Il volo del Papa

E poi, ogni tanto, capitano eventi che lasciano intravedere in maniera molto chiara la natura feconda del contemporaneo, agganciata al futuro così come al passato. Prendete il volo del Papa, in elicottero, dal Vaticano a Castel Gandolfo alle 5 di pomeriggio del giorno delle sue dimissioni…

Il volo in elicottero dell'ex Papa Ratzinger - AP Photo/Michael Sohn

Il volo del Papa si inserisce in quella che Eric Hobsbawm aveva definito “l’invenzione della tradizione”: non essendoci rituali consolidati a cui riferirsi, in questo caso la tradizione viene costruita live, in diretta. Aldo Grasso ha giustamente parlato, sul Corriere, di una pagina di grande cinema: e di questo effettivamente si tratta. In molti hanno notato la bellezza di queste immagini, in cui si condensa una stratificazione di significati e dimensioni.
E se guardate l’intera scena del volo su un qualunque canale televisivo americano (per esempio, Abc), le immagini che sarebbero da contemplare in silenzio sono invece sovraccaricate dai continui commentari degli ospiti, verbosità onnipresente che soffoca tutte le immagini, anche le più rilevanti, le più traumatiche, quelle che riescono a emergere dall’oceano del rumore di fondo, ottundendole e comprimendole. Le immagini sono soffocate dai suoni e dal flusso continuo delle parole, così come dalle “cornici” che le inquadrano e le riducono.

Ora ritornate a un video con il sonoro originale (nella versione integrale, di circa 15 minuti, o anche in una di quelle ridotte, di circa 2-3 minuti) delle campane di tutta Roma che salutano il Papa e il suono delle pale dell’elicottero (ci sono due elicotteri: l’oggetto della ripresa, e quello su cui è posizionata la telecamera che riprende). C’è un precedente esatto di questa scena, che la anticipa persino nello stile della ripresa: la scena iniziale de La dolce vita (Federico Fellini 1960).
Lì, l’elicottero trasporta una statua di Gesù; arriva a Roma, sorvola le borgate, la gente lo saluta dai tetti delle case e, come avviene con i muratori, dalle strade (precisamente come avverrà, 53 anni dopo, con Benedetto XVI e i suoi fedeli romani). È una visione che sovrappone i due livelli della tradizione millenaria e della modernità; così come quelli del sacro e del profano, con Marcello Rubini, alter ego dello stesso Fellini, che – nella sua prima apparizione in assoluto nel film – chiede il numero di telefono a una delle ragazze che prendono il sole in bikini sul tetto.

E, nella scena attuale (il video della tv del Vaticano, che vi mostriamo), la voce dell’operatore che urla in sottofondo e fuori campo (presumibilmente dietro la ripresa): “Daje, stacca sta cazzo de cameraaa!”, sembra prelevata direttamente da La dolce vita. Un frammento di realtà e di verità incastonato nella solennità del momento, uno stilema romanesco che dissacra la magnificenza dell’istituzione e della (nuova) tradizione visiva e culturale, riportandola sul terreno dell’umanità, degna di un Monicelli o di uno Scola.
I movimenti del 1960 e del 2013, infine, sono opposti. Nel modello felliniano, la statua di Gesù e l’elicottero si dirigevano verso San Pietro e il Vaticano (“Ma dove lo state portando?” “Dal Papa!”); oggi, l’elicottero trasporta il Papa stesso dal Vaticano verso lo spazio esterno, della città e della propria funzione.
Questa scena rischia davvero di fissarsi come un classico, e di passare alla storia come una grande opera d’arte.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • massimo

    geniale!

