Giancarlo e Danna Olgiati. L’amore dell’arte

Il 7 settembre, nello Spazio -1 a Lugano, due fra i collezionisti più autorevoli di tutta la Svizzera presentano il loro Secondo anno. In anteprima la coppia si racconta: vite, progetti e trenta nuovi lavori esposti al pubblico, in dirittura d’arrivo del LAC.

Giancarlo e Danna Olgiati

28 agosto 2013. Lugano, Central Park, (Spazio) -1. All’interno del percorso espositivo, l’incredibile muro doppio di mattoni rossi di Walker dialoga con lo stralcio cementizio di Uncini e con gli strappi di Villeglè e Hains. Nella sezione delle scritture e dei segni, invece, un lavoro della Horn è accostato a opere di Rollins and K.O.S., di Danh Vo e della Accardi. Nella sezione dedicata all’autoritratto, De Dominicis, Gennari e Lüthi esplorano con sguardi differenti, ma con analoga tendenza allo smaterializzarsi, la rappresentazione delle proprie sembianze. Siamo nel cuore di Secondo anno, mostra che, a partire dalla ricorrenza del proprio titolo, dal 7 settembre al 17 novembre esporrà 30 opere in sostituzione – anche se solo in parte – di quelle già presentate al pubblico nel 2012. Ci troviamo circondati solo da una parte della Collezione d’arte contemporanea pubblica di Giancarlo e Danna Olgiati: circa 120 lavori sostanzialmente inestimabili, appartenenti a oltre un secolo di storia dell’arte e a quasi trent’anni di storia d’amore.

Giancarlo Olgiati inizia la sua avventura nell’universo dell’arte contemporanea negli Anni Sessanta, da giovane avvocato. Dal 1985 è affiancato dalla moglie Danna, italiana specialista del movimento futurista. Quale opera o movimento galeotto ha sancito il vostro percorso, in principio così differente?
Giancarlo: Nel 1962 mio padre mi mandò a Düsseldorf, appena laureato, per imparare a lavorare e a vivere. In quegli anni, alla galleria Shmela vidi per la prima volta i blu di Klein: fu una folgorazione che mi aprì in via definitiva la mente al contemporaneo e mi mise in cerca delle grandi avanguardie. Sebbene ancora non potessi permettermi di acquistare nulla. Solo nel 1975, grazie anche all’influenza del Nouveau Réalisme, ma soprattutto di Arman e delle allures d’objet, mi avvicinai al Futurismo. Fu così che nel 1985 mi venne consigliata la Galleria Fonte d’Abisso. Quando entrai rimasi folgorato: ero arrivato fin lì per cercare dipinti di Balla e invece continuavo a guardare Danna, uno dei tre soci dello spazio. Fu proprio lei a consigliarmi di girare lo sguardo di 180 gradi per guardare alla parete una magnifica Velocità su vetro del 1913. Da quel momento, sulla scia di una ricerca comune e con quel dipinto di Balla, è stato sancito il nostro sodalizio che da allora non si è più interrotto.

Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati - veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013
Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati – veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013

Quando si acquista un’opera è sempre immediato quel che cercate? Quanto influisce il fattore tempo sulle vostre decisioni?
Giancarlo e Danna: Noi non abbiamo mai rivenduto un’opera che abbiamo acquistato. A nostro modo di vedere, di riflesso, non bisogna pensare troppo, né lasciar passare troppo tempo, quando si ha la possibilità di raggiungere un lavoro che interessa, o che magari si è inseguito a lungo. Altrimenti dipinti, installazioni o sculture rischiano di non essere più acquistabili. Nell’acquisizione di opere siamo sempre stati in perfetta sintonia. A posteriori, ovviamente, si sarebbero dovute acquisire alcune opere che, però, nel preciso momento in cui nasceva l’occasione, non saremmo riusciti a pagare. Ricordo, decine e decine di anni fa, abbiamo dovuto scegliere tra due opere di Fontana. Allora rinunciammo a un olio bianco del 1960 con quattro splendidi tagli, ma ripensandoci adesso avremmo dovuto comprare entrambi.

A quale definizione siete arrivati – attraverso l’accento posto dalla vostra collezione su momenti cruciali come Futurismo, Spazialismo, Nouveau Réalisme e Arte Povera – di astrazione?
Danna: L’astrazione dentro la tradizione storiografica da lei tracciata nella domanda supera concettualmente i limiti del realismo con espressioni che vanno dalla Forma alla non forma.

Esistono artisti giovanissimi, sotto i trent’anni, che vi hanno colpito? In Brasile, in India, negli Emirati e in Cina – nei Paesi emergenti, insomma – qualche nome vi ha impressionato?
Giancarlo e Danna: Non poniamo mai attenzione all’età, quando ci interessa un artista che vediamo per la prima volta e che vorremmo acquisire. Ogni opera è il prodotto di una sensibilità vissuta come unica nel tempo. Io e Giancarlo non siamo giovani collezionisti, che ricercano espressamente emergenti, però ci piace frequentare anche gallerie nate da poco; limitandoci alla Svizzera, abbiamo aggiunto alla nostra collezione due italiani come Loredana Sperini e Riccardo Beretta, ma se qualcuno dovesse chiederci la loro età non sapremmo dirla. Inoltre non abbiamo mai commissionato opere ai giovani artisti, non amiamo frequentare i loro studi per far loro comporre su misura. Per quanto riguarda i paesi emergenti, invece, sentiamo molta vicinanza a certi territori estetici latinoamericani, anche se finora abbiamo cercato di approfondire solo il Messico.
A proposito, invece, di India e Cina, riteniamo che si debba vivere in quei Paesi per comprendere perfettamente il pensiero e dunque le diverse espressioni artistiche, nonché la relativa storiografia. La collezione di Uli Sigg (ex ambasciatore svizzero in Cina) è un ottimo esempio in merito.

Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati - veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013
Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati – veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013

Durante l’anno, quali fiere, biennali, aste o eventi frequentate con maggiore assiduità? Quale appuntamento o programma del mondo dell’arte vi ispira e vi affascina di più?
Giancarlo e Danna: Prima di tutto la Biennale di Venezia, la Fiera di Basilea, l’Armory Show a New York e Art Basel Miami (dove ci piace anche incontrare l’arte latino-americana) anche se la FIAC a Parigi sta diventando sempre meglio organizzata e competitiva. Nonostante noi si venga sommersi dai cataloghi, non frequentiamo le aste, se non per necessità, poiché non amiamo competizione e mercatismo finanziario. Preferiamo essere consigliati dai nostri “compagni di viaggio” e ascoltare selettivamente i galleristi che più conoscono la nostra collezione e la sua integrità.

Esiste un’opera, o un artista in particolare, che non riuscireste mai a donare?
Giancarlo e Danna: Siamo incapaci di esporre alcuni dipinti di Balla, così come alcuni Klein, Fontana e Arman, perché appartengono intimamente alla nostra storia. Non vorremmo mai che quei lavori avessero un rapporto diretto con il pubblico. E non per paura di una scarsa comprensione delle tele.

Quando ha preso forma l’idea di concedere parte della vostra collezione in deposito alla città di Lugano in previsione dell’apertura del LAC e qual era la motivazione iniziale? Seguendo questo intento, di render pubblico parte del vostro corpus, com’è cambiata (se mai si sia modificata) la vostra ricerca nell’arco degli anni?
Giancarlo: A dire il vero, l’idea di render pubblica la nostra collezione è stata recentissima: prima del 2012 non credevamo che saremmo mai riusciti, per come siamo abituati a vivere l’arte, a mostrarla. E non per la mancanza di un dialogo, o di un sentimento di fiducia nei confronti delle istituzioni luganesi. Il fatto è che non ne abbiamo mai avuta intenzione, perché il nostro percorso di collezionisti si è compiuto sempre nel silenzio e nella riservatezza assoluti. Quel che a noi interessa, oggi, è che la futura ed eventuale donazione della nostra collezione, profondamente italocentrica, resti come un gesto tangibile nei confronti del LAC e della città di Lugano. Noi non abbiamo eredi e dunque ci auguriamo che le istituzioni, attraverso le opere raccolte nell’arco di una vita, aiutino a creare un sistema-cultura in grado di mostrare l’identità più aggiornata di questa Città e di questo Cantone.

Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati - veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013
Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati – veduta della mostra presso lo Spazio -1, Lugano 2013

La convenzione che regola il deposito e una futura donazione della collezione prevede un progetto espositivo che verrà presentato nel 2015, previa riunione fra i due musei in un soggetto giuridico a gestione integrata. Potreste spiegare il motivo dell’inserimento di tale clausola e anticipare il progetto che vedrà la luce tra un anno e mezzo?
Giancarlo e Danna: Per ora possiamo solo affermare che Lugano, anche grazie al polo del LAC, deve prendere coscienza della grande potenzialità culturale che potrebbe vantare nei confronti del resto della Svizzera e del mondo occidentale. Lugano deve comprendere che può confrontarsi, assumendo su di sé entrambe le dimensioni, con il nord dei grandi musei di base e delle Kunsthalle e con il sud della grande tradizione estetica italiana. Con mia moglie abbiamo voluto porre certe condizioni per tutelarci affinché la passione di tutta una vita seguisse un iter specifico, di crescita culturale della città e del territorio ticinese. Anche dopo di noi.

In qualità di curatori di Secondo anno, quanto ha influito la particolarità architettonica (pareti mobili che scandiscono le aree espositive in varie sezioni, che si prestano a trasformazioni parziali pur mantenendo fede all’identità originaria della collezione) sui nuclei allestitivi che verranno mostrati nei sotterranei del Central Park di Lugano?
Danna: È uno spazio difficile da immaginare, da tenere a mente. Per questo motivo ho fatto realizzare una maquette del -1 in scala 1:20, di circa 4 mq. Abbiamo deciso di creare, all’ingresso, una sala più ampia che accogliesse il visitatore. Poi, grazie ai moduli di parete spostabili su piccole ruote, abbiamo dedicato al cuore della collezione una manica lunga, fino a scortare lo spettatore verso il fondo, verso la contemporaneità e la sala più raccolta; dedicata al Futurismo, a Balla, a Depero e alle pubblicazioni su carta.
In merito a Secondo anno sono stati ideati tre gruppi tematici: i cosiddetti muri comprendenti anche il doppio lavoro di Walker; la sezione dell’autoritratto che si smaterializza con un dipinto della Merz e un lavoro di Gennari; e poi lo spazio dedicato alla scrittura con la Horn. Sul finire abbiamo dedicato un angolo alla rievocazione di Venezia, con Vedova e Raad. Da curatori abbiamo solamente cercato di far nascere affinità tra i lavori, nel nome del nostro amore.

Ginevra Bria

Lugano // fino al 17 novembre 2013
Secondo Anno. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
SPAZIO -1
Riva Caccia 1
+41 (0)58 8667214
[email protected]
www.collezioneolgiati.ch

CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Ciao Ginevra,
    cerco di mettermi in contatto con te a proposito di una mostra che sto organizzando a Milano. Mi potresti contattare? Grazie, Manuela

  • Speriamo che nel futuro sappiano apprezzare questa splendida collezione