Padiglione Italia e crowdfunding

Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Bell’idea (e soprattutto ben fatta) quella del crowdfunding per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Una manifestazione pubblica importante come questa, che organizza in maniera così appropriata una campagna di raccolta fondi, è l’espressione di una maturità che da tanto tempo si aspettava.

Padiglione Italia - Biennale di Venezia 2013 - Piero Golia

Maturità non solo nel gestire bene un’azione del genere, ma soprattutto nell’aver chiaro quali sono i percorsi da seguire: la cultura non può e non deve vivere di sole risorse pubbliche. Per essere viva e condivisa, deve raccogliere l’interesse della più ampia cittadinanza, anche quello economico.
Super-azzeccata la scelta dell’entry level a cinque euro. L’ho letta come “dimmi che ci sei, che sei dei nostri, che ci credi”. È questa la strada del fundraising: innanzitutto fare la conta delle persone (o imprese), cercandone il più ampio numero possibile. È la numerosità, il largo consenso, la milestone del fundraising. Anche solo un cheap dimostra che “io ci sono”. Da lì poi si può immaginare di avere di più e fare di più, anche di pensare in grande: progetti importanti o autosostentamento.

Padiglione Italia - Biennale di Venezia 2013 - Marcello Maloberti
Padiglione Italia – Biennale di Venezia 2013 – Marcello Maloberti

La sostenibilità di un progetto culturale parte da quanto questo è condiviso. Pagare il biglietto anche se non ci vado (alcuni, se non molti dei microdonatori, se non anche di quelli più generosi o abbienti, non andranno alla mostra o magari non riscatteranno fisicamente i benefit promessi come la presenza all’inaugurazione o la cena con l’artista). La cultura come partecipazione ci insegna che non trattasi di solidarietà (la leva sulla quale si insiste molto, ma che nella cultura non riesce a sfondare, diversamente dal sociale, sanitario o ambientale).
Nella cultura devo sentirmi parte di un tutto, identificarmi, non esserci. La Biennale col Padiglione Italia è riuscita a fare un bel sito, a utilizzare una comunicazione efficace. A voler trovare il pelo nell’uovo, avrei messo fin da subito in maniera puntuale a cosa sono destinati i soldi: l’effetto spiazzamento (crowding out) è noto e spiegato in letteratura.

Fabio Severino
vicepresidente dell’associazione economia della cultura

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

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Fabio Severino
Fabio Severino, dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration presso l'Università di Roma La Sapienza, è titolare dello studio di marketing strategico Yocandra srl. Inoltre è vicepresidente dell'Associazione per l'Economia della Cultura, professore a contratto di “Economia e gestione delle organizzazioni culturali” e responsabile dell'area cultura del Centro di ricerca CITTA presso l'Università di Roma La Sapienza, coordinatore del modulo marketing del Master in “Economia della Cultura” dell'Università di Roma Tor Vergata, responsabile dell'area cultura dell'Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l'Occupazione. Editor del trimestrale “Economia della Cultura” de ilMulino, tra le sue pubblicazioni: Economia e marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2011), Marketing dei libri (ed. Bibliografica, 2012), Heritage Marketing (FrancoAngeli, 2007), Un marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2005), Comunicare la cultura (FrancoAngeli, 2007), Sette idee per la cultura (Labitalia, 2005).
  • Ma fatemi il piacere.
    Parole inconsistenti e grande sviolinata. Prima del denaro bisognerebbe avere chiaro cosa sia “cultura” e chi sia lo spettatore. Bisognerebbe guardare ai contenuti. Alle opere…ma qualcuno sa argomentare luci ed ombra delle opere oltre a ricopiare comunicati stampa???