  • Angelov

    In effetti il film di Fellini ha qualcosa di profetico: i suoi Papa-razzi anticipavano il nostro Papa Ratzi-nger…

  • andrea bruciati

    sono d’accordo con Christian perchè trovo che sia un’immagine che sa imporsi realmente come contemporanea anche al di là del semplice rimando iconografico (e in questo io non scomoderei Fellini)

  • Esterrefatta

    Che noia, troppi 007 hai visto

  • Emidio De Albentiis

    Non so davvero se si tratti di immagini che resteranno nella storia in quanto immagini di arte contemporanea (resteranno, secondo me, semplicemente immagini di storia senza altre particolari accezioni), ma il paragone con la scena iniziale de La dolce vita ci sta tutto e ChristianCaliandro ha fatto benissimo a… scomodare il parallelo con Fellini!

  • denis bruciarellli
  • Cristiana Curti

    A me è sembrata altrettanto potente la lunghissima, ieratica del tutto silente e ipnotica sequenza nella Sala Clementina (un’ora? due ore? a un certo punto ho smesso di tornare a osservare) dei cardinali che andavano a omaggiare con appassionati baciamano il Papa nell’ultimo giorno di pontificato. Una sorta di veglia funebre ad vivos ma con un pathos da rivoluzione epocale sconcertante. La fissità dell’inquadratura con Ratzinger sempre più stanco e meno reattivo dava l’idea di un congedo senza precedenti a una sorta di “tesoro vivente” (se fossimo in Giappone).
    E qui il paragone andava inevitabilmente al Padrino, benché sia il Padrino (il boss mafioso) a riprendere un costume della cattolicità. Che infatti – in questi gesti preordinati e composti di sottomissione all’ordine – esprime con forza, come da tempo non si vedeva in pubblico, la prerogativa di un sistema che non ammette cedimenti neppure di fronte all’imprevisto.
    Per me è l’immagine più straordinaria di questa rinuncia fuori dai canoni.

  • Di questa ripresa mi ha colpito la scritta “Repubblica Italiana” sull’elicottero che mi ha dolorosamente ricordato che tutti i costi di queste cerimonie li sosteniamo noi, come sosterremo noi anche tutti i costi del Conclave che ammonteranno ad alcuni MILIONI, in virtù dei famigerati Patti Lateranensi che ritengo, vista la ormai sin troppo menzionata crisi economica mondiale, sarebbe il caso di azzerare. Altro che Spending Review. Il rigore deve diventare un obbligo cui ciascuno di noi é opportuno si sottoponga, Cardinali e Papi compresi.

    • maretta

      mmmh, certo… e come avresti fatto attraversare Roma al Papa? in rollerblade, in mezzo a due file di svizzeri?

      • adelaide

        non c’è bisogno di usare i rollerblade nè la metropolitana, un’auto blu poteva bastare, no?

        • maretta

          è vero! geniale! chissà perché nessuno ci ha pensato!

      • con un elicottero suo…….oppure esistono decine di elitaxi ed altrettanto Agenzie di Security e comunque .é un problema suo e non nostro. i mezzi non credo manchino allo SCV

    • Angelov

      @franco franceschi – Ma quanto accanimento! a nemico che fugge ponti d’oro; ma quando il nemico si arrende, diventa il tuo alleato.
      Ed il gesto del Papa di dimettersi, ha fatto breccia in molti cuori, ed ha alterato la percezione di uno Stato laico vittima degli occulti soprusi della religione: che non è altro che uno dei tipici Autoinganni nostrani, che vanno per la maggiore, e che contribuiscono a legittimare l’endemica nostra corruzione.

  • Straordinario. Complimenti “Artribune” non avrei mai immaginato di poter leggere un pezzo così coinvolgente e significativo sul giornale “dell’arte”. Grazie.

  • maretta

    Davvero un bell’articolo, sintetico, incisivo e senza sbrodolamenti. E va benissimo scomodare Fellini o, come ha fatto Curti, il Padrino. Da chi si occupa di arti visive ci si aspetta questo.

  • Se noi tutti viviamo totalmente immersi in un flusso non interrompibile di immagini, sequenze filmiche, visioni, parole e discorsi, suoni, etc, come è possibile evitare l’interferenza tra eventi incoerenti tra di loro ma che echeggiano immaