Hou Hanrou: ecco il mio Maxxi

La presentazione ufficiale è avvenuta ieri 29 agosto. Il nuovo direttore del Maxxi ha illustrato in maniera compiuta e articolata la propria visione dell’arte e della missione del museo. Parole che meritano di essere riportate integralmente. E noi lo facciamo: ecco lo statement di Hou Hanru per il museo di Roma.

Hou Hanru - MAXXI, Roma - photo ©Musacchio & Ianniello

Quali sono le arti e quali le istituzioni che le rappresentano nel XXI secolo? È questo il quesito principale legato al nome stesso “MAXXI” (Museo nazionale delle Arti del XXI secolo). Porsi la domanda significa riflettere con onestà sulla questione dell’appartenenza e della rappresentazione del XXI Secolo. L’arte del nostro tempo dovrebbe iniziare ad affrontare questi interrogativi. Il MAXXI non dovrebbe essere un museo di tipo tradizionale. Dovrebbe fondarsi su una serie di nuovi quesiti che indaghino il rapporto tra arte e società, istituzione e pubblico. Come diventare quindi uno spazio realmente aperto e produttivo in grado di rivendicare un ruolo sociale per la creazione artistica senza costituire soltanto una “fabbrica”? Come essere un autentico laboratorio gestazionale di valori condivisi e delle rispettive espressioni artistiche, promotrici di un’aspirazione a un mondo migliore? Un’altra serie di quesiti di natura più “tecnica e immediata” riguarda, inoltre, il percorso da seguire per giungere ad acquisire – a livello nazionale e internazionale – una posizione di leadership in un settore che riemerge da una crisi esistenziale.
Come trovare, mettere in moto e sostenere le energie vitali necessarie per alimentare tale processo?
Alla fine, il nodo centrale è come trasformare il Museo e la città di Roma in un nuovo centro propulsore del circuito artistico mondiale (che includa l’architettura, il design, le performing art, i saperi e le espressioni artistiche della contemporaneità) per una nuova ecologia della creatività…

Alighiero Boetti, Mappa, 1971-73, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, Foto Roberto Galasso, Courtesy Fondazione MAXXI
Alighiero Boetti, Mappa, 1971-73, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, Foto Roberto Galasso, Courtesy Fondazione MAXXI

Il filosofo italiano Giorgio Agamben ci propone di riflettere sulla nozione di “contemporaneo”: “Nietzsche situa […] la sua pretesa di attualità, la sua ‘contemporaneità’ rispetto al presente, in una sconnessione e in una sfasatura. Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più di agli altri di percepire e afferrare il suo tempo […]. Un uomo intelligente può odiare il suo tempo, ma sa in ogni caso di appartenergli irrevocabilmente, sa di non poter sfuggire al suo tempo. La contemporaneità è, cioè, una singolare relazione con il proprio tempo, che aderisce a esso, e insieme, ne prende le distanze; più precisamente, essa è quella relazione con il tempo che aderisce a esso attraverso una sfasatura e un anacronismo. Coloro che coincidono troppo pienamente con l’epoca, che combaciano perfettamente con essa, non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa” (Che cos’è il contemporaneo?, Nottetempo, Roma 2008, pp. 8-10).
È quindi possibile fornire una o più visioni del tema “Arte e architettura”, e dunque della creatività in senso lato, “nel XXI secolo”, in un’epoca di globalizzazione (di alcune ideologie dominanti e modelli egemonici basati su consumo e comunicazione immediati, in una sorta di “presentismo”) e di resistenze da parte del locale. In altri termini, si tratta di capire come può una istituzione divenire il generatore di concezioni e forme plurime di un “glocal” in perenne divenire. In realtà, assistiamo a un ulteriore stato di conflitto e a una crisi ben più profonda: l’assordante e mortificante strapotere della logica della società dello spettacolo, della mercificazione e della “spettacolarizzazione” della produzione artistica e culturale. Può una istituzione come il MAXXI, una istituzione di mainstream, costituire un baluardo critico ma costruttivo per affrontare un simile contesto? Può essa servire il pubblico incrementando le opportunità di accesso al pensiero critico e di partecipazione alla creazione di un nuovo spazio di democratica espressione?

