Sicilia, Tabella H story. Quando la clientela fa cultura

Dopo quattro mesi di esercizio provvisorio, la Sicilia ha la sua Finanziaria. Ma il Commissario di Stato la impugna: troppe irregolarità. Prima fra tutte la famigerata, camaleontica, immarcescibile Tabella H. Fondo di finanziamenti a pioggia, mai regolamentati, destinato a enti a carattere culturale e sociale. Il luogo delle clientele per eccellenza: vecchia storia, dura a morire. E intanto Villa Piccolo annuncia la chiusura, Antonio Presti si indigna, il Carnevale di Sciacca festeggia, mentre in aula tutti criticano ma poi approvano. Eccetto qualcuno…

Rosario Crocetta

Dopo quarant’anni, la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella sarà costretta a chiudere. Una decisione dolorosa, che ha un responsabile preciso: la Regione Siciliana. Entro l’anno provvederemo, pertanto, al licenziamento dei dipendenti della Fondazione e annunciamo fin d’ora che il Parco e la Casa-Museo di Villa Piccolo resteranno chiusi al pubblico”. Parole pesanti, definitive. Della situazione di Villa Piccolo, prestigioso ente morale, voluto nel 1972 dal Barone Casimiro Piccolo, in memoria del fratello Lucio, raffinato poeta, e della sorella Agata, studiosa di botanica, avevamo parlato di recente. Un’istituzione destinata ad attività culturali, che già da tempo versava in cattive acque. Da quando, cioè, il contributo permanente di 300 milioni di vecchie lire, elargito grazie alla legge regionale n.51 del 13 luglio 1995, aveva iniziato a diradarsi, fino a scomparire del tutto.
Adesso, con l’approvazione del bilancio 2013, si arriva all’ultimo atto della triste saga: la celebre Fondazione di Capo D’Orlando, nota per la sua illustre storia, di cui fu protagonista la colta nobiltà siciliana del secondo Novecento, riceve da mamma Regione solo 22mila euro. Spiccioli, che non basterebbero nemmeno a pagare gli stipendi arretrati dei pochi dipendenti rimasti. Licenziamenti annunciati, dunque, e cancelli chiusi, in favore di polvere, sterpaglie e ragnatele. Le collezioni custodite nella Villa e i 20 ettari di terreno? Consegnati all’abbandono, come da egregia tradizione sicula.
Ma come mai questa cifra simbolica, nonostante le rassicurazioni giunte nei mesi scorsi? Colpa della famigerata Tabella H, il fondo regionale destinato ad associazioni, enti morali e onlus a carattere sociale o culturale; una misura universalmente deprecata, in quando sacca di clientele e sicuro bacino elettorale: modificata nel nome, mimetizzata all’interno di altri articoli, ma mai cancellata. Ogni deputato, storicamente, raccomanda al governo il proprio ente di riferimento, assicurandogli una sommetta. In cambio di voti e di consenso, ça va sans dire. Tanto che il numero dei beneficiari, negli anni, era lievitato in maniera esponenziale.

Fiumara d'Arte - Monumento per un poeta morto (Finestra sul Mare) - Tano Festa
Fiumara d’Arte – Monumento per un poeta morto (Finestra sul Mare) – Tano Festa

Nel 2013, con l’insediamento della nuova giunta, l’aria pareva destinata a cambiare: il governatore Rosario Crocetta aveva annunciato con soddisfazione l’adozione di una nuova linea, in accordo con l’annunciata rivoluzione politica. Tabella H soppressa, senza se e senza ma. Nella bozza di bilancio, dunque, saltarono i finanziamenti ai vari soggetti assistiti, con tanto di panico diffuso e annunci di imminenti chiusure: la stessa Fondazione Piccolo, il Museo Mandralisca di Cefalù, il Museo di Storia Patria, la Fondazione Orestiadi, vari teatri stabili… Tutti a chiedersi: e adesso, senza la Tabella, noi come campiamo?
Perché sì, dentro quella assurda misura, mantenuta a beneficio di piccole e grandi clientele, c’erano pure enti meritevoli, che la Regione aveva – e avrebbe – il dovere di sostenere, almeno per una parte del budget necessario. Ecco così che i proclami rivoluzionari tradivano già qualche inadempienza: va bene tagliare il pacchetto con i finanziamenti a pioggia, fissi e indistinti, ma chi ci pensa a valutare gli enti meritevoli e a stanziare, con criterio, le somme? Risposta non pervenuta.
E arriviamo all’ultima, lunga notte del bilancio. In aula si resta fino alle 7 del mattino, tra infinite discussioni e scontri accesi. Il più rovente dei quali è proprio quello relativo alla camaleontica Tabella. Soppressa sì, ma poi reintrodotta tra le pieghe della Finanziaria.
Dentro, per magia, scaltrezza o necessità, finiscono buona parte dei famosi enti privilegiati. Stavolta con un tetto più basso, fissato dall’assessore all’economia Luca Bianchi: 25 milioni di euro. In aula è rivolta. Chi si lamenta perché sono rimasti fuori il Carnevale di Acireale o la Sagra del Mandorlo in Fiore, chi si batte per le bande musicali, chi difende con vigore il carrozzone Cerisdi, chi vuole più soldi per gli audiolesi e chi per l’”Accademia dei zelanti e dei dafnici di Acireale”.

