Padiglione Brasile: l’unità dello spazio tempo alla Biennale

Alla 55. Biennale di Venezia la presenza brasiliana si trasforma in una citazione colta che rende omaggio all’Italia. Fino al 24 novembre, il Padiglione del Paese sudamericano ospita un percorso insieme moderno e contemporaneo. Tra le linee di Max Bill, Lygia Clark e Bruno Munari, il ritratto dell’uomo si smaterializza per mano di Hélio Fervenza e Odires Mlászho.

Hélio Fervenza, Centre-jour, 1993, Courtesy Hélio Fervenza

Durante la 30esima Biennale di São Paulo, intitolata A iminência das poéticas, è stata allestita una delle più dense, colte e selezionate raccolte di opere di Bruno Munari mai realizzate. La mostra, dal titolo Bruno Munari. Arte, desenho, design, era supervisionata direttamente dal chief curator della Biennale, Luis Pérez-Oramas (attualmente Latin America Art Curator al MoMA di New York, nonché curatore del Padiglione brasiliano) ed è diventata in quei giorni un modello artistico e culturale che ha illuminato i programmi paralleli delle diverse istituzioni pauliste, una serie di eventi presentati durante le celebrazioni della terza decade di una fra le biennali d’arte più importanti di tutta l’America Latina. La storia del Padiglione brasiliano alla 55. Biennale di Venezia, e del suo percorso espositivo, Inside/Outside, trae origine proprio da questa mostra, che, alcuni mesi fa, ha presentato al pubblico, nel palazzo del bairro de Pinheiros, settanta lavori del creativo milanese, introdotto attraverso molteplici supporti e materiali. Secondo Pérez-Oramas, Munari ha rappresentato il riferimento di un preciso pensiero curatoriale che ha accompagnato trasversalmente le ultime edizioni della Biennale di San Paolo. Libri, disegni, collage, screen print, sculture oggetti e dipinti, infatti, hanno restituito a Munari, nel cuore dell’America Latina, i suoi inizi futuristi, la sua maturità di designer, ma soprattutto il suo immancabile contributo al linguaggio Concreto, apporto da sempre trascurato in Europa a dispetto dei più noti intenti educativi e performatòri della sua pratica.

Munari Bill Clark at Tomie Othake
Munari Bill Clark at Tomie Othake

Dal 1° giugno al 24 novembre, durante la prossima Biennale di Venezia, la rappresentanza brasiliana presso il Padiglione dei Giardini torna a soffermarsi sul tema indagato da Pérez-Oramas nella mostra dell’Instituto paulista, riflettendo motivi, idee e modalità della curatela che hanno supportato l’organizzazione della 30esima Biennale di São Paulo. “Inside/Outside”, spiega Pérez-Oramas ai microfoni di Artribune,è strettamente legato a un problema implicito alla questione del nastro di Moebius, tema che è stato verbalizzato da Lygia Clark in diversi testi descrittivi sul proprio lavoro (composti nel 1963, intitolati ‘The inside is Outside’ e inerenti alle ultime sculture dei suoi animales e le prime relative ai suoi trepantes, uno dei quali è esposto al Padiglione brasiliano. A partire da questa scultura, Lygia comprende la ragione più completa del proprio lavoro, e non può più andare oltre. All’interno del titolo di questo percorso, ho deciso di eliminare qualsiasi verbo dal titolo, per sottolineare come tutti gli artisti coinvolti nel Padiglione adottino nella loro pratica una sospensione tra la dimensione esterna e quella interna”.I due protagonisti contemporanei, infatti, Hélio Fervenza e Odires Mlászho, oltre alle opere specialmente commissionate, hanno frequentato le implicazioni formali ed esistenziali del “nastro di Moebius” – struttura studiata da August Ferdinand Moebius nel 1858 a partire dall’incollaggio delle due estremità di un nastro. Per segnalare un’archeologia brasiliana che sceglie il nastro di Moebius come suo simbolico protagonista, la curatela vuole costituire una costellazione storica di opere che accompagnino la produzione degli artisti scelti. Il percorso, infatti, è punteggiato anche dalle sculture: Côncavo/Convexo (Concavo/Convesso, 1946) dell’italiano Bruno Munari, Trepante/Obra Mole (Rampicante/Opera Morbida, 1965) della brasiliana Lygia Clark e la celebre Unidade Tripartida (Unità Tripartita,1948) dello svizzero Max Bill.

Odires Mlászho, Plast White, 2008 - Courtesy Odires Mlászho
Odires Mlászho, Plast White, 2008 – Courtesy Odires Mlászho

I fondamenti della mostra restano tuttavia gli artisti Fervenza e Mlászho, invitati a produrre opere inedite per l’esposizione. Come fa notare Pérez-Oramas, “entrambi gli artisti hanno prodotto opere dense, supportate da un’applicazione sistematica di specifica intelligenza formale. I loro lavori, entrambi ricchi e complessi, meritano una lettura attenta da parte della critica contemporanea” . Parlando poi dell’allestimento, specifica: “il padiglione è suddiviso in due spazi. Nel primo ambiente sono esposte tanto le opere storiche (Clark, Munari e Bill) quanto quelle di Odires ed Hélio, che entreranno in dialogo diretto con le prime. Sono infatti presenti alcuni lavori fotografici di Odires, inspirati alla struttura circolare di Moebius e un lavoro di Hélio che era già stato selezionato per la 30esima Bienal de São Paulo, dal titolo ‘Punctuations for Insideout (Aproaches)’. Nel secondo spazio, invece, Mlászho e Fervenza dialogheranno al di fuori del tema posto dal nastro di Moebius. Si fronteggeranno l’uno con l’altro, ma ognuno in completa autonomia. È tuttavia riscontrabile un certo numero di elementi seriali e ripetitivi che collegano i due progetti, due installazioni che si collegano strutturalmente. La trilogia delle opere precedenti diventa il ‘generatore’ storico delle opere di Fervenza e Mlászho, enfatizzando lo spirito di apertura e interscambio della moderna cultura brasiliana”.

Ginevra Bria