    E se guardiamo agli ultimi tre padiglioni italia ci vengono in mente solo i curatori…opere e artisti si perdono. Padiglioni-calderone, dove si sarebbe potuto presentare tutto e il contrario di tutto. Perchè nessuno sa dire quale sia il valore culturale del cubo di Golia con finto oro dentro?? O del barbiere che taglia i capelli sull’albero??……ideuzze buttate là…tanto non importa a nessuno. Questo è il punto. Non un progetto, opinabile certo, ma almeno definito come quello di Anri Sala o Jeremy Deller (anche se pessimo).

    800mila euro per questo padiglione italia, con 200.000 euro di crowdfunding, per questa mostra????? La mostra si poteva fare con 100.000 euro..dove sono finiti questi 800mila Euro???

    Ghirri evirato, Barrucello come una scena di CSI, Paolini sempre uguale a se stesso, Arena che specula sul fattaccio storico, Benassi solito archivio, poi altre cose a caso..il profumo di ethernit, le macerie, la ragazza che vocalizza, la forza-sentite bene- di una goccia ..15 curatori per 14 artisti, la moglie del curatore ingaggiata per disegnare lo spazio…20.000 euro per fare un catering da Roma….

    A me sembra il solito baraccone italiano, ma perchè non riusciamo – vogliamo- fare un padiglione pulito e diretto come altri paesi? Uno, o al massimo due artisti, così semmai si riesce a rimettere al centro le opere. E la cultura, con cui ci piace tanto riempirci la bocca.

    Invito a questo articolo: http://www.artribune.com/2013/06/il-padiglione-italia-di-oggi-e-di-domani-secondo-luca-rossi/

    • Helmut

      “E se guardiamo agli ultimi tre padiglioni italia ci vengono in mente solo i curatori…opere e artisti si perdono.”

      Tutto vero. Ma esiste invece qualcuno che si ricordi delle tue “opere”?

      • Matteo Vanni

        Helmut tranquillo che te le ricorda lui con i suoi mille link e Artribune che lo sfrutta per riempire il vuoto sistematico.

        • Gentile Matteo, Artribune non sfrutta proprio nessuno e per fortuna vuoti da riempire non ne ha molti! Quanto a Luca Rossi è stato più volte ripreso e gli si è chiesto di non utilizzare il giornale come sua vetrina personale, evitando di pubblicare in maniera compulsiva link al suo sito… Quindi, direi che è fuori strada!

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  • Penso che quello che avviene in italia sia espressione degli spettatori e degli addetti ai lavori che ci sono in italia…e le risposte al mio commento ne sono la prova (e spettatori realmente interessati e addetti ai lavori in italia coincidono…quindi l’unica cosa che importa è che il Sig. Rossi non diventi una star).

    Quindi non c’è da stupirsi.

    Premesso che non si vuole esprimere verità ASSOLUTE o crocifiggere Pietromarchi, quanto riflettere su progetti dove opere e artisti sembrano l’ultimo degli interessi e dove opere e artisti sembrano perfettamente intercambiabili.

    Nella mostra di Pietromarchi non sono infatti chiare ragioni e motivazioni. Perchè quelle scelte? Perchè quelle coppie di artisti? E le opere specifiche perchè? Il “non detto” che circonda spesso l’arte, sta diventando una bella alibi, per giustificare tutto e il contrario di tutto…

    • Matteo Vanni

      Ma ancora una volta tiri fuori “te”, i tuoi “progetti” e ora anche la possibilità o meno di diventare una star…cosa farnetichi “da quattro anni”?! Cosa centri con il padiglione, la biennale, e il FARE arte?.
      Penso che Helmut – e non solo lui – si domandasse questo.

      Poi per il resto c’è sempre il dibattito che ti galvanizza e che fa bene come la palestra che a sua volta ti galvanizza, come guardarti allo specchio mentre fai workout che ti galvanizza ancor di più. Bhe sicuro tra il FARE arte e te c’è quella distanza – siderale – che ritieni opportuna.

      Attieniti al topic e alle tue pertinenze (scrivere commenti online)

  • Veramente nel primo commento ponevo domande sul TOPIC. Come lo chiami tu. Mentre VOI avete iniziato a insultare a caso. Iniziamo di nuovo.

