In memoria di Paolo Rosa. Il postcinema

Ancora un ricordo e una riflessione per Paolo Rosa, l’artista e intellettuale che ci ha lasciato a fine agosto. Il quarto contributo pubblicato da Artribune è a firma di Lorenzo Taiuti, dopo gli scritti di Silvia Bordini, Angela Madesani, Bruno Di Marino e Valentina Valentini.

Biennale di Venezia 2013 - Padiglione Santa Sede - Studio Azzurro

Altri articoli hanno illustrato (e bene) la varietà d’aspetti del lavoro di Paolo Rosa e di Studio Azzurro. Un aspetto di cui vorrei parlare brevemente è il rapporto di Paolo con l’area tecnologica dell’arte, area in cui ho sempre inserito – in libri e articoli – il suo lavoro insieme alle scelte estreme di altri artisti.
Paolo diffidava degli eccessi della tecnoarte e delle sperimentazioni di certi autori digitali. Trovava che la tecnologia potesse avere un effetto straniante rispetto agli elementi linguistici del lavoro di Studio Azzurro. L’ottica con cui ha utilizzato e poi adottato l’interattività via sensori è stata un’ottica di tipo post-cinematografico.
Credo che il cinema sia stato il suo modello dominante, anche se arricchito e ampliato agli spazi teatrali e ad alcune utilizzazioni del web. Quest’ultimo adottato sulla base di un impulso a comunicare con il pubblico in modo differente rispetto al clima generale dell’arte contemporanea.
Il cinema è il campo nel quale ha prodotto film interessanti come Facce da Festa. Una fascinazione filtrata naturalmente dal cinema sperimentale o underground americano, ma ferma restando la grande e fondamentale fascinazione narrativa. Penso che Paolo avrebbe voluto fare di più utilizzando la classica forma cinematografica. Ma in realtà ha fatto molto di più.

La tematica del “cinema dopo il cinema” è stata uno dei motori di ricerca nell’area digitale più radicalmente tecnologica, in percorsi che hanno indagato soprattutto il linguaggio schermico come visione immersiva, il bisogno di superare la tradizione del montaggio lineare, l’ampliamento sensoriale ecc. Nel lavoro di Studio Azzurro si risolvono efficacemente alcuni dei punti più difficili posti da queste ricerche: la trasposizione interattiva e plurispaziale del montaggio filmico e il rapporto con il coinvolgimento dello spettatore. Il “postcinema” può trovare nelle loro videoinstallazioni interattive (penso a Tavoli, ad esempio), forse più che in altri autori, soluzioni praticabili, efficaci e radicate nei grandi modelli cinematografici.
In quanto alla persona, Paolo è stato, molto semplicemente, una persona straordinaria.

Lorenzo Taiuti

CONDIVIDI
Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).
  • pietrosergiomauri

    ancora sottoscrivo una eccellente persona straordinaria.