Ottant’anni di Triennale. Intervista a De Albertis

Un fitto calendario di incontri e iniziative celebra i suoi primi ottant’anni di attività: un passato glorioso, quello della Triennale di Milano, che per il prossimo futuro vede nuovi programmi di rilancio. Tempo di bilanci e progetti per Claudio De Albertis, da poco più di un anno alla guida della storica istituzione.

Claudio De Albertis

Un compleanno da festeggiare degnamente per la Triennale, che sarà anche nata a Monza nel 1923, però è con l’inaugurazione del Palazzo dell’Arte di Giovanni Muzio, il 10 maggio di dieci anni dopo, che avvia il proprio feeling con la città di Milano…
La ricorrenza è importante, ma abbiamo voluto celebrarla senza strombazzamenti: abbiamo in programma una serie di iniziative che rinnovano il rapporto molto stretto fra la Triennale, la città e il territorio. Sono orgoglioso di aver accettato l’invito del MAGA e di poter esporre parte della collezione del museo, in fase di restauro dopo l’incendio del mese di febbraio: se non ci si aiuta tra istituzioni, non so chi possa farlo! E poi abbiamo in agenda la mostra che guarda ai progetti per i futuri di padiglioni di Expo, appuntamento al quale guardiamo con naturale interesse.

Anche perché, a ridosso di Expo, potrebbe arrivare il ritorno della Triennale “vera e propria”: un grande evento temporaneo che accenda i riflettori sulla Milano del design.
In questi giorni ci siamo confrontati con il comitato esecutivo del Bureau International des Expositions, presso cui siamo da tempo accreditati: abbiamo avuto il benestare per poter presentare nel mese di giugno il progetto per un evento da organizzare con ogni probabilità nel 2016, siamo fiduciosi del fatto che venga accolto e che si possa, a vent’anni dall’ultima volta, tornare a organizzare una Triennale. Pensiamo a un’esposizione della durata di quattro mesi, che non coinvolga naturalmente solo il Palazzo dell’Arte ma l’intera Milano: il titolo sarà Design The Things e intende omaggiare l’anima creativa della città, le sue eccellenze e il suo dinamismo.

Massimo Iosa Ghini - Triennale di Milano
Massimo Iosa Ghini – Triennale di Milano

Nel futuro della Triennale ci sono prospettive di grande rilancio internazionale, nel recente passato non sono mancati però i passi falsi. Pensiamo, naturalmente, all’abbandono nel progetto alla Bovisa.
Sono convinto che l’idea fosse buonissima, purtroppo si scontrava con le economie: quindici anni fa avevamo un sostegno da parte dell’ente pubblico che copriva il 90% dei nostri costi di gestione, oggi quella quota ne garantisce solo il 25%. Ho ereditato un rosso di un milione e 300mila euro che è stato molto faticoso ripianare: non possiamo permetterci di andare oltre il nostro main core, peraltro impegnativo, e occuparci di altro che non siano i 12mila mq del Palazzo dell’Arte. Il fatto che le istituzioni abbiano scelto, attraverso la Triennale, di rivitalizzare un’area periferica della città è stato ammirevole, ma se vogliono devono contribuire a realizzare il progetto in maniera più importante.

Non più tardi di un mese, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, Gianni Barbacetto ha chiesto la nascita di un grande museo del design per Milano. Sostenendo che la Triennale non sia abbastanza, soprattutto in un’ottica di visibilità internazionale.
Si può sempre migliorare, ma devo dire che – contando le risorse a disposizione – non posso che dirmi insoddisfatto di quello che facciamo. La Triennale è un vero e proprio brand, apprezzato e riconosciuto anche all’estero: penso solo al successo che ha avuto recentemente Kama, la mostra dedicata al rapporto tra design e sessualità, che ha ottenuto ottime recensioni sul New York Times e sulla stampa francese. Abbiamo 500mila visitatori l’anno e produciamo da noi l’80% degli eventi e delle mostre che ospitiamo; ma basta passare in Triennale nei fine settimana, quando il via vai dei visitatori è continuo, per avere la misura di come lo spazio sia vissuto, non solo dai milanesi.

Kama. Sesso e Design - veduta della mostra presso la Triennale di Milano, 2012-2013
Kama. Sesso e Design – veduta della mostra presso la Triennale di Milano, 2012-2013

La Triennale vive di un legame molto stretto con il socio pubblico: l’interlocutore istituzionale negli ultimi tempi ha cambiato volto, sia a Palazzo Marino sia al Pirellone. Come sono i rapporti?
Più che cordiali, li definirei già fattivi nonostante le nomine dei nuovi assessori siano così recenti. Conoscevo Filippo Del Corno [assessore alla cultura del Comune di Milano, N.d.R.] per la sua attività di musicista con l’ensemble Sentieri Selvaggi, ci siamo incontrati e ci siamo trovati d’accordo su metodi e progettualità. Se solo riuscisse a stanziare qualche soldo in più…

Francesco Sala

www.triennale.org

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.