Il Padiglione Italia di oggi e di domani. Secondo Luca Rossi

Ogni due anni, alla Biennale di Venezia, nei principali padiglioni nazionali siamo abituati a vedere un solo artista, al massimo due. Ogni due anni l’artista cambia, in base a quello che è successo sulla scena del Paese nei due anni precedenti. E in Italia?

Yuri Ancarani, Da Vinci, 2012

Dopo il 2001, e dopo il solito fenomeno Cattelan, cosa abbiamo avuto in Italia? La riproposizione di artisti storici come Pistoletto e Penone non vale. Quale potrebbe essere, pensando a questi ultimi due anni, un artista mid-career che sia italiano e il cui lavoro meriti un intero padiglione? Temo nessuno. Ecco la risposta. L’unico nome che mi viene in mente è Adrian Paci, ma è di origini albanesi, ed è in Italia da metà Anni Novanta.
Questa carenza non è responsabilità degli artisti, ma di un sistema inefficace. In Italia gli artisti rimangono giovani per sempre, eterni Peter Pan, idolatrati precocemente solo in patria e poi abbandonati. Lentamente spariscono con il sopraggiungere dei capelli bianchi. Questa assenza, questo vuoto è motivato da un contesto artistico privo di un confronto critico aperto, onesto, leale e capace. Fatto anche di progettualità differenti. Chi prova a uscire dal sentiero che bisogna percorrere per aspirare a “Gioni” viene isolato e disincentivato. Una dittatura del pensiero unico ben più grave, tremenda e subdola di quella subita da Ai Weiwei.
I motivi di ciò sono due e collegati fra loro: la carenza di una critica d’arte che sia capace anche di divulgare e l’assenza di un pubblico vero per l’arte contemporanea. In Italia mancano i critici, o anche solo persone realmente interessate e appassionate nell’approfondire i diversi percorsi artistici e promuoverli. Mentre ci sono tanti curatori che aspirano a fare gli artisti, possibilmente all’estero; una certa “esterofilia provincialista” ci spinge a guardare all’estero, a guardare fuori casa, quando abbiamo la casa che cade a pezzi. Manca apertura, lealtà e onestà intellettuale, al di fuori di alcuni clan amicali. Al di fuori di alcune relazioni privilegiate, non tanto diverse dalla mafietta delle famiglie italiane, sempre pronte a difendere i propri figli a oltranza, viziandoli e condannandoli. Non ci sono alternative perché non si sono coltivate: servono anni per costruire alternative. Pochi anni fa il lavoro di Yuri Ancarani era come oggi, forse migliore, ma galleggiava e non veniva considerato nel giro che conta. È bastato il “tocco ” di San Maurizio e in pochi mesi Yuri si è ritrovato al Guggenheim, alla Biennale di Venezia e nella scuderia della Galleria Zero… Stesso lavoro, pubbliche relazioni migliori.

Adrian Paci al Jeu de Paume, Paris 2013
Adrian Paci al Jeu de Paume, Paris 2013

Oltre all’assenza di un confronto critico leale, onesto e vitale, che vada oltre “l’essere amico di”, in Italia non esiste un pubblico per l’arte contemporanea. Questa assenza e questa distanza del pubblico hanno radici nella cultura passatista di questo Paese e nell’incapacità  di coinvolgere  il pubblico; ma anche in molti operatori che preferiscono tenere lontano e assente un pubblico che potrebbe diventare scomodo ed esprimere giudizi e opinioni fastidiose. Ed ecco i nostri musei, vere cattedrali nel deserto, insegne vuote dai nomi buffi, che sono lì solo per dimostrare, ostinatamente, la modernità della città, provincia o regione. L’assenza di pubblico significa assenza di riconoscimento politico (vedi le penose vicende tra Amaci e Mibac) e diminuzione dei fondi pubblici e privati.
Assenza di critica e pubblico disincentivano la formazione di artisti con percorsi efficaci, originali e incisivi. Basta confezionare un buono standard o scimmiottare la scena internazionale, e poi lavorare piuttosto sulle pubbliche relazioni. Questo fanno gli artisti italiani, e i Padiglioni dell’Italia degli ultimi sei anni ne sono il risultato. Assenza di critica e di pubblico rende deboli gli operatori anche capaci, ma che non hanno il sostegno e la forza per fare scelte autonome che si discostino dal mainstream o da quelle dinamiche sostenute dalle relazioni “giuste”. L’arte contemporanea in Italia è un teatro con una platea di soli addetti ai lavori; ognuno compiace il suo vicino, ma non collabora con l’altro, la mediocrità generale è l’ombrello sotto il quale ogni addetto ai lavori si sente al sicuro. Ogni proposta è vista come un modo per aumentare il proprio consenso, come fossimo in una campagna elettorale infinita, e non per collaborare alla crescita di un sistema. Non si è mai trattato di polemizzare o distruggere un sistema, quanto di stimolare internamente un confronto capace di vedere le problematiche e risolverle.
Bisogna iniziare da domani a costruire le premesse del Padiglione Italia 2015.

Luca Rossi

http://whlr.blogspot.it/

  • ld

    Invece Anri Sala è di origini francesi? Ma siamo al solito, ma perchè non fate scrivere balanzone!

  • ld

    Vorrei aggiungere che il titolo è fuorviante, in quando il tema non è la riflessione sul padiglione italia, ma chi avrebbero dovuto invitare. Non una parola è stata messa su Viceversa: cambiate il titolo o sembra che in redazione nessuno abbia letto lo scritto.

  • Infatti Adrian Paci è l’unico artista che mi viene in mente oggi per un ipotetico Padiglione Italia nel 2013. Il problema è che se guardiamo al sistema italia e alla sua capacità di formare e promuovere, troviamo un vero un deserto; e la colpa non è certo degli artisti quanto di un sistema intorno che da 20 anni non approfondisce e non promuove adeguatamente. Invito a leggere su whitehouse gli articoli pubblicati fin dal 2009 su flash art italia.

  • un critico italiano

    Caro Luca Rossi nei tuoi interventi, che in buona parte condivido, continui a lamentarti dell’assenza di una reale interlocuzione critica. Vero, ma in Italia non sono mancate figure di critici indipendenti, negli ultimi 25 anni, tuttora pienamente attivi, che hanno subito un ostracismo pari, se non superiore, agli artisti che hanno sviato dai percorsi del politicamente corretto. Il problema e che non sono stati supportati in primo luogo da chi si lamenta, giustamente, dello status quo

  • Bene. Luca Rossi si propone come curatore del Padiglione Italia 2015.
    Condivido il fatto che il titolo dell’articolo sia inopportuno, dato che non si parla di Viceversa.
    Non capisco perche’ si continui a dare spazio a uno come lui che si lamenta di quanto sia ingiusto il sistema, invece di produrre qualche cosa che abbia un senso.
    Magari il problema in Italia non sono i critici, i curatori e gli addetti ai lavori, ma gli artisti che non hanno nulla da dire e pretendono di essere riconosciuti come moderni Michelangelo.
    Caro Luca Rossi hai pensato che forse il sistema dell’arte italiano sia scadende a causa di artisti di scarsa qualità ?

    • Non mi propongo come curatore del Padiglione, ma oltre alle mille opinioni su Gioni e Viceversa, vorrei portare l’attenzione su quale Padiglione Italia sarebbe oggi credibile e meritevole. E mi sale un senso di vuoto.

      Gli artisti si formano sempre in un sistema che non è solo dell’arte ma anche culturale, economico e politico. Quindi se gli artisti sono scadenti è colpa della culla e dei genitori che hanno avuto.

      Non mi lamento, ma indico problemi e da, quattro anni, propongo soluzioni. Non sono frustrato ma insoddisfatto di un sistema provinciale, esterofilo e bulgaro, o forse semplicemente incapace. Ma se leggi il blog la mia critica è costruttiva e fattiva.

      Ma è ovvio che il sistema faccia finta di niente e tenda a permanere sulla nave che affonda. Ma non servono lamenti e proteste ma MODI e STRATEGIE che abbiamo spirito critico e al contempo propongano vie alternative.

  • @ critico italiano: il problema è che lavoriamo in un teatro con una platea fatta solo da addetti ai lavori. Come se al cinema ci andassero solo attori e registi.

    Non esiste un pubblico vero, interessato ed appassionato. Non si pretende il multisala ma il minimo. Per tanto ogni proposta che cerca di uscire dalla mediocrità viene ostracizzata e isolata, perchè in platea ci sono solo sedicenti curatori, artisti e sedicenti artisti, collezionisti, collaboratori di addetti ai lavori, galleristi…ecc ecc. E’ ovvio che ci sono eccezioni, ma sono sempre più deboli ed esse stesse isolate.

    Esempi: Gian Maria Tosatti o la coppia Grulli-Ferri propongono iniziative sulle questioni su cui è impegnato Luca Rossi, ma po non invitano Luca Rossi. Non conosco esattamente i motivi di questo, ma credo che sia per il fatto che tutti vogliono primeggiare, incapaci a ricacciare per un secondo il proprio ego. E la cosa assurda è che collaborare veramente sarebbe utile per tutti. Ognuno ha paura della propria presunta mediocrità, e quindi vuole che il livello rimanga mediocre, così non è mai in difficoltà. Credo sia così.

    • ld

      Comunque, dopo dite quel che vi pare “viva la libertà di stampa…ci mancherebbe”, ma come si fa a pubblicare scritti di un artista (che ormai nick name non è , non l’è mai stato) che hanno come finalità la promozione della sua curatela del prossimo padiglione in quanto “l’unica alternativa valida”? Oppure che critica le persone perchè non lo invitano! Ma è giornalismo questo? E’ così che si fa editoria? Va benissimo avere uno spazio a disposizione, ma che una rivista che si vorrebbe di alto profilo, magari con funzioni ufficiali, secondo me dovrebbe sempre mirare un po più in alto. Poi ci mancherebbe, pubblicate tutto ciò che vi pare.

      • Io non ho scritto che mi propongo come curatore del Padiglione Italia 2015. Forse l’editoria migliorerà quando miglioreranno i suoi lettori…

        Io non critico perchè non mi invitano, dove dovrebbero invitarmi??? Voi siete malati. C’è appunto questa idea di essere in una campagna elettorale continua, dove tutte le scelte sono finalizzate ad “essere invitato”. Questa è una malattia, guardate troppo Porta a porta.

        Anche il discorso del nick name e dell’anonimato, molti lo hanno solo nei loro occhi. Come sei io dovessi conoscere tutti. Perchè bisogna conoscere tutti, fare PR…un po’ come a Corleone negli anni 70.

    • maria cazzetta

      Non ti chiamano perchè dici di non volere incontrare nessuno, non credo che tu abbia un ologramma da inviare al tuo posto.
      Inoltre credo che gli esempi che hai citato si occupino di cose diverse, ad esempio Tosatti si propone di mettersi in bella mostra con Kounellis, più che discutere su come cambiare le cose… eh si! dopo Kounellis ci tocca Tosatti!!… poi ci stupiamo che in Italia le cose vanno male…
      La verità è questa: in Italia esistono pochi artisti, non c’è concorrenza e selezione, oltre che un sistema carente e lobby varie.
      Questa se vogliamo è anche un ovvietà ma va detta.
      In Italia gli artisti sono pochi e quei pochi sono poco spronati a migliorare perchè non trovano una sana competizione che dovrebbe in definitiva alzare il livello qualitativo delle loro ricerche.