Trussardi, Melandri, Hou Hanru, Veaute, Spano - MAXXI, Roma - photo ©Musacchio & Ianniello
Trussardi, Melandri, Hou Hanru, Veaute, Spano – MAXXI, Roma – photo ©Musacchio & Ianniello

Se la logica della società dell’intrattenimento si fonda sulla “musealizzazione” e sulla “spettacolarizzazione” di tutto e, in particolare, dei processi creativi nel loro farsi, come è possibile conservare e sostenere la vitalità e le energie dell’istituzione museale, quale luogo di produzione di visioni, immagini e saperi?  E come possiamo far sì che venga tutelata la diversità degli spazi museali a fronte di una “omologazione” delle istituzioni culturali?
Il XXI secolo è il secolo delle nuove tecnologie, di un nuovo modello di comunicazione e di economia. È anche l’epoca in cui il concetto di realtà e la percezione del reale attraversa una ridefinizione radicale nel processo di negoziazione tra “realtà virtuale” e realtà “condivisa” (quella “analogica”), in un contesto caratterizzato dalle difficoltà di identificazione del “reale” di ogni giorno, dalle aspirazioni a una realtà “più aperta” al futuro, da una nostalgica, seppur critica, rivisitazione della realtà “dimenticata” del passato e dall’impatto legato all’incontro con le diverse realtà planetarie determinate dai crescenti spostamenti di persone e informazioni (ivi incluse le immagini)… L’aspetto di maggior rilievo è, naturalmente, determinato dal fatto che questo è un secolo in cui si va affermando una società innovativa, globalizzata e sperimentale alle prese con l’incertezza e addirittura con il crollo degli ordinamenti e dei sistemi politici precostituiti, nonché dei valori socialmente condivisi. Quali devono essere, pertanto, le risposte da parte di arte, cultura e intelletto? Stiamo affrontando una situazione diversa dai tempi della nascita di musei, quali il Centre Pompidou, il Museo Guggenheim di Bilbao, la Tate Modern, il MoMA di New York, contrassegnati dall’“euforia” nel settore dei servizi, dello spettacolo, degli eccessi consumistici e così via. Siamo in un’epoca contraddistinta dalla complessità, dalla contaminazione, dall’intensità, dall’eclettismo, dalla tattica, dalla negoziazione, dalla rappresentazione, dalla teatralità, da iniziative puntuali ma continue… animate da credenze e decisioni di diversa provenienza. E’ anche il tempo in cui è importante conservare l’elemento legato alla poesia, l’immaginazione, l’umorismo, la lentezza, la distanza, l’essenza – in ultima analisi, il piacere dell’estetica, nonché “le partage du sensible”.
Ciò provoca una “naturale” istanza di ricerca di nuovi modelli di museo. Vi è, allo stato attuale, una urgente necessità di sperimentazione che preveda la costituzione di un sistema dinamico e complesso di attività e di spazializzazione: il museo (MAXXI) dovrebbe essere incentrato sulla ricerca e guidato da essa, dovrebbe rappresentare un laboratorio, un sito di produzione creativa e di documentazione dei segni del contemporaneo (attraverso la raccolta, archiviazione, pubblicazione, distribuzione, comunicazione e condivisione), che sottolinei l’importanza della creatività contemporanea (arte e architettura intese non solo come oggetti, ma anche come concetti, progetti, processi e, infine, dimostrazione della possibilità di immaginare una società nuova e migliore…).

