brevissimi. Non siamo monitorati dall’Auditel perché i dati sono poco significativi per un canale inserito in un pacchetto che ne contempla altri 176. Siamo un canale di posizionamento, che vuole ribadire la qualità dell’offerta Sky: i grandi numeri non si fanno con l’arte, ma con altri canali. L’unico dato certo e certificato è quello dell’on-demand, che misura i download dei nostri programmi: nei primi dieci mesi di vita siamo diventati il primo canale dell’area documentari e siamo tra i primi cinque nell’area intrattenimento.

Quali sono i programmi che “tirano” di più?
Vanno molto bene i contenuti musicali, concerti e documentari, forse un po’ a sorpresa se calcoliamo il percorso che hanno fatto altri canali. Quello di far sparire la musica, convinti che non pagasse in termini di ascolti. Tra le nostre produzioni, Fotografi e Potevo farlo anch’io sono andati molto bene. 

Sky Arte HD a Brera
Sky Arte HD a Brera

Qual è stato il momento più felice del primo anno di Sky Arte?
Tra maggio e giugno 2013 il canale è esploso. La gente ha cominciato a parlare di noi con manifestazioni di entusiasmo quasi sorprendenti; abbiamo avuto segnalazioni e recensioni quasi quotidiane sulla stampa. Si è trattato della risposta migliore a una strategia sulla quale abbiamo ragionato a fondo: abbiamo concentrato in questo periodo molte produzioni e acquisizioni importanti in termini di qualità e popolarità.

E il momento più difficile?
Il mese di agosto 2012. Noi andavamo a 300 all’ora per poter arrivare al lancio del 1° novembre, ma il mondo era fermo per ferie. Hai più paura quando sei al buio di quando sei in onda: una volta acceso il canale, a macchina avviata, puoi sempre correggere la traiettoria.

Come si spiega l’attenzione nei confronti di esperienze di questo genere? Parliamo in termini di pubblico, ma anche del rinnovato interesse da parte degli operatori del settore: vedi la recente apertura di laeffe, canale tv del gruppo Feltrinelli…
Era troppo tempo che in Italia non esistevano canali e produzioni di questo genere. Certo, si può fare cultura attraverso le serie, il cinema, il varietà e pensare a canali verticali può avere dei limiti, ma offre anche tante possibilità di sperimentare. Sono contento, ad esempio, che sia nata laeffe: è un modo per alzare l’asticella e rivitalizzare un mercato che prima era ridotto i minimi termini.

Quali obiettivi si pone Sky Arte per il futuro?
Riuscire a essere un punto di riferimento, ampliare il pubblico e trovare linguaggi narrativi che sappiano trattare temi difficili. L’arte contemporanea, ad esempio, che è molto complicata da tradurre in tv. Ci piacerebbe avere un programma sulla videoarte, ma il ginepraio dei diritti complica le cose. Perché se in un’istituzione museale l’opera ha un valore che non è puramente commerciale, una volta che passa in televisione le regole del gioco cambiano completamente. C’è un lavoro da fare talmente capzioso e certosino che a volte ti chiedi se ne valga la pena…

Christian Marclay - The Clock al MoMA
Christian Marclay – The Clock al MoMA

In che senso?
Le immagini sono state tutte girate o sono di repertorio? Se sono di repertorio, a chi appartengono? Le musiche sono commerciali o composte ad hoc? Se per un’opera che dura un minuto e mezzo hai bisogno di un legale che chiarisca i diritti di ogni singolo fotogramma, diventa impossibile pensare a un programma settimanale. Avrei voluto assolutamente trasmettere The Clock di Marclay sul canale, con una maratona completa di ventiquattro ore. Ma l’opera contiene clip da non so quanti film… avremmo dovuto chiedere i diritti a tutti. Invece stiamo lavorando con il nostro dipartimento di CRS per realizzare delle “opere d’arte”, dei video d’artista nati appositamente per la tv. Il primo progetto, realizzato in collaborazione con Care of, prevede la realizzazione di quattro opere video da parte di Zimmerfrei, Yuri Ancarani, Francesco Bertocco e Giuseppe Fanizza.  La commissione ovviamente risolve la questione dei diritti.

Cos’altro bolle nella pentola di Sky Arte in vista della prossima stagione?
Per il contemporaneo torneremo sicuramente a lavorare con Francesco Bonami e da tempo stiamo pensando con Alessandra Galletta a un progetto sul mercato dell’arte, spiegando come funziona un’asta e quali sono le regole del gioco. Vogliamo poi concentrarci sulla storia dell’arte italiana, lavorare sulla ricchezza del nostro patrimonio culturale con un programma che si chiama Le Sette Meraviglie, raccontando con una prospettiva diversa dei luoghi iconici grazie alle nuove tecnologie. A fine settembre riparte Grandi Mostre, che seguirà i principali eventi espositivi in Italia, con qualche novità rispetto allo scorso anno; a ottobre lanciamo un programma che si chiama Capolavori Svelati, condotto da Greta Scacchi, che racconterà alcune opere celeberrime della pittura occidentale – dalla Gioconda a Las Meninas, da I Coniugi Arnolfini al Trittico delle delizie – attraverso la loro simbologia. A novembre celebreremo il primo compleanno del canale con due grandi documentari: uno sui Musei Vaticani in collaborazione con il 3D e uno su Piero Manzoni. Con l’obiettivo, comune a tutti progetti, di vendere il nostro prodotto all’estero, cercando di invertire la tradizione che vede l’Italia comprare contenuti italiani dai network internazionali.

Francesco Sala

http://arte.sky.it/

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.