Casimiro, Lucio e Agata Piccolo
Casimiro, Lucio e Agata Piccolo

Ma chi decide? Il governo o i deputati? Nel caos generale, tra riunioni segrete, mediazioni occulte, maxi emendamenti e accordi dell’ultim’ora, alla fine tutti gli enti tornano nell’intoccabile calderone, come se niente fosse accaduto. Un bouquet di 135 soggetti, costretti a spartirsi la “piccola” torta milionaria. Cosa è cambiato dagli anni precedenti? Nulla, a parte la sforbiciata complessiva.
Colpa dei deputati”, precisano Crocetta e Bianchi. La si voleva togliere, ma loro non l’hanno permesso. E dunque? La maggioranza non c’è? La linea politica di Presidente ed assessori non viene rispettata? Il Governo ha forse un problema? In effetti, a battersi contro il pasticciaccio brutto della rediviva Tabella sono solo il minigruppo parlamentare di Nello Musumeci, ex candidato alla presidenza della Regione, e il maxigruppo dei grillini, capeggiato da Giancarlo Cancellieri. Gli altri, tutti concordi. Tanto che l’emendamento soppressivo del relativo articolo, proposto proprio da Musumeci, non passa. La tabella è salva.
Risultato? Enti di qualità, ma senza sponsor influenti alle spalle, si accontentano delle briciole (vedi la Fondazione Piccolo, ma anche lo stesso Mandralisca, che con i 140mila ricevuti dichiara di non farcela), mentre realtà assolutamente minori (dal Presepe vivente di Custonaci all’associazione “Faro di Pace” di Canicattì) si accaparrano il loro premio fedeltà. Tra i beneficiari anche Antonio Presti, che per la sua Fiumara d’Arte riceve 80mila euro. Una cifra assai contenuta: il designato assessore alla cultura, che rifiutò di sostituire Zichichi, nonostante le pressioni dell’amico Crocetta, ha forse pagato così la sua eroica rinuncia. E però, da uomo tutto d’un pezzo qual è, quei denari li rispedisce al mittente. Lungi dal lamentarsi per il trattamento ingeneroso, il mecenate messinese ha ancora una volta messo davanti ai propri interessi un principio etico e politico: la Tabella H è un insulto e va soppressa. Chapeau.

Nello Musumeci - foto G. Russo, Lookland
Nello Musumeci – foto G. Russo, Lookland

E mentre il Cda di Villa Piccolo bolla “la cospicua elargizione di denaro a figli e figliastri di questo o quel deputato regionale” come “ il colpo di grazia che uccide la Fondazione”, un colpo di scena arriva dai piani alti. Il Commissario di Stato venerdì scorso boccia la Finanziaria: 21 articoli impugnati per varie irregolarità, primo fra tutti quello, strategico, relativo alla Tabella. Presti ringrazia e porta a casa un altro gol.
Tutto da rifare, dunque. Anche se le vecchie abitudini sono dure a morire: è davvero così difficile valutare secondo criteri oggettivi il valore, la serietà e le necessità di ogni singola istituzione? Chiedendo di documentare, per esempio, “numero di visitatori, incassi, processi di internazionalizzazione, campagna di promozione, rapporti col territorio, qualità di servizi e progetti”? La domanda la pone in aula Nello Musumeci, che rincarando la dose si rivolge al Parlamento: “Come mai nessuno ha chiesto al Presidente quale iniziativa alternativa avesse predisposto rispetto alla Tabella H, che richiamava alla memoria il paradigma di una politica fatta di contrattazione fra deputato e governo, fra maggioranza, minoranza e governo, fra clientele, fittizie iniziative e associazioni spesso domiciliate nella segreteria politica di qualcuno?”. E torna la questione di fondo: “Perché il Presidente Crocetta, pur avendo demonizzato la Tabella H, in questi cinque mesi non ha pensato a un metodo diverso? Perché ha accettato supinamente  di riproporre un sistema logoro, amorale, vecchio, marcio, e che richiama epoche politiche certamente anteriori alla sua rivoluzione?”.
In sintesi: la tanto sbandierata e poi smentita cancellazione dell’articolato aveva lasciato a secco enti virtuosi, dimenticando di fornire un filtro metodologico, razionale e non aggirabile, con cui contenere ingerenze e pretese di deputati troppo zelanti o di associazioni ben ammanicate.

Antonio Presti
Antonio Presti

Intanto, dopo l’inattesa impugnazione del Commissario di Stato, i deputati siciliani fanno a gara per sconfessare il pomo della discordia: la Tabella H? Un obbrobrio, una schifezza, per carità! Peccato che, documenti alla mano, a votarla furono tutti. Anche quelli che l’avevano criticata in aula. Tutti tranne, per l’appunto, il gruppo della Lista Musumeci (vero fronte dell’opposizione, unico a votare anche contro l’intera manovra finanziaria), quelli del M5S (che invece alla fine hanno detto sì al malloppo complessivo, Tabella inclusa! Viva la coerenza…) e un paio di bastian contrari del Pdl. La “fiera delle ipocrisie”, come l’ha definita qualcuno: lacrime di coccodrillo, per i rivoluzionari della maggioranza e la compiacente minoranza.
Unica certezza in mezzo al caos è che il Modello Sicilia, proposto da un capo all’altro dello Stivale come salvagente per governi ballerini, sta cambiando pelle: mentre è in crisi la stabile liaison Crocetta-Cinque Stelle, che procede a singhiozzi, si fa strada all’occorrenza quella tra Crocetta e il Pdl. La Grosse Koalition romana fa scuola e attecchisce anche sull’Isola, all’ombra dell’intramontabile Tabella.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.