Quarta Biennale di Salonicco. Everywhere intersections

Fino al 31 gennaio la capitale macedone ospita 50 artisti contemporanei provenienti da 25 Paesi del mondo. Ex-moschee, padiglioni fieristici e musei rispondono. Tra installazioni, sculture, dipinti, video, performance e fotografie.

Biennale di Salonicco 2013 - Adrian Paci

18 settembre, Salonicco, Periptero 6, Helexpo International Fair. In città, alle 20.30 i cortei di protesta per l’uccisione di un rapper antifascista greco, ucciso ad Atene da un militante di Alba Dorata, non si sono ancora placati. La marea rossa di dimostranti si è unita per invadere le strade, bloccando completamente il traffico. Poco distante, tra la Torre Bianca e la Torre delle Radiocomunicazioni, Circus, la performance di Marcello Maloberti, risuona e risplende all’ingresso principale, nel buio dei padiglioni. Questa sera non si fa festa: si celebra.
Dopo un breve discorso della direttrice Katerina Koskina e, a seguire, di Adelina von Fürstenberg, curatrice di Everywhere but now – iter-cardine dell’appuntamento macedone (dal titolo Old Intersections- Make it New II) -, inaugura la IV Biennale. Gli obiettivi da raggiungere sono molteplici, ma mai come quest’anno le diverse sedi espositive di Salonicco sembrano esulare dai territori formali dell’attualità greca, attraverso una selezione d’arte contemporanea di ampia gittata.

Biennale di Salonicco 2013
Biennale di Salonicco 2013

Sebbene il concetto geocratico di Mediterraneo pervada – più o meno semanticamente – i progetti scelti per collegare sette diversi spazi, scelti come piattaforma espressiva di questa Biennale (Periptero 6, Museo d’arte Bizantina, Museo Archeologico, Museo Macedone d’arte contemporanea, Museo Statale d’arte contemporanea e le due ex-moschee Geni Tzami e Alaja Imaret), è la dimensione metaforica del tempo ad unificare i cinquanta artisti convocati.
Il cuore della Biennale pulsa dal Periptero 6, con Everywhere but now, dal centro fieristico della città. Tra le foto cittadine di Marie Bovo, gli scorci balcanici di Petrović, i tunnel serrati dei Los Carpinteros e i cimiteri navali di Zineb Sedira, si insinua l’installazione con i surf metallizzati di John Armleder, le foto del progetto di Marina Abramovic per la celebrazione dei Diritti Umani e le sfere istoriate di Gada Amer. Nell’oscurità di curatissime project room, brillano, fra gli altri (vedi la video installazione Docile soldier di Jarrar), il video patinato di Bourouissa; Fluxus of girls on Europe di Inci Eviner; e il Burning of PIGS del 2011 di Claire Fontaine. Mentre pittori italiani quali Marta Dall’angelo, Priscilla Tea e Miltos Manetas (d’adozione) si trovano a dialogare, visualmente, in linea d’aria, con l’inaspettata, painting room iper-prospettica di Khalil Rabah.

Biennale di Salonicco 2013
Biennale di Salonicco 2013

Tre, invece, risultano le installazioni più ad ampio raggio, tra le fitte pareti del Padiglione: il naufragio silicico di Maria Papadimitriou, la pedana antropomorfa di Europe, di Philip Rantzer, e la nota serie Underdog di Liliana Moro del 2005. Da non dimenticare anche, le une di fronte alle altre, simboli di un’unione tra le differenti culture/letture, le parole allestite di Forouhar e quelle di Dan & Lia Perjovschi.
A partire dal polo fieristico del Periptero 6, la IV Biennale dell’arte Contemporanea di Salonicco si riversa, occupandone le prime sale, nei più prossimi: Macedonian Museum of Contemporary Art (che ospita la curatissima serie di bianco e nero di Jacques Berthet e il video acquatico di Sheba Chhachhi); il Byzantine Museum (che inserisce, al termine di percorsi tematici eccezionali, le inquadrature di The column di Adrian Paci e due suoi mosaici Brothers, 2012); mentre poco distante, il salone marmoreo dell’Archaeological Museum presenta i diorami site specific di David Casini, Momento in cui tutto questo ha uno spazio.
A innervare il centro nevralgico della IV Biennale, la città – rispettivamente a nord e a ovest – apre due delle proprie moschee sconsacrate, nel nome dell’arte contemporanea: una costruzione del XV secolo, Alaja Imaret, e il più recente, ma altrettanto portentoso, Geni Tzami. Fra le pareti con mattoni a vista dell’Alaja Imaret, il porticato antistante l’ingresso contiene, a soffitto, la recente, delicatissima installazione di Beforelight (QR-Esque), mentre all’interno della moschea, la parete di foto di Peter Wüthrich (Angels of Thessaloniki) fa da spartiacque tra il video etereo di Leccia, la sala dedicata ai porters di Karamustafa e le Border stories di Mangion. In periferia, invece, a ovest rispetto a corso Tsimiski, fra le pareti luminosissime del Geni Tzami, le polaroid di Epaminonda richiamano, come loro contrario, l’installazione fumogena di Weinstein e, sempre al piano strada, il cortometraggio del regista turco Karabey.

Biennale di Salonicco 2013
Biennale di Salonicco 2013

Infine, imperdibile, nonostante la relativa distanza dalle altre sedi espositive della IV Biennale, lo State Museum for Contemporary Art, nel quartiere di Moni Lazariston, ospita fotografie e installazioni di Bill Balaskas, Lenora de Barros, Paris Petridis e Panos Tsagaris. Progetti inseriti in alcune sale all’interno di dipinti e disegni appartenenti ai 1.500 pezzi della collezione Costakis, una delle raccolte più importanti al mondo sulle Avanguardie Russe.

Ginevra Bria

Salonicco // fino al 31 gennaio 2014
Biennale di Salonicco 2013 – Everywhere but now
a cura di Adelina von Fürstenberg
+30 (0)2310 589141
[email protected] 

www.thessalonikibiennale.gr

CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.