      • Ma quando mai ho scritto di non voler incontrare nessuno???Non mi ha mai invitato nessuno, e sto benissimo. ma poi dove dovrebbero invitarmi??? aahahahah
        Quando leggo certi commenti guardo il nostro sistema politico e capisco tutto.

      • Fausto

        Al contrario l’italia è ricca di artisti. Il guaio è che le lobbY italiote, danno visibilità solo ad artisti mediocri ( spesso raccomandati dal potente di turno), che hanno fatto dell’arte un mestiere solo al servizio di un elite….

        • Io credo che oggi siamo tutti artisti, e non solo in italia. Basti pensare al fenomeno Facebook. Ed è per questo che l’unica opportunità per l’artista oggi, è quelal di fare un passo indietro, e sottrarsi dall’ammucchiata. Poi è chiaro che “per chi vuole fare l’artista” questa scelta sia difficile; ma lo sviluppo della tecnologia e della comunicazione permette a tutti di “fare” senza doversi appoggiare necessariamente ad un sistema. Forse bisogna sviluppare uno spirito critico per giudicare tutto questo “fare”.

          • Savino Marseglia

            Luca, ma quale spirito critico per giudicare tutto questo fare? Tutta questa comunicazione spesso è molto caotica e dannosa agli occhi e allo spirito…

            In arte vale sempre l’avvertimento di Goethe: “Pensa al che cosa, ma più ancora al come!”. Ricordarsi sempre che è l’atteggiamento dell’artista che determina il “che cosa”, ma è il “come” che fa di lui un artista..

          • mauri lugli

            forse è proprio questo che non va. Il voler essere tutti artisti…l’opportunità che permette a tutti di “fare”. A tutti è permesso di fare tutto. si può essere artisti, critici curatori, politici….baristi. Se ti fermi e fai un passo indietro….precipiti! Come insegna Luca Rossi

    • un critico italiano

      Non mi hai risposto ma non importa….

    • un critico italiano

      Come al solito non rispondi e non fai nomi…ma per forza sei l’ennesimo strumento del sistema. Poi guarda che l’arte italiana non è nata pochi anni fa ma le storture del sistema sono maturate prina. La tua visione si ferma ai primi anni Zero. Mi spiace Luca Rossi non basta,,,

      • Purtroppo mi accorgo che il livello in italia è veramente bassissimo. Il mio ottimismo-positivismo sta finendo. Forse ha ragione Cattelan, lasciare l’opera e scappare…tanto nessuno ragiona, e vale tutto e il contrario di tutto. Ogni punto critico diventa il rifugio di addetti ai lavori frustrati…Luca Rossi siete voi allo specchio, almeno vi psicanalizza come ha fatto Fantozzi per una generazione di italiani.

        @un critico italiano: ma quale domanda hai fatto??? Quali nomi???? Ripigliati.

        • un critico italiano

          Invito te a ripigliarti..urgentemente

        • maria cazzetta

          luca magari ti finisse l’ottimismo!! almeno ci lasci in pace!! ormai non sappiamo più cosa significa commentare un articolo senza averti in mezzo alle scatole, senza dover per forza rispondere ad un tuo slogan.. ci mancherai forse… ma passerà subito non preoccuparti!

          e poi si!.. hai una visione dell’arte anni 00.. luca rossi siamo nel 2013!! sono passati 20 anni dal 93 e 10 dal 2003 e 12 dal 2001.

  • maria cazzetta

    Ma se sei il primo a dire, “non capisco perchè bisogna incontrarsi di persona, questo accade solo in italia in cui i rapporti ecc…” e altre boiate che dici. Vorresti negare che hai sempre rifiutato i confronti diretti con diversi personaggi? intendo faccia a faccia? Se neghi questo sei un pirla (come gia molti sostengono) se lo ammetti, allora non pretendere che uno ti inviti a partecipare ad un talk..
    e rispondendo all’affermazione idiota che tutti siamo artisti perchè c’è facebook, be questa è proprio la mentalità che ha fatto si che la figura dell’artista in Italia è sottostimata. E’ proprio per questi ragionamenti idioti che fai tu che l’artista in Italia non ha dignità ne sociale e ne tanto meno giuridica.
    Caro LR, un artista deve avere talento, dedizione, cultura e tanto tempo da dedicare al lavoro..altro che facebook e queste stronzate da bar che dici.
    E rispondendo all’altro sfigato chiamato Fausto, sei mai stato a New York, a Londra, in Beijing? Dove ci sono caterbe di artisti che lavorano a più non posso? Altro che Milano, Torino…per non parlare di Roma che gli artisti sono quattro gatti… poi se esistono al sud o in qualche isola deserta, be digli che si muovessero e si facessero vedere!

    • parole al vento5

      Concordo Maria ma su un punto il tuo discorso è terribilmente arrogante: se un artista non è per indole socievole o se molto semplicemente non ha i soldi per poter viaggiare come tu ti aspetti è un pirla automaticamente? Non dovrebbero essere i critici (che non esistono più) o i curatori (sì cari ragazzi ci vogliono i soldi per farlo) che dovrebbero girare a fare studio visit in tutta la penisola invece di limitarsi a spulciare i portfoli online? E poi a qualcuno potrebbe anche fare schifo vivere in città oppure semplicemente la propria ricerca non ricevere stimoli in un luogo chiassoso e caotico come quelli che citi. Aggiungo poi che ci sono molte residenze e mostre in Italia che vengono fatte in provincia. Non per provincialismo ma per mettere in relazione l’arte e il territorio. Per creare scambi. Per tentare di avvicinare l’arte a un publico più vasto. E ti assicuro che conosco artisti di Milano, Roma, e Torino che non vedono l’ora di essere invitati al di fuori dei loro confini, mentre gli altri operatori del sistema storcono il naso se devono prendere un treno (e pagarselo) oppure fare più di un ora in auto.

      • maria cazzetta

        ceratmente stai mettendo altra carne al fuoco… il fatto che i curatori non girano e non fanno studio visit è un’altra storia, ma è anche vero che ci sono tanti artisti del sud che si sono mossi e sono emrsi…anzi forse di pugliesi ce ne sono pure troppi! so o come i funghi innestati col prezzemolo…
        E poi il fatto che bisogna vivere in una grande città è funzionale solo all’inizio della cariera..perchè senza contatti dove vai?
        Cmq una domanda come fa a venire il curatori a studio da te se tu non hai soldi per viaggiare? Come fa questo poveraccio a sapere che tu esisti? Forse spulciando su internet il tuo portfolio… e forse..e dico solo forse, se gli interessa verrebbe a trovarti, non trovi?

        • fausto

          I curatori italiani farebbero cosa buona a stare lontano dal mio studio di Berlino!!!

        • parole al vento5

          Guardi Maria che non parlavo di me medesimo dato che lavoro da molti anni senza problemi. Primo perchè agli inizi avevo la disponibiltà economica per viaggiare. Secondo perchè sono socievole. Terzo perchè il GAI anni fa funzionava. “Se gli interessa verrebbe a trovarti non trovi?” Magari nel mondo delle favole. Bisogna definire cosa vuole dire interesse per un artista. Se quell’artista è già sostenuto da relazioni importanti, interessa perchè è un viatico a delle relazioni e quindi al lavoro, per fare un esempio. Il problema è che il curatore (non tutti ovviamente ma la maggioranza)si sente artista e fa la spesa in internet per comporre mostre inutili che servono solo per formalizzare un paradigma e spesso non rispettano il lavoro degli artisti coinvolti. Sto ancora aspettando che tornino in voga i critici che almeno avevano un alto spessore culturale e si prefiggevano il compito di consigliare e valorizzare l’artista perchè sapevano vedere quelle qualità che a volte l’artista stesso non era in grado di scorgere.

          Poi mi devi spiegare cosa vuol dire: come fa a venire il curatore a studio da te se tu non hai soldi per viaggiare? Non vedo perchè l’artista dovrebbe avere soldi per fare venire il curatore a visitarlo. Intendi che dovrebbe pagargli il biglietto del treno? Oppure parli del fatto che l’artista dovrà viaggiare successivamente all’incontro? Se il viaggio non è a vuoto vedrai che i soldi li trova. Aggiungo che è ora che chi organizza mostre paghi viaggi, trasporti, vitto e alloggio perchè non è solo l’artista a doversi sentire onorato dell’invito ad esporre ma anche chi invita dovrebbe essere felice di avere l’artista presente e coinvolto. Questo significa sicuramente più difficoltà a fare la cresta sui fondi pubblici o privati raccolti per l’occasione.

    • fausto

      Cazzetta, prima di aprire la bocca e dire cazzate al vento rifletti… ti dico che ho vissuto a Londra per dieci anni , ho vissuto New York e attualmente vivo ed opero tra Berlino e Milano.

      • maria cazzetta

        @4 parole al vento 5 : ok i curatori molto spesso sono solo delle caricature di curatori bravi e molto spesso usano l’artista per incrementare la rete di conoscenze, e le scelte sono dettate da interessi. ma l’artista non fa lo stesso? e soprattutto quanti artisti producono autentica mondezza? tantissimi!
        che ognuno si prenda le sue responsabilità, smettiamola di far apparire gli artisti come delle anime pie che attendono il loro destino all’interno del loro studio. gli artisti sanno essere infimi tanto quanto lo sono curatori e galleristi. e poi diciamocelo..fare il curatore non è facile… quanti realmente riescono a farlo? veramente pochi..almeno se sei artista hai il tuo lavoro, ma se sei curatore e nesssuno ti caga è anche peggio!!
        @fausto: be non sapevo di parlare con un artista di questo calibro… be da quello che dici sembri veramente forte, se hai vissuto 10 anni Londra, a New York e ora ti sei ritirato tra Berlino e Milano…complimenti!! Tu si che salverai l’arte italiana dallo sfacello!!! Bravo

        • parole al vento5

          Quando parlo di artisti non parlo di tutti quelli che fanno gli “artisti”. Quelli che di cui parli tu sono stranamente concentrati (secondo la mia esperienza) proprio nele grandi città. Vanno a tutte le mostre. Li trovi in studio solo quando hanno appuntamenti.

        • fausto

          grazie maria, ma non è nelle mie intenzioni salvare l’arte italiana dallo sfacelo. All’estero l”artista bravo e coraggioso si salva da solo, mentre in Italia gli artisti mediocri dell’artsystem ( quelli che si aggirnano come ectoplasmi nelle padiglionerie del potere) si salvano sempre per vie traverse con l’amico curatore potente di turno….

