Dolomiti Contemporanee. Programma, bilancio e futuro

Giunge al terzo anno il festival – ma definirlo così è già una semplificazione – che si svolge nei luoghi montani fra i più suggestivi al mondo. Ne abbiamo parlanto con Gianluca D’Incà Levis.

Dolomiti Contemporanee - un cantiere DC_agner, di hubert kostner, 2012, blocco di taibon, con galleria goethe bolzano e salewa

Terzo anno di Dolomiti Contempornee, Gianluca D’Incà Levis, ti aspettavi questa affermazione all’inizio dell’avventura?
Diciamo che non mi aspettavo nulla di preciso, quando siamo partiti col progetto, ad agosto 2011. Volevo lavorare e basta. Ero però certo della bontà dell’idea, e del fatto che l’avrei portata avanti con determinazione, pur tra mille difficoltà. Già in quella prima edizione si dimostrò la bontà del format, la chiarezza della struttura, l’appeal di un  progetto così sperimentale e laboratoriale per gli artisti. Importante, in quel momento, fu anche la disponibilità immediata a collaborare dei primi curatori indipendenti invitati, Andrea Bruciati, Alberto Zanchetta, Associazione E, Alice Ginaldi, Daniele Capra, che, aderendo, hanno contribuito a lanciare subito il programma con forza.

Cosa ha permesso, quali chiavi, quali leve, al progetto di avere questo oggettivo successo su scala ormai nazionale e non solo?
Le esperienze che abbiamo fatto in due anni hanno messo in luce un modello innovativo, soprattutto in Italia. La fabbriche abbandonate, riprese, bonificate, trasformate in spazi espositivi temporanei, hanno funzionato molto bene, come laboratori artistici e palestre d’azione, per oltre 100 artisti. I fattori più importanti sono due, a mio giudizio. Il primo è il metodo di lavoro: ospitare gli artisti in location uniche e risuscitate, all’interno di un  contesto ricco di stimoli come quello dolomitico, garantendo loro, attraverso i materiali offerti dalle decine di aziende partner e la Residenza, la possibilità di realizzare opere anche molto complesse, è un sistema incentivante. Ospitalità e operatività, quindi. Il secondo fattore rilevante è la capacità, dimostrata dal progetto, e quindi dall’arte, se correttamente impiegata, di dare impulso al territorio. Le fabbriche, dopo essere state da noi utilizzate per la stagione estiva, sono state riaffittate. L’esperienza artistica ha permesso di creare un nuovo appeal per il bene-fabbrica, che giaceva in stato d’abbandono da decenni. Questo valore funzionale dell’esperienza è, evidentemente, molto rilevante. Si dimostra, con ciò, che l’arte è in grado di produrre risultati concreti anche sul piano economico. Che è una pratica utile (se coltivata all’interno di una piattaforma strategica), non una pratica decorativa.

Dolomiti Contemporanee - spazio di casso, allestimento roccedimenti
Dolomiti Contemporanee – spazio di casso, allestimento roccedimenti

Abbiamo parlato di scala nazionale e non solo. Ci rammenti i link internazionali di DC e ci spieghi perché sono fondamentali per i propositi del progetto?
Il progetto sin dall’inizio non ha mai inteso creare una trincea alpina. Le Dolomiti ci interessano dal punto di vista culturale, e delle risorse di stimolo, non per una fissazione tematica. Ci interessava creare un fulcro d’azione intellettuale e artistica, in uno spazio molto configurato, e delocalizzato, che sapesse creare rapporti con l’esterno. Questo progetto, nella sua struttura organica, è centrifugo, una specie di bomba a frammentazione. Non si tratta di “stare nelle Dolomiti”: l’esatto contrario. Si tratta di ospitarvi altri modelii, e di uscire da esse. Per far ciò, abbiamo voluto creare un campo-base avanzato, lontano da Milano, che sapesse attrarre e produrre, secondo un modello verticale (alcune della “pratiche d’arte metropolitane” mi paiono eccessivamente orizzontali, ovvero ripetitive, pleonastiche, autologhe, piatte, lucarossiane). Le Dolomiti non sono dunque, come può sembrare, l’unico fattore centrale; sono, piuttosto, un “metodo” per prendere distanza, e fare ricerca su uno “spazio nuovo”.  Una stazione, per spedizioni esplorative. Sto lavorando a un’idea per portare una montagna dentro ad una fabbrica a Milano, in occasione l’Expo 2015. Non si tratta di andare in gita all’Alpe. Si tratta di muovere lo spazio, attivando funzioni molto poco bucoliche e vernacolari, e di fare ricerca.
Sin dall’inizio, numerose sono state dunque le collaborazioni con soggetti esterni all’ambiente dolomitico, gli scambi, le osmosi. La Sicilia, con Palazzo Riso, nel 2011. La Fondazione Bevilacqua La Masa. I musei e le gallerie in tutta Italia. Per quanto riguarda le collaborazioni internazionali, stiamo attivando alcuni progetti ora. Essi sono fondamentali per quanto ho detto: la nostra è una stazione di partenza, non d’arrivo, e un laboratorio di connessioni, che integra centinaia di soggetti, politici, amministrativi, sociali, produttivi, culturali, artistici. Per questo, ad esempio, giudichiamo assai importante proporre la nostra pratica all’interno di una piattaforma come quella della Candidatura di Venezia con il Nord-Est a Capitale europea della Cultura 2019. Uno dei progetti europei, a cui abbiamo aderito, e che è in via di definizione, dovrebbe mettere in rete alcuni Centri d’arte di un’altra regione montana europea, la Francia pirenaica, con alcune realtà italiane, attraverso progetti espositivi e scambi di residenza. Il progetto, che sarà avviato nel 2014, dovrebbe coinvolgere, oltre a noi, Care of e Fondazione Bevilacqua La Masa, il BBB di Tolosa, la Chapelle St-Jacques di Saint-Gauden, la Maison des arts di Cajarc.

Dolomiti Contemporanee - il nuovo spazio di casso nel contesto del vecchio abitato - foto sabrina pasquali
Dolomiti Contemporanee – il nuovo spazio di casso nel contesto del vecchio abitato – foto sabrina pasquali

Ora un accenno alle novità di quest’anno, a partire dal nuovo spazio che inaugurerete per passare alle mostre.
Quest’anno il ganglio centrale sarà costituito dal Nuovo Spazio espositivo di Casso, questo sito unico, dal potenziale elevatissimo, che abbiamo riaperto lo scorso settembre e del quale mi è stata affidata la direzione. Questa è la “fabbrica” dell’estate 2013. Uno spazio chiuso da mezzo secolo, chiuso dalla morte (Tragedia del Vajont, 1963), in un luogo ancora, per molti versi, chiuso, assoggettato alla morte, che si propone come fulcro vitale d’azione, attraverso l’arte. A Casso, e in numerosi comuni delle valli limitrofe, tutti coinvolti nel progetto, sono state attivate le residenze, e le reti locali di supporto. I primi artisti in residenza sono già all’opera da una decina di giorni: si prepara la prima mostra del ciclo estivo, che apre sabato 6 luglio proprio a Casso.
A Casso realizzeremo poi un’altra mostra a settembre, con diversi link esterni, uno dei quali con Trieste Next, importante festival di cultura scientifica del capoluogo friulano. Ad agosto, una serie di mostre, che coinvolgeranno una trentina di artisti, in altre location, tra cui il Castello di Andraz, il Museo Paeolontologico di Cortina d’Ampezzo, il Rifugio Brigata Cadore all’Alpe del Nevegal. Sottolineo un aspetto, sistemico: in tutti questi siti, si va ad “aprire”. Tutta l’azione di DC può essere sintetizzata con questo genere di concetti: aprire luoghi chiusi; abbattere dighe; tirare giù dei muri; riattivare tessuti necrotici; costruire reti e relazioni. Il Castello di Andraz è stato riaperto da pochi mesi: era chiuso da 27 anni. Il Rifugio Brigata Cadore è chiuso da vent’anni: la nostra azione su di esso mirerà a riattivarlo. La componente d’apertura è di altro genere, nella mostra al Paleontologico di Cortina. Questo Museo tematico fa capo al Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, nostro partner. Il Rimoldi vanta una Collezione importante, con opere di centinaia di artisti del calibro di Carrà, De Pisis, De Chirico, Sironi, ecc. Ora, grazie alla nuova attenzione maturata dalla direzione del Museo (Alessandra De Bigontina) nei confronti del Contemporaneo, il Museo acquisirà le opere di alcuni degli artisti che porteremo in mostra a Cortina. Un Museo non è una teca, e una Collezione non è un fossile. Una Collezione che si apre al Contemporaneo, è un luogo in cui si attivano pratiche edificanti di scambio e rinnovamento. Un luogo attivo. Proprio come nel nostro caso. Per noi, non sono i muri delle fabbriche a contare, quanto piuttosto le pratiche che vi conduciamo.

