Immigrati al museo

Come forse molti sanno, la GAMeC nel 2007 ha formato dei mediatori museali, vale a dire persone di 30 nazionalità e lingue diverse che vivono a Bergamo e provincia, il cui compito è di portare e guidare i propri connazionali alle mostre della GAMeC e dell’Accademia Carrara. La storia della libanese Maedeh Ziarati è esemplare in tal senso e per questo vale la pena di fargliela raccontare.

The Log-O-Rithmic - veduta dell'installazione presso la GAMeC, Bergamo 2012 - Foto: Antonio Maniscalco

Qualche mese fa mi recai alla Galleria Minini di Brescia, dove incontrai il titolare Massimo che, dopo la visita alla mostra allora in corso, mi fece accomodare nel suo ufficio per un’amabile e interessante chiacchierata. Come sempre da qualche anno a questa parte, Massimo dopo un po’ che sei con lui tira fuori il suo iPad e ti mostra alcuni appunti di cose che sta scrivendo. Quello che sto raccontando potrebbe avere delle imprecisioni, in quanto è passato diverso tempo e i ricordi si sa sono mutevoli, in ogni modo quella volta mi fece vedere appunti di un articolo che stava scrivendo, ma non so se poi l’abbia pubblicato e dove. Rifletteva su arte e migrazione, infatti il testo parlava di come gli extracomunitari la pensassero rispetto all’arte, non solo all’arte moderna e contemporanea, ma soprattutto nei confronti del nostro grande patrimonio antico.
Ricordo che leggeva e diceva: “Ma noi che lavoriamo e difendiamo l’arte, dovremmo interessarci di cosa pensano gli altri popoli migranti che vivono e sempre più numerosi da noi e a cui non interessa l’arte come interessa a noi”. Nel dire questo si riferiva soprattutto a quel mondo musulmano che vive da noi e che non entra nelle gallerie d’arte, ma neanche nei musei. Insomma, l’interesse di Minini era come interfacciarsi con essi e come l’arte può servire ad aprire un dialogo. Naturalmente è una questione di cui noi sappiamo poco, anche se il mondo arabo si va sempre più aprendo alla nostra arte antica, moderna e contemporanea, come dimostrano le iniziative in proposito di aprire musei in partnership con il Louvre, il Pompidou, il Guggenheim, o le varie Biennali e fiere in crescita.
Ma l’interesse di Minini per questo nostro e loro mondo in evoluzione non è campato in aria e difatti è proprio di qualche mese fa la notizia che da Doha, Qatar, l’emirato più illuminato, sono state rispedite a o richiamate a casa due statue greche a cui le autorità locali volevano mettere le mutande come cinquecento anni fa da noi fece Daniele da Volterra con le pitture della Cappella Sistina di Michelangelo dietro ordine del Papa stilista, nel senso di menswear, Pio IV.

