Cataloghi all’indice

Siamo in piena fiera, MiArt per la precisione. E alle fiere c’è sempre un oggetto dallo statuto incerto, un po’ vintage e un po’ esercizio di stile, un po’ strumento di lavoro e un po’ certificatore di apocalittici e integrati. Insomma, il catalogo, che spesso costa anche parecchio. Ma se serve a una performance scrittoria come questa di Pino Boresta, ben vengano.

I cataloghi di Art Basel

Chi mi conosce sa della mia passione per i cataloghi delle fiere d’arte. Credo sia una deformazione professionale, così ogni volta che me ne capita uno tra le mani non posso fare a meno di andare a spulciare l’indice dei nomi degli artisti e l’analisi scatta immediata. Guardate un po’ cosa ne è venuto fuori su uno di quelli del 2008, di cui non darò nessuna indicazione, perché sarete voi a dover scoprire di quale fiera si tratta. Non posso mica fare tutto io… Fin dai primi giorni di scuola, con il primo appello e poi con le interrogazioni, ci accorgiamo subito di quanto quella maiuscola iniziale del nostro cognome condizionerà la nostra vita. Forse sarà per questo che, sfogliando questo vecchio catalogo, la mia attenzione cade sul contingente d’artisti all’indice con la stessa iniziale nel cognome.
Pertanto, dopo attenta analisi vi comunico che a vincere anche questa volta sono gli artisti con la S: sono infatti ben 77 e tra questi l’immancabile Spalletti nazionale (Ettore), lo Steinbach di importazione (Haim), il magnifico Scipione che in realtà si chiamava Bonichi Gino, mentre del Serse non ci è dato sapere il vero nome, e a questi si aggiungono due Shaw (David e Jim), un Smith (Kiki), una Sicilia (Jose Maria), unica Regione italiana presente in tutto il catalogo. In seconda posizione, con 74 artisti, la M nelle cui file troviamo i vari Matta, Mattiacci, Mattii (due Roberto, uno pure Sebastian, più Eliseo e Carla), i Migliora, Migliore, Migliorini (Marzia, Bartolomeo, Nino), i Muniz e Munoz (Vik e Juan), i due Merz non marito moglie ma Mario e Gerhard, e chiudo con il due volte Mondino ma sempre al nome di Aldo: sarà sempre lo stesso? Terza piazza con 65 nominati: è la B. Questa è la mia categoria di appartenenza ma anche questa volta non mi trovo… C’è invece Basilè (Matteo) qui presente grazie al cognome della nonna, ci sono i B&B Botto e Bruno, il Balla italiano e quello no (Giacomo e Atul), i Bianchi (Diego e Domenico), i Bianco (e Valente).

I cataloghi di Art Basel at Miami 2012
I cataloghi di Art Basel at Miami 2012

Arriviamo così ai quarti classificati della C con 61 individui, tutti fuori dalle piazze d’onore i vari Cuoghi sia che siano uno come Roberto, sia che siano due con Corsello, sia che siano Castellani (Enrico), sia che siano Campanini (Pierpaolo, tutto attaccato) e vale per i Calzolari (Pier Paolo, staccato) come per i Carboni (Luigi). Al quinto posto con 49 presenze troviamo la P dove sguazzano Pesce, Pinna e Vele (Gaetano, Alex, Perino-) e non pago ivi troverai un Pugno (Roberta), un Papa (Marco), un Panino (Steven), due Piccinini (Patricia e Simone), due Pivi (Leonardo e Paola), Prine e Prini (Ashley ed Emilio). Invece 48 sono quelli con la G dove razzolano i due Gallo (Vincent e Giuseppe), i tre Graham (Dan, Peter, Rodney), i Goldiechiari e il Goldin e basta (Nan).
A tre lunghezze seguono quelli della D con 45 in-scritti tra i quali tre con il “de” minuscolo di de Beeck, de Chirico, de Jong e otto con il “De” maiuscolo di De Bruyckere, De Cock, De Dominicis, De Kooning, De Liberato, De Maria, De Paolis, De Paris. Speriamo che un giorno qualcuno mi spieghi anche la differenza. Con due artisti in meno, cioè 43, quelli della L perdono terreno ma non la luce, visto che tra loro c’è Light (Michael) e la colpa non è certo di Land (Peter) né di Long (Richard) che di strada ne macina assai.
Appaiati in nona posizione, entrambe con 41 entità, troviamo le lettere A e inaspettatamente la K che denota così la forte internazionalizzazione degli artisti presenti. Merito dei galleristi o dei curatori? Andatevi a spulciare la lista delle gallerie e tirerete le vostre conclusioni. Numerosi anche i personaggi elencati sotto la R, per la precisione 36, e nulla da indicare. Buona la prova di quelli della H, tra i quali mi piace ricordare Halley e Holzer (Peter e Jenny), il perché me lo tengo per me. Seguono a pari merito in 12esima posizione con 24 anime la T, dove mi chiedo chi sarà quel tale Tal (R) e alla V dove rinnovo la mia curiosità su quei prefissi dei cognomi questa volta tra i “van” di van Eeden, van Golden, van Lamsweerde, van Lieshout, van Warmerdam, e i “von” di von Bonin e von Nagel.