Giorgio Agamben
Giorgio Agamben

L’esordio del XXI secolo, tuttavia, è avvenuto anche sotto il segno di una realtà in crisi. In Occidente, il prevalente capitalismo neoliberista sta sempre più erodendo la logica assistenziale statale e la democrazia sociale raggiunta nel periodo post bellico. L’originale progetto sociale e politico di Comunità Europea si è rapidamente trasformato in un processo di negoziazione economico-finanziaria atta a fronteggiare i meccanismi di controllo e di predominio del capitalismo globalizzato. La sopravvivenza della maggior parte della collettività è minacciata da disoccupazione, povertà, collasso dei servizi sociali (sanità, istruzione e cultura), privatizzazione di spazi pubblici in aggiunta a catastrofi ambientali e ai danni all’ecosistema, mentre un po’ ovunque si affacciano razzismo e varie forme di estremismo. La nostra sfera privata è a repentaglio per via di una pervasiva e schiacciante cultura della paura. Il quadro è ulteriormente complicato dai conflitti geopolitici e dalle contraddittorie evoluzioni, financo rivoluzioni, che interessano il pianeta, mentre all’orizzonte sorgono “nuove potenze” in alternativa all’Occidente. Nell’epoca della globalizzazione questi nuovi mutamenti geopolitici e geoculturali ci coinvolgono con maggiore o minore immediatezza. Vi è una urgente necessità di predisporre nuovi progetti in ambito sociale che permettano l’uscita dalla “crisi”. Ciò costituisce una immensa sfida per la nostra immaginazione e per l’elaborazione artistica. Si tratta anche di una enorme opportunità per gli intellettuali, gli artisti, gli architetti e per tutte le menti creative del nostro tempo, pubblico incluso (la cui attiva partecipazione costituisce parte essenziale del “milieu”) di sviluppo di nuove idee, visioni, progetti e strategie attraverso cui esprimere l’aspirazione a un coinvolgimento nel nuovo contesto sociale. Si affacciano, pertanto, varie e innovative proposte dai forti contenuti “ideali” e creativi da impiegare a favore delle nostre vite, della collettività. L’arte ha recuperato la sua vocazione sociale. E’ più che mai necessario inventare istituzioni che siano luoghi di produzione, presentazione e scambio di queste nuove iniziative artistiche…
La soluzione alla “crisi dell’arte”, e la sfida per l’istituzione museale, sono contenute nella capacità di rispondere ai seguenti quesiti: quale deve essere la nuova definizione di attività artistica attraverso la negoziazione critica dell’esistente e dello scontato, ovvero di accademismo e populismo – due forme dogmatiche, peraltro corrotte, di democrazia;  come procedere tra stabilità e divenire, tra nuovo e memoria… e addivenire a soluzioni creative per l’espressione delle libertà individuali e dell’interesse comune, che diano voce alle moltitudini?

Il Maxxi  di Roma
Il Maxxi di Roma

Il processo di avvio, concepimento e realizzazione del MAXXI, estesosi nell’arco di un decennio, ha incarnato una ambiziosa istanza politica e culturale della società italiana alla ricerca di una nuova identità culturale nell’epoca della costruzione europea e della globalizzazione della creatività contemporanea. Al contempo, la sua realizzazione ed evoluzione si è dimostrata complicata, contraddittoria e sorprendentemente incerta, nonostante l’impegno dedicato all’ elaborazione di una interessante programmazione, alla costituzione di valide collezioni e ai considerevoli risultati ottenuti. In ciò vi è il riflesso delle vibranti e complesse interazioni tra l’universo creativo, il potere politico e i molteplici tipi di pubblico coinvolti nel dibattito e nelle tattiche per gli orientamenti futuri della società e la definizione del ruolo di cultura, arte, architettura e urbanità nella costituzione di questo futuro. Ciò implica una dimensione decisamente internazionale e globale, poiché il caso dell’Italia è “esemplare” alla luce delle contraddittorie trasformazioni sociali in atto nel mondo, oscillanti tra entusiasmo e timore di fronte ai grandi cambiamenti.
Sta avvenendo un appassionante incontro tra dinamiche dell’universo creativo e nefanda instabilità politica italiana, profondamente congiunte con quell’“impulso futurista” che un secolo fa ha fatto da contrappeso alla storia. In questo Paese vi è un pregresso alquanto contraddittorio, ma assolutamente affascinante in termini di urbanità e modernità (dall’antica Roma alle città contemporanee, passando per le città-stato rinascimentali) che possono continuare a ispirare le attuali modalità di invenzione artistica. Per molti il tema dei rapporti tra urbanità, abitazione, città e stili di vita tradizionali riveste una importanza imprescindibile. L’originario progetto del MAXXI, metafora delle forme della città e dell’infrastruttura, incarna l’immagine di queste relazioni. In altri termini, lo studio della cultura urbana costituisce un fertile terreno creativo in un momento di ridefinizione del ruolo delle attività a fronte di un nuovo e incerto contesto sociale. Ciò fornisce un ideale terreno di incontro, interazione e reinvenzione delle diverse forme di creatività, dall’arte all’architettura, passando per molte altre discipline. In questo contesto risiedono le basi più solide per le arti del nostro secolo.
Alla luce della posizione unica che l’Italia occupa nello scacchiere storico e geopolitico, è importante evidenziare alcuni aspetti dei mutamenti che interessano l’area del Mediterraneo. L’Europa non esisterebbe senza considerare questa entità geografica. Al contempo, i contatti che da sempre l’Italia intrattiene con il resto del mondo e con l’Asia in particolare (risalenti all’epoca della Via della Seta, a Marco Polo e a Matteo Ricci, per giungere, in una ideale continuità, a figure dell’epoca moderna e contemporanea, quali Michelangelo Antonioni, Alighiero Boetti, Francesco Clemente, Bernardo Bertolucci e vari altri) permettono una significativa “prossimità” alle aree del mondo più dinamiche in termini di innovazione e sviluppo applicati alla progettazione urbana e alla creatività. Nel frattempo, l’Italia si è evoluta da paese di emigrazione a terra di immigrazione. Ciò comporta trasformazioni notevoli per la cultura urbana, per l’immagine di una società globalizzata… Che può essere un luogo migliore. Tramite il coinvolgimento in questo processo, il MAXXI può diventare un microcosmo che riflette il quadro mondiale, stabilendo stretti e attivi rapporti con i circuiti internazionali della creatività.
Il MAXXI dovrebbe essere un luogo di sperimentazione e dibattito. Dovrebbe porsi come una nuova agora, che dia voce tanto agli artisti che al pubblico nel processo di costituzione di un luogo migliore in cui vivere e sperimentare idee creative.