Massimo Minini e Alighiero Boetti
Massimo Minini e Alighiero Boetti

Detto ciò, queste riflessioni sono anche la spia di una questione più ampia che non riguarda solo l’arte e che è riemersa con forza in questi giorni con il dibattito sullo ius solis che continua a dividere i cittadini tra rimandare a casa gli immigrati e integrarli. A me non piace parlare delle mie cose, ma in questo caso si rende necessario e capirete da quanto segue qui sotto perché è una risposta non banale sulla questione, e anzi fa capire molto di quel e questo mondo e anche di come l’arte, soprattutto quella contemporanea, può aiutare in questa discussione. Insomma, è pure una risposta all’eterna domanda: a cosa serve l’arte?
Come forse molti sanno, la GAMeC nel 2007 ha formato dei mediatori museali, vale a dire persone di 30 nazionalità e lingue diverse che vivono a Bergamo e provincia, il cui compito è di portare e guidare i propri connazionali alle mostre della GAMeC e dell’Accademia Carrara. La storia della libanese Maedeh Ziarati è esemplare in tal senso e per questo vale la pena di fargliela raccontare. È una mediatrice museale che arriva in Italia nel 1991 dopo aver preso una laurea in Biologia presso l’American University of Beirut e insegnato scienze biologiche in una scuola media, mentre da noi ha intrapreso la strada della mediazione lavorando molto in campo sociale: in carcere, nella scuola, nell’ospedale e ora sta tenendo un seminario per gli studenti dell’Ateneo di Bergamo, iscritti al corso di Diritto Internazionale.
Ecco cosa ha raccontato della sua esperienza alla responsabile dei servizi educativi GAMeC, Giovanna Brambilla, che le ha chiesto se esiste un episodio del suo lavoro come mediatrice museale che la ha molto colpita: “La mia prima visita l’ho fatta per quindici donne arabe/marocchine. Tutte erano alla loro prima visita a un museo. Ho dovuto andarle a prendere e accompagnarle durante tutto il tragitto verso il museo. Sentivo la loro agitazione e curiosità. Il personale della GAMeC è stato meraviglioso, le ha accolte molto bene e si sono sentite a loro agio. Sentivo la loro agitazione svanire man mano che la visita proseguiva. Tutto era bello, tutto nuovo, tutto meritava la loro attenzione. Ma davanti all’opera di Pistoletto, ‘Venere degli stracci’, le donne si sono impietrite in un primo momento. Mi raccomandavano di non dire niente ai mariti! Ma dopo un attimo d’imbarazzo, la complicità femminile si è fatta avanti e sono cominciati gli scherzi e il divertimento vero e proprio. È come se quest’opera le avesse fatte sentire a loro agio. Strano ma vero. Sono ritornate a casa contentissime e mi hanno ringraziato molto. Il fatto che mi ha reso ulteriormente contenta sono state le mail di complimenti che ho ricevuto da alcuni educatori, mediatori e formatori che erano lì al momento della mia visita e che sono rimasti colpiti dalle espressioni di felicità delle donne. L’hanno descritta come una visita ‘storica’. Queste donne sono tornate altre due volte al museo; una volta con i mariti e un’altra volta con un’altra educatrice del museo.

Piero Dorazio, Verso il raffreddamento, 1960 - Gamec, Bergamo
Piero Dorazio, Verso il raffreddamento, 1960 – Gamec, Bergamo

Un altro episodio che mi piacerebbe raccontare è quello di gruppo di donne marocchine, sempre alla loro prima visita a un museo, e particolarmente di una di loro che è rimasta colpita in un modo esagerato dall’opera di Dorazio ‘Verso il raffreddamento’. Non staccava gli occhi e rimaneva sempre davanti al quadro a guardarlo e mi faceva delle domande per cercare di capirlo.  Abbiamo fatto tutto il percorso ma lei continuava a ritornare ogni tanto per guardarlo di nuovo. Di sera mi chiama per ringraziarmi per averle regalato un’emozione indimenticabile e per aver spezzato la monotonia della sua vita in un modo bello. Le sue parole mi hanno fatto capire come l’arte può accorciare le distanze fra le persone a prescindere dalle loro appartenenza”.
Ho voluto raccontare questa esperienza perché credo dia molte risposte alle domande di Massimo, ma anche di tutti noi. Come sempre, sono domande di arte e vita.