    Dove sta il valore “culturale” del progetto di Pietromarchi? Barbiere? Cubo? Foibe? Macerie? Perchè? Qualcuno riesce ad argomentare? Questo è il vuoto che fa paura.

    Quanto è costata la mostra? Serviva il crowdfunding con 600.000 euro di budget? C’era la possibilità di un progetto più pulito e definito, come avviene sempre per tanti altri paesi? Anche la Romania (senza offesa) aveva un bel progetto chiaro e definito…poi tutto è opinabile.

    Se ogni risposta è ridimensionare il Sig. Rossi qualsiasi…mi sembra un livello basso…e non sono io il Sig. Rossi, ovviamente.

  • Rose negli occhi

    Ma scusate dove sono le opere di Luca Rossi? Quello che apprezzo di Rossi è questa natura adattiva e potenziale dell’opera comunemente intesa. Mi sembra un modo per preservare l’essenza più vera dell’opera, senza dover fare l’oggetto da vendere. Anche se poi ci sono cose da vendere, o da scaricare o fare liberamente (foto di Condo, calcolo movimento del sole, foto 10/9, ecc). La presenza di internet permette realmente di conservare e individuare il centro dell’opera, spesso (sempre?) immateriale. Rossi non porta nulla di nuovo, perché abbiamo già tutto. La novità sta nel rinnovare, con l’aiuto di internet, la consapevolezza sulla natura dell’opera; come di ogni cosa che ci capita di vivere e incontrare.

    Rose negli occhi

    • Matteo Vanni

      Invece di continuare questa tragicomica pantomima di alter ego e nicknames, dovresti cominciare a pitturare la tua tanto amata pittura coscia dei sui/tuoi limiti.
      Etereamente contemplativa come l’immaterialità bidimensionale dello schermo che si affaccia su questo media.
      Siamai cominci a cavar arte, ma di quella vera, invece delle fanfaluche che spari da “quattro anni a questa parte”. Di sicuro smetteresti di sparare parole e ti dovresti davvero confrontare a tutto tondo (pur pitturando nei limiti della bidimensione).
      Dopo quello sforzo – che mai vigliaccamente hai fatto– allora potrai scontrati e ragionare sull’idea di “mediocre” che tanto ti riempe la bocca –e chissà che altro ti riempe quella bocca – e perchè no anche superarla, per scoprire magari che davvero te la cavi, senza più bisogno di esternare le tue polemiche di rimbalzo ma giocandoti la faccia in prima persona tramite il vero lavoro artistico.

  • Rose negli occhi

    Definire “vero lavoro artistico”. Grazie

    • Matteo Vanni

      Il vero lavoro artistico è provare nel bene o nel male a formalizzare un pensiero – nel senso più ampio dei termini “FORMA” e “pensiero” – in maniera autosufficente ed autoportante (non perforza o esclusivamente autoreferenziale). Facendo questo essere disposti a prendersi in toto la responsabilità in PRIMA PERSONA, e l’accettazione anche del possibile errore – parte fondamentale del processo creativo.

      Di sicuro NON è sistematicamente infangare tutto ciò che viene proposto, chiamandosene vigliaccamente fuori, facendo quel passo in dietro che tanto ami e che diventa un alibi peggiore del vuoto che psicoticamente ed automaticamente denunci in QUALSIASI proposta altrui – che non sia tua ovviamente.

      Tutto questo per evidenziare la differenza tra prassi artistica e critica artistica, ce n’est pas la meme chose monsieur Michelin/LR/RnO/etc.

      Merola ha visto molto più preciso di me:
      http://www.artribune.com/2013/07/padiglione-italia-e-crowdfunding/#comment-224099

  • Cesare

    Comunque il cubo di cemento non ha alcun oro ne finto ne vero colato,
    sono semplicemente le foglie del corniciaio applicate dall’esterno con il collante che si usa pre quel tipo di materiale.

