I Magnifici 9. C.C.A. Congiunzioni Coordinanti Avversative

“Ma” e “però” le congiunzioni più ricorrenti di questo episodio de I Magnifici 9. Attese disattese e aspettative infrante: non è tutto oro quello che luccica, ma solo quel che luccica da vicino. Una nuova scorribanda per le inaugurazioni newyorchesi.

Andrew Cornell Robinson, Doron Langberg, Kyle Coniglio @ Anna Kustera Gallery

 

Non ci sono porci con le ali. O sì? Ricordiamoci che una galleria non è un museo, è pur sempre uno spazio commerciale. Galleria non fa rima con filantropia. Non si può entrare in uno spazio commerciale e pretendere – sempre – di trovare un progetto espositivo unitario, un’ipotesi curatoriale. Eppure… eppure c’è chi lo fa, e a noi non dispiace affatto, questa volta però non a Chelsea. Grazia e sostanza alla Anna Kustera Gallery con le opere di Andrew Cornell Robinson, Doron Langberg e Kyle Coniglio.
annakustera.com

 

Zach Storm + Cleaning Up @ Johannes Vogt Gallery
Zach Storm + Cleaning Up @ Johannes Vogt Gallery

Uno più uno fa nove. Cliccando su Johannes Vogt appaiono due inaugurazioni. Cliccando su Zach Storm si apre la cartella Solitaire, cliccando su Solitaire si aprono le tre serie Solitaire, Inferno e Horizons. Tecnicamente un po’ Marco Tirelli, ma senza suspense, visivamente un po’ David Simpson, ma senza tempismo. Un buon parziale per l’artista californiana, almeno nelle referenze. Cliccando su Cleaning Up si aprono invece sette file: Cristóbal Lehyt’s, Cecilia Szalkowicz, Michelle Lopez, Lia Chaia, Jorinde Voigt, Alfredo Jaar, Claire Fontaine e Bethan Huws. È la collettiva curata da Samuel Draxler, germoglio di una pianta che, se piantata in un buon terriccio da museo, darebbe ottimi frutti.
vogtgallery.com

 

Marianne Barcellona + Wendy Gittler @ First Street Gallery
Marianne Barcellona + Wendy Gittler @ First Street Gallery

Le oreliete. Chi l’ha detto che a New York bisogna essere per forza giovani e trasgressivi? Per esempio da First Street Gallery vanno di moda le buone maniere, le buone vecchie maniere. Quadri alle pareti, chiacchiere composte e pantaloni a coste larghe. I quadri di Marianne Barcellona e Wendy Gittler non sono trendy, ma non lo è nemmeno il tè delle cinque, tantomeno i biscotti Oreliete.
firststreetgallery.net

 

Billy Childish @ Lehmann Maupin
Billy Childish @ Lehmann Maupin

The blues man. Niente atmosfera country per la Lehman Maupin, invidiabile spazio espositivo sulla 26th. Tutto blues il profondo novecento di Billy Childish, artista inglese, dickensiano nella vita e bulimico nel produrre. L’isola incontra il continente, nuovamente, nel dialogo palpitante coi maestri del colore van Gogh, Matisse, e dell’espressione, Munch e Schiele. Dipinti eroici in un’epoca non più tragica, come un Don Quijote in analisi. Quanta malinconia della malinconia.
lehmannmaupin.com

 

Peter Piller @ Andrew Kreps
Peter Piller @ Andrew Kreps

Morale senza favola. Due storie si intrecciano alla galleria Andrew Kreps. La prima parla di un muro e di una città divisa, di un’epoca fa, del lungo risveglio dal sonno del socialismo reale, dell’incanto della sua propaganda. La seconda parla della potenza dell’immagine e dell’immaginario come giacimento. I valori in campo promettono faville ma per Peter Piller le due storie convergono nei toni di in un romanzetto moraleggiante, anestetico nell’azione e dalla grammatica misurata.
andrewkreps.com

 