Hou Hanru

www.fondazionemaxxi.it

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Hou Hanru
Hou Hanru è un critico e curatore che vive tra Parigi e San Francisco. Nato nel 1963 a Guangzhou, in Cina, si è laureato all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino. Dal 2006 al 2012 è stato “Director of Exhibitions and Public Programs” e “Chair of Exhibition and Museum Studies” al San Francisco Art Institute. Ha curato numerose mostre in tutto il mondo e diverse Biennali, tra cui, alla Biennale di Venezia, il Padiglione Francese nel 1999, la mostra Z.O.U – Zone of Urgency nel 2003 e il Padiglione Cinese nel 2007; la Biennale di Shanghai nel 2000, quella di Tirana nel 2005, quella di Istanbul nel 2007 e quella di Lione nel 2009. Co-direttore del primo “World Biennale Forum” di Gwangiu nel 2012, è il curatore della quinta Triennale di Auckland (maggio-agosto 2013, Auckland, Nuova Zelanda). È stato consulente in numerose istituzioni internazionali, tra cui Walker Art Center (Minneapolis) e Solomon R. Guggenheim Museum (New York). Collabora regolarmente con riviste internazionali d’arte, tra cui "Flash Art International", "Art in America", "Art Asia Pacific", "Yishu", "Art-It”.
  • Lia

    Hou visto che ti trovi ci togli per favore quei tubi rossi che cianno stufato all’ingresso pare dentrà da Ikea
    grazie
    Lia

  • Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più di agli altri di percepire e afferrare il suo tempo […]. Un uomo intelligente può odiare il suo tempo, ma sa in ogni caso di appartenergli irrevocabilmente, sa di non poter sfuggire al suo tempo. La contemporaneità è, cioè, una singolare relazione con il proprio tempo, che aderisce a esso, e insieme, ne prende le distanze; più precisamente, essa è quella relazione con il tempo che aderisce a esso attraverso una sfasatura e un anacronismo. Coloro che coincidono troppo pienamente con l’epoca, che combaciano perfettamente con essa, non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa”

    • piero

      citare la fonte di questa assurdità no eh? un certo giorgio forse? comodo farla scambiare per tua vero? caro rossi fai sempre più pena…

      • Pneumatici michelin

        Piero e la chiami assurdita? Ma hai letto
        Il testo di hanru sopra? Whitehouse ha riprodotto
        La citazione che hanru ha fatto da agamben che
        Si riferisce ad un noto testo di nietzche.
        Ovviamente piero puoi pensare che la frase sia
        Assurda ma sicuramente é meglio conoscere quello
        Di cui di parla

        • piero

          @pneumatici michelin:
          chiedo scusa ma non avevo letto il testo ma solo i commenti…
          conosco quello di cui si parla…
          per me è assurdo non combaciare perfettamente con la nostra epoca. il combaciare perfettamente è inevitabile. Il problema è un’altro:
          le persone hanno bisogno di tempo per metabolizzare i cambiamenti e allora ciò che viene prodotto oggi (in maniera perfettamente aderente alla nostra contemporaneità) verrà riconosciuto, apprezzato e divulgato solo in futuro.
          Non vuol certo dire che le persone anticipano i tempi.

          • pneumatici michelin

            no che non conosci di cosa si parla e non ho voglia di spiegartelo
            non mi frega niente che ti sembri assurdo quello che non capisci

          • piero

            scusa pneumatici, ma perchè non argomanti su quello che ho scritto io invece di evitare il confronto? io ti ho spiegato cosa mi sembra assurdo. vuoi dire che mi sbaglio? illuminami…

        • Pneumatici michelin

          Combaciare – conformismo
          Ineluttabilitá – evento
          Omogenaitâ – differenza
          Determinismo storico – azione attiva
          Trend generale – atto critico
          Presente – premesse -conseguenze
          Ex novo – orizzonte felle aspettative
          Eccecc

          • piero

            ah… anche ecc ecc? ma come scrivi? ti sembra qualcosa di senso compiuto?
            i trattini tra una parola e l’altra sono dei “meno”? si legge: combaciare meno conformismo? o le parole dopo il trattino le intendi come dei contrari di quelle prima? o sono una la conseguenza dell’altra? oppure è una poesia?

          • pneumatici michelin

            si i trattini significano meno, bravo
            ti ho buttato là delle coppie di concetti alcune in opposizione tra di loro
            capisco che per te sembri un messaggio cifrato
            ma ti pare che io stia a perdere tempo con uno che non capisce nemmeno delle banalità?
            ma hai terminato le scuole elementati?

          • pneumatici michelin

            elementari scuole e concetti
            ma si sa che per chi usa il cervello è la cosa piu difficile lavoraresul semplice perchè se uno è idiota incespica anche sull’ovvio

          • piero

            caro pneumatici, a te mancano proprio i fondamenti della comunicazione.
            fidati e prendi qualche lezione se ti interessa.
            se vuoi ti insegno.
            stai proprio a pezzi.
            (guarda per esempio con che classe e con che chiarezza ed efficacia ti ho scritto ora)
            tu parli di semplicità? ti sembra semplice intuire cosa hai in testa se scrivi delle parole senza alcuna connessione logica?
            se fai leggere quello che hai scritto a mille persone ti danno mille interpretazioni diverse. ovviamente se gli chiediamo di interpretare. se no sarebbero tutti concordi: ma cos’è? direbbero…

          • pneumatici michelin

            l’avevo postato nel punto sbagliato sorry:
            Davvero tu pensi che ci possano essere tante interpretazioni alle
            mie righe?
            Quindi queste interpretazioni sarebbero “inattuali” rispetto alle me
            righe?
            dirai che queste righe non erano chiare e quindi ci si possono trovare
            vari sensi?
            e allora? hai paura di fare troppa fatica?
            Ti è così difficile capire la differenza tra “ineluttabilità” ed “evento”?
            Non capisci nemmeno la differenza tra “Determinismo storico” e ”
            evento”?
            le poche righe che ho scritto sono chiarissime nelle loro implicazioni
            considerato l’argomento trattato: essere contemporanei o inattuali
            rispetto al nostro tempo e come essere veramente nel proprio tempo.
            E la contemporaneità alla quale dici di aderire così indubitabilmente,
            cosa sarebbe , che cos’è?
            Una cosa semplice e con un senso univoco?
            Qualcuno vorrebbe ridurne la complessità?chiuderla in un elenco?
            Dai fammi l’elenco! spiegami il senso della contemporaneità dai : sono
            qui che fremo per conoscere le tue opinioni:)

            Caro piero spero che la risposta sia sufficente, non ho intenzione di
            perdere ulteriore tempo con uno come te che non riesce nemmeno
            ad avvicinarsi a banalissimi concetti filosofici perfettamente
            comprensibili a chi ha studiato almeno un pochino.
            Non sono io che ho problemi di comunicazione ma tu che hai seri
            problemi di comprendonio e un percorso scolastico scarno se non
            mozzo, probabilmente percorsi mai terminati per pigrizia, per
            inettitudine, per scarsa intelligenza .
            Dimmi se sbaglio:studente fuori corso? laurea mai ottenuta? ancora
            imberbe? se ne hai 25 sei perdonabile, 35 hai perso il treno.
            Persino Bruciati che puoi leggere più sotto ha quasi capito il testo
            di Hanru.

