L’amatore di formaggi

Oggi le immagini e gli oggetti che popolano il mondo dell’arte precedono la somma degli sforzi per fruirle secondo un tempo adeguato alla loro assimilazione simbolica. È come se il consumo anticipasse la significazione sociale.

Marcel Duchamp ed Eva Babitz - 1963

In un mondo colonizzato da immagini liquide che sfidano ogni concezione storica del tempo, che speranza c’è per la sedimentazione simbolica? C’è un tempo per assimilare l’inarrestabile flusso che governa il mondo dell’arte? L’estetica generalizzata che da qualche tempo anima autori come Genette, Jean-Marie Schaeffer, Yves Michaud e altri fa del pluralismo un postulato che ha forti analogie con la democrazia liberale fondata sulla diversificazione del prodotto. L’eredità della filosofia americana (Goodman, Danto) da cui prendono spunto predilige l’approccio descrittivo a quello valutativo, il quale mette l’accento non più sulle differenze che le opere provocano, ma sull’analisi delle descrizioni.
L’irriducibilità soggettiva rivendicata da questa visione estetica tende a legittimare una concezione delle opere d’arte come sfera privata. In altre parole: fai una cosa qualsiasi, purché poi associ un significato qualsiasi che lo istituzionalizzi in quanto “opera d’arte”. Perché non è la cosa in sé che vale, ma l’idea che gli è associata.
In questo contesto, gli oggetti d’arte si trasformano in segnali di riconoscimento di un’idea. In genere questi autori fanno di Duchamp il loro campione. Ma è proprio Duchamp a smentirli quando, nei suoi appunti e nelle sue lettere, dichiara di essere un artigiano e non un “artista concettuale”, e che agli “artisti” preferiva la compagnia del signor Candel, venditore di formaggi. In alcuni appunti dichiara di essere interessato alla costruzione di “cose che osano” e non di “cose qualsiasi” come le scatole Brillo di cui va pazzo Arthur Danto. Il bricolage era la sua passione: unisce caso e rigore.

Arthur Danto
Arthur Danto

Il vero scandalo di Duchamp – ricorda Didi-Huberman -, più che l’orinatoio, era rendere le opere non commerciabili. Solo poco prima di morire, nel 1967, un museo europeo acquistò una sua opera. Tutto il contrario della teoria pluralista dell’arte. Che scambia giudizio di realtà e giudizio di valore, per parlare la lingua di Kant. Vale a dire giudizio a posteriori (il significato che si associa a un oggetto) e giudizio riflettente (la costruzione del senso, oggi così mortificato). In altre parole: assistiamo al trionfo dei fatti a scapito dei fattori. Trionfo degli effetti sulle cause.

Marcello Faletra
saggista e redattore di cyberzone

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Marcello Faletra
Critico d'arte, artista, saggista. Fin dagli Anni Settanta è stato attivo con iniziative culturali e di controinformazione col collettivo Radio Aut, creata da Peppino Impastato e Salvo Vitale e con la Comune di Terrasini fondata da Carlo Silvestro. Nel 1977 si trasferisce a Roma, dove partecipa attivamente ai movimenti di protesta. Negli Anni Ottanta e Novanta vive tra Napoli, Roma e Milano, dove svolge un’intensa attività artistica, partecipando a numerose mostre di pittura e fotografia. In seguito abbandona la pittura per dedicarsi con continuità alla filosofia e alle teorie dell’arte contemporanea. Numerosi saggi e articoli sono apparsi in riviste specializzate e in cataloghi di mostre e pubblicazioni collettanee. È stato animatore e redattore di Cyberzone, rivista di arte, filosofia e nuove tecnologie. Tra le sue ultime pubblicazioni: "Dissonanze del tempo. Elementi di archeologia dell'arte contemporanea" (Solfanelli) e "Graffiti. Poetiche della rivolta" (Postmedia Books). Attualmente insegna Estetica dei New Media e Fenomenologia dell'Immagine all'Accademia di Belle Arti di Palermo.
  • DOMENICO

    EFFETTIVAMENTE PIù MI ADDENTRO NEL MONDO DELL’ARTE DA UN PUNTO DI APPASSIONAMENTO, PIù CONSTATO CHE A PARLARNE SONO QUASI UNICAMENTE COLORO CHE OSTENTANO COME FENOMENOLOGIA DI MODA. CHI LA SENTE SUA NE OSSERVA I CONTENUTI E LE ORIGINI. SICURAMENTE, è OGGI, UNA FRUIZIONE CONSUMISTICA PER CHI SE LO PUò PERMETTERE,E, INTELLETTUALMENTE, PER POCHI.
    “L’ ARTE SI SEMPRE CON NOI”