Cataloghi di Artissima
Cataloghi di Artissima

Nelle zone basse troviamo i 22 del settore F dove scorgo l’ex compagno di camera, a Fuori Uso 1997, Favelli (Flavio). Pochi ma buoni i 20 aggregati sotto la W dove individuo il mitico Weiner (Lawrence). Uno in meno a quella sporca dozzina, cioè 11, quelli del gruppo N (non quello storico).
Quasi in conclusione e nessuno da segnalare nelle tre pattuglie di 9 elementi ciascuna della E, della J e della Z. Solo 6 i soggetti raggruppati sotto la O e la I e non certo a causa di Innocent (Troy) né di Ozzola (Giovanni). In penultima posizione i 3 gatti della U e della X: sarà colpa del fattore?
Chiude la Q, dove tutta sola Q. Knight Margot ci lascia con l’enigma di quella Q puntata.

Pino Boresta

www.pinoboresta.com

  • Salve, per molti che avrebbero “ardentemente” desiderato partecipare agli eventi di cui i cataloghi in molti casi rimangono muta testimonianza, sarebbe: auspicabile, promozionale, ed utile, allo scopo di allargare la platea che si potrebbe ibteressare e contribuire/partecipare agli eventi artistici donare a chi ne fa richiesta e sia disoccupato una copia del catalogo!

  • Cristiana Curti

    Gustosissimo Boresta, complimenti. La lettera P la migliore in assoluto per esposizione.
    Circa la “d” del “De” o “de”: il minuscolo (e valga anche per la preposizione d’origine “Di” o “di” nei cognomi) indica natali aristocratici. Il maiuscolo no. Una sorta di capitis deminutio che oggi nessuno registra. Tanto, di aristocratici veri, ce n’è sempre meno.

    Della fiera da indovinare, giuro non saprei. Mi sembrano noi ce compaiono un po’ q

    • Cristiana Curti

      saltato tutto… “mi sembrano nomi che compaiono un po’ ovunque”. Azzardo un’Artefiera per la buona rappresentanza di italiani contemporanei?

  • Grazie! Cara Cristiana e grazie anche per la delucidazione, ora aspetto che qualcuno mi aiuti sul van e von. Per quel che concerne la fiera a cui si riferisce il catalogo mi spiace ma non è Artefiera. Anzi visto la difficoltà alzo la posta ed a chi indovinerà invierò un present, un piccolo omaggio della ditta Boresta, avete tempo tutto aprile. Calatevi nei panni d’investigatori dell’arte contemporanea.

    • Cristiana Curti

      Ti rispondo subito: “von” è per il tedesco l’equivalente del nostro “de” che indica quindi provenienza nobiliare. “Van” è invece di lingua olandese e indica semplicemente “figlio di”, ovvero il nostro (come si diceva sopra) “De” o “Di”. Mi merito un omaggetto anch’io? anche se non indovino? La prima edizione di Roma Contemporary? Ma non credo… mi piace questo giochino.

  • >>> katalogo misteriozo konferma ke le tonalità di Bianco e Bianchi sono assaje assaje… Aggiungerei (per assecondare le mie smanie da completista) Remo Bianco (pseudonimo di Remo Bianchi) e Daniele Bianchi (Van Ve)

    • Cristiana Curti

      Daniele Bianchi è un mio amico. MI piace assai. Ho diversi quadri suoi e ho anche scritto per lui, poi si è un po’ perso. O forse mi sono persa io.

  • >> e Remo Bianco allora? Non lasciamolo in pasto ai cannibaloidi. 1 tra i pochi ad aver saputo usare la foglia oro senza premere sul pedale del cattivo gusto >>> mi piace pensare che i suoi Tableaux dores siano assemblati con schegge di icone da lui raccolte e ricomposte, reperti di sacro tagliato a pezzi, puzzle bizantino. Sto deviando dal quiz, xò

  • Ci sono anch’io il nuovo Cattelan

  • Where is Roberto Scala professor?

  • Roberto Scala
    Roberto Scala 4 giorni fa Rimosso
    Where is Roberto Scala professor?
    Censura tori bang

  • Ancora maledetto horror.