          • piero

            Caro pneumatici… tanto per cominciare, la questione, se non te ne sei accorto, non si riferisce al testo di Hanru ma si discute semplicemente intorno al concetto di contemporaneità.
            sei qui che fremi? e adesso te lo spiego.
            contemporaneità è un concetto molto ma molto semplice, non c’è bisogno di elenchi. Contemporaneo è ciò che avviene nel presente. punto. facilissimo.
            Anche la persona che oggi scrive con la penna invece che con la tastiera di un computer è contemporanea. I viventi sono tutti contemporanei. Anche gli “inattuali”, come scrivi tu, sono contemporanei. proprio questo è il punto: per me è assurdo definire inattuale chiunque viva nella nostra epoca. Magari trova piacevole fare due passi a piedi per raggiungere una meta e non prende la moto, come fai a chiamarlo inattuale? Lui sta camminando proprio attualmente, ora. ce la fai a capire un concetto così elementare?
            sicuramente non riesco a capire la differenza tra ineluttabilità ed evento. non perchè non abbia studiato filosofia, se vuoi ti insegno anche quella, partiamo dai rudimenti se vuoi. non riesco a capirla perchè un evento può anche essere ineluttabile, anzi il più delle volte, soprattutto se si tratta di eventi artistici, lo è.
            quindi di che differenza stai blaterando. stesso discorso per “determinismo storico – azione attiva”.
            mi sa che sono io che sto perdendo il mio tempo a risponderti. in quanto alla tua analisi psicologica sulla mia persona risparmio volentieri delle parolacce che meriteresti ampiamente. non sono uno che si vanta dei propri studi e dei propri risultati, ma avresti da impallidire.

          • Pneumatici michelin

            Caro piero la banalitá dei tuoi ragionamenti
            Vanifica il tuo piccolo bluff: tu insegni filosofia
            Come io faccio il progettista di missili.
            Insulta pure che non ti rimane altro . La tua
            Idea del concetto di contemporaneitá sembra
            Uscita dalle chiacchere da bar .

        • piero

          caro pneumatici, definendo “banalità” il mio concetto di contemporaneità, forse non te ne sei nemmeno accorto, (ti ricordo che banale è sinonimo di ovvio, scontato)
          stai ammettendo che ho ragione e la pensi come me. quindi anche tu pensi che sono assurdità quelle scritte dai filosofi poco sopra.

          p.s. scrivere in maniera chiara e semplice è una delle cose più difficili in assoluto.
          le parole più semplici nascono da complicati ragionamenti. e la semplicità non lascia i fraintendimenti tipici di quando qualcuno per per vantarsi scrive in maniera complicata, solo per mostrare una cultura che non ha. ma non ti crucciare, ci vogliono anni e anni di studio e una discreta intelligenza per raggiungere certi livelli.

          • Pneumatici michelin

            :)))

          • Pneumatici michelin

            Ben detto allora perché non ti metti a studiare?

          • piero

            ovviamente non avevi nulla da rispondere… così è la vita…

      • ho solo riportato la frase già presente nel testo per sottolinearla e permettere una seconda lettura.
        :)

        fa pensa questa cieca ossessione di ridimensionare sempre tutto, verso una rassicurante mediocrità. In fondo se tutti facciamo pena, anche il Sig. Piero Rossi qualsiasi può stare tranquillo, e tenere al sicuro la sua presunta mediocrità.

    • pneumatici michelin

      Davvero tu pensi che ci possano essere tante interpretazioni alle mie righe?
      quindi queste interpretazioni sarebbero quindi “inattuali” rispetto alle me righe?
      dirai che queste righe non erano chiare e quindi ci si possono trovare vari sensi?
      e allora? hai paura di fare troppa fatica?
      le poche righe che ho scritto sono chiarissime nelle loro implicazioni considerato l’argomento trattato: essere contemporanei o inattuali rispetto al nostro tempo.
      E la contemporaneità alla quale dici di aderire cosa sarebbe , che cos’è?
      Una cosa semplice e con un senso univoco?
      Qualcuno vorrebbe ridurne la complessità?
      Dai fammi l’elenco! spiegami il senso della contemporaneità dai che fremo daòl conoscere le tue opinioni:)
      Caro piero spero che la risposta sia sufficente, non ho intenzione di perdere ulteriore tempo con uno come te che non riesce nemmeno ad avvicinarsi a banalissimi concetti filosofici perfettamente comprensibili a chi ha studiato almeno un pochino.
      Non sono io che ho problemi di comunicazione ma tu che hai seri problemi di comprendonio e un bilancio di scarni studi probabilmente mai terminati.dimmi se sbaglio.
      Persino bruciati che puoi leggere più sotto ha quasi capito il testo di hanru

  • pneumatici michelin

    considerazioni inattuali?
    stai migliorando

  • pneumatici michelin

    però leggile direttamente

  • A questa concetto la giovane arte italiana e non solo ha risposto giustamente con i giovani indiana jones (http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/)

    Pensando così di andare contro il proprio tempo fatto di tanti iPhone. Questo appena dopo l’arrivo del vintage un po’ in ogni settore.

    Ed ecco che l’arte tende nelle nuove generazioni a coincidere con la MODA (che per Agamben è la coincidenza con il proprio tempo). La contemporaneità è invece fatta da una sfasatura con il proprio tempo.

