Austria felix a Monza

La nuova geopolitica dell’arte la relega in periferia, cancellando con un colpo di spugna secoli di eccellenze culturali. La Biennale Giovani di Monza, in scena dal 6 giugno con la sua quinta edizione, torna a guardare a Vienna come piattaforma per il contemporaneo: è l’Austria il Paese ospite di una rassegna che presenta trenta artisti per cinque curatori. Con un occhio di riguardo alla fotografia.

Francesco Irnem, Language is a virus

Turchia, India o Brasile? Niente affatto: Austria. All’affannosa ricerca delle nuove piazze del contemporaneo, in quella gara di esotismo a volte anche un po’ snob che vede rassegne e curatori sgomitare per chi va nei contesti più lontani e meno battuti, c’è chi oppone un lavoro di ricerca sulle proprie origini. Un ossimoro apparente quello alla base della quinta Biennale Giovani di Monza, che si propone di sondare il terreno a caccia di nuove leve e sceglie di sposare come nazione ospite – nel 2011, prima volta dell’apertura a realtà straniere, fu scelta la Corea del Sud – un Paese che sembra cristallizzato, quasi raggelato, nella tradizione. E invece l’Austria diventa simbolo di connessioni storiche e geografiche, condotte lungo l’asse che porta alla committenza asburgica della Villa Reale di Monza e alla felice stagione culturale della Milano di Maria Teresa; ma anche a quel ruolo antico e solo apparentemente sopito di terra di confine tra Occidente e Oriente, porta – considerata l’era digitale verrebbe da dire “portale” – che guida il flusso di genti, idee e culture. Non l’unica curiosità per un progetto che conferma la propria formula, ma calibra il tiro nella costante ridefinizione di un’identità fluida, che ambisce a guardare in modo il più possibile orizzontale alle nuove generazioni creative.

Monza, il Serrone della Villa Reale
Monza, il Serrone della Villa Reale

In cabina di regina Daniele Astrologo Abadal, responsabile scientifico di un pool di cinque curatori, ognuno dei quali chiamato a portare la propria selezione di sei nomi rappresentativi della scena italiana, cui si aggiunge naturalmente il sestetto di ospiti austriaci. In totale fanno trenta artisti, accolti al Serrone della Villa Reale dal 7 giugno fino al 28 luglio: un modello che rinsalda il rapporto tra artista e curatore, smarcando quest’ultimo dalle ambiguità attorno a un ruolo sempre più messo in crisi. Cinque visioni d’autore, costruite setacciando esperienze tra loro diverse, che passano dalla critica militante al lavoro in contesti museali; cinque fotografie che da un lato ribadiscono il coraggio della scelta e accettano dunque il rischio della critica anche feroce, dall’altro ribadiscono nell’individualismo di ciascun curatore il carattere non definitivo di una rassegna che punta più a farsi domande che a dare risposte.
Niente enciclopedie, insomma, nessun intento generalista: that’s not all folks! … ma c’è anche questo, ed è bene dare un’occhiata. Il tutto vive sulla memoria del Premio d’Arte Città di Monza, bandito negli Anni Cinquanta e tornato dopo anni di silenzio per iniziativa dei Rotary locali, che ogni anno acquisiscono opere da donare alle collezioni civiche.
L’attenzione, quest’anno, si concentra in modo marcato sul linguaggio della fotografia: a portare il proprio contributo ecco Filippo Maggia, curatore capo della Fondazione Fotografia che agisce per conto della Cassa di Risparmio di Modena, e Laura Serani, da oltre vent’anni protagonista come curatrice su scala europea. Maggia seleziona Elena Aromando (Genova, 1984) e Margherita Cesaretti (Assisi, 1982), premia lo studio sugli spazi del gioco e dell’infanzia di Elisa Franceschi (Vicenza, 1987), sceglie l’immaginario di Chiaralice Rizzi (Como, 1982) e il taglio sociale dei progetti di Eva Frapiccini (Recanati, 1978) e di Nadia Pugliese (Torino, 1981). Una selezione tutta al femminile, con diverse presenze già avvistate tra Reggio e Modena, uno sguardo che trova omogeneità nell’eleganza formale di indagini involontariamente unite da un taglio riflessivo, intimo, mai chiassoso. Si avvicina più al reportage di genere, invece, la selezione di Serani, che opta per Ottavia Castellina (Torino, 1977) e la giovanissima Martina Cirese (Roma, 1988), il reporter di Contrasto Maurizio Cogliandro (Bracciano, 1979) e Nicola Lo Calzo (Torino, 1979); Vittorio Mortarotti (Torino, 1982), già protagonista a Manifesta 9 e il tandem formato da Giulio Rimondi (Bologna, 1984) e il libanese Ali Beidoun, che si spingono lungo la linea di confine tra foto e video.

Gian Maria Tosatti, Cross
Gian Maria Tosatti, Cross

Pittura, grafica, installazione e le varie gradazioni intermedie i linguaggi sondati da Lorenzo Canova, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi del Molise: la sua contemporaneità è quella di Matteo Fato (Pescara, 1979) e Gian Maria Tosatti (Roma, 1980), delle riflessioni materiche di Francesco Irnem (Roma, 1981) e di Mariana Ferratto (Roma, 1979), della pittura di Alessandro Scarabello (Roma, 1979) e di quella di Manovella (Isernia, 1979). Stefano Roffi, in forze alla Fondazione Magnani Rocca, chiede aiuto a Teresa Meucci e costruisce un sestetto composto da Matteo Benetazzo (Borgosesia, 1978) ed Elena Redaelli (Erba, 1981); dalle micro calligrafie di Alessandra Maio (Bologna, 1982) e da Francesco Surdi (Partinico, 1986), Valentina Garbagnati ed Erica Bellan.
Eclettico il panorama austriaco proposto dal tandem composto dallo storico dell’arte Carl Kraus e da Peter Weiermair, già direttore della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Da Vienna arrivano l’aggressiva pittura di Markus Bacher (Kitzbühel, 1983) e le raffinate composizioni grafiche Sevda Chkoutova (Sofia, 1978 – vive a Vienna); i video di Bernd Oppl (Innsbruck, 1980) e i pastiche visuali post-dada di Zenita Komad (Klagenfurt, 1980), l’arte concettuale di Moussa Kone (Scheibs, 1978) e la fotografia di Agnes Prammer (Vienna, 1984).

Francesco Sala

Monza // fino al 28 luglio 2013
Biennale Giovani Monza 2013
SERRONE DELLA VILLA REALE
Viale Brianza 2
[email protected]
www.biennalegiovanimonza.it

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.