    • Se serve incontrasi di persone per collaborare ben venga, se è solo per fare una festa o aperitivo non ne vedo il motivo.
      Non ho scritto che siamo tutti artisti perchè c’è Facebook. Ho detto che Facebook è un sintomo evidente di una creatività diffusa che, in mancanza di critica d’arte e pubblico, viene posta sullo stesso piano di artisti che si reputano professionisti. Quello che fa la differenza oggi sono le PR, e invece dovrebbe essere la qualità e il valore dell’opera. Cose assolutamente definibili tramite argomentazione critica.
      Dignità sociale e giuridica nasce proprio dal confronto critico che quotidianamente e gratuitamente cerco di stimolare da quattro anni a questa parte.
      Un’artista oggi dovrebbe avere il coraggio di mettere in discussione un ruolo parzialmente anacronistico. Per ritrovare le ragioni dell’opera

  • Whitehouse in quattro anni di attività, ha proposto decine di testi critici e interviste con addetti ai lavori e non solo (sul blog, flash art, artribune, affari italiani); più di 25 progetti; corsi e workshop per interessare e coinvolgere un pubblico che è al momento inesistente. Tutto questo perchè prima di andare all’estero bisogna guardarsi intorno e sistemare la propria casa. Se a Londra o New York avessero ragionato da esterofili, non avremo oggi Londra e new York.

    E tutto questo quotidianamente e gratuitamente, da quattro anni. A budget ZERO. Dateci gli 850.000 Euro, quello che è costato il Padiglione Italia di Pietromarchi e stiamo a vedere cosa facciamo…

  • manlio

    whitehouse in arte conta il talento
    punto

    di workshop e coinvolgere-il-pubblico ne abbiamo pieni i… ciao

    • “talento”??? Cosa significa?

      Mentre il pubblico mi sembra assente, disinteressato e abbandonato.
      Ma se vogliamo continuare a fare finta di niente, va bene.

      • rino

        uh! “talento cosa significa??”
        ahahahah

        è vecchia questa posizione lucarossi!

        il pubblico cerca il talento alle mostre, cosa dovrebbe cercare?

        • Cerca il talento alle mostre? Cosa sono patate? Cosa significa oggi talento? Qual è secondo te un artista di talento?

          • rino

            il talento sono patate?

    • C.

      Ma per favore… Oggi più che mai vige il detto di Beuys (benché ricontestualizzato)! Se c’è una certezza nel sistema dell’arte contemporanea è che il talento è l’unico ingrediente assolutamente inutile, a volte perfino dannoso… L’arte contemporanea è dipendente da leggi di mercato, ed il mercato ė dominato e determinato dal fenomeno Mc Donanld: la quantità vince sulla qualità.
      E piantiamola con ‘sta esterofilia dilagante e mortifera per il nostro paese! Sicuramente un’esperienza all’estero serve, ma un artista dovrebbe avere le stesse opportunità anche in Italia! E dovrebbe poter rimpatriare, e rimpatriare arricchito da tale esperienza. Tale esperienza la sto vivendo in una delle più prestigiose università d’arte a Londra, e l’imperativo è: andate per gallerie, fatevi contatti, promuovetevi. E poi chissenefrega di andare alla Nationa Gallery, perchè “la roba” che c’è lì dentro è “old”… Se vuoi fare l’artista vai alle inaugurazioni di mostre, prenditi qualche birra e incomincia a tessere inciuci. Il tuo lavoro npn deve essere qualitativamente valido, ma vendibile. That’s it.

      E vorrei aggiungere tante, tante, tantissime altre cose… Ma limiterò a concludere che, sotto ogni profilo, siamo schiavi del “dio denaro”. Ci sarebbe bisogno di più onestà, sincerità e autenticità anche nell’arte (nella sua produzione, diffusione e fruizione). Riflessione utopistica.

  • Il mio articolo non voleva essere definitivo, ma chiedere a voi lettori quale artista italiano nel 2013 poteva aspirare al padiglione italiano a questa ultima biennale.

    Mi chiedo perchè la Romania, che non può certo vantare un sistema dell’arte pieno di risorse, avesse a quest’ultima biennale un padiglione ben più incidente e originale dell’italia.Un padiglione di maggiore talento dell’italia. Perchè?

  • Angelov

    C’è il rischio di cadere in un specie di provincialismo, nel continuare ad insistere su un’Arte Contemporanea Italiana, come se a Londra o a Berlino si insistesse su un’Arte Contemporanea Americana o Tedesca da promuovere etc.
    Questo porta poi ad evidenziare una specie di complesso di inferiorità diffuso…

    L’Italia è il secondo paese al mondo per ricchezza artistica e culturale, ed in questo settore ha fatto scuola per secoli; ora come capita in tutto ciò che è ciclico, è arrivata, culturalmente parlando, alla canna del gas, ovvero alla frutta.

    Perché accanirsi tanto, forse per smarcarsi dal contesto che tutto avviluppa, e di cui non si vuol far parte?

    Certo le critiche vanno bilanciate con delle proposte, costruttive possibilmente; personalmente mi vien da citare il professor Wind, il quale nel suo saggio “Arte e Anarchia”, faceva notare che quando le manifestazioni artistiche superano una certa soglia di attenzione, per volume di proposte etc, come capita oggi con Fiere e Biennali, il lavoro della Cultura sortisce l’effetto opposto, vale a dire diventa una sorta di oscurantismo abbacinante, poiché si può annullare il senso della vista per sopraggiunta oscurità, o per per il suo opposto, e cioè un forte abbagliamento: una specie di stordimento nello spettatore.

    La Cultura vittima della Leggi di Mercato, deve trovare al proprio interno la forza di reagire, ma tenendo conto sia della storia che della geografia.

    Nazioni come gli USA, l’Inghilterra, la Cina, e quelle emergenti, o la Germania, con la sua sete di riscatto come noi, dopo la seconda guerra mondiale, hanno investito in Arte in modo massiccio, e così facendo hanno cercato di dare una identità nuova alla loro cultura, fino ad allora sconosciuta.
    Persino i servizi segreti di quelle nazioni, hanno dato il loro contributo a questo, perché si trattava di una specie di battaglia corale e simbolica senza spargimento di sangue, ma per l’affermazione di valori nazionali anche spirituali.
    E anche l’Italia, sopratutto attraverso il cinema, ha seguito questa stessa via.

    Oggi un artista italiano non può fare a meno di relazionarsi con l’estero, come nessun autentico artista straniero, può fare a meno di relazionarsi all’Italia.
    Di questo bisognerebbe almeno essere consapevoli, perché è un nostro diritto il poterlo credere.

  • rino

    appunto
    perché il talento non dipende da un-sistema

    eppoi non fa una grinza: la Romania è in questo momento un paese pieno di energie, è in una fase propulsiva della sua storia, è nelle condizioni per dare al mondo talenti
    di cosa ti meravigli? qual è il problema?

    quanto a noi
    piuttosto che invocare un-sistema, invochiamo talenti!

    più schietta simpatica e propulsiva come posizione!

  • Io invece credo che il provincialismo sia snobbare il Padiglione Italia. Perchè come avviene in ogni nazione sarebbe un bel momento per “riconoscere” e mettere a fuoco uno o due artisti, invece di fare la solita baracconata italiana dove alla fine non rimane nulla. Beatrice, Sgarbi e Pietromarchi, hanno fatto la stessa cosa…con la differenza che Sgarbi -senza esserne consapevole o in modo cinico- ha esorbitato una tendenza febbrile alla sovraproduzione di opere artisti…dove l’opera è veramente l’ultimo dei problemi.

  • rino

    troppo grande per fare uno o due artisti quel posto

  • rino

    ma ci sei stato? non è una cattedrale! sono due cattedrali!

  • Ri.Chi.
    • Angelov

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  • negli ultimi post si e’ centrato il problema (ammesso che sia un problema).
    Ogni artista oggi deve relazionarsi con il mondo intero e mettersi in relazione con artisti di tutto il mondo e con esperienze, formazione e culture diverse. L’artista di oggi deve saper comunicare con il popolo italiano, Rumeno, turco, etc , deve possedere un linguaggio universale.
    Tutti gli artisti (italiani, francesi, americani, cinesi, etc…) sono in competizione tra loro e devono trovare il loro modo per raggiungere il loro pubblico. L’artista che non ragiona in questi termini e’ provinciale e le sue opere non andranno oltre la “soglia di casa sua”.
    Se Luca Rossi pensa che il sistema italiano non premi il talento che vada negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese, ma credo che per lui il risultato non cambierebbe.
    Il Padiglione Italia di questa Biennale e’ rappresentativo di ciò che l’Arte italiana ha saputo esprimere negli ultimi 2 anni. Assolve completamente alla propria funzione. Può piacere o non piacere ciò che presenta, ma credo che questa volta sia una buona esemplificazione del nostro panorama artistico.

    • fausto

      Il padiglione italia è rappresentativo? Questo è semplicemente una sua opinione personale che non trova molti consensi in larghi strati del pubblico. E’ significativo che questi curatori pescano artisti sempre nel solito stagno dell’arte.

  • @Cathy,Il Padiglione Italia di questa Biennale e’ rappresentativo di ciò che l’Arte italiana ha saputo esprimere negli ultimi 2 anni.
    Per essere meglio informati: Maloberti ha fatto la sua prima personale nella nostra galleria nel 1993 a seguire Xhafa nel 1999, Ancarani nel 2008 e per finire Anri Sala
    nel 2000. Negli ultimi 2 anni abbiamo esposto altri bravi artisti di questi se ne parlera’ fra 10 anni!!

    • fausto

      Cosa significa aver fatto una mostra in Galleria? Essere barvi artisti? E gli artisti che non fanno mostre in gallerie non sono bravi artisti?

    • fausto

      fra 10 anni si parlerà se un artista è bravo o no. E’ come dire il buon giorno si vede dalla mattina o no?

  • Il padiglione di quest’anno non è rappresentativo come non lo erano quelli di Sgarbi e Beatrice. Anche se quello di Sgarbi rappresentava un caos e una saturazione che sono reali.

    Le scelte del padiglione 2013 sembrano casuali, a parte Ghirri e Baruchello. Gli altri sono invitati solo per buone PR. Questo è il dramma: negli ultimi 20 anni non si è costruito un sistema critico capace di motivare le differenze fra gli artisti. Questo disincentiva e fa scappare i cervelli verso settori più meritocratici.

  • Perché Xhafa e non Paci? Perché Grilli e non Andreotta Caló? Perché Arena e non Biscotti? Perché Maloberti e non Grimaldi? Perché Bartolini e non Arienti? Perché Vitone e non Airó? E Vascellari? E Trevisani? E Di Massimo? Potrei continuare….

    • fausto

      Ma questi cosiddetti artisti alla moda del momento…, che operano dentro l’attuale stagno dell’arte autoreferenziale, hanno per te, l’esclusiva del linguaggio artistico? Innumerevoli e autorevoli anonimi dell’arte, ritengono il contrario. Non c’è ricambio nello stagno dell’arte perchè a numerosi artisti non interessa farne parte e nemmeno bagnarsi..

