Art Cologne. Come una fiera può sostenere il mercato interno

Abbiamo parlato dei risultati dell’ultima kermesse tedesca (che si è tenuta dal 19 al 22 aprile) con il suo direttore, Daniel Hug. Che, a discapito di quanto si potrebbe immaginare, ci racconta un modello di fiera costruito per sostenere il mercato nazionale. Così a Colonia si chiama il mondo dell’arte, sì, ma per dare supporto alla Germania.

Daniel Hug

Quanti visitatori avete avuto? Quali erano le aspettative riguardo alla fiera?
Quest’anno siamo stati visitati da circa 55mila spettatori. Abbiamo raggiunto un pubblico tedesco enorme, tra cui molti dei più importanti collezionisti del Paese, ma anche i direttori di museo e i curatori. Un elemento centrale è la grande presenza in Germania di collezionisti di medio livello che spendono tra i 5mila e i 150mila euro.

Quale tipo di risposta avete avuto dai galleristi?
Molto buona, ma solo pochi espositori riferiscono delle vendite che hanno avuto. Risulta difficile capire il giro d’affari, tanto più perché molto spesso le contrattazioni si chiudono anche dopo la fiera.

In quale modo selezionate le gallerie? C’è un modello a cui vi ispirate?
Riceviamo ogni anno circa 800 richieste di partecipazione per le differenti sezioni di Art Cologne. Il nostro comitato di selezione ne sceglie un numero che va dalle 160 alle 180. Poi c’è Nada Cologne, che ha il proprio comitato e metodo di selezione, che porta ulteriori 20-30 espositori. Il modello di riferimento è quello che noi stessi abbiamo inventato nel 1967, e la nostra volontà è riportare Art Cologne ai fasti dei suoi migliori anni. È per questo che seguiamo le nostre linee guida senza basarci su altre fiere.

Katharina Grosse, Untitled, 2012
Katharina Grosse, Untitled, 2012

Art Cologne si tiene nella stessa settimana di Art Brussels. È stato un problema o piuttosto un’opportunità per i visitatori?
Nessuna delle due. Sono fiere molto differenti e non ha senso metterle a confronto. Pubblico e gallerie differenti. Dalla prossima edizione noi saremo due settimane prima di Bruxelles, quindi non vi saranno più sovrapposizioni.

Art Basel, Frieze, Fiac, Arco, Art Brussels, Artissima… Non pensi che ci siano troppi eventi fieristici da frequentare, sia per le gallerie che per i collezionisti?
Certamente! Ci sono ancora troppe fiere, e probabilmente molte, presto o tardi, cesseranno la loro attività. Art Cologne, attiva dal ’67, è in buona sostanza l’evento che per primo al mondo ha invitato gallerie commerciali a presentare arte contemporanea, moderna e del dopoguerra. Tutte le altre fiere hanno seguito il modello o sono state ispirate da noi. In qualche modo possiamo dire che non abbiamo nemmeno bisogno di giustificare la nostra esistenza: abbiamo inventato questo format e continuiamo a implementarlo. A distinguerci poi dalle altre kermesse è il fatto che siamo fedeli ai nostri scopi fondamentali.

Quali?
Fornire un supporto significativo al mercato dell’arte tedesco affinché continui a progredire. Ci sono oltre 800 gallerie in Germania, 400 nella sola Berlino. E poi più di 200 Kunstverein, molti musei di livello mondiale, nonché una lunga tradizione di collezionismo privato di opere d’avanguardia. E poi un buon numero di artisti di origine tedesca noti in tutto i mondo, come Gerhardt Richter, Sigmar Polke, Rosemarie Trockel, Martin Kippenberger, Anselm Kiefer o Georg Baselitz. Per non parlare delle nuove star del contemporaneo come Anselm Reyle, Thomas Zipp, Andre Butzer, Tobias Rehberger…

Daniele Capra

www.artcologne.de

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Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.