Biennale di Lione. Resistenza e opposizione

Settembre mese di fuoco per i globetrotter dell’arte in rientro dalle ferie. Mentre ancora vi proponiamo i ‘Goteborg updates’, parte anche la 12esima Biennale di Lione. A cui seguiranno quelle di Istanbul, Salonicco e Mosca. Intanto qui trovate un estratto dell’intervista a Thierry Raspail, storico direttore della rassegna, quest’anno affiancato dal curatore islandese Gunnar B. Kvaran. L’intervista completa la troverete sul prossimo numero di Artribune Magazine, in uscita a fine mese. Abbonatevi.

Thierry Raspail - photo Blaise Adilon

Il tema dell’edizione 2013 è il racconto. Siamo invasi da storie, narrazioni, affabulazioni di ogni tipo, spesso mistificatorie (comunicazione, pubblicità, politica…). In cosa le storie raccontate dalle opere esposte alla Biennale differiscono dalle storie correnti? Si potrebbe dire che è una biennale di resistenza e di opposizione rispetto alle modalità correnti della narrazione?
Sin dalla nascita della Biennale di Lione nel 1991 propongo una parola ai curatori che invito, che rimane la stessa per tre edizioni. Dopo essere stato co-curatore delle prime tre biennali dal 1991 al 1995 con la parola “Storia”, nel 1997 ho proposto a Harald Szeemann il termine “globale”. Poi ho scelto “temporalità” nel 2003 e “trasmissione” nel 2009. L’edizione 2013 è la terza interpretazione di quest’ultimo termine. A “trasmissione” Gunnar B. Kvaran ha risposto “racconto”. E alla parola “racconto” ha aggiunto “strutture narrative”. Interessarsi alle nuove forme di narrazione visiva significa precisamente opporsi ai racconti canonici, populisti e immediatamente digeribili. Se la narrazione artistica comunica, è proprio perché è una forma inedita di comunicazione, allo stesso tempo poesia, impegno personale e sguardo sul mondo.

Quali sono i tratti specifici della curatela di Gunnar B. Kvaran, e dunque di questa Biennale?
Gunnar B. Kvaran setaccia il mondo da vent’anni cercando di cogliere i tratti caratteristici della creazione emergente. Ha organizzato mostre sulla scena americana, cinese, indiana e (in futuro, in collaborazione con me) brasiliana. Di conseguenza, la Biennale è una costellazione di nuovi racconti visivi, che vengono dal Sudafrica, dove la questione dell’Apartheid resta ancora presente, dal Giappone, dagli Stati Uniti o dall’Europa centrale. Questi racconti visivi sono forme inedite e alcuni sono infiniti, perché sono scritti dal computer, che li continua indefinitamente. Sono, nella stragrande maggioranza, creati da artisti dai 28 ai 35 anni.

Antoine Catala, Cat (details), 2012 - courtesy l'artista
Antoine Catala, Cat (details), 2012 – courtesy l’artista

Può riassumere l’edizione 2013, il senso del titolo e il pensiero su cui si basa?
Negli Anni Ottanta, quando le grandi narrazioni cadono (marxismo, psicoanalisi, storia delle civiltà), si assiste a una fioritura di micro-narrazioni. Gli artisti vi partecipano ma per la maggior parte si legge la loro opera prima di tutto come inserita in stili regionali o globali. L’estetica occidentale modernista è diventata, a partire da quegli anni, il riferimento globale dell’arte contemporanea nel mondo, anche se in ogni continente e in ogni regione restano accenti locali. Le opere della Biennale provengono da diciotto Paesi e da tutti i continenti, perché tutti gli artisti ormai raccontano delle storie. Al di là degli stili, tentano di rinnovare le strutture visive per dire la complessità del mondo d’oggi.

Qual è la sua opinione sulla Biennale di Venezia 2013? Ci sono punti in comune con la vostra, e in che cosa invece le due esposizioni sono diverse, o addirittura opposte?
Venezia è la madre di tutte le biennali, e il centro del mondo al momento del vernissage. Le biennali create negli Anni Ottanta, le più dinamiche delle quali partecipano al Forum, non hanno invece ambizioni enciclopediche ma cercano di rispondere alle domande cruciali generate dalla globalizzazione dell’arte, domande che i musei e i centri d’arte, soprattutto in Occidente, faticano a prendere in considerazione, o addirittura ad percepire.

Stefano Castelli

Lione // fino al 5 gennaio 2014
12. Biennale de Lyon – Entretemps… brusquement, et ensuite
a cura di Gunnar B. Kvaran
LA SUCRIÈRE
MAC
FONDATION BULLUKIAN
CHIESA DI SAINT-JUST
CHAUFFERIE DE L’ANTIQUAILLE
[email protected]
www.biennaledelyon.com

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.