Dolomiti Contemporanee - inaugurazione
Dolomiti Contemporanee – inaugurazione

Un’altra novità è il rapporto tra DC e la Fondazione Dolomiti Unesco. Per la prima volta si parla di arte contemporanea a fianco del nome Unesco. Come è successo? Oltre alla Fondazione, poi, quali sono le ‘linee di finanziamento’ dell’iniziativa?
La Fondazione Dolomiti Unesco è un organo nato nel 2009, le cui funzioni principali sono di carattere conservativo. La Fondazione protegge il Bene-Unesco, e lo valorizza, attraverso una serie di politiche informative tradizionali. Da due anni, lavoriamo con la Fondazione, proponendo l’arte contemporanea come uno dei sistemi possibili di promozione culturale di questo Bene. L’arte contemporanea come un modello culturale efficace, capace di fornire immagini nuove, non scontate, non banali, di questo territorio, spesso ridotto a cartolina o clichè. Credo che questa cosa sia importantissima: la montagna è spesso presentata, e letta, per stereotipi. Stucchevolezze retoriche, alpinisti-profeti del banale, estetica della malga. L’arte contemporanea invece è fabbrica, esplorazione, rifigurazione. La Fondazione Dolomiti Unesco ha deciso di sostenere e finanziare DC. Ciò significa che è passato il nostro ragionamento culturale, relazionale e rinnovativo, e che il Contemporaneo viene ora letto come una categoria trasversale del Culturale appunto, e non come una pericolosa, ermetica specificità, un ambito per soli addetti ai lavori. Questo lavoro di apertura, che conduciamo anche sugli enti di tutela, controllo e governance del territorio, è fondamentale. In tal modo, lo spettro del progetto si apre ulteriormente, la sua capacità e presa si espandono, radicano, rafforzano. Penetriamo.
DC viene poi finanziata pubblicamente. Negli scorsi due anni, la Regione del Veneto è stato il nostro primo finanziatore. Mi auguro che la Regione Veneto ci sostenga anche quest’anno, anche se ad ora non lo so ancora, la nostra stagione parte senza questo importante contributo. La Provincia di Pordenone ci sostiene e finanzia, per l’azione su Casso. Stiamo lavorando con la Regione Venezia Giulia –da poco insediata la nuova giunta-, per ottenerne il sostegno. I finanziamenti sono comunque insufficienti, rispetto a quanto facciamo. Il progetto non potrebbe stare in piedi, se non trovassimo, continuamente, partner e sponsor privati. Decine, centinaia di aziende, ditte, fabbriche, che, dandoci materiali, logistiche, lavorazioni, ci consentono di risparmiare la maggior parte dei nostri costi (organizzazione e gestione dei siti e delle residenze; realizzazione delle opere). Ogni anno, attraverso questa vastissima rete di supporto, risparmiamo tra i 100.000 e i 200.000 euro. Lo staff interno poi, è composto perlopiù di volontari. Una ventina di persone, tra studenti, neolaureati (diversi di loro con Tesi di Laurea su DC: sette negli ultimi 15 mesi), professionisti, che lavorano perlopiù gratis, perché credono nel progetto.

Dolomiti Contemporanee - castello di andraz - foto giacomo de donà
Dolomiti Contemporanee – castello di andraz – foto giacomo de donà

Quali sono gli artisti che secondo te hanno interpretato meglio questa piattaforma creativa in questi anni?
La fabbrica è un contesto talmente libero e sperimentale, che molti artisti trovano modo di viverla, e di esprimersi, in modo diverso dal contesto della propria galleria, o del circuito convenzionale delle mostre, dove talvolta la loro capacità/necessità espressiva viene ingessata. Gli artisti che si trovano meglio in un simile contesto, sono semplicemente quelli più aperti, adattabili, disinvolti, e interessati a produrre il lavoro sperimentalmente. Quando l’artista giunge in residenza, gli mettiamo a disposizione un elenco, con decine di produttori di prodotti o fornitori di materiali. Lui sceglie i materiali, le tecnologie. Poi va nelle fabbriche, a conoscere direttamente chi vi lavora. Insieme, artista e partner producono il lavoro. Si tratta di una modalità di “produttività culturale”, che collega direttamente l’arte e le attività produttive. Moltissimi artisti si sono trovati bene in questo contesto. Ne cito alcuni, che hanno realizzato lavori significativi: Mario Tomè, Hubert Kostner, Daniele Pezzi, Tiziano Martini, Paolo Gonzato, Dacia Manto, Fabrizio Prevedello, Jonathan Vivacqua, Nicola Genovese, Federico Lanaro, Alessandro Dal Pont, Alis/Filliol, Ludovico Bomben, Nemanja Cijanovic, Cristian Chironi, Filippo Berta, Giorgia Severi, Riccardo Banfi.

Ti sei reso conto che questo modello porta nuova economica in territori che avevano imboccato la strada del declino. Ci racconti qualche esempio nello specifico?
Visibilia, la fabbrica centrale della nostra estate 2012. Un’occhialeria chiusa da 10 anni, abbandonata. Grazie a 120 patrocinatori e partner, l’abbiamo ripresa. Vi abbiamo attrezzato una residenza, aperto un bar. Abbiamo fatto 15 mostre in quattro mesi. Quando siamo usciti, sei dei nostri sponsor vi sono entrati stabilmente, aprendovi un’attività produttiva o commerciale. L’arte ha riacceso il sito morto, riaffittando la fabbrica. Lo Spazio di Casso è un altro esempio evidente: una scuola chiusa da mezzo secolo, a causa di un evento drammatico che recò la morte, finalmente riapre, come centro d’Arte e propulsione culturale. I siti morti non esistono. Esistono l’inerzia, la pigrizia, le piaggerie, i pregiudizi. Tutti vizi che un’azione ben progettata può contrastare.

Dolomiti Contemporanee - casso, roccedimenti, work in prog
Dolomiti Contemporanee – casso, roccedimenti, work in prog

Il ‘modello’ che hai messo in piedi con questa iniziativa al confine tra arte-territorio-economia ti sta venendo richiesto anche da altri territori? Ti avvii a non essere solo dolomitico?
Come dicevo, non ho mai inteso questo progetto in senso locale. Ogni giorno, a Casso, arrivano artisti italiani, tedeschi, francesi, in esplorazione. Le Dolomiti sono la modalità verticale, e un luogo priferico, che diventa centrale in virtù delle buone pratiche che vi conduciamo, e dell’attitudine ospitale ed aperta del progetto. Il 12 luglio, a Cimolais (vicino a Casso) organizziamo un convegno dal titolo Fare Cultura in montagna: un’impresa produttiva. Vi prendono parte Sindaci di Comuni in cui abbiamo “rifabbricato”, e relatori che e vario titolo si occupano di economia, produzione, sviluppo del territorio, da Confindustria, al Dipartimento di Managment dell’Università Cà Foscari, alla Fondazione Dolomiti Unesco. Si parlerà di arte come strumento di stimolo, per la cultura, e per l’economia. In questi mesi, diverse amministrazioni ci hanno chiesto di andare ad occuparci di siti industriali, complessi d’archeologia industriale, fabbriche abbandonate, in diverse regioni d’Italia. Stiamo già lavorando su alcuni di questi siti, in previsione di avviarvi degli altri “cantieri culturali di recupero”, nei prossimi anni. Il lavoro sull’architettura della rete è continuo, e fondamentale. Ma ora ci concentriamo su DC2013. Sabato 6 luglio, parte la stagione, con l’inaugurazione di Roccedimenti. Fatte, non finite, le nature contemporanee. A Casso c’è questa mostra da vedere. E questo Spazio nuovo, terribile, unico. Che è la testa di questo corpo mobile, il suo centro nevralgico.

Massimiliano Tonelli

http://www.dolomiticontemporanee.net/

CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.