Galerie Antoine Levi. L’arte di iniziare

Avere un sogno e riuscire a viverlo sono due concetti molto lontani fra loro. E il fatto che questi due eventi non siano così facilmente consequenziali dice molto sulla cultura contemporanea. Ma esiste ancora qualcuno capace di rendere la propria immaginazione realtà, come Antoine e Nerina, che lo scorso 25 gennaio hanno inaugurato la loro galleria a Parigi. Ve la raccontiamo.

Nerina, Antoine - Galerie Antoine Levi, Parigi - photo Martina Camilleri

Antoine, parigino autentico, sul finire degli Anni Novanta intraprende gli studi di storia dell’arte a Grenoble, specializzandosi in quella romanica. Nel suo viaggio tra l’architettura latina e i caratteri stilistici pre-ottoniani avviene un incontro che cambierà la sua vita e il focus delle sue ricerche per sempre. Vede la luce della contemporaneità: il colpo di fulmine scatta con il Pipenose Household Dilemma, ovvero l’inquietante Pinocchio di Paul McCarthy. È un innamoramento shock in un territorio completamente nuovo per lui. Ormai stufo della polvere, degli archivi e delle biblioteche, finisce il master e decide di preparare il dottorato presentandosi con una tesi su Juan Muñoz. Quindi vola a Madrid per scriverla, dove si mantiene agli studi lavorando per la galleria Juana de Aizpuru. Entra così in contatto con artisti del calibro di Franz West, Miroslaw Balka, Andrés Serrano, per citarne alcuni.

Piotr, Nerina, Antoine - Galerie Antoine Levi, Parigi
Piotr, Nerina, Antoine – Galerie Antoine Levi, Parigi – photo Martina Camilleri

Siamo nel 2004 e lungo questa strada la sua passione cresce, l’esperienza aumenta e comincia a formare quel giovane curatore che pochi mesi più tardi approderà alla galleria Pailhas di Marsiglia. Lì avviene il secondo incontro più importante per Antoine: Franco Noero ad Art Dealers, il quale partecipava alla fiera con uno show di Francesco Vezzoli. I due si piacciono. Un anno dopo Franco lo ricontatta e gli propone una prova di sei mesi in galleria a Torino. È il gennaio del 2005 e Antoine si fermerà in Italia per altri cinque anni. Esattamente sino alla fine del 2010, quando avverte il desiderio di cominciare qualcosa di suo. Prova ad andare a Roma, ma la burocrazia si rivela impossibile e il mercato fermo. La verità è una: bisogna lasciare l’Italia, per ora. Dal Belpaese però si porta via Nerina, la sua adorabile Miss Moneypenny.
Ed è così che, nel 2012, la coppia decide di tornare a Parigi, a casa. A quel punto aprire uno spazio nella capitale francese sembra la scelta più naturale, dettata dal cuore. Non una scelta cinica. È vero che in Francia ci sono tanti collezionisti, ma la concorrenza spaventa, con oltre 200 gallerie presenti in città. La competizione è alta e si gioca fra le zone del Marais, del 13esimo arrondissement e di Belleville. Quale scegliere fra le tre? Ovviamente la terza: più innovativa, fresca, originale. Loro sono giovani e non vogliono aprire in un mercato di gallerie affermate.

Galerie Antoine Levi, Parigi - Photo Yann Revol
Galerie Antoine Levi, Parigi – Photo Yann Revol

Belleville diventa quindi una questione d’identità e di approccio al lavoro: affitti più umani significano soprattutto più soldi da investire sugli artisti e la loro promozione. Lo spazio trovato è grande, luminoso, emana quella luce da fucina, da bottega magica dove l’arte trova terreno fertile per sbocciare. È in rue Ramponeau 44, dopo una breve salita. La ricerca dura relativamente poco e tutti i fondi usati per aprire e ristrutturare la galleria sono privati, personali. Non c’è nessuno dietro al progetto oltre ad Antoine e Nerina, perché sanno bene che, se desiderano essere autonomi nella programmazione come nelle scelte estetiche, è importante restare indipendenti.
L’idea di Antoine è di far vivere davvero lo spazio all’artista, permettendogli di creare i pezzi per la mostra direttamente in loco. La galleria che si nasconde dietro all’artista. Lavorando a stretto contatto, la relazione diventa simbiotica. E ogni volta lo spazio cambia, rivisitato, sventrato e trasformato in maniera fortissima. L’impatto è notevole e lo stile decisamente rock and roll: ogni artista ha in media tra i cinque e i dieci giorni. Antoine si considera un uomo del suo tempo e quindi ricerca e scopre gli artisti via Internet. E questa metodologia è strettamente legata al processo di creazione in galleria: saltando spesso il passaggio dello studio visit, lavorare insieme diventa il modo migliore per conoscersi. La galleria ha pochi artisti, perché Antoine vuole davvero prendersi cura di loro e per ognuno progetta in consequenzialità, su una previsione di crescita.

