Un museo in paradiso. Apre il MACC di Calasetta

Il cielo stellato sulla Kunsthalle. Sotto, la spiaggia. Sull’isola sarda di Sant’Antioco, la Fondazione MACC – Museo d’Arte Contemporanea e Galleria di Mangiabarche di Calasetta – apre le porte ai visitatori. Assaggio del work in progress degli artisti in residenza, sulla rotta già avviata verso orizzonti intercontinentali.

MACC - Calasetta

Sagra d’Artista, l’evento conviviale open door organizzato il 28 aprile dalla neonata Fondazione MACC, centro di produzione artistica frutto della collaborazione tra Beyond Entropy Ltd e il Comune di Calasetta, è stata la prima occasione per conoscere l’attività degli attuali artisti in residenza, Jesse Wine e Frank Ammerlaan. Così come le prospettive prossime di una “Kunsthalle del Mediterraneo”, secondo la definizione del direttore artistico Stefano Rabolli Pansera: un centro culturale versatile, dotato di due anime. Un museo d’arte contemporanea, fondato nel 2011 dall’artista Ermanno Leinardi sulla punta nord dell’isola; una galleria open air, edificio-manifesto, capace di influenzare produzione artistica quanto immaterialità della riflessione sull’arte e per l’arte.
L’ospitalità offerta ad artisti di diversa provenienza si coniuga con un programma dalla forte vocazione laboratoriale, esito di una collaborazione continuativa con gli artigiani locali: “Il format è ciò che si produce”, spiega Rabolli Pansera, già direttore di Beyond Entropy e curatore, nel 2012, del primo Padiglione Angola alla Biennale d’Architettura di Venezia. Le tele di Ammerlaan sono state costruite da un falegname di Calasetta, le sculture di Wine prodotte con l’argilla e il forno di un ceramista. Qui i materiali contano quanto le relazioni professionali e i feedback degli abitanti del paese.

MACC - Calasetta
MACC – Calasetta

La fondazione è forte della sinergia con l’agenzia regionale Conservatoria delle coste della Sardegna, di cui Alessio Satta è direttore esecutivo: “In un territorio con il 20% di presenze turistiche in meno negli ultimi due anni”, spiega, “è necessario uscire dal paradigma di una contraddizione, rappresentata dalla presenza di una fortissima industrializzazione in un’area peraltro votata al turismo. Serve un cambiamento di modello turistico perché questo possa dirsi sostenibile. Affinché ciò accada, occorrono nuovi occhi, esterni, per una contaminazione di idee che gli artisti in residenza hanno dimostrato di saper generare in questi mesi fino ad ora”.
L’operazione di recupero della galleria di Mangiabarche – rifugio di artificieri durante la Seconda guerra mondiale, poi ristorante, infine rovina – è stata, osserva Satta, “uno svelamento chirurgico”: la rimozione del tetto fa della galleria uno spazio topico, mutato dal tempo atmosferico oltre che cronologico. Qui le opere nasceranno ed evolveranno come concrescenze naturali o architettoniche. Libertà assoluta agli artisti, che potranno intervenire sugli artefatti preesistenti, o rimuoverli.

MACC - Calasetta
MACC – Calasetta

Rabolli Pansera spiega che la sfida della fondazione coincide con la scommessa dell’area geografica del Mediterraneo, costellata da 1.639 musei d’arte costieri, dalla Spagna al Libano: quella di “creare punti di produzione artistica che possano sfuggire alla commercializzazione della cultura”, capaci di originare “nuove estetiche nell’isolamento, per confrontarsi con e riappropriarsi di un luogo”. Secondo un definito progetto geopolitico: “Lavoriamo in forte sinergia con l’Angola, esempio in nuce di una rinascita attraverso la produzione culturale”, aggiunge il direttore, affiancato da Maria Celestina Pacavira, rappresentante del Governo di Luanda, presente all’incontro. “Siamo inoltre in contatto con il Padiglione dell’Asia Centrale della Biennale di Venezia. Tra novembre e febbraio prossimi collaboreremo con quattro artisti dalla Russia e otto dalle Repubbliche Baltiche. L’obiettivo è andare oltre il museo e la galleria, aprendo questo spazio come un punto di contatto tra i Paesi del Nordafrica e il Mediterraneo, accesso per gli artisti africani attraverso una collaborazione internazionale continuativa”.

MACC - Calasetta
MACC – Calasetta

Il museo di Calasetta si erge a osservatorio su un microcosmo del paesaggio globale. Sulla costa dirimpetto l’isola, tre entità antropiche: il polo industriale di Portovesme, oggi in dismissione; l’attività di un centro eolico; una riserva naturale, legame tra la salina di Sant’Antioco e la laguna di Santa Caterina. In tale successione spazio-temporale il passaggio del testimone di un modello di sviluppo altro, giunto su questo litorale, si sposa con l’immaginazione.
Prossime artiste in residenza saranno Madoka Furuhashi e Ludovica Gioscia, presenti all’evento per conoscere gli attuali artisti di casa. Gioscia interverrà sulla pelle della galleria a cielo aperto mediante un’indelebile traccia sull’edificio-assemblage. A giudicare dai programmi, a Calasetta il selciato conta quanto la spiaggia.

Elio Ticca

www.mangiabarche.com

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.