Giacinto Di Pietrantonio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

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Giacinto Di Pietrantonio
Nato a Lettomanoppello (Pescara) 08-08- 1954. Vive a Milano Dal 2000 è Direttore della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. È Docente di 2 insegnamenti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano: Sistemi Editoriali per l’Arte e di Teoria e Storia dei Metodi di Rappresentazione. È stato tra i fondatori, nel 2003, dell'AMACI (Associazione Musei d'Arte Contemporanea Italiani), per cui ha diretto anche la rivista I Love Museums Ha ricoperto il ruolo di Redattore Capo prima e Vicedirettore poi per Flash Art Italia dal 1986 al 1992, rivista con cui continua a collaborare. Dal 2011 tiene la rubrica “Per diritto di cronaca” sulla rivista Artribune e con Luca Rossi la rubrica online “Oltre il giardino” sul sito Whitehouse. Suoi testi sono apparsi e appaiono anche su riviste come Parkett e Domus. Dal 1994 al 1996 è stato consulente per le arti visive della Regione Abruzzo. Con Michelangelo Pistoletto, il gruppo Calc e Corinne Diserens, cura l’edizione di BIG (Biennale Italiana Arte Giovane) di Torino, 200. Ha curato mostre personali di Jan Fabre come eventi collaterali della Biennale di Venezia, nel 2007-2009-2011. Tre le molte e importanti mostre personali e collettive, si ricordano Over the Edges con Jan Hoet, a Gent (Belgio) e Alighiero Boetti. Quasi tutto, alla GAMeC e alla Fondazione Proa di Buenos Aires (Primo premio come migliore mostra dell’anno). Ha fondato e diretto la rivista di discussioni sulle arti Perché/? Ha redatto e curato monografie di Enzo Cucchi, Jan Fabre, Ettore Spalletti. É stato curatore del Corso Superiore di Arti Visive alla Fondazione Antonio Ratti di Como dal 1995 al 2004. É stato membro del comitato della Quadriennale di Roma nel 2005, ed stato membro del comitato scientifico per l’arte dell’Assessorato alla Cultura – Spazio Oberdan della Provincia di Milano e della Fondazione Kogart di Budapest. È stato consulente Artistico di MiArt (Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea): www.miart.it per le edizioni 2008, 2009, 2010. È consulente del Premio Furla – Querini Stampalia per l’Arte. È membro del Comitato Scientifico del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Luigi Pecci di Prato e del CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Nel 2008 è stato insignito dal Magnifico Rettore dell'Università di Bologna Pier Ugo Calzolari del Riconoscimento alla Carriera promosso dall'AMA (Associazione Almae Matris Alumni) dell'ateneo bolognese.
  • massimo minini

    Giacinto,
    rieccoci qua sulla zattera di artribune a parlare…
    Grazie della menzione, si è vero, è un po’ che ci penso.
    e mi dico, un giorno i longobardi, da cui discendiamo, sono arrivati qua in padania, hanno tagliato teste, fatto prigionieri, ma sono rimasti catturati dalla cultura del luogo.
    diventati poi più romani dei romani, più cristiani dei cristiani, ci hanno tagliato la testa ma regalato capolavori di scultura, di oreficeria, di chiese.
    Ora non ci sono più invasioni cruente, ma la vera invasione finale è iniziata da tempo e con la globalizzazione sta perfezionandosi.
    Tra Ryanair, il web, Google e gli scafisti qua siamo pieni di neri, di gialli, di rosa che occupano le nostre città.
    Filippini fanno pulizie, moldave curano i vecchietti, indiani accarezzano le mucche, neri agli altiforni, pakistani vendono rose, senegalesi vendono Prada e Vuitton…
    A Brescia siamo ormai al 30%. noi non facciamo figli, loro razzano da matti. Tra un secolo loro saranno italiani a tutti gli effetti, nerigiallirosa e dovranno fare i conti con dante giotto calvino manzoni luciofontana.

    Speriamo che intervenga Luca Rossi così tiriamo su la media degli interventi. lui sa suscitare commenti.
    Dai Luca, dicci la tua, facciamo il record.
    questo è argomento importante, anche se Chiasera è un racconto da non trascurare….
    E viva Giacinto che fa le connessioni.
    Facciamo un gemellaggio Brescia/Bergamo? Carrara/Tosio?
    Massimo Minini

  • graziella mastrogiacomo

    come mi è piaciuto sentire le interessantissime informazioni di Maida sulle sue esperienze di mediatrice museale! Grazie!