Leggere Il Deserto dei Tartari di Buzzati. O del libero arbitrio

Uno scrittore che cerca risposte in un grande classico. Il potere ammaliante e ricostituente della letteratura, la difficoltà di uscire dal pantano della propria solitudine, la battaglia contro la polvere e la pigrizia. Cristò legge Dino Buzzati.

Valerio Zurlini, Il deserto dei Tartari (1976)

È successo pochi giorni fa: mi mancavano poche pagine (una trentina) per terminare la lettura di Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. L’avevo tenuto da parte per qualche anno aspettando il momento migliore per leggerlo. Come succede spesso con i classici della letteratura, avevo un’idea precisa di cosa aspettarmi da quel libro; l’attesa infinita, il tempo che scorre, l’illusione e la disillusione. Conoscevo anche il nome del protagonista, Giovanni Drogo, e sapevo benissimo che avrebbe atteso per tutta la vita la battaglia contro i tartari nella Fortezza Bastiani. Mi ero, per così dire, fatto la bocca leggendo una decina di racconti di Buzzati, mi ero abituato alla sua lingua, al suo modo di argomentare, al suo ritmo narrativo. Poi avevo interrotto con i racconti e avevo preso tra le mani il romanzo.
Perché proprio ora?”, ha detto Michele, “perché adesso che sei rimasto solo? Così rischi di affondare. Leggi qualcosa di più leggero, leggi la Egan… qualcosa del genere”. Gli ho risposto che affondare è tutto quello che chiedo alla letteratura e lui ha capito immediatamente. Non ha insistito. Quindi sono rimasto solo in una fortezza di tre vani più accessori e ho cominciato a leggere Il deserto dei tartari per affondare in questa solitudine, per rimarcare la mia essenza di uomo che attende la battaglia e impara a tenere lontane le aspettative, per dare fondamento letterario ai capelli da ragazzo che cominciano a imbiancare all’altezza delle tempie.

Ho continuato a leggerlo mentre in cucina i piatti delle mie cene solitarie si ammonticchiavano nel lavandino, gli sbandati personaggi del mio romanzo a metà aspettavano di sapere da me quale fosse la loro sorte, quasi io fossi il loro libero arbitrio. Ho continuato a leggere mentre le gocce d’acqua cadute sul pavimento del bagno quando mi lavavo e poi pestate dalle mie scarpe diventano sozzura, sporcizia, e mentre la polvere si accumulava sui mobili con quella rapidità invisibile tipica della polvere; e ho continuato mentre i posacenere si riempivano e imploravano di essere vuotati da me, quasi io fossi il loro libero arbitrio. Ho letto anche a letto, mentre le lenzuola smettevano di essere pulite e profumate e la roba sporca si accumulava nel cestone e chiedeva, implorava, di essere lavata. La Fortezza Bastiani di tre vani più accessori si rimetteva alla mia volontà di abbandono, mentre continuavo a leggere sperando che fosse lei, la Fortezza, il mio libero arbitrio. Michele mi chiamava sul cellulare, mi chiedeva di uscire, io chiedevo alla Fortezza, “cosa faccio, esco?”, ma lei non rispondeva, se non con cicche di sigaretta abbandonate sul pavimento, cartoni vuoti di succo d’ananas, calze addormentate ai piedi del letto sfatto, scarichi ostruiti, sacchi di immondizia sul balcone. Allora uscivo e chiedevo a Michele “dove andiamo?”, quasi fosse lui il mio libero arbitrio. Mangiavo, bevevo, tornavo a casa e continuavo a leggere, ma non affondavo, affondava tutto il resto. Mentre aspettavo di assaporare la disperazione magnifica di una condivisione lontana (la mia pena, quella di Giovanni Drogo, quella di Buzzati) tutto ciò che mi stava intorno si disperava più di me, crollava la Fortezza Bastiani e io rimanevo in piedi a scrutare il deserto, incapace di non avere aspettative, di rinunciare al mio libero arbitrio.

Valerio Zurlini, Il deserto dei Tartari (1976)
Valerio Zurlini, Il deserto dei Tartari (1976)

È successo pochi giorni fa: mi mancavano poche pagine (una trentina) per terminare la lettura di Il deserto dei tartari di Buzzati; ho poggiato il libro e ho fatto pulizie per tutto il pomeriggio. La Fortezza ha ripreso vigore. Solo allora mi sono seduto sul divano e ho finito di leggerlo, poi sono andato a dormire; quasi fossi io il mio libero arbitrio.

Cristò 

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Cristo
Cristò, scrittore e musicista, si occupa dell’organizzazionedi eventi letterari presso la libreria Feltrinelli di Bari. Ha pubblicato “Come pescare,cucinare e suonare la trota” (Florestano, 2007) e “L’orizzonte degli eventi”(Il Grillo Editore, 2011). Come pianista collabora stabilmente con ilcantautore Daniele Di Maglie con cui ha inciso l’album “Non so più che cosascrivo” (Il cavallo giallo, 2001).
  • Ho combattuto a lungo
    contro nessuno.
    Arri (VANO)
    in (FINE)
    i nemici ora che
    non ho più for(s)ze.

    “Traballando sui sassi, la carrozza si avviò per la sassosa spianata, la via di Drogo volgendo così all’ultimo termine. Voltato da un lato sul sedile, la testa dondolando a ogni urto delle ruote, Drogo fissava i muri gialli della Fortezza che si facevano sempre più bassi.
    Lassù era passata la sua esistenza segregata dal mondo, per aspettare il nemico egli si era tormentato più di trent’anni e adesso che gli stranieri arrivavano, adesso lo cacciavano via. Ma i suoi compagni, gli altri che giù nella città avevano menato una vita facile e lieta, eccoli adesso arrivare al valico, con superiori sorrisi di sprezzo, a far bottino di gloria.
    Gli occhi di Drogo fissavano come non mai le giallastre pareti della Fortezza, le sagome geometriche di casematte e polveriere. Lacrime lente e amarissime calavano giù per la pelle raggrinzita, tutto finiva miseramente e non restava nulla da dire.”
    (Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari, Milano, Rizzoli, 1940)

  • Fabrizio Spinella

    Beh, se per leggere Buzzati si rischia una infezione, allora c’è qualcosa che non quadra nell’organizzazione della persona. Sostituisca Drogo con Godot, e il disordine aumenta.

    • Giorgio

      infatti, meglio non leggere proprio se il tono dev’essere così enfatico nel raccontarlo e così puntato verso il proprio ombelico, coperto di immondizie.

  • Angela Trapani

    Sono stata nel deserto (anche se ne esistono di “altri” ) ho vissuto nei paesi arabi, sono mamma di una bimba. Mi chiedo se per leggere, o rileggere, Buzzati è necessario essere single e senza orari o può farlo anche un genitore con tutti i vari appuntamenti che un figlio richiede. Comunque posso comprendere…ci sono dei periodi in cui ci si può lasciar trasportare così… ;)

  • Debaser

    Mi permetto di dire a coloro che hanno scritto i commento precedenti: non avete proprio capito di cosa parla questo articolo. E se vi aspettate sempre recensioni invece che narrazioni e suggestioni, beh… È un problema vostro.