Tra museo e laboratorio. A caccia di falsi a Milano

Gertrude era artista, e anche di buon livello, se è vero che negli Anni Trenta le venne chiesto di collaborare alla decorazione delle sale del Pergamon Museum. Gottfried, fisico talentuoso, nel dopoguerra mise la Siemens sulla giusta strada verso l’evoluzione dei chip. Il nipote Peter Matthaes non poteva che occuparsi di arte e scienza. In una maniera particolare…

Peter Matthaes

Ci sono arte e scienza nel Dna di Peter Matthaes, che insieme alla sorella Patrizia conduce il museo inaugurato da Gottfried nel 1990, a un passo dal Castello Sforzesco di Milano. Museo d’Arte e Scienza, appunto, eclettica collezione che raccoglie alto antiquariato e pezzi di arte suntuaria in arrivo da ogni angolo del globo; e che si accompagna all’attività professionale di uno tra i primi soggetti privati, in Italia, a occuparsi di indagini spettrografiche per svelare la datazione di manufatti artistici. Abbiamo intervistato Matthaes per capire di cosa si occupa nello specifico.

Quale tipo di manufatti esaminate?
Negli ultimi anni è cambiato molto il profilo degli oggetti che ci vengono portati per essere esaminati. Siamo specializzati nella datazione del legno e abbiamo visto un netto calo nelle perizie sui mobili: si tratta di uno dei filoni dell’antiquariato che più ha sofferto.

Semplice crisi economica o un più complesso mutamento nei gusti del collezionista?
Le difficoltà economiche hanno cambiato la figura del collezionista: abbiamo assistito, a livello commerciale, a una replica di ciò che è accaduto in ambito sociale. Non esiste più la classe media, quella che poteva trovare accessibile l’acquisto di un mobile d’epoca: i ricchi restano, e con loro l’altissimo antiquariato, soprattutto rivolto alla gioielleria e agli oggetti di lusso.

Meno legno, allora: cosa state seguendo con maggiore attenzione?
Quello dell’avorio è un settore decisamente in crescita nel campo degli expertise. Non si tratta tanto di un’evoluzione del mercato, quanto del recepimento delle norme, a dire il vero non recentissime, che puniscono chi detiene manufatti posteriori al 1973. Riceviamo molte richieste di valutazione da parte di persone che ereditano oggetti o li hanno acquisiti in tempi non sospetti, e che oggi temono di possedere manufatti illeciti.

*

Spettrografia a Brera
Spettrografia a Brera

Timori fondati?
Il 40% degli oggetti che ci sottopongono risultano fasulli: da un lato si tratta di piccole tragedie per chi ha speso magari molto pensando di entrare in possesso di oggetti di alto valore. D’altro canto, altri tirano un sospiro di sollievo scoprendo di non avere in casa materiali frutto di bracconaggio o altre pratiche illegali.

In materia d’arte vi capitano casi di rivelazioni scottanti? Opere di celebri maestri che si rivelano false, o al contrario tele ignote che si scopre essere in realtà pezzi da museo?
Le nostre perizie sono squisitamente scientifiche, non si concludono mai con una ammissione di autenticità o meno dell’opera, semmai con una dichiarazione di “compatibilità” dei materiali usati con quelli coevi all’autore di cui si propone l’autentica. Ci è capitato spesso, ancora recentemente con un presunto van Gogh: la nostra analisi ha svelato che il quadro che ci hanno portato risale al periodo di attività dell’artista.

Se però non abbiamo letto sui giornali che a Milano è spuntato fuori un van Gogh inedito, qualcosa è andato storto…
Quando la scienza si ferma, cominciano i problemi: perché in questo, come in altri casi, entra in gioco la figura del critico d’arte, ma anche la posizione dei vari soggetti istituzionali – penso ad archivi, fondazioni e musei – che detengono la titolarità sulle attribuzioni di questo o quell’autore. Se a questo aggiungiamo la difficoltà, per un privato, di portare fuori dall’Italia un’opera per farla studiare e analizzare, la strada delle attribuzioni si fa decisamente in salita.

www.museoartescienza.com

Francesco Sala

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.