    La stessa Biennale di Gioni rileva giustamente questa moda. In Italia abbiamo tanti artisti che sono “di moda”: Presicce, Vascellari, una certa manualità materica di Trevisani, le formalizzazioni di Biscotti, Arena, Francesconi, Borgonovo…potrei continuare. Costoro nelle forme e nei concetti recuperano il passato, e ci sembrano così contemporanei, mentre sono una moda. Basta esserne consapevoli.

    Oggi ci sono solo due strade realmente contemporanee e capaci di risolvere il presente: una certa idea di pittura e scultura, e una seconda via che potremo chiamare “screening”.

    • urs

      suvvia, che male c’è?
      gli epigoni sono sempre esistiti

      non capisco ‘sti torni allarmistici

      quale sarebbe lo scandalo del nostro tempo?

      tanto non c’è nessuno che si straccia le vesti per gli epigoni
      manco oggi

      • Nulla di male per gli epigoni, molto male invece un clima di chiusura al confronto e al dialogo. E attenzione, che questo è un sintomo di una malattia che va ben oltre il piccolo mondo dell’arte (?) italiano. L’arte in italia è un ‘opportunità mancata. Come reiterare sempre gli stessi epigoni è ugualmente un ‘opportunità mancata.

        Lo stesso Andrea Bruciati non legge Topolino perchè dice che Topolino è anonimo. Tutti cercano, prima di tutto, di intessere la relazione amicale, quasi che questa sia più vera e sincera che un dialogo nero su bianco.
        Si vogliono creare clan famigliari. E con Topolino non si parla perchè non ci mette la faccia. Tutte scuse per evitare di entrare nel merito delle opere e dei contenuti.
        Ma siamo ottimisti. :)

        • urs

          servono opere d’arte e critica dura, mica chiacchiericcio
          di chiacchiericcio ce n’è pure troppo

  • Pingback: Il Maxxi è un baluardo. Ce lo assicura il nuovo direttore Hou Hanru. E la Melandri sorride mentre scodella un pranzo con miriadi di portate per nascondere il vuoto che aleggia in via Guido Reni()

  • pneumatici michelin

    Casabianca,
    bravo avanti cosi vedrai che pian piano riuscirai a dire addirittura qualcosa di meglio!
    però per citare agambem bisogna avere basi robuste per risalire alle sue fonti., ripeto.
    Certo se uno studia sul serio ha poco tempo per seguire i vari Pinco Pallino che citi….

    Sei un pochino ambiguo in un passaggio o forse sono io che non ho capito bene : Gioni rileva o segue la moda? e se la segue la segue come fanno presicce vascellari biscotti ecc?

    Black House

  • Angelov

    Le parole di Giorgio Agamben sul contemporaneo, sono azzeccatissime; ma ricordano molto le stesse sagge parole del Budda, quando insegna ad essere “distaccati” dalla realtà; o ripetono il vecchio adagio “del genio che vive avanti di una generazione”, e che quindi si muove in modo distratto nel presente.
    Questo articolo è molto illuminante, ma anche molto utopistico: è come la ricerca di un metodo per programmare i propri sogni, prima di addormentarsi.
    Comunque non ho dubbi: Hou for President!

  • andrea

    dichiarazioni di una banalità sconcertante

    • Pneumatici michelin

      Certo inventare nuovi concetti non é facile , ma forse hanru
      Ha voluto dire solo poche cose sensate : certo sulle questioni
      Davvero essenziali sta sul vago : l’impegno dei curatori é pieno di
      Buone intenzioni ma ovviamente non si occupa dei dettagli concreti.
      Però city on the move era almeno in diretta, in tempo reale.
      Forse il riferimento alla crisi dello stato sociale é quello che ha dato
      Fastidio al giornale di berlusconi che ha criticato la nomina di hanru.
      Quanto a Bruciati che dire? Voleva lui il posto, lo scranno ?
      Campa cavallo si diceva. Prima deve capire che poche cose sensate
      Saranno banali ma se poi uno é conseguente e coerente nel
      Rispettarle non suonerebbero cosí sentite.
      I curatori italiani spesso non sono in grado neanche di fare il primo
      Passo, figurarsi il secondo occupati come sono nelle loro reti amicali
      E giovani sudditi come in parte giustamente descritto dal diligente
      Whitehouse ( in via di miglioramento ma debole in Storia)

  • ester

    si ma….DI CONCRETO CHE FARA?