  • Vorrei aver letto due anni fa (in merito a un padiglione Italia mai più lontano dall’idea di puntare su uno o due artisti e mai meno pulito e diretto) critiche altrettanto radicali da parte di Luca.
    Invece allora si prendeva per buona quella che veniva considerata una rappresentativa “fotografia della realtà” (come nei commenti a questo articolo: http://www.artribune.com/2011/03/pensate-che-il-padiglione-di-sgarbi-sara-un-pastrocchio-cavoli-ci-sa-tanto-che-avete-ragione%E2%80%A6/ ).
    Non mi sembra utile sparare più forte su chi è più vicino e accettare il peggio come “normalità”. Così la tanto attesa rivoluzione-innovazione-radicale non giunge mai, mentre ogni piccolo segnale di cambiamento viene denigrato perché non risolutivo. Si vuole correre senza essere ancora in grado di camminare.

  • @helga: vedete narcisismo e vanità nei miei link, perché avete narcisismo e vanità negli occhi. Ogni mio link è funzionale al topic, non vedo dove sia la promozione, visto che non vendo nulla. Siete molto più impegnati a cercare la mia mediocrità che nella lettura dei contenuti.

    @Vanni: siamo tutti quì in prima persona. Non ci sottraiamo vigliaccamente…cosa deve fare il Sig Rossi? Continuate a pensare che sia anonimo…come credere che Topolino sia anonimo…ci dobbiamo conoscere di persona? Diventare parenti? Che cosa? Non critichiamo assolutamente tutto. Ma cerchiamo di argomentare luci ed ombre. Se seguissi il blog troveresti molte critiche costruttive e positive.

    @Merola: continui a non capire. Devi riflettere. Gli ultimi padiglioni Italia sono stati tutti significativi per delineare una situazione caotica e negativa. Il problema è che non sono consapevoli di [email protected]: vedete narcisismo e vanità nei miei link, perché avete narcisismo e vanità negli occhi. Ogni mio link è funzionale al topic, non vedo dove sia la promozione, visto che non vendo nulla. Siete molto più impegnati a cercare la mia mediocrità che nella lettura dei contenuti.

    @Vanni: siamo tutti quì in prima persona. Non ci sottraiamo vigliaccamente…cosa deve fare il Sig Rossi? Continuate a pensare che sia anonimo…come credere che Topolino sia anonimo…ci dobbiamo conoscere di persona? Diventare parenti? Che cosa? Non critichiamo assolutamente tutto. Ma cerchiamo di argomentare luci ed ombre. Se seguissi il blog troveresti molte critiche costruttive e positive.

    @Merola: continui a non capire. Devi riflettere. Gli ultimi padiglioni Italia sono stati tutti significativi per delineare una situazione caotica
    : sono ottimi negativi, il migliore è quello di Sgarbi che fotografa bene l’Italia dell’arte che emerge da questi commenti. Mediocre, poco concreta, legata a romanticismo e narcisimo, insieme ad un certo buonismo, come portatori della vera arte (Merola, Vanni).

    Dobbiamo scrollarci da questo atteggiamento, attento solo a ridimensionare il proprio connazionale. Senza avere la minima capacità di argomentare i contenuti. Le mie domande sono ancora inevase e si parla solo del Sig. Rossi. Questo perché se il Sig. Rossi qualsiasi è mediocre e inutile, la mia presunta mediocrità è al sicuro (vedi atteggiamento di Vanni e Merola).

  • Matteo Vanni

    Il padiglione italia è pieno di tuoi connazionali –…che sistematicamente tendi a ridimensionare – e Artribune negli ultimi sette mesi è zeppo di articoli che trattano il tema e che spiegano tutte le questioni rispondendo alle domande che fai nei confronti di ViceVersa.
    Cosa non ti è chiaro? Cosa stai chiedendo? A chi lo stai chiedendo?

