L’arte a sesso unico, III

Chiudiamo con Luca Beatrice, autore di “Sex”, la trilogia di interviste dedicate ad arte e sesso. In occasione dell’uscita di altrettanti volumi dedicati all’argomento, a firma – oltre che dello stesso Beatrice – di Bruno Di Marino e Flaminio Gualdoni.

Gustave Courbet, L'Origine du monde, 1866

Nudo, erotismo, pornografia. Affinità e divergenze.
Il nudo corrisponde all’esibizione di un corpo che non rimanda necessariamente al desiderio e proprio per questa ragione rischia di apparire più osceno. Tra erotismo e pornografia, la differenza sta nel fatto che il primo promette e non mantiene, la seconda promette e mantiene. La penso come Tinto Brass: mi interessa di più la pornografia.

Cos’è l’osceno?
Ciò che avviene fuori scena, mutuando il termine dal teatro classico, prima ancora che dalla definizione di Georges Bataille. Dunque, l’irrappresentabile: la violenza, il delitto, l’atto sessuale consumato. Poi ogni epoca evolve la propria concezione dell’osceno, alzando o abbassando la soglia della tolleranza, che dipende anche dalla cultura del luogo in cui ci si trova.

L’opera d’arte (non necessariamente d’arte visiva) che segna l’ingresso nella modernità per quanto riguarda il tema dell’eros.
L’origine du monde di Gustave Courbet. Non il primo dipinto a trattare il tema sessuale ma senz’altro la prima opera ad aver posto il sesso femminile in primo piano come un close up, eseguito in maniera realista e togliendo il volto: soprattutto questa è stata davvero una scelta estrema.

Luca Beatrice - Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a Youporn
Luca Beatrice – Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a Youporn

Antichità e contemporaneo: in cosa si distinguono gli affreschi pompeiani da Youporn?
Non dobbiamo focalizzarci troppo sul soggetto, in fondo destinato a ripetersi, visto che le variazioni sul tema non sono comunque infinite. Youporn, ma la Rete in generale, ha stabilito un nuovo modo di fruire il sesso, facile, libero e democratico, cambiando completamente la struttura del film porno. Oggi si sceglie per sequenze, categorie, diciamo specializzazioni.

Totem e tabù: cosa ancora è inaccettabile per il pubblico odierno dei musei? L’incesto, lo stupro, la pedofilia? E come sono cambiati i tabù nel corso dei secoli?
Dove c’è un tabù c’è un desiderio”, spiegava bene Freud. Nella classicità il nudo maschile era molto più esposto di quello femminile e fino al tardo Ottocento – basti vedere le foto di Von Gloeden – il sesso di bambini e adolescenti non era ritenuto poi così scandaloso e in genere nelle comunità non inurbate la sessualità era piuttosto promiscua. Sull’incesto la tragedia greca ha costruito la propria fortuna, mentre un atto violento vive sul sottile margine tra sopruso e piacere. L’importante, nel dare giudizi, è non confondere l’etica con la morale, peggio con il moralismo.

Pornografia nelle arti: queste ultime inseguono un fenomeno di massa (Jeff Koons diventa il marito di Cicciolina, e non il contrario, almeno all’epoca). È così o c’è spazio per una lettura differente?
Oggi siamo alla pornificazione di massa, al pornomainstream, e ha ragione il filosofo Simone Regazzoni quando sostiene che un video di Sasha Grey, se fosse inserito in una mostra da Gagosian insieme a Damien Hirst o Bill Viola, assurgerebbe automaticamente al ruolo di opera d’arte.

Luca Beatrice davanti all’asino di Pilar Albarracìn - L’arte è un romanzo, Palazzo della Penna, Perugia
Luca Beatrice davanti all’asino di Pilar Albarracìn – L’arte è un romanzo, Palazzo della Penna, Perugia

Mike Kelley reinterpreta Vito Acconci, trasformando e adattando i corpi che performano. Come è cambiato l’uso e l’esposizione del corpo negli ultimi 30-40 anni nel mondo dell’arte?
Negli Anni Settanta i performer usavano il corpo “contro” per esprimere disagio, per abbattere i falsi valori della società borghese, per rivendicare il proprio genere, anche se sono convinto che abbia fatto ben di più Gola profonda per l’orgasmo femminile di tutto il movimento femminista. Negli Anni Novanta la Body Art si è estetizzata e anestetizzata, mentre oggi gli artisti tendono a lavorare con il corpo degli altri, come registi insomma, a segnare il necessario distacco da una visione troppo soggettiva.

Il pittore e la modella. Come si è riconfigurato questo gioco di ruolo?
La fotografia ha sostituito la pittura, e dunque le modelle di oggi sono corpi e volti molto noti, si pensi ad esempio a Kate Moss, di cui conosciamo ogni centimetro quadrato di pelle. È l’ultima icona della contemporaneità, eppure non ha segreti.

Marco Enrico Giacomelli

Luca Beatrice – Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a Youporn
Rizzoli, Milano 2013
Pagg. 232, € 19,50
ISBN 9788817065504
rizzoli.rcslibri.corriere.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Fabrizio Spinella

    Resta il sospetto che l’orgasmo si esprima con l’esibizione, ogni corpo ricerca piacere per se stesso attraverso il corpo-strumento dell’altro, però senza comunione. Si è nudi, si è soli. Un efferato atto auto-erotico, che alla fine suscita uno sbadiglio cosmico. O la misera “stilla” di Fantozzi…