Gli uragani selettivi e il secondo millennio

“Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”, scriveva Mao Tse-Tung. Non mi ricordo esattamente a che cosa facesse riferimento, ma per certo non parlava dell’idea di “scuola” arrivati al 13esimo anno (cioè, contando anche il 2000, il 14esimo) del nuovo millennio.

Stefano Mirti

Questo fatto di vivere in un  mondo in cui le trasformazioni sono sempre più intense e sempre più veloci lo abbiamo oramai (cognitivamente) acquisito. Abbiamo visto Napster (e poi iTunes) disintegrare l’industria discografica così come la conoscevamo. Ma non solo. Mentre l’intera filiera produttiva veniva fatta a brandelli, cambiava nel contempo in maniera radicale il modo in cui ci si procura e si fruisce la musica. Praticamente da un giorno all’altro. A pensarci, incredibile. Il processo è irreversibile e nulla sarà più come prima. La musica, le riviste, i giornali, il commercio, Wikipedia e altre cento cose che definiscono il nuovo perimetro della nostra vita quotidiana.
Pensate ora a cinque anni fa. Un mondo dove il 99% di noi non solo non utilizzava i social network (Facebook o Twitter che fossero), ma non aveva neppure cognizione dell’esistenza stessa di strumenti simili. E poi gli smartphone o, se preferite, le elezioni da poco concluse. Questa rivoluzione (questo sistema di rivoluzioni) assomiglia all’uragano del Mago di Oz. Passa l’uragano, e quello che lascia non sono necessariamente distruzioni (cioè, non solo). L’aspetto rilevante della faccenda è che passa l’uragano, e questo fa sì che Dorothy entri in un mondo completamente diverso.

Il Mago di Oz
Il Mago di Oz

Chi scrive nella vita sa fare due cose: progettare e insegnare. Avendo lo spazio per condividere alcuni miei pensieri, direi che in questo preciso istante l’uragano si sta abbattendo sul mondo della scuola (in verità, si è già abbattuto). In tempi brevissimi (esattamente come è stato per la musica, l’informazione, le agenzie di viaggio, le librerie…), l’intero universo di “come si trasmette il sapere da una generazione all’altra” (normalmente definito come ‘scuola’) verrà rivoltato da cima a fondo. La cosa certa è che questa rivoluzione è in atto qui e ora. L’altra cosa certa è che in questo momento ci sono cento, mille, diecimila persone che stanno facendo ogni sorta di esperimenti. E nessuno è in grado di riuscire a capire quale sarà il modello giusto.
Però qui non siamo alle corse dei cavalli; non è importante capire quale sarà il cavallo che vince o la scommessa che ci farà diventare ricchi. L’aspetto importante è provarci. Ognuno a modo suo, senza stare ad aspettare le istruzioni, l’how to dagli esperti. Perché qui non ci sono esperti, tutti procedono a spanne. Questa rivoluzione a me piace, proprio perché avviene dal basso. Perché viene portata avanti da migliaia di insegnanti e studenti, ognuno per conto suo. Mescolando start-up, piattaforme digitali, strumenti social, idee visionarie, esperimenti fatti nella propria classe e/o nel proprio corso, magari utilizzando lezioni su Youtube che ci arrivano (gratis) dall’altra parte del pianeta.

Stefano Mirti
Stefano Mirti

Da questo punto di vista, non è importante capire quale sia il meccanismo giusto e utilizzarlo per i nostri fini. L’aspetto importante è il provarci in prima persona. Sperimentare, fare, rifare, sbagliare, osservare quello che fanno gli altri e provare un’altra volta. La rivoluzione è in corso, e non esistono avanguardie o élite illuminate a guidarci. È una rivoluzione partecipativa, un processo a cui ognuno può contribuire. Ognuno secondo le proprie capacità, ognuno secondo le proprie necessità. Cos’altro potremmo chiedere?

Stefano Mirti
Progettista, fa parte del team di Whoami, prototipo di scuola on-line / off-line / game

www.whoami.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

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Stefano Mirti
Stefano Mirti si laurea in architettura al Politecnico di Torino con successivo dottorato di ricerca presso lo stesso Politecnico. Successivamente si trasferisce in Giappone per il post-dottorato (Tokyo University, Tadao Ando Lab) con successivo incarico di insegnamento presso la Tama Fine Art Academy (Tokyo). Dal 2001 al 2005 è professore associato all’Interaction Design Institute Ivrea, di cui è anche il responsabile della e1 (exhibition unit). Come architetto è uno dei fondatori di Cliostraat. Dal gennaio 2006 è il responsabile della scuola di design di NABA. Fa parte del team di Whoami, prototipo di scuola on-line / off-line / game.