    Perchè non commenti questo articolo?

    http://www.artribune.com/2013/07/fenomenologia-hypnos-dopo-il-papa-che-dipinge-vagine-a-tutto-spiano-il-figlio-prende-la-strada-dellarte-il-web-ci-consegna-le-gesta-di-gilberto-di-benedetto-alias-hypnos-appunto-e-del-su/

    Perchè Artribune non permette più di commentare questo articolo?
    Perchè Artribune non ha più permesso di commentare l’articolo di Verlato? Perchè Artribune da spazio ad articoli Lucarossi? – i commenti ovviamente non sono un problema.
    Perchè se si avanzano certe questioni – connivenze editoriali –viene risposto da chi di dovere che si è fuoristrada?

    Sarà mica il solito giochino campanilista dove parroci e oratori rivaleggiano con la parrocchia limitrofa?

  • @vanni: veramente non ho trovato testi che argomentino la scelta delle coppie. Al di là del giovino giovane-storico, potevamo accostare tutto e il contrario di tutto…ma sembra che non importi nulla a nessuno. Ne prendo atto.

    Non cerco carteggi lunghissimi, mentre argomentare minimamente non è ridimensionare. Mentre voi massacrate il Sig. Rossi, senza argomentare nulla. Ma è giusto così.

    • Matteo Vanni

      Perchè non hai commentato quel articolo su Hypnos? perchè quel articolo e quello di Verlato non sono più commentabili? Perchè scrivi articoli per Artibune e nessunaltro dei commentatori abituali lo fa?
      Credo che le risposte a queste mie domande coincidano con le risposte che cerchi per quanto riguarda la scelta degli artisti del padiglione

  • Commento quelle notizie in cui credo ci sia o si voglia comunicare qualcosa di fortemente distante da una lettura consapevole della realtà. Ripeto, continui/ate a parlare del Sig. Luca Rossi e non del topic: perché quello che veramente vi interessa è controllare che il livello rimanga basso o mediocre.

    Ripeto, a cosa serviva una raccolta fondi pubblica in questo progetto istituzionale??? A cosa sono serviti 800mila euro per una mostra che ha visto 14 artisti e 15 curatori? E l’ingaggio per la moglie del curatore? Capisco che queste siano le solite cose italiane….ma non venitemi a parlare di un progetto encomiabile, e spero che legga anche Helga, che quando scrivo riesce solo a vedere il mio presunto narcisimo. :)

    • Matteo Vanni

      La raccolta pubblica credo serva per integrare un budget che istituzionalmente piange miseria (inutile ricordare le mancanze delle nostre istituzioni e il totale disinteresse politico nei confronti della cultura tutta).

      Sui 14 curatori, ecco lì punterei molto l’analisi, il fatto è che TUTTI hanno il desiderio – legittimo – ma soprattutto la presunzione – molto meno legittima – che trattando d’arte, e visto che oggi l’arte è poliedrica, si possa essere creativamente autori….addirittura artisti.
      Gente che basilarmente scrive vorrebbe sostituirsi all’artista, dato che nel sistema questi operatori hanno man mano acquisito peso contrattuale, screditando artista ed opera.
      Ciò che dicono e fanno questi operatori diventa più importante del objet d’art, spingendo sul lato del happening – forma creativa rispettabilissima e coinvolgente quando cogegnata da bravi artisti –, così facendo anche chi NON è artista ma si riempe la bocca di parole ed è in grado di stilare un testo, può (in teoria) sentirsi autore-artista.

      Questa volontà di essere star – come piace a te “da quattro anni a questa parte” insomma – è ciò che spinge sempre più gente a fare questo, perchè battaglie retoriche e ruffianamenti istituzional editoriali a parte, non serve un gran che d’impegno, non viene richiesta nessuna prassi pratica (che si differenzia da quel “in teoria” appunto).

      presumo che i soldi siano serviti a questo, a foraggiare ed oliare tutto il carrozzone come tu denunci.