Piotr Makowski - veduta della mostra presso la Galerie Antoine Levi, Parigi 2013 - Photo Yann Revol
Piotr Makowski – veduta della mostra presso la Galerie Antoine Levi, Parigi 2013 – Photo Yann Revol

L’artista ovviamente non arriva del tutto sprovveduto in galleria, un primo scambio d’idee avviene già durante le discussioni preliminari. Si conversa di filosofia, di principi di estetica, ma non si parla mai di quel che si farà in galleria. I dialoghi sono crudi, vivi, e accendono la discussione che porterà a scegliersi, guidati dal feeling estetico che si crea. La libertà è totale. E ovviamente rischiosa, ma questo è ciò che rende collaborazione interessante. Un errore a volte può essere più stimolante di un successo perché l’arte e il concetto di bellezza sono così arbitrari che è proprio su questo fronte che si nota il lavoro del bravo gallerista: il suo ruolo è di difendere l’artista, indipendentemente da quel che produrrà. Un laboratorio di creazione quindi, perché la bellezza è la perfezione sono bersagli instabili, sempre in movimento, i quali necessitano la dedizione di una ricerca costante.
Il 28 marzo, la galleria Antoine Levi ha presentato la sua ultima scoperta, Piotr Makowski, un pittore che non si limita esclusivamente alla pittura, ma sperimenta diversi stili e canali. Piotr ha creato nel breve arco di cinque giorni. È partito da una stanza piena di tele vuote riuscendo a dare vita a sette opere pittoriche e a una videoinstallazione. Si direbbe che questa galleria è una fonte ispiratrice sensazionale. “Mi innamoro dei miei artisti quando vedo che sono validi a livello pluridisciplinare, quando sono sicuro che siano persone con un ventaglio enorme di creazione”, ammette Antoine. “Scelgo delicatamente, ma una volta fatto mi impegno subito. Sono sicuro di me e credo moltissimo in loro. La mostra non è che una prova, il primo passo insieme”.

Olve Sande - veduta della mostra presso la Galerie Antoine Levi, Parigi 2013 - Photo Yann Revol
Olve Sande – veduta della mostra presso la Galerie Antoine Levi, Parigi 2013 – Photo Yann Revol

Il sogno di Antoine è inserirsi presentando la propria visione dell’estetica e del processo creativo. “Io voglio trovare artisti bravi, non ancora conosciuti, e metterli in luce. Credo sia un’ottima scommessa proprio perché il tutto è contestualizzato in questa città. Non pretendo di creare un’alternativa assoluta, voglio solo riuscire a presentare ciò che mi piace. Guardo moltissimo le gallerie che mi stanno accanto e noto che ognuna ha il suo stile, il suo approccio, ed è proprio quello che le tiene in vita. Sono partite dal nulla, ma lavorando bene e con gusto, in pochi mesi hanno già raggiunto risultati eccezionali, spinti dall’onda del mercato dell’arte che sta tornando a Parigi. Siamo sotto gli occhi di tutto il mondo e avverto un’attenzione pazzesca”.
Fra un paio di giorni, il 23 maggio, sarà tempo di una nuova sfida. Che parla anche italiano. Il group show Substances prevede infatti la partecipazione, fra gli altri, di Davide Bertocchi e Francesco Gennari.

Martina Camilleri

www.antoinelevi.fr

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Martina Camilleri
Martina Camilleri (1984) ama scrivere e si occupa di comunicazione per l’arte, la musica e la letteratura contemporanea. Cresciuta sotto le cattive influenze di una dittatura mediatica, decide ben presto di partire per trovare rifugio artistico all’estero. Si forma in teatro, fotografia e arte visuale e lavora tra Francia, Norvegia, e Spagna. Una volta tornata in Italia si laurea in comunicazione e politica alla Sapienza di Roma, ma riparte grazie ad una borsa di studio vinta per un master in New Journalism a Berlino. Città che non ha ancora abbandonato.
  • la pittura si conferma come seconda via.