  • >>>Carolyn Christov-Bakargiev rifarà la performance “Imponderabilia” al MAXXI?
    Col suo cane Darcy?

    • >>>la Melandri rifarà con Hou Hanrou la performance “Imponderabilia” al MAXXI?
      Solo se Zdanov darà l’autorizzazione politica

      • >>>Marina Abramovic rifarà “Imponderabilia” al MAXXI?
        Pigmalione prima deve riscolpire Ulay

        • >>>David di Michelangelo e Venere di Botticelli rifaranno “Imponderabilia”?
          La fanno già da qualche secolo

  • Oh Gesù, LucaRossi si è inventato un altro personaggio più scemo di lui….io ci rinuncio…

    • Certo Giampaolo, bisogna essere scemi come me, e anche un po’ sfigati….quelli intelligenti come te, trovano subito gli anticorpi nella realtà a limitarli

      ti consiglio di guardare Oltre il giardino

  • Cinema Astor, 1980.

    • sì, intendevo il film ma anche l’opportunità di andare oltre il già noto, anche nel tuo lavoro. Ti invito a Tao, ora in prima pagina su whitehouse.

  • Ri.Chi.

    Il nostro tempo ha un grande bisogno di ricordare.

  • >>>pké la Melandri ha querelato Vittore Carpaccio?
    E’ colpevole di aver dipinto “D’Agostino nel suo studio”

    http://it.wikipedia.org/wiki/File:Vittore_carpaccio,_visione_di_sant%27agostino_01.jpg

    • >>>ma la Melandri dove tiene tutte le sue lauree ad honorem?
      Le ha blindate in un trullo si sicurezza

  • >>>PKE’ la Melandri ha querelato l’Arte Contemporanea?
    A tutela sua e dell’istituzione Maxxi, ha dato mandato ai suoi legali di querelare l’Arte Contemporanea per le opere infondate che continua a creare a danno dell’istituzione.

  • dddssskkk

    >>>Daffero la Melandri ha kuerelatto Kabriele D’Annunzio?
    Pké ha skritto “Forse che sì (stipendio) forse che no (stipendio)”?

  • >>>daffero Melandri ha querelato Maja vestida e Maja desnuda ke han fatto le queer queen?
    Ho detto querelato non queer-elato

  • DSK

    <<<la strana lista "artisti" nel sito del MAXXI (web-page) – leggetela per farvi qualke risata. In kuella lista-spot troviamo il marito della Bakargiev ecc… Incredibile ke un museo pubblico reclamizzi in kuesto modo sfacciato degli artisti, alkuni dei quali poco noti fuori dall'Italia. Uso estremamente disinvolto dell'istituzione pubblica…
    Alla fine la Marzia Migliora e Flavio Favelli appaiono accanto a Cucchi e Koons…

  • DDDSSSKKK

    …la lista completa dalla web page “biografie artisti” MAXXI. Il MAXXI usa il sito web per fare pubblicità ad artisti talvolta poco noti persino in Italia, accostandoli a nomi strafamosi. C’è anche il marito di CCB, la pittura italiana più recente è rappresentata dal Caccavale e poco più… :/
    Tan, Fiona
    Koons, Jeff
    Kentridge, William
    Favelli, Flavio
    Cecchetti, Alex
    Esposito, Bruna
    Migliora, Marzia
    Arienti, Stefano
    Cedroni, Moreno
    Cucchi, Enzo
    Ontani, Luigi
    Zorio, Gilberto
    Penone, Giuseppe
    Kounellis, Jannis
    Brown, Trisha
    Marisaldi, Eva
    Margolies, John
    Langa, Moshekwa
    Kabakov, Ilya & Emilia
    Jonas, Joan
    Jaar, Alfredo
    Ito, Toyo
    Garutti, Alberto
    Fulton, Hamish
    Do Espirito Santo, Iran
    De Dominicis, Gino
    Crewdson, Gregory
    Clemente, Francesco
    Cirugeda, Santiago
    Caccavale, Giuseppe
    Barba, Rosa
    Burden, Chris
    Bartolini, Massimo
    Alÿs, Francis
    Vitone, Luca
    Ruscha, Ed
    Sandison, Charles
    Stipa, Andrea
    Studio Azzurro
    Smith, Kiki
    Schezen, Roberto
    Paci, Adrian
    Op de Beeck, Hans
    Pietroiusti, Cesare
    Orta, Lucy
    Mochetti, Maurizio
    Raedecker, Michael
    Pistoletto, Michelangelo
    Ataman, Kutlug