      Dico questo per quel poco che so in realtà – che presumo di sapere o capire e che molto probabilmente non dovrei dire –, perchè non solo tu ti celi dietro a facciate. Anche questi personggi pur mettendoci la faccia, sono appunto personaggi, con facciate, per cui non ci è dato sapere veramente, come perchè etc.
      Anzi sembra che tu ne sappia sempre qualcosina in più di queste magagne, abbia sempre l’indiscrezione, il leak, il gossip pronto e fresco direttamente dal fronte.

      Per questo mi ridomando: cosa stai chiedendo? a chi lo stai chiedendo? sono domande retoriche le tue?
      Ben conosci e agisci in quel sistema con quei modi…non vedo proprio l’utilità del tuo agire se non appunto combattere la tua battaglia curatorial-editoriale, con le stesse armi che queste persone usano, cioè tutto…tranne FARE ARTE.

      Si poteva curare meglio questo padiglione?…..forse
      Questo padiglione è il meglio che è venuto fuori dalle ultime Biennali?…..è molto probabile.

      E’ mai possibile che sistematicamente tu debba affossare tutto ciò che non sia affine alla tua linea curatorial-editoriale?
      Non si è MAI in grado in questo paese di avere quello spirito sportivo, quell’abnegazione nei confronti della causa arte, tale per cui si possa dire: “non farei mai una cosa così, ma è stata comunque fatta una bella prova che merita”.

      Per “le ombre” (come ti piace ridondantemente definirle nei tuoi slogans) che oscurano questo ed altri progetti italiani..bhe non ci si può fare niente, se non evitare di lavorare con italiani. Non è esterofilia, ma semplicemnte un dato di fatto.

  • Caro Luca,
    Pietromarchi ha più volte, in numerose interviste su questa e altre testate, argomentato le sue scelte. Poi tu puoi trovare le sue argomentazioni deboli o convincenti. Se però si vuole discutere di questo Padiglione Italia, il punto, a rigor di logica, non è spiegare perché sono stati scelti Paolini o Ghirri o Tirelli o Baruchello (ci ha già pensato il curatore e tu puoi essere o no d’accordo). Il punto è argomentare semmai perché NON dovevano essere scelti (a tuo parere) questi artisti e suggerire un’alternativa che vada al di là del “coraggio di puntare su uno o due artisti, per rimettere al centro le opere”. Se non ti è piaciuto il padiglione di Pietromarchi, dicci chi è l’artista o chi sono i due artisti che secondo te meritavano di essere a Venezia. Non è costruttivo criticare senza proporre un’alternativa. Se poi l’alternativa che hai in mente è qualcosa come Kremlino, allora siamo davvero lontani da quel padiglione “pulito e diretto” con al massimo uno o due artisti che (stando alle tue affermazioni) sembrerebbe essere la maniera ideale per rappresentare l’arte italiana.
    Io forse continuo a non capire, ma tu continui a cambiare idea ogni giorno, sventolando come una banderuola.

    • Matteo Vanni

      Quoto, Merola continua ad essere più puntuale di me

      • Grazie Matteo… Però cerchiamo di prendere questo commentario per quello che è: un modo divertente per trascorrere qualche momento distensivo, conversando con amici appassionati d’arte. Cerchiamo di non gareggiare con rabbia per affermare le nostre idee. Tutti abbiamo torto e ragione al contempo. Sono ben altre le sedi per dare forma al modesto contributo che ciascuno di noi può fornire in campo artistico e culturale. Qui è bello parlare tra amici, rispettandosi, anche quando non si è d’accordo. Con affetto :-)

        • Matteo Vanni

          Certamente, credo comunque che venga fuori una naturale risposta al grado di rispetto che viene portato attraverso i commenti.
          Esistono soggetti che hanno la capacità di spingere il discorso a livelli esasperanti – sciocco io a farmi influenzare.

    • Caro Vincenzo, ho scritto un articolo su questa rivista relativo alle alternative a Pietromarchi…ti invito a essere più attento.

