Les Bains: discoteca, squat, galleria. A Parigi

Non sarà di certo sfuggito al nottambulo avveduto, al dandy sofisticato o allo studente in cerca di scambi “culturali”: da ormai quasi tre anni la vita notturna della capitale francese è stata privata di uno dei suoi tempi laici, la celebre discoteca “Les Bains”. A riportarla in auge ci ha pensato la galleria di Magda Danysz.

Skki, Space Invader, C215 @ Les Bains - courtesy Jerome Coton

L’edificio di Les Bains veniva inaugurato nel lontano 1885 come luogo destinato alla balneoterapia (da qui il suo nome originario, Les Bains Guerbois) ma nel 2010, dopo 125 anni di continue metamorfosi e passaggi di mano, un ordine della prefettura ordina di evacuare l’edificio, dichiarato ormai pericolante.
La demolizione ha inizio ma, come per incanto, le arcaiche forze della citta si scatenano contro lo scempio. L’anima pulsante della città fa sentire la sua voce al di là dei martelli pneumatici. Come nell’antichità greca, la hybris dell’uomo, ossia l’eccesso di insolenza e tracotanza contro i vincoli imposti dalla divinità, genera fratture. Mostri. Dal latino monstrum che risale al verbo monere, ovvero principalmente “mostrare e ammonire” circa la presenza e la volontà degli dei. Nei Bains la furia degli dei si è mostrata sotto le spoglie di un portento, un veritabile reperto di archeologia urbana: un graffito superbo di Futura 2000, uno dei pionieri newyorchesi di pittura urbana, realizzato nel 1985, ossia 100 anni esatti dall’apertura dei Bagni. Ma, come in tutte le religioni animiste, anche quella della giungla urbana ha la sua corte di divinità che si esprimono in cori polifonici. Ecco che due grandi Space Invaders datati 2002 cantano la loro ira funesta dalle mura mitiche dell’ex discoteca che ha visto defilare sul suo palco gli eroi  dell’era moderna, dai Joy Division ai Guetta.

Sambre @ Les Bains - courtesy Stephane Bisseuil
Sambre @ Les Bains – courtesy Stephane Bisseuil

Il passo è breve perché Magda Danysz, da sempre attenta ai fenomeni di street art, assuma il ruolo di “madrina” per un progetto a dir poco inedito: accompagnare il tempio verso la sua rovina, ma regalandogli un ultimo, grandioso momento di gloria. È cosi che Les Bains, quest’edificio di dieci piani per 3mila mq nel quartiere delle Halles, nel pieno centro di Parigi, si trasforma per quattro mesi in squat effimero per artisti urbani. Concetto spurio tra la residenza artistica istituzionale e lo spazio occupato clandestino, quest’impressionante edificio haussmaniano ha vissuto nei primi mesi del 2013 un momento di pura effervescenza creativa. Da gennaio ad aprile, i grandi della street art quali Mosko o Jef Aerosol si sono armati di bombolette, pennelli, trapani e martelli affiancando i più giovani talenti tipo L’Atlas, Sten&Lex, Sambre e Wxyz. Presente anche la prima generazione del graffito parigino con Jayone, Skki e Ash. Quattro generazioni di artisti urbani, da Jacques Villeglé (87 anni) fino a Vhils (25 anni) per quattro mesi di pura euforia creativa. Soli privilegiati autorizzati a penetrare in quest’antro magico, spazio ibrido tra la rovina e l’officina creativa, i fotografi Stephane Bisseuil e Jérôme Coton che, con il rigore di due reporter, hanno documentato giorno per giorno quest’avventura.
I dipinti murali di YZ, commistione di poesia e rovina, tinti di nostalgia, si affiancano alle installazioni di Sambre, che crea membrane permeabili tra i differenti piani dell’edificio. Le composizioni semantiche e cromatiche di Nasty come Happyness in Chemistry, dove la tag riscatta il suo statuto d’imbrattatura per ergersi a opera d’arte. La lettera, il font sono gli elementi estetici di base per affreschi contemporanei, dove la forma e il testo vivono l’uno grazie all’altro in un continuum semantico.  Le affiche di Mr. Brainwash che, un po’ come Mimmo Rotella, gioca a stracciare le icone pop per svelarne l’ossatura fatta d’asfalto e calce. Le chimere fantastiche di Philippe Baudelocque che, effimere come miraggi, prendono vita sotto il tratto di un gessetto bianco che scorre su di un muro nero come pece.

L'Atlas @ Les Bains - courtesy Stephane Bisseuil
L’Atlas @ Les Bains – courtesy Stephane Bisseuil

I Bagni sono stati per me un’opportunità per sperimentare qualcosa che ho ricercato lungamente, ossia un’immersione totale”, dichiara LeMoDuLeDeZeeR. E conclude: “Ephemeral this time, gave me a reprieve”. Ed è in una sorta di tregua, di tempo sospeso, che le foto della Galleria Magda Danysz restituiscono l’avventura alla quale “tutti, venuti da Los Angeles, Lisbona, Roma, Copenaghen, Berlino o Parigi, hanno partecipato con lo stesso slancio, la stesa generosità”, dice Jean-Pierre Marois, proprietario nonché promotore del progetto, che, rievocando quei mesi di incredibile fermento, confessa che “a infestare i luoghi vi erano di certo le ombre danzanti di Basquiat, Warhol e Haring”. Tutti gli ingredienti sono riuniti perché quest’esperienza, seppure effimera, resti a lungo impressa nelle memorie.

Martina De Fabrizio

Parigi // fino al 27 luglio 2013
Les Bains Artists Residency. Photo Show
MAGDA DANYSZ
78 rue Amelot
+33 (0)1 45833851
[email protected]
www.magda-gallery.com

CONDIVIDI
Martina De Fabrizio
Martina De Fabrizio è nata ad Avellino nel 1981. Nel 2005 consegue una laurea con il massimo dei voti in Scienze delle Comunicazioni presso l’Università di Roma La Sapienza con una tesi inter-cattedra con La Sorbona di Parigi su “Rito, sacro e sacrificio. Una riflessione sull’arte postmoderna a partire dall’opera di Michel Maffesoli”. Nel 2008 si specializza in marketing e comunicazione con un executive master della Fox School di Philadelphia. Intanto scrive per diverse testate cartacee e web, soprattutto d’arte e cultura, e ottiene l’iscrizione all’albo italiano dei giornalisti pubblicisti. Attualmente vive a Parigi e nel tempo libero - tra una professione come project manager e una vita da mamma di due bellissimi bimbi - è una grande appassionata d’arte, di sociologia dell’immaginario, di cinema, di cultura urbana. Girovagare, osservare, fotografare e respirare per le strade di Parigi è quello che la fa sentire viva.
  • pino

    Materia complessa di non facile intellegibilità.
    Capisco che l’evento ha grande valore di incontri multipli, valore di esperienza complessa.