  • Non capisco una cosa.
    Ma secondo voi per essere artisti rappresentativi bisogna per forza essere giovani, emergenti e aver fatto le prime personali negli ultimi due anni?
    Io credo che per rappresentare la scena artistica italiana si possa avere anche 90 anni e avere decenni di personali e premi prestigiosi alle spalle.
    Indipendente dall’età un artista può essere rappresentativo, se ha ancora qualche cosa da dire e lo sa comunicare.
    E questo vale per i pittori, gli scultori, i musicisti, etc…

  • Esterrefatta

    ……

  • Non serve essere giovani per essere rappresentativi, ho fatto dei nomi alternativi “giovani” per esprimere l’arbitrarietà presunta (visto che non esistono le ragioni critiche) delle scelte di Pietromarchi, oltre ai due “senior” , Ghirri e Baruchello che effettivamente nei due anni passati sono stati in qualche modo riscoperti.

    Il padiglione 2007 ha visto Penone e Vezzoli…un giovane e un anziano, può essere una bella formula. Mi viene in mente un Paci e Anselmo.

    Ma se guardiamo a quello che hanno fatto in italia e fuori dall’italia gli artisti formati in italia, negli ultimi due anni (ma anche 6) mi sale un senso di vuoto…ma forse mi sbaglio…ditemi voi…

    • fausto

      Sbagli si! In effetti il senso di vuoto è proprio la caratteristica degli artisti che tu menzioni in continuazione…credo sia superfluo ricordare che questi artisti sono valorizzati nello stagno dell’arte e non turbano i sonni della maggioranza del pubblico…

  • tesers

    La situazione italiana si può guardare da tanti punti di vista diversi. Il contendere, se capisco, è l’ininfluenza o la scarsa presenza italiana nel contesto internazionale. Può essere. Se tuttavia partiamo dall’assunto che i (pochi) musei nostrani quando fanno mostre d’italiani le fanno a buget zero o quasi, ma poi quando invitano stranieri, magicamente, sfornano catalogoni, produzioni e collaborazioni internazionali (Shuttle a rivoli, kuri al museion e starling rubi recentemente al macro solo per citarne alcuni), allora la cosa prende una prospettiva diversa.
    Se ci giriamo un attimo e guardassimo la generazione delle Marisaldi, Galegati, Airò, Moro, beh, allora possiamo dire che i protagonisti di oggi come Biscotti, Perrone (outsider per età), Angioletti, Francesconi, Arena, Trevisani,Grimaldi, Roccasalva sono molto più presenti dei loro predecessori in campo internazionale. Dopodichè dite quel che vi pare, ma nella mancanza di sostegno delle istituzioni museali, a me pare che sia un bel passo avanti. Piuttosto dove sono gli ex direttori di spazi nazionali, fiere nazionali, che appena approdati in musei stranieri non hanno esposto un-dico-un artista italiano? E’ vergognosa o no questa cosa?

    • andrea bruciati

      non posso che essere d’accordo con la tua riflessione

  • @Tesers: sì, è preoccupante più che vergognoso. Condivido la tua analisi. Della generazione anni 90 (Arte Espresso in Italia) è rimasto solo Vezzoli che in realtà fu inserito forzatamente essendosi formato totalmente all’estero.

    I curatori italiani che emigrano all’estero (bonami, gioni, cavallucci, bellini, manacorda ) sembrano conservare un complesso di inferiorità, un rapporto di amore odio verso l’italia, per cui l’artista italiano diventa veramente poco attraente. Il nostro paese ha tanti limiti ma se in altri paesi avessero ragionato così, nella storia, avremo ancora il Rinascimento solo in Italia….bisognerebbe superare questo provincialismo esterofilo che tende ad essere causa e conseguenza della fuga all’estero.

    @fausto: abbiamo capito che sei un artista incompreso che vive a Berlino. Ma dicci tu quali artisti italiani sono oggi papabili sulla scena.

    • fausto

      il problema non è la comprensione, ma direi l’indifferenza portata all’ennesima potenza di una casta culturale dell’arte, provinciale, paranoica e paracula …, sempre schierata con i poteri forti..Una casta che è sottomessa ai poteri forti internazionali che non ha l’orgogio dell’identità e della cultura italiana (quella non schierata).Aveva ragione Pasolini, Carmelo bene quando sostenevano che questa casta culturale non è niet’altro che lo specchio della decadenza morale della casta politica che guarda caso va a braccetto…

  • Scusate ma questo è troppo divertente:

    Indiana Gioni’s e la Biennale di Venezia 6

    http://whlr.blogspot.it/2013/06/la-biennale-dellantiquariato-la-mostra.html

  • fausto
    • Questo nichilismo e questa retorica post-marxista del mercato non la condivido. Il mercato è necessario e serve come in OGNi settore. Il punto non è eliminare TUTTO, eliminare il MERCATO, ma stimolare nuovi modi per giudicare quello che propone il mercato. Questa è la sfida di Whitehouse.

      • fausto

        il mercato delle vacche…

  • maria cazzetta

    fausto e whitehouse: due sfigati italiani

    • fausto

      Ma la cosa più divertente è che gli sfigati sono proprio quelli che adulano come dice savino gli artisti addomesticati nelle varie fiere, biennali, supermercati dell’arte.., in tutta l’indiffernza del pubblico…

  • Assolutamente, tranquilla maria, siamo tutti sfigati e mediocri. Vedi appunto l’articolo quì sopra.

  • Massimo

    Luca Rossi,
    uno dei fenomeni più deprimenti … della rete ‘italiana’ …
    sei qualcuno solo come Zecca dei commenti di artribune!
    che pena.

    • “uno dei fenomeni” ????
      Parole grosse.

      A proposito. Chi di voi ha più avuto notizie di Kremlino?
      Quello che doveva essere l’evento a Venezia in concomitanza con la Vernice della Biennale<'

  • Massimo

    Luca Rossi,
    one of the most depressing phenomena of the ‘Italian’ web . You’re someone just like a parasite for comments to Artribune! how sad

  • Ah bhe, se lo dici tu. :D

    Spiegati, perchè sarei deprimente e una zecca? Offese a caso…

    Grazie mille eh :)

    Sempre molto simpatici

  • Ah well, if you say so. : D

    Explain, because I would be depressing and a mint? Offenses in case …

    Thank you so much eh :)

    Always very nice

    • Chiara

      Offenses in case….?
      ahahahahahahahahahahah
      e che significa!??
      Sei tenero ahahahaah

  • Massimo

    Tick … zecca in Inglese ;) poveraccio … hai un futuro nelle campagne bolognesi ;)
    Mint? YOU are a TICK !
    Poor guy … You will have a -great- future in the Bolgna countryside :)

    • ti sbagli: http://translate.google.it/#en/it/mint

      Purtroppo vivo in centro storico a L’Aquila.

      • Massimo

        … ‘mint’ significa … zecca, nel significato del coniare moneta …
        Sei senza speranza, nemmeno in grado di utilizzare translator, torna a scuola prima di pretendere di enunciare discorsi sul futuro dell’arte. Sei veramente ridicolo …

        • ah….pensavo intendessi sei una “zecca”..nel senso che produco VALORE….scusa scusa…

          ma qualcuno è in grado di argomentare l’articolo invece di offendere a caso…senza saper neanche argomentare l’offesa stessa….temo che, come per la politica, l’italia abbia il padiglione che si merita con il curatore che invita la moglie a disegnare l’architettura….questo è penoso e ridicolo, non certo io.

          • Luigi

            Luca Rossi ma quanto paghi Artribune per continuare a ripeterci sopra le stesse stupidaggini? Corredate per giunta di continui link al tuo blog velleitario?

  • Ripensando a questo mio articolo, ripeto che il mio intento era aprire un confronto.

    Anche ascoltando le opinioni dei galleristi italiani a Basilea, emerge che l’arte moderna italiana tiene perchè caricata da più sostrati critici che la rendono sicura oltre che piacevole semmai. Tra i giovani grida vendetta il fatto che Il padiglione di Pietromarchi possa aiutare artisti come Bartolini e la Benassi, il primo dedito allo smart relativism e la seconda, prima allo smart relativism (ricordo persone come moto, pasolini, e di tutto un po’..), ed ultimamente all’archiviazione spinta…anche lei giovane indiana jones.

    Se passiamo ai giovanissimi ancora Martini, con sculture NEW ARCAIC (famiglia dei giovani indiana jones) fatte con bitume della Giudea piuttosto che con cera del Cile del Sud…o di vattelappesca.

    Si capisce come buone PR possano aiutare qualsiasi standard. Se mi accordo con gallerista e curatore cool, posso giustificare tutto e il contrario di tutto. E questo non solo in italia. Nel 2013 ormai è molto facile proporre un buono standard, basta incrociare un secolo carico come il 900 alla moda che si sfoglia su Moussocope o alla Biennale.

    Quindi LUOGO e PR mi sembrano centrali, purtroppo. Per tanto mi sembra significativa, purtroppo, questa immagine dove Gioni a Bonami dialogano alla Fondazione Beyeler (vedi whitehouse).

  • Ma esiste qualcuno che è in grado ,o minimamente interessato, a contro argomentare questo articolo….quali sono possibili artisti italiani papabili come quelli di stati uniti, francia o germania? O anche solo romania…???

    Sapete solo offendere il Sig. Rossi, senza capire che vi state guardando allo specchio, perchè vedete in Rossi quello che avete negli occhi e quindi quello che siete.

    Purtroppo paghiamo 20 anni in cui l’istituto d’arte è consigliato, a livello ministeriale, per gli studenti meno brillanti….l’arte, come la cultura – se non del passato-, è considerata una cosa poco seria, poco rilevante, secondaria rispetto ai tanti problemi che ci sono….mentre invece tali problemi ci sono perchè ad ogni livello non si capisce che è proprio l’arte la disciplina che presiede a tutto…

    • maria cazzetta

      impara l’inglese mezza sega!
      questo spazio dei commenti deve essere uno spazio di commenti sulle opere e le mostre e non un tuo spazio privato dedicato al tuo inglese da google traslate… ma ti rendi conto che figura hai fatto?
      ma piantala per cortesia..

      • Appunto, penso non ci sia un commento che parta dall’articolo, ma solo offese gratuite. Mi rendo conto che se il Sig. Rossi è un mediocre, la vostra presunta mediocrità è al sicuro. Questa è la radice della scena italiana degli ultimi anni. Ma qualcosa forse si muove e sta cambiando oltre i vari “Maria Cazzetta”.

        • maria cazzetta

          Sono stati spesi fior di commenti per dibattere con te..ma se dopo 4 anni ripeti sempre le stesse cose uno finisce per ignorarti… parliamoci chiaro… i tuoi commenti non si sono tramutati in fatti, e questo tu lo sai benissimo.
          trovo inutile continuare con questa strategia, usare questo nome per dire cose che tutti sanno, fai tu… se vuoi continuare fallo ma prevedo che non concluderai niente.

          • Penso sia giusto ripetere se la situazione non cambia, o cambia lievemente. Primo, mi sembra arduo pretendere fatti da una platea di addetti ai lavori: c’è chi guarda silente, c’è chi è disilluso o non interessato, c’è chi è d’accordo ma sta zitto, c’è chi viene criticato e fa finta di nulla, c’è chi non vuole fare permali, c’è chi pensa al suo orticello e a raccogliere più briciole possibili. Non ho mai pensato di ottenere in breve tempo dei “fatti”.

            Secondo credo che il blog serva anche solo come un blocco di appunti, non mi sento il paladino di niente e nessuno. Penso che sia più interessante rischiare di bruciarsi o bruciarsi per smuovere una situazione, piuttosto che fare i politici strateghi a 25 anni. Anche perchè non dico cose che necessitino dell’anonimato o di nascondersi. Sono come Topolino, non è che Topolino è anonimo.

            E poi credo che dal mio lavoro sia disceso un preciso alfabeto del fare, ma anche quì non c’è miglior cieco di chi non vuole vedere. E quindi andiamo avanti con ikea evoluta o giovani indiana jones.

  • Credo che a questa platea di addetti ai lavori (frustrati) non importi nulla del padiglione italia, passato, presente, futuro. Sperano solo di esserci loro nel 2015: e quindi sperano di essere la moglie di Pietromarchi, invitata a disegnarne l’architettura; o essere uno dei 14 curatori invitati per seguire gli artisti; o essere uno dei 14 artisti…o comunque essere qualcuno….

    La cosa veramente importante è massacrare Luca Rossi, come fosse un’asticella da mantenere bassa, sia mai che Luca Rossi abbia successo e fama. Ma il Sig. Rossi è proprio la vittima che rileva questa morbosità e “incestuosità al contrario” del sistema italia; dove – come diceva Gianni Romano in un recente editoriale- è molto meglio il successo di uno straniero piuttosto che di un connazionale. E allora è proprio questo il punto, gli italiani si formano e arrivano dall’estero perchè quà è un gioco al massacro: se tutti sono mediocri anche io sono salvo ed ho una possibilità. Ecco una buona morale per questo mio articolo. Vezzoli, Cattelan, Gioni, Bonami hanno capito questo e sono scappati. E sanno benissimo che “zecca” in inglese si può tradurre in due modi, esattamente come in italiano.

    Luca Rossi

    • Cristiana Curti

      Guarda che in italiano “Zecca” ha due significati, non si può tradurre in due modi. Quindi differisce totalmente dall’inglese, lingua in cui l’insetto prevede un termine e l’Istituto preposto al conio della moneta nazionale un altro.

      Dopo di che, passiamo a verificare:
      – la fantomatica platea di addetti ai lavori, così scarsa, così capziosa, così inutile come vorrebbe lr, è nei fatti amplissima. Il pubblico dell’arte contemporanea è un pubblico volontario, preparato e di trasversale composizione e si può dire senz’altro che è fatto tutto di addetti ai lavori: è un pubblico partecipativo e spesso, quando possibile, collezionista (collezionista non è un termine spregiativo!). Assai più di solo trent’anni fa. E circola nel mondo intero così come non era trent’anni fa. Chi avrebbe pensato alla nuova arte del Medio Oriente, d’India, dell’Estremo Oriente solo qualche lustro addietro? Questo è un bene per la diffusione dell’arte contemporanea.
      – i fantomatici clan amicali rappresentano ciò che è dovunque, laddove oltre all’oggetto dello studio è anche il mercato (e non solo in arte). Ma anche vi fosse solo l’oggetto di studio. Non a caso un qualsiasi Movimento artistico (che è anche di pensiero) vuole sempre opporsi ad altro movimento e produrre una cerchia di adepti riconoscibili fra sé e fra sé soli loquenti. Continuare su questa litania quando è faccenda del tutto assodata e portato dell’età della pietra significa solo cercare di comprare qualche consenso facile con ovvietà a buon mercato. lr non farebbe – nel caso avesse successo (augurabilmente) – che replicare uno schema. Non per niente ha già 14 collaboratori e se ne vanta (come giusto che sia): i 14 della nuova setta? Si replica, quindi, con un nuovo quartierino.
      Quello che si deve fare, invece, è, ATTRAVERSO LA CULTURA e non le chiacchiere, costruire nuovi modelli di pensiero critico, pensiero che dovrà essere poi in evoluzione e confrontarsi con ogni possibile contributo del suo tempo (ma anche del tempo passato). Cosa che lr, da non so più neanche quanti anni se non da sempre per quel che ho visto io, non produce.
      – il pubblico dell’arte contemporanea è tutto tranne che abbandonato e in fuga. Per favore, lr dai conto OGGETTIVO e COMPROVATO di tale presunta catastrofe invece di continuare a seminare l’inutile quanto risibile panico del titanic in affondamento. Semmai è abbandonato il pubblico dell’arte antica che non ha più la possibilità di contare su vere mostre e accesso alla conoscenza di alto livello. Sarà dagli anni ’70 del secolo scorso che, in Italia, non si vedono più le grandi esposizioni sui vedutisti veneziani (ad esempio); quello che ci propinano con i Goldin di turno è robetta da bocche buone. Bisogna ormai andare in Inghilterra per visitare manifestazioni importanti e davvero valide sui nostri grandi classici.
      Il pubblico dell’arte contemporanea è in crescita e sta benissimo: basti verificare i soli tornelli della BIennale di Venezia delle ultime edizioni (e vedremo poi questa che si presenta saluberrima) per non parlare dell’incremento verticale di nuovi Musei del contemporaneo anche nella lentissima Italia. Si può invece senz’altro affermare che mai come in questo tempo l’arte coeva al proprio pubblico è nota così vastamente e seguita con così partecipe attenzione.
      Quello che sarebbe importante è davvero “fare il pelo” alle presunte operazioni culturali che infestano la Penisola e mezzo mondo (qui da noi, più che altrove) e sviluppare maggior capacità e coraggio di dire le cose come stanno, ovvero che almeno la metà delle manifestazioni d’arte (antica, moderna e contemporanea) in Italia non si dovrebbero fare. Ma per fare ciò bisogna sapere di che si parla.
      – per quanto riguarda il confronto critico, poi, si può senz’altro affermare che è malaticcio, ma solo perché il “pubblico” (compreso lr) si rifiuta spesso di imparare o conoscere attraverso gli strumenti che i migliori riescono a produrre. A parte citare (quelle quattro frasi che si sanno a memoria de) i pochi filosofi che tanto van di moda, chi legge davvero i testi dei critici? Chi davvero lesse a suo tempo Bonito Oliva o Celant? E oggi Obrist, giusto per dire tre che sono sulla bocca anche della casalinga di Voghera?

      Ma in questo articolo lr non doveva illuminarci sul padiglione Italia, luci e ombre, tanto per dirla con lui? E di cosa sta parlando invece? Di nulla di importante o che non avesse già scritto e detto negli ultimi – quanti sono? – quattro anni di lavoro.
      Che bel risultato…

      • Cristiana, appunto zecca ha due significati e due traduzioni. Quindi andava bene anche la mia.

        -continuo a dire che un pubblico vero, interessato ed appassionato non esiste. O esiste in percentuale irrilevante. I musei italiani sono cattedrali nel deserto e lo capisci quando il Ministro non accetta neanche di incontrare l’AMACI che riunisce i musei italiani, per capire quanto non esiste un pubblico vero. I collezionisti sono addetti ai lavori e gli amici e i parenti non li considero.

        -io non ho mai voluto distruggere un sistema o un movimento, ma stimolare un confronto critico. Ma non sono certo io in grado di fare il critico. Non si tratta di distruggere l’altro ma di dialogare con l’altro, ed invece percepisco ancora ostracismo e censura.

        -questo mio articolo voleva aprire una riflessione e non dare risposte (anche se un nome l’ho fatto), ti invito invece al mio punto di vista sulla biennale (che trovi nel secondo post di whitehouse).

        -i clan amicali sono ovunque, il problema è che in italia non funzionano neanche. Puoi andare a parlare con le promesse anni 90 (Espresso Arte oggi in Italia del 2000). I curatori invece sono rimasti tra cui Pietromarchi che spende 850.000 euro per il suo padiglione con 12 artisti viventi e ben 15 (!!!) curatori viventi. E come ciliegina ingaggia sua moglie per disegnare l’architettura del padiglione…alla faccia del conflitto di interessi. Cose che in Italia non andrebbero fatte doppiamente. Ed è meglio non soffermarsi sugli artisti….cose a caso, poteva invitare chiunque e il suo contrario. Ma per questo rimando al blog.

        -spesso argomento le opere, però mi sembra già positivo rilevare una carenza, e ripetere le cose che continuano ad essere carenti. Devo anche fare io la critica? Ti ricordo che gestisco semplicemente un blog, gratuitamente e quotidianamente da 4 anni. E Pietromarchi non mi ha dato neanche un euro :)

        Quindi, Cara Cristiana, dovresti farti un bell’esame di coscienza e chiedermi scusa per il tuo tono arrogante e offensivo.

        • Cristiana Curti

          Oltre a invitarti a conoscere meglio sintassi e a questo punto anche semantica del linguaggio, non faccio. E comunque è evidente che non ho alcun successo contro chi si incaponisce a dire di avere ragione quando ha torto marcio.

          Del resto, con te non esiste alcun dialogo.

          A parole inviti a un dibattito, nei fatti non ti sposti da quattro anni a questa parte sulle tue due posizioni asfittiche e senza sbocchi.
          A te “servono” i commenti altrui solo per alimentare i tuoi, sempre uguali a se stessi. I commentari copiosi di Artribune si devono quasi soltanto alle tue insopportabili apparizioni, anche nei tuoi stessi articoli. C’è un monotono incolore che occupa la vallata e che non molla la presa…
          Non accetti di cambiare opinione anche quando ti sfiati sostenendo di esser l’unico che “argomenta”, non accetti le critiche più che motivate che provengono da chi non ne può più di sentire lo stesso disco rotto senza costrutto.
          Non ti interessa affatto l’opinione altrui.

          A me pare che qui l’arrogante sia tu e spesso e volentieri sei anche offensivo, sia nei confronti di tutti gli artisti dei quali contesti la qualità con le tue logorree a stampo sia nei confronti degli interlocutori/commentatori che hanno ancora fiato e voglia (sempre meno) per dirti quanto inutile, becero, stantìo sia il tuo modo di inserirti ovunque, con i link illegittimi al tuo blog, con le tue battutine senza sugo, con i tuoi slogan che sono solo fumo e niente arrosto e che non significano assolutamente nulla.
          Non c’è modo di interromperti, non c’è modo di farti prendere una pausa di riflessione, non c’è modo di eliminare quello che un tempo un tale gagliardo da queste parti chiamò “il rumore di fondo” che procuri.
          Stupisce sempre che Artribune, dopo averti finalmente bacchettato per la tua intemperanza grave nel continuare a farti illecita pubblicità, ti dia spazio ulteriore, ma questa è la sua politica e Artribune avrà il suo motivo (per me ignoto).
          E’ indubitabile che negli ultimi mesi, anche per colpa tua, da queste parti non ci sia più spazio per qualche scambio interessante.

          A me irrita (moderatamente, datti pace) che tu occupi ormai qualsiasi posto disponibile, che raffreddi qualsiasi confronto anche se non sei in grado di sostenerlo, che smorzi qualsiasi desiderio di andare a fondo su un argomento all’interno di una piattaforma pubblica come è questa.
          Nessuno ti può impedire di partecipare, ma nessuno può impedire a me di dirti che non sei gradito, che il tuo “progetto” non esiste, che ancora siamo a aspettare cosa diavolo era kremlino che non fosse una fotina piuttosto infantile su un blog che non conta granché perché da anni non offre niente di nuovo a parte un presunto scoppiettante inizio.

          Hai bruciato la possibilità di poter fare (oltre che dire) qualcosa di utile. C’erano i presupposti affinché si aprisse una porta diversa dal solito e ora si capisce che oltre la porta c’è un ennesimo tinello, e che se potessi avere due possibilità in più diventerebbe solo un tinellone, mai una sala da festa.

          L’esame di coscienza, francamente, dovrebbe essere cosa che riguarda te. Io non devo dimostrare niente e non pretendo di insegnare niente a nessuno, né mi picco di fare “la voce dell’arte” come pretendi tu. Anche perché, al contrario di te, ormai partecipo solo quando tirata per i capelli.
          E poi me ne pento, perché, tanto, non serve.

          P.S. a nessuno interessa che tu gestisca un blog gratuitamente, ci mancherebbe altro che una tua aspirazione dovesse essere anche pagata dalla collettività. Se non sei in grado tu di renderla produttiva, evita di sbandierare la cosa come fosse chissà che e considera invece, a proposito di arroganza, la fatica quotidiana e l’impegno anche pecuniario REALE di chi lavora all’interno della macchina del nostro patrimonio culturale, sempre sottopagato, sempre dileggiato, sempre a lottare contro la logica che vorrebbe che ciò che non rende in termini economici sia cosa da scartare e trattare con insufficienza. Tu sì che sei offensivo, anche solo con quattro parole in loop.

          • @Cristiana: A me sembra che tu stia parlando di te stessa, e forse questi lunghi commenti sono per te un buon esercizio di psicanalisi. Ripeto: mai offeso nessuno, ma solo cercato di argomentare le opere. Senza pretendere che i commenti siano una tesina universitaria, come pretendi tu. Anche quì la tua incapacità di vedere le cose, e pretendere che un commento sia un libello socratico. Questo dice tutto.

            I link al mio blog, sono perfettamente accettabili dal momento che non sto vendendo nulla e dal momento che il link può essere parte integrante di un commento.

            Ma vedi, invece che dialogare con il mio articolo stai parlando ancora del Sig. Rossi. Il tuo obbiettivo è solo ridimensionare il Sig. Rossi evidentemente. Perchè più il livello è basso più il tuo presunto limite è salvo.

            Cristiana, stiamo all’articolo che TU hai voluto commentare, quale artista-artisti potrebbe occupare oggi il Padiglione Italia?

          • Cristiana Curti

            Chissà, forse lucarossi ha ragione e io torto.
            Chiedo quindi ad Artribune nella speranza di una risposta: i link di lucarossi al suo blog sono accettabili come egli afferma o sono pubblicità illecita a un’attività personale (e, per questo spazio, concorrente)? Peraltro pubblicità a un blog dove si chiede anche di fare offerte per finanziare la propria attività, se non erro. Quindi si vende eccome.

            Artribune, è giusto che lucarossi remi pro domo sua attraverso la vostra rivista?

            Sono curiosa di saperlo perché nel caso la risposta fosse affermativa, ho intenzione di intasare anch’io quotidianamente e più volte al giorno con link agli scritti miei e dei miei amici meritevoli questo posto che a quanto pare ha inserzionisti di serie a e di serie b (quelli che pagano per un banner e quelli che non pagano e fregano quelli che pagano).

            Vorrei, cortesemente, una risposta definitiva e che non lasci adito a dubbi, grazie.

      • Fausto

        in Italia non esistono veri filosofi.., ma solo professori di filosofia…

  • Helmut

    Caro Luca Rossi, io non sono un addetto ai lavori, e non ho capito un beneamato ca..o di quello che intendi dire, e soprattutto fare (in termini pratici), per ridare nuovo slancio all’arte contemporanea italiana.

    Dimmi i tre punti dai quali bisogna ripartire. Fallo in modo CHIARO e senza inutili gineprai.

  • tre punti:

    confronto critico, come il desiderio e la capacità di argomentare luci e ombre.

    apertura a progettualità diverse, oggi vediamo clan amicali impenetrabili.

    nuove opportunità per un pubblico ora abbandonato e in fuga.

    Su ognuno di questi punti Whitehouse, che ormai conta 14 collaboratori, lavora da quattro anni.

    • Helmut

      Le tue risposte sono sempre molto generiche ed elusive. Quello che hai scritto non significa proprio nulla.
      Invece, a questo proposito, Vincenzo Merola ha dato uno spunto interessante dettando, in modo chiaro (lui si), i suoi tre punti per l’uscita dalla crisi dell’arte:

      – Commistione di codici diversi
      – Dimensione aleatoria: imprevedibilità
      – Sacrificio dell’immagine

      • Mi viene da ridere. Va bene, Vincenzo Merola, seguiremo da domani questi tre punti programmatici….

        • Helmut

          Almeno si esprime in modo CHIARO. Tu continui a non dire un bel nulla.

        • Caro Helmut, sei troppo generoso. Mi metti in imbarazzo trasformando tre piccoli spunti di riflessione, il cui unico scopo era quello di alimentare il confronto e il dibattito, in una ricetta per venir fuori da una (presunta) “crisi dell’arte”. Cerchiamo di dare spazio a tutti, di ascoltare voci diverse, di non essere intolleranti con chi non è in sintonia con le nostre opinioni. Va benissimo dialogare e non essere d’accordo, ma non si dovrebbe mai giungere al punto di voler zittire il nostro interlocutore. Lo dico anche alla cara amica Cristiana, che stimo infinitamente e che non vorrei vedere così irritata. Prendete il meglio da ognuno: se non condividete le semplificazioni del buon Luca, apprezzate almeno la costanza con cui ci fa divertire, animando il commentario di Artribune.
          Ah Luca, se mi conosci almeno un po’ sai bene che non ho mai scritto e mai scriverò un commento anonimo, vero? A stento riesco a gestire me stesso, non potrei mai seguirti sulla strada delle identità multiple ;-)

          • Cristiana Curti

            Troppo bravo, Vincenzo, seguirò ciò che dici. Il fatto è che davvero non c’è più tempo per me, purtroppo, per intervenire su Artribune. E’ per questo che dispiace non trovarvi almeno qualcosa di stimolante da leggere, come un tempo. I commentari gagliardi erano il sale di questa rivista. Tutto qui. Comunque hai ragione, mi darò pace e GLI darò pace. Non è così importante.
            Come in assemblea di condominio: la maggioranza vince.

  • Qualcuno riesce a commentare in modo inerente all’articolo? Non stavo cercando di diventare ricco e famoso (state tranquilli), ma chiedevo solo:

    oggi quale Padiglione Italia è possibile e plausibile…se dovessimo ragionare come fanno la maggioranza dei paesi presentando uno-due artisti e, spesso, anche una sola opera?

    Grazie

  • quale PAdiglione Italia sia possibile?
    Mi piacerebbe vedere un solo artista che racconti al mondo l’Italia.
    Come sceglierlo?
    Con una grande “gara” in rete. Gli artisti propongono una loro opera e la fanno votare al popolo di Internet. Chi ottiene piu’ preferenze vince.
    Così non si dirà piu’ che i partecipanti al Padiglione Italia sono raccomandati e fanno parte di una casta.

    • Penso che un Padiglione Italia debba essere espressione di un sistema e non spuntare dal nulla. Sistema significa un limite, un ambiente critico, continuativo e organizzato nel tempo. Solo in italia abbiniamo subito la parola sistema a quella di casta.

      Una gara in rete sarebbe interessante ed accettabile, solo se un progetto consapevole, semmai nato dall’invito di un artista X. Per esempio Jeremy Deller sarebbe un ‘artista che potrebbe proporre una cosa del genere. E sarebbe anche giusto invitare un inglese al Padiglione Italia, visti i complessi di inferiorità e di esterofilia che schiacciano la nostra scena. Sarebbe una bella soluzione per superare certi complessi e avere un progetto consapevole.

      Oggi il mio Padiglione sarebbe questo: Deller che invita ad una gara on line tutti gli artisti italiani. Peccato che stia decidendo tutto io.

      • fausto

        Si continua a parlare di padiglioni e di gabbie per artisti d’allevamento. Evidentemente, per whitehouse, non è facile liberarsene!

        Il cervello di un artista non si mette a dimora in un padiglione chiuso, statico e completamente avulso dall’evolversi della vita delle persone.

        Mentre l’artista non addomesticato al sistema, raggiunge il suo pieno sviluppo e la sua migliore capacità d’espressione, fuori da queste gabbie d’allevamento controllate dai cosiddetti custodi dell’ortodossia dell’arte contemporanea.

        • Caro Fausto, il padiglione è un limite che dovrebbe stimolare e ottimizzare l’artista. E’ un modo per essere liberi, esattamente come un treno non sarebbe libero di andare da nessuna parte senza il vincolo limitante del binario. Nel Rinascimento italiano le migliori cose sono state fatte perchè il mecenate costringeva l’artista a lavorare in situazioni limitative e scomode. Il sistema è un limite importante e prezioso, anche se questo sistema non ti considera.

          La mia verve critica è finalizzata a stimolare un confronto NEL sistema non a distruggerlo.

          Siamo sempre polli in batteria, sempre in ogni possibile situazione; l’importante è esserne consapevoli e limitare i danni.

          • fausto

            veramente, i polli da batteria sono gli “artisti” che non si ribellano mai a questa costrizione pseudo culturale e sono ben consapevoli, contenti di essere allevati e ingrassati dentro questi orribili padiglioni d’allevamento. Ce lo vedi un artista ribelle e di talento rinchiuso in una gabbia?

        • Helmut

          Bravo hai centrato il punto.

  • Eccola Cristiana, l’ennesima addetta ai lavori, a cui non importa una cippa secca dell’articolo ma del suo progetto culturale….povera italia. Quando si uscirà da questa competizione fratricida e si penserà ai contenuti? Che basso livello….

    • Savino Marseglia (artista)

      Oggi l’unico progetto culturale serio da proporre a questa maltrattata Italia è quello di ritornare alla terra, alla natura, alle radici di quella che fu la genuina civiltà contadina che è stata volutamente distrutta…, come del resto gran parte del contesto paesaggistico storico e architettonico.

      Dobbiamo avere il coraggio di uscire da questi padiglioni della retorica contemporanea e lavorare nel paesaggio .per disinqunarlo dai semi velenosi introdotti dalle varie caste culturali addomesticate alle tribù politico- culturali che hanno ridotto gli italiani a popolo nichilista, opportunista, servile e malato di calcite acuta e di televisite senza ritorno di coscienza critica

      In tanti anni di investimenti di soldi pubblici in arte e cultura…gli italiani sono quelli che leggono pochi libri, non frequentano musei teatri, ecc. La colpa di chi è degli italiani o delle caste culturali scintillanti che continuano a sguazzare indisturbati nei palazzi dell’arte del potere…, com nel film di Sorrentino “La grande bellezza”?

    • Cristiana Curti

      Tu conosci me? E’ strano, io non conosco te. Stai distante, ciccio.
      E quando scrivi qualcosa, se pretendi che qualcuno ti segua, scrivi qualcosa che valga la pena di essere discusso, non roba che ripropini da quattro anni stantìa e rafferma.
      Fatti un giro fuori casa, va’ là…

      Comunque io attendo una risposta da un’Artribune che non risponde. Chissà perché.
      Pazienza, speravo anch’io nel mio orticello da coltivare alle spalle degli altri, invece non oso, perché sono molto educata.
      Spero che ci pensi qualcun altro meno sprovveduto di me.

      • Cristiana, non mi sembra di scrivere le stesse cose da quattro anni, rileggiti gli articoli scritti per Flash Art e quelli per Artribune…

        Ma non c’è nulla da fare, è come se un grillino pretendesse che uno del PDL leggesse in modo approfondito il suo programma. E’ questo clima da bisticcio e tafferuglio continuo che contesto, perchè sembra il teatrino di “porta a porta”. E tu Cristiana parli sempre di Luca Rossi, vuoi bisticciare e non so il perchè; ti appelli ad Artribune perchè ho postato due link ad un blog privato e senza fini di lucro, ma non dici nulla degli 850.000 euro spesi per il padiglione italia, invitando più curatori che artisti e con la moglie del curatore ingaggiata per fare gli interni…con 250.000 donati da privati e 23.000 euro -sembra- per uno chef chiamato da Roma…..di questo non dici nulla. Neanche riesci ad argomentare l’articolo, ma continui a infamare offendere a caso…è una vergogna, e sei evidentemente il sintomo di un clima culturale generale. Ma l’idiota e lo scemo sono io che sto ancora quì a rispondere…..quindi colpa mia.

      • Angelov

        Cara Cristiana, leggerti è sempre un piacere ed un insegnamento.
        Per quanto riguarda lr, lo considero un intellettuale sui generis, in quanto anche se vende fumo, riesce poi a coinvolgere nelle sue volute noi ed altri ignari navigatori: questo almeno gli va riconosciuto.
        Mi ricorda molto i Con-Artist di tradizione anglosassone, o quelli che amano “To listen the sound of their own voice” (che piace ascoltare il suono della propria voce) o quelli che sono addetti allo “Stirring shit”: (rimescolare la merda) di tradizione australiana.

        Se Artribune non risponde alla tua richiesta, è forse perché in redazione sono molto più coinvolti nel vendere pubblicità che nel seguire e gestire dibattiti culturali; del resto bisogna pur guadagnarsi la pagnotta e tirare a campare…
        Un caro saluto.

        • santità

          ANGELOV DOCET
          Il piccolo lr non risponde, dove sei andato a nasconderti?
          rispondi a DR. ANGELOV!!!

  • caro savino, ma come è possibile dialogare, anche dire che non serve un padiglione e BLA BLA BLA, se ogni confronto ed ogni proposta hanno come platea solo 4 sparuti addetti ai lavori????

    L’arte in italia è un ‘opportunità mancata.

  • Savino Marseglia

    Tu hai ragione, caro LucaCaro Luca, quando affermi che non si può pretendere ascolto, collaborazione da coloro che detengono a denti stretti il potere su questi quattro gatti di “artisti” che io dico per giunta allevati in batterie…, seguiti da poche persone, spesso acrtiche.
    Questa non è invidia per entrare nei vari padiglioni italioti, anzi l’invidia è il cattivo nome, proprio di coloro che detengono il potere dell’arte contemporanea italiana, i quali difficilmente ascoltano e collaborano con artisti che hanno un punto di vista sull’arter non omologato alle norme curatoriale e del mercato.

  • Helmut

    Facciamola finita con questa arte contemporanea. Dobbiamo girare pagina.

    • Fausto

      l’arte contemporanea come dice Savino Marseglia, “non esiste più, perchè è diventata invisibile alla moltitudine di immagini artefatte contemporanee”

  • Ursula

    Cristiana Curti sempre due spanne sopra gli altri.

    • Fausto

      Ursula, non esiste il sopra e il sotto, il basso e l’alto. ma solo il “vuoto” senza misura…

  • Caro Fausto non credo che l’arte contemporanea sia morta, perche’ siamo immersi in essa. E l’arte, proprio per questo suo essere ovunque e soprattutto non piu’ in musei e gallerie, può incidere sulla cultura del nostro tempo.
    io credo che a molti, ma non a tutti, sia sfuggito un fatto. Con questa Biennale di Gioni siamo ad una svolta finalmente. Con l’esposizione nel suo Palazzo Enciclopedico di artisti presenti e passati accanto ad autodidatti e artisti x passatempo, ci costringe non solo a riconsiderare i nostri giudizi sull’arte contemporanea, ma anche a porci la domanda : “chi può essere considerato artista oggi?”.
    Con questa Biennale il prossimo padiglione Italia dovrà fare i conti.

    • Fausto

      Gentile Cathy, se l’arte e gli artisti possono essere visti in qualsiasi luogo, mi domando che senso ha questa dispendiosa e inutile biennale di feticci addomesticati al mercato dell’arte, utili soltanto ad un’elite che si diverte a fruire questi feticci inutili, come se giocassero ad un slot machine per vincere?

      Come possiamo affermare che questi artisti esposti rappresentano il meglio della ricerca linguistica in Italia e nel Mondo? Quando si tratta di artisti scelti con il metro di misura, o peggio del gusto, di un curatore o più curatori messi assieme da un potente di turno.

      Qui c’è un’idea vecchia, direi anche presuntuosa, di scegliere gli artisti. Poi c’è quest’idea bizzarra del tema “Palazzo enciclopedico” che assomiglia più ad una torre di babele che ad un luogo di scambio dei saperi. Qui non si parla di una visione comune delle Nazioni e tanto meno di una visione individuale del mondo da parte degli artisti invitati.

      Qui viene fuori solo una confusione di linguaggi artistici che non sono altro che espressione di un disagio esistenziale dell’artista narciso, piccolo borghese che si culla nei suoi incubi in i un vuoto fine a se stesso.

      Manca una visione e un’interpretazione del mondo, un’idea di società che gli artistil dovrebbero sognare o perlomeno indicare un percorso di una progettualià diversa e alternativa ai canonici riti biennaleschi: La stessa decantata “utopia” in questa biennale luna park come dice l’artista Savino Marseglia non c’è neanche l’ombra del significato etimologico.

      Qui si parla soltanto di curatori che fanno tendenza come se si trattase di lanciare un nuovo oggetto alla moda.
      In sostanza questa biennale luna park offre molto poco alla conoscenza dei saperi, in particolare all’immaginazione in una condizione di condivisione e di pienezza individuale e collettiva che questa biennale dei balocchi non è riuscita ad esprimere..

      Ed è per questo che l’arte oggi è stata assorbita dal grande spettacolo delle immagini statiche e in movimento, è stata risucchiata da altri linguaggi molto più aggressivi e suadenti. Se è vero che l’arte è sempre stata espressione e testimonianza del proprio tempo è vero che gran parte dell’arte contemporanea testimonia solo il vuoto dell’artista narciso tanto caro all’ideologia conservatrice che nega la sua capacità di trasformare le coscienze e il mondo.

      • Eventi come la Biennale sono ormai un rito, ma sono utili e non solo ad un’elite e agli addetti ai lavori, perché non si spiegherebbe tutto l’interesse che suscitano, dimostrato anche dagli articoli che regolarmente appaiono su riviste non specializzate e che si rivolgono ad un pubblico vasto, che poi è quello che paga il biglietto per visitare questi stessi eventi.

        Sono d’accordo sul fatto che l’idea di Biennale sia vecchia e Gioni con il suo Palazzo Enciclopedico ha voluto dire proprio questo. Infatti, non è più possibile riassumere gli ultimi due anni di vita artistica internazionale in un solo evento. Troppi sono gli stimoli e veloci i tempi con cui si consumano immagini, opere, artisti, etc…
        E’ vero che c’è confusione, ma è realmente caotica oggi l’Arte contemporanea. Fiere, mostre, performance , una corsa continua tutto l’anno per andare a vedere e presenziare alle varie inaugurazioni. Poi c’è il web, all’interno del quale si trovano un’infinita varietà di artisti che provano a proporsi e farsi strada.
        Sono d’accordo con te quando poni la domanda retorica “Come possiamo affermare che questi artisti esposti rappresentano il meglio della ricerca linguistica in Italia e nel Mondo?” e la risposta è ovviamente negativa. Al Padiglione Italia, ad esempio, non c’è la migliore arte italiana, ma secondo me c’è il meglio che Pietromarchi poteva fare per dare il suo punto di vista sul tema proposto, ovvero descrivere l’Italia delle contraddizioni e dei contrasti.
        Ho apprezzato più i tutti il lavoro di Ghirri e Gentile e le immagini di un Viaggio in Italia immersi nel profumo “killer” dell’eternit; ma anche Golia – Xhafa e il loro rappresentare il precario equilibrio tra reale e immaginario.
        Questa Biennale è la Biennale del Curatore, che propone un percorso, una riflessione e utilizza gli artisti che possono svilupparla al meglio.

        Sul fatto che l’Arte stia diventando glamour, che le Biennali e gli eventi artistici in generale siano sedotti dal “red carpet” e sempre più utilizzino linguaggi come dici tu “più aggressivi e suadenti” io non lo trovo un fatto negativo. Anzi, penso che sia il modo migliore attualmente per divulgare l’Arte e renderla appetibile al grande pubblico. Se si vuole che l’Arte non sia solo per un’elite bisognerà pur comunicare con la maggior parte delle persone con mezzi immediati, affascinanti e soprattutto comprensibili ai più!

        • Fausto

          è 30 anni che il sottoscritto, tanti artisti e le associazioni ambientaliste italiane denunciano il grave problema dell’inquinamento da amianto. In Germania è stato abolito negli anni 80!!!

          Ghirri è arrivato in ritardo, come tanti artisti dell’ArtSystem.

          Poi cosa c’entra un’operazione di questo tipo alla biennale luna park. Si vede che c’è il vuoto di idee…

          • maria cazzetta

            ma informatevi prima di sparare cazzate! il lavoro dell’eternit è di Vitone non di Ghirri!!

        • fianna

          per quale ragione l’arte dovrebbe aprirsi al grande pubblico? diventare alla stessa stregua di un evento mondano con famigliole con bambini strillanti al seguito e gente che va alle inaugurazioni solo per riscattarsi da una latente mediocrità culturale? siamo sicuro che l’utente medio sia davvero in grado di comprendere l’arte? l’arte va scoperta, nelle gallerie piccole, nelle piccole realtà ONESTE, non va banalizzata e pacchianizzata

          • Fausto

            Condivido e aggiungo che in Italia si dà troppo ascolto e credito a questi curatori patinati-imbalsamatori di artisti addomesticati!!!

            La loro funzione è solo quella di confezionare il lavoro dell’artista e lanciarlo nel deleterio mondo dello spettacolo come una nuova marca di dentrificio…

            Qualcuno si ostina ancora a credere a questye figure prezzolate dal potere dominante, e non mi sbaglio, visto la malagestione di tanti musei sul contemporaneo sparsi sullo stivale, gestiti gran parte arbitrariamente, chiusi al territorio d’appartenenza e per giunta dominati in gran parte di interessi di parte…

  • fianna

    ci sono artisti giovani e meno giovani bravi in Italia, ma tanti di loro non sono nemmeno interessati ad andare a Venezia o entrare nello squallido giro dell’arte contemporanea, questo perchè se un artista ragiona dopo i primi entusiasmi dei vernissage con aperitivo e buffet, si renderà conto che il sistema dell’arte è completamente incoerente, ad oggi, con quello che dovrebbe essere l’arte o la mente, la sensibilità dell’artista
    Per quello girano sempre i soliti nomi e ci sono personalità artistiche create dal niente che sono mediocri e inutili, ma caricate dai curatori e dai critici
    non so come si all’estero, ma mi pare che anche di là si punti molto sulla spettacolarizzazione dell’arte, anche se va detto che di posto ce n’è cento volte di più rispetto a qui

    • Helmut

      Tutto chiaro. Ma per superare l’impasse che vive il mondo dell’arte, non dobbiamo concentrare le nostre attenzioni sul sistema (fiere, biennali, curatori, collezionisti). Quello va accuratamente smantellato. Bisogna “lavorare” sul LINGUAGGIO, che come pare chiaro a tutti, risulta sempre più stantio e fuori dalle dinamiche contemporanee. Persino l’immagine, per la volgarità che le è propria e per la strabordante sovrapproduzione degli ultimi 30 anni, potrebbe essere finalmente sacrificata.

      • Fausto

        Se vogliamo dare senso al linguaggio, dobbiamo disertare i luoghi dell’arte istituzionale, pubblica e privata e abituarci di non contentarci che del meglio del linguaggio significante.
        Poiché l’arte non consiste solo in un feticcio da piazzare in un museo, galleria, fiera, manifestazioni varie o un oggetto da vendere…ma direi, un mezzo di comunicazione alternativa a questo stagno dell’arte che deve mirare ad aprire e far riflettere le coscienze sulle storture di questa società decadente, marcia, rozza nei suoi falsi valori materialistici.

        Una società utopica non la si raggiunge mai solo con l’arte; ma la più alta aspirazione del linguaggio dell’artista è quella di trasmettere non solo la propria condizione esistenziale, la sua visione delle cose, ma soprattutto valori umani ed elementi spirituali di condivisione.

        • Helmut

          Togliamo subito di mezzo un altro equivoco: Il grande artista risponde unicamente alla propria coscienza estetica. Deve abbandonarsi ai significanti. Il sociale, il mondano (il significato, il messaggio), non sono affari che possano riguardarlo.

          • Fausto

            La propria coscienza estetica? Quale estetica? Purtroppo lo stagno dell’arte non produce coscienza estetica ed è per questo che i grandi artisti significanti rifiutano di vivere ed operare come “ranocchi” nell’odierno pudrito stagno dell’arte..con tutto il rispetto delle rane e dell’ecosistema chiuso dello stagno…

  • Fausto

    Il grande artista non solo opera con buoni mecenati ma possiede anche l’intelligenza di prenderli in giro. Tattica che hanno usato tutti i grandi artisti del passato. L’arma dell’ironia è stata sempre efficace contro tutte le forme di potere. L’artista bravo non si mette solo sotto la protezione di un potente ma scava sotto per fargli tremare le gambe. Vedasi Goja, Caravaggio e tanti altri artisti bravi. Al contrario oggi gli artstar sono tutti culi e camicia con i potenti mecenati del nulla. Si perchè questi spesso si circondano di artisti mediocri che poi in fondo aspirano alle stesse cose materialistiche…

  • Non sono d’accordo. dalla notte dei tempi l’artista ha bisogno di un “principe” o come dite voi di un mecenate. Non credo sia disdicevole trovare qualcuno disposto a pagarti per creare un”‘opera. d’arte. Michelangelo litigava con Giulio II, ma insieme hanno creato opere immortali. Si’, insieme, perche’ l’artista deve sempre collaborare col suo sponsor per poter insieme costruire un percorso e un progetto culturale.
    Comunque c’è un problema di linguaggio nell’arte che deve iniziare a parlare piu’ semplice anche usando strumenti che sono propri di altri settori come la pubblicità e la moda.
    Immagino che allora artisti come Cattelan, Koons e Hirst che di questa fiera delle vanita’ fanno parte per voi siano mediocri.

    • Helmut

      Quei mastri giocattolai che hai appena citato non hanno nulla a che vedere con la grande Arte. Con la moda, la pubblicità, i mercatini rionali del vintage: ecco, lì ci stanno benissimo. Più semplice di così!

  • Francesco

    Condivido l’espressione “esterofilia provinciale”: gli artisti tornino al figurativo.

    • Helmut

      Meglio al figurale.

  • A proposito di Ghirri e Gentile e dell’eternit.
    Il fatto che tu Fausto ne parli da 30 anni e insieme a te le associazioni ambientaliste non significa che non se ne debba continuare a parlare e si riesca anche a produrre un progetto artistico bello come quello del Padiglione della Biennale.
    Con tutto il rispetto per gli ambientalisti e per chi si è battuto per eliminarne la produzione quello che ho visto in Biennale non era una semplice denuncia, ma una riflessione artistica ben fatta.
    Personalmente mi sono emozionata nel vedere le immagini del Viaggio in Italia e sentire quell’odore acre, che ci ho messo qualche minuto a realizzare fosse la riproduzione di quello dell’eternit. All’inizio ho anche provato un po’ di angoscia e un vago senso di paura.
    Non è forse questo che dovrebbe fare l’arte? Emozionare e provocare.

    Ma non solo il Padiglione Italia l’arte mi ha dato emozioni. Anche al Padiglione Russo è stato divertente stare sotto una pioggia di monete d’oro come Danae, oppure al Padiglione del Venezuela era bellissimo vedere opere della Street art nel tempio sacro dei Giardini della Biennale, poi il Padiglione Argentino mi ha angosciata con le immagini di Eva Peron e del suo vissuto doloroso che si è intrecciato con una intera nazione, oppure ancora tutto il Padiglione Enciclopedico mi ha dato tanti spunti sul ruolo dell’arte e dell’artista oggi.
    Per questo e molte altre belle cose che ho visto dico che questa Biennale è bellissima e segna una svolta.
    Sarà poi che sono della stessa generazione di Gioni, ma spero che sia l’avvio di un cambiamento.

    • Savino Marseglia

      una biennale bellissima? O una biennale con i soliti nomi noti che mistificano la realtà attraverso denunce fine a se stesse: un linguaggio didascalico che non ha ninte a che fare con l’estetica, mediante la quale il linguaggio dell’artista dovrebbe opporsi alla realtà immanente, costituita, attraverso la funzione della catarsi che si forma sulle specifiche qualità della forma e del contenuto stesso dell’opera.

    • giuseppina

      l’odore acre la riproduzione di quello dell’Eternit? Cathy, ma l’hai letta la didascalia o l’odore ti ha stordita fino a tal punto? “ci ho messo un minuto… l’emozione…” ahahah… prenditi un’asbestosi col rabarbaro…

  • MicheleM

    1- C’è pochissimo da divulgare perché l’arte contemporanea è al 99% spam
    2- Un pubblico non c’è perché non c’è arte, ma confusione e troppe chiacchere, furbizia e prese per i fondelli costanti, sia all’intelligenza che alla sensibilità umana. E questo è un problema esteso dappertutto.

    • fausto

      La casta dell’arte contemporanea taroccata ad arte è morta e non ha ragione più di esistere se non nello spirito anonimo di artisti che operano in silenzio fuori da questo sistema mercantile delle vacche. Se fossero vivi i dadaisti senz’altro avrebbero incendiato questo luna park borghese dell’arte dei feticci addomesticati al potere dominante, come sostiene Savino da tempo.Un arte costruita a tavolino che nessuno condivide se non quattro gatti domestici che spostano a comando da una fiera ad un museo mausoleo…

  • Novanta

    Ho appena contato i commenti:
    Il 79% dei commenti è scritto da LUCA ROSSI, è onanismo allo stato puro.

    • lR

      Non mi sembra…

  • franco

    bisognerebbe avere un sistema alternativo a quello ufficiale ma e’ difficile costruirlo e mantenerlo….e sopratutto gli artisti ed anche i curatori e i galleristi o i promotori culturali delle amministrazioni pubbliche,sono i primi a subire un ricatto funzionale basato sulla produzione’ e l’efficacia,come e successo per il cinema o per il teatro anche l’arte ufficiale e’ posta sotto questo ricatto da botteghino: soldi o consenso.se non sei efficace nel produrre soldi , almeno lo devi essere nel produrre consenso.
    semplicemente non c’e’ molto spazio per la ricerca o per la sperimentazione,l’arte è paragonata ad un prodotto come un’altro,perfino la scienza e’ sottoposta a questo ricatto.occasione ,consenso,soldi,attrattive di varia natura questa e’ la maggior parte dell’art contemporanea ma non perche’ e’ particolarmente orribile o disgustosa lo e’ come lo sono le altre cose ne’ piu’ ne’ meno.Se volete fare arte secondo il mio parere dovete cercare di essere liberi e non pensare le cose normali e comuni ma organizzatevi un pensiero alternativo,io lo sto’ facendo ma non e’ che sia cosi’ soddisfacente o di successo.iniziamo a scrivere o a fare mostre senza sentirsi degli sfigati o degli outsider o degli scarti …umilmente presuntuosi faremo cio’ che ci piace e cio’ che pensiamo giusto per noi ,molti artisti non credono a questo ,credono solo alla chiamata importante e che tutto sia una posa per essere notati,con queste persone non vale la pena stare a discutere perche’ sanno tutto loro e vedono tutto sotto l’ottica della forza e del potere ,soldi e occasioni…come dicevo all’iniizio del mio post

    ciao

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  • sylvia

    che noia, articolo utile se lo leggesse mia nonna su la repubblica. Ma qui tutti sanno come funziona.. forse è il caso di spendere le energie per cambiare il sistema bypassando i piagnistei. Che qualcuno si metta a fare vera critica, a curare e prendersi cura delle opere e degli artisti, ad aprire spazi che non facciano vedere solo artisti internazionali… ok hangar ci piace ma forse ci può essere altro. facciamo lavorare gli artisti, ci vogliono palestre. e basta piagnistei. interrogarsi sul sistema è molto utile se non diventa anch’esso autoreferenziale..