      Ho letto e ascoltato le parole di Pietromarchi.

      Dentro ViceVersa poteva starci chiunque…chiunque… ormai tutti giocano alla citazione e alla rielaborazione del passato…quindi???? Perchè queste scelte?

      Pietromarchi ha semplicemente scelto alcuni artisti italiani già apprezzati, iniseme ad alcuni…molti…artisti “giovani”…che sono , a loro volta, intercambiabili con 1000 altri…perchè no Andreotta Calò, Grimaldi, Gennari, Francesconi, o Trevisani…o Vascellari? O la Biscotti??? Non si capisce…

      La verità è che l’italia procede per parrocchie, e in questo Viceversa, a parte alcuni artisti storici “politicamente corretti e facili (Baruchello, Ghirri, Paolini, Mauri), presenta la parrochhia di Roma…o semplicemente la parrocchia di Don Bartolomeo…questo è il dramma dell’arte italiana e non solo.

      L’arte è vissuta come una fatto effimero e narciso, dove ogni mediocre, ogni Sig. Rossi, è pronto a buttare il proprio EGO, al fine di essere finalmente qualcuno…e si creano famiglie , clan morbosi; non si riesce ad avere alcuna distanza, mentre le opere si contemplano, come si contempla un crocifisso…senza la capacità di individuare e rinnovare le ragioni e le motivazioni di quello che vediamo…ma questo avviene anche fuori dall’arte, e l’arte è solo la cartina tornasole di questo…ma allora molto meglio il Padiglione di Sgarbi. Più sincero, se non proprio consapevole.

      • Matteo Vanni

        Eh vedi caro Vincenzo…non sei attento….lui scrive articoli su questa rivista parrocchiale, mentre tu semplicemente commenti….
        Lui sì che è attento ad usare le parole che legge e ascolta da altri, mica come te che non sei attento.
        I nomi li aveva già fatti nel suo articolo, donato a tutti noi con un linguaggio semplice ed evangelico, insomma stammi più attento Vincenzo.

  • Caro Luca,
    è vero, sono un po’ distratto… Ma il tuo articolo non mi era affatto sfuggito. Lo ricordo bene perché mi sono ritrovato a commentarlo dopo essere stato citato da uno dei lettori. A dire il vero ho sollevato le questioni di cui sopra proprio facendo riferimento al tuo scritto, in cui sostieni:
    “Dopo il 2001, e dopo il solito fenomeno Cattelan, cosa abbiamo avuto in Italia? La riproposizione di artisti storici come Pistoletto e Penone non vale. Quale potrebbe essere, pensando a questi ultimi due anni, un artista mid-career che sia italiano e il cui lavoro meriti un intero padiglione? Temo nessuno. Ecco la risposta.”
    Poi nomini Adrian Paci, ma dal tuo tono sembra di capire che nemmeno lui avrebbe le carte in regola. Oppure forse avresti preferito un Padiglione Italia con soltanto Adrian Paci? Credi che avrebbe retto e che comunque sarebbe stato più incisivo? Perché?
    Insomma la tua posizione si può così riassumere:
    1) Vorresti un Padiglione Italia con uno o al massimo due artisti, come accade nei principali padiglioni nazionali.
    2) Non esiste in Italia alcun artista che meriti un intero padiglione.
    3) Siccome non si può fare di meglio, allora meglio Sgarbi, che almeno è più sincero.
    Le mie osservazioni miravano proprio a contestare questa tua cinica conclusione. Perché non apprezzare il notevole passo in avanti che c’è stato rispetto ai padiglioni italiani degli ultimi anni con Pietromarchi, riconoscendone magari tutti i difetti (non voglio dire che sia perfetto), ma considerandolo un buon punto di partenza per un discorso di qualità, sobrietà, pulizia? Perché distruggere tutto, sostenendo che l’operazione Sgarbi sia stata più “consapevole”?