Photoquai. Quando il mondo si specchia nella Senna

Un lungo viaggio per immagini, lontano dai cliché, attraverso le opere di quaranta fotografi extra-occidentali. È la nuova edizione della biennale Photoquai, che esalta la figura umana come specchio e misura della realtà. O, meglio, delle realtà: difficili, intriganti, sorprendenti. A Parigi, fino al 17 novembre.

Wasma Mansour, Single Saudi Women - Photoquai 2013

La “biennale delle immagini del mondo”, Photoquai, è giunta alla sua quarta edizione. A partire dal 17 settembre, il Museo del Quai Branly metterà ancora una volta a disposizione i propri spazi per una selezione di fotografie di autori extraeuropei e extraoccidentali, inediti o comunque poco conosciuti a queste latitudini, raccolte sotto la direzione dell’artista Frank Kalero, tra le altre cose direttore editoriale della rivista Punctum, dedicata alla fotografia asiatica contemporanea. Regarde-moi è l’idea che funge da fil rouge, legando tra loro le opere di quaranta fotografi provenienti da quattro continenti e ventinove Paesi, accomunati dall’attenzione verso la figura umana e il corpo come strumento per misurare il mondo.
La scenografia, concepita dal designer Patrick Jouin già in occasione della prima edizione, nel 2007, alterna spazi densamente sfruttati ad aperture strategiche che permettono di godere del panorama fluviale, conducendo lo spettatore fin nel cortile del museo, ai piedi dell’imponente edificio firmato da Jean Nouvel. Il percorso espositivo si propone come invito al viaggio, inteso non tanto come baudelairiana ricerca di esotismo, con vaghi sentori d’ambra e sandalo, quanto come testimonianza e cronaca in presa diretta di un altrove multiforme e sorprendente.

Andrés Figueroa, Bailarinas del Desierto - Photoquai 2013
Andrés Figueroa, Bailarinas del Desierto – Photoquai 2013

L’intento, secondo lo stesso Kalero, è di mettere l’accento sui diversi modi attraverso i quali gli artisti percepiscono il mondo non-europeo oggi, dall’interno, lontano dai cliché veicolati da una certa fotografia turistica. Ognuno dei fotografi selezionati rappresenterebbe quindi “un’eco del mondo, il riflesso di vite attraversate, captate come altrettanti istanti, che possono essere condivisi ”. Ogni immagine permetterebbe di cogliere una delle molteplici sfaccettature del pianeta, attraverso uno o più dei suoi abitanti.
In questo movimento comune trovano spazio esperienze e poetiche disparate. Ci sono, ad esempio, le fotografie in bianco e nero del nigeriano Adolphus Opara, che testimoniano dell’impatto dello sviluppo economico – non soltanto locale, purtroppo – sulle popolazioni costiere di alcuni stati dell’Africa Occidentale, che vivono letteralmente circondate da scheletri di imbarcazioni dismesse e altri rifiuti. Ci sono i ritratti dell’irachena Tamara Abdul Hadi, della saudita Wasma Mansour e della giordana Tanya Habjouqa, che rimettono in questione gli stereotipi legati al mondo arabo presentando uomini di etnie e confessioni diverse, ritratti a torso nudo, mettendo l’accento sulla fragilità e sulla sensualità, oppure donne saudite migranti e i loro veli piegati e abbandonati in una borsa, o ancora scene di vita quotidiana e svago nei territori palestinesi occupati.

Alejandro Cartagena, The Car Poolers - Photoquai 2013
Alejandro Cartagena, The Car Poolers – Photoquai 2013

Ci sono, ancora, i Car poolers del dominicano-messicano Alejandro Cartagena, pendolari atipici che fanno la spola tra casa e lavoro nel cassone dei pick-up, utilizzati come taxi improvvisati, ma anche gli albini brasiliani fotografati da Gustavo Lacerda, in un universo onirico che ricorda quello di Diane Arbus, e la fervida ritualità dei popoli del deserto di Atacama, colti dal cileno Andrés Figueroa.
Anche l’Oriente è ben rappresentato, con una serie di giovani artisti dai percorsi professionali e umani disparati. Il fotografo cinese Rongguo Gao, ad esempio, propone uno studio sui gemelli – tema che richiama, ancora una volta, Arbus – la cui composizione classica ricorda vagamente il ritratto dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca. Il filippino Estan Cabigas, invece, indaga i moderni e mastodontici centri commerciali come nuove cattedrali urbane, sede del nuovo culto del consumismo. In Oceania, Eric Bridgeman affronta la complessità dell’identità culturale australiana, facendo intervenire nei suoi quadri personaggi fittizi, mentre Toni Wilkinson pone la sua stessa famiglia al centro di un’inchiesta sulla complessità delle relazioni madre-figlio.
Completano il panorama due mostre ospitate nelle sale del museo: Nocturnes de Colombie nel mezzanino e l’installazione di una selezione di opere realizzate dai beneficiari delle residenze di Photoquai.

Giulia Marani

Parigi // fino al 17 novembre 2013
Photoquai 2013 – Regarde-moi!
direzione artistica di Frank Kalero
MUSÉE DU QUAI BRANLY
37 quai Branly
www.photoquai.fr

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.