Thanks @ Lu Magnus
Thanks @ Lu Magnus

Tutti artisti. A. Williams, A. Borea, A. Gingrow, A. Steiner, A. Browder, A, Lincoln, A. Bergart, A. Claire, A. McClintock, A. McNay, A. Cross, A. Plesset, B. Fain, B. Godward, B. Meyer-Ebrecht, Black Lake, B. Birnbaum, B. Day Windham, B. Zanisnik, C. Masley, C. Burghardt, C. Salas, C. Robbins, D. Brown, D. Hampton, D. Kardon, EJ Hauser, E. Noelle Lambert, E. Den Breejen, E. Mayobre, E. Wylie, F. Webster, G. Petersen, G. Terry, G. Ben-Ari, H. Hathaway, H. Seon Jang, H. Hayden, I. Jurek, J. Peters, J. Ballweg, J. Krystosek, J. Durham, J. Curtis, JR Larson, K. McRaven, K. Andrew Curran, K. Stoller, K. Schiele, L. Portada, L. Wolff, L. Wilson, L. Ainslie, L. Atzberger, L. Wakoa, M. Chauhan, M. Calandra, M. Mahler, M. Cavanaugh, M. Ganske, M. Scoggins, M. Olin, N. Tsabar, N. Klersfeld, P. Mohundro, R. Zollinger, R. Gatson, R. Jackson, R. Schneider, S. Abbassy, S. Woolfalk, S. Teplin, S. Blesofsky, S. Fisher, S. Truax, T. Horisaki, V. Contarino.
lumagnus.com

 

HMV @ Foxy Production
HMV @ Foxy Production

Non il dito, la luna. HMV, la collettiva pensata da Alexander Shulan per Foxy Production, ha un preciso orizzonte ideale e due piani d’osservazione. Piano reale: 1964, la ricezione di uno sciame di neutrini dallo spazio apre un dibattito all’interno della comunità scientifica sulla sua possibile interpretazione. Piano finzionale. 1968, Stanislaw Lem scrive Glos Pana (tradotto in inglese His Master’s Voice, ridotto in HMV), romanzo fantascientifico sul contatto tra terrestre ed extraterrestre. La mostra è a sua volta la somma di un piano reale (le opere, l’evento) e finzionale (il concept). In HMV purtroppo il contatto tra i due piani rimane lunatico, semplice questione di fantascienza.
foxyproduction.com

 

Shane Hope @ Winkleman Gallery
Shane Hope @ Winkleman Gallery

Hope, più che una speranza. Il soccorso della tecnologia alla rotta dell’arte è, più che un auspicio, un fatto connaturato, infaticabile e talvolta eccessivo. I lavori di Shane Hope alla Winkleman Gallery non ne sono certo l’apice o l’episodio conclusivo. L’artista californiano presenta una serie stampe 3D che, grazie all’apporto tecnologico, confondono micro e macro, organico e inorganico, minerale e cellulare. Curiosi reperti da wunderkammer.
winkleman.com

 

Brad Robson @ Gallery Brooklyn
Brad Robson @ Gallery Brooklyn

Non è tutto grunge il rumore. Decidiamo di lasciare Chelsea, di lasciare anche il Lower East, Soho, Chinatown e anche Dumbo. Decidiamo di dirigerci verso Red Hook, il lembo di Brooklyn faccia a faccia con Governors Island. La Gallery Brooklyn – curioso caso di coabitazione tra una galleria e un’agenzia immobiliare – inaugura la personale di Brad Robson. Scendendo lungo Van Brunt Street gli edifici si abbassano, aumenta il tasso di biciclette. Tutto dice periferia, tutto dice grunge. Tutto, compresi i tattoo della ragazza che serve svogliata il vino, tutto, compresa la curatela di Berlin Collective, tutto, fuorché i quadri alle pareti. Ogni aspettativa s’infrange sulla placchetta che sgrana i titoli dei lavori: Dream Time, Big me, small me, Its complicated… e all’improvviso, Santarcangelo di Romagna.
gallerybrooklyn.com

Luca Labanca

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Luca Labanca
Luca Labanca si muove nel 2006 da Varese a Bologna per iniziare il percorso di studi del DAMS, curriculum Arte. Negli anni di residenza bolognese collabora stabilmente col bimestrale d’arte e cultura ART Journal, contemporaneamente idea e sviluppa progetti ed eventi di contaminazione culturale tra il Lago Maggiore e Lugano assieme allo scrittore e musicista Tibe. Nel 2010 ottiene la laurea con la tesi Fiat Lux sviluppata al fianco della docente in Semiotica dell’Arte, Prof.ssa Lucia Corrain. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Roma per intraprendere il percorso magistrale in Studi storico artistici dell’Università la Sapienza, fin dai suoi esordi partecipa al progetto editoriale Artribune.
  • sara

    nn mi sono daiuto