Se in Albania un artista diventa primo ministro

Manca solo il crisma dell’ufficialità, ma ormai il dato politico è certo: l’albanese Edi Rama sarà il primo artista-premier della storia. Con tutte le possibilità di fare di Tirana la Berlino artistica degli Anni Dieci…

Lo spoglio, lentissimo, è ancora in corso, e stando a molti osservatori i primi risultati potrebbero non arrivare neanche oggi, a 48 ore dalla chiusura dei seggi, e di certo saranno poi seguiti da ricorsi e contestazioni. Ma il dato politico sembra però emergere con sempre maggior certezza, al progredire degli scrutini: salvo stravolgimenti imprevedibili, Edi Rama sarà il primo artista nella storia a divenire premier del proprio paese. Il vantaggio – che al momento in cui scriviamo è di 17 punti – dovrebbe infatti garantire al 48enne, alla guida della coalizione socialista, la vittoria sull’avversario democratico Sali Berisha, premier in carica e alla ricerca del terzo mandato.
Non sono mancati nel passato primi ministri – o governanti variamente denominati – intellettualmente impegnati, basti citare lo scrittore e drammaturgo Vaclav Havel, primo presidente della Repubblica Ceca; gli Usa per esempio hanno più volte attinto al mondo del cinema, da Arnold Schwarzenegger potente governatore in California, a Ronald Reagan, presidente per due mandati, dal 1981 al 1989, entrambi tra le fila democratiche. Ma non si hanno precedenti di premier proveniente dall’ambito delle arti visive. Quale compito aspetta Rama? Certo lui non è nuovo alla politica, con 12 anni di esperienza da sindaco della capitale Tirana sulle spalle (non immuni da accuse per corruzione e abusi edilizi): ora si troverà a gestire la non facile erdità di Berisha, a sua volta al centro di scandali, con strascichi di polemiche e manifestazioni in piazza.
Ma è il Rama artista che attendiamo alla prova: “Ho un problema con la morte“, ha dichiarato a caldo a Le Courrier des Balkans. “E questo dipende dal fatto che sono un artista. Ho un problema con la morte e con la Storia. Voglio lasciare un nome. Me ne frego del resto… Faccio politica per combattere l’idea della morte”. Per dare la misura del suo profilo artistico internazionale basteranno poche segnalazioni: dagli interventi sulle facciate di Tirana al video, datato 2000 ed ultimamente presentato a Firenze alla Strozzina, in cui girava in auto per Tirana insieme all’amico Anri Sala e gli raccontava questi interventi, fino alla Biennale di Venezia del 2003 by Francesco Bonami, ancora in collaborazione con Anri Sala, invitati da Hans Ulrich Obrist. Riuscirà Rama a mettere a frutto la sua sensibilità culturale in favore della sua nazione?

Essere sindaco di Tirana è la più alta forma di conceptual art“, ebbe a dichiarare in un’altra intervista. “È arte allo stato puro”. Ed i creativi albanesi di grande spessore non mancano, dal citato Sala – autore di uno straordinario padiglione francese alla Biennale in corso – ad Adrian Paci, che vive un momento di grande tensione creativa e successi internazionali. “Oggi il mio professore di pittura vince in modo sorprendente in quasi tutta l’Albania dopo aver guidato per 8 anni l’opposizione”, dichiara Paci ad Artribune. “Un artista ribelle che trasgrediva le regole del Realismo Socialista, ora diventa primo ministro di un governo socialista in Albania. Il viaggio per arrivare fino a qua è stato lungo e tortuoso. Da intellettuale impegnato, artista in residenza a Parigi, ministro della cultura, sindaco di Tirana, tutti questi ruoli senza aderire né essere membro del partito socialista, Edi Rama diventa membro e poi subito leader del partito nell’arco di tre mesi nel 2005. Io dopo 17 anni sono tornato per la prima volta nel mio paese per votare: e speriamo che una nuova era di sviluppo si apra questa volta per l’Albania”.
Finora infatti tantissimi andavano a raccogliere i frutti della propria ispirazione all’estero: il nuovo premier invertirà la tendenza, creando strutture e sistema in grado di richiamare i cervelli – e gli occhi – in patria? Riuscirà a trasformare Tirana – che ne potrebbe avere tutte le potenzialità – nella nuova Berlino degli anni dieci, magari diventando attrattiva proprio per i creativi italiani?

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • gioga

    Reagan e Schwarzenegger sono repubblicani, non democratici..

  • Ops distrazione sorry :-)

  • Artan Shabani

    Complimenti Massimo
    da Albania vitoriosa
    Artan
    vedi; http://www.shekulli.com.al

  • veramente bello…in ogni caso facendo le dovute differenze, di tempo e “ideologia”,
    il primo artista, inteso come visivo o pittore, che divenne primo ministro, allora… fu Amintore Fanfani, il cui titolo di studio era dell’Accademia di Belle Arti. Poi ci sono stati attori, cantanti, architetti… ma é un altra storia.

  • mogol_gr

    Fanfani.

  • Angelov

    Finalmente un Uomo di Razza Superiore, come ogni vero Artista, alla guida di una intera Nazione.

    Avrà modo di dimostrare, finalmente, cosa gli Artisti, Esseri di Razza Superiore, sono in grado di fare delle aspettative che il mondo nutre nei loro confronti…

    All’elenco di quelli già citati, ne manca qualcuno: si tratta di Adolf Hitler, che non era ne’ democratico, ne’ repubblicano, ma semplicemente Nazista.
    E poi Nerone, che sapeva infiammare tutta Roma, con i suoi versi.

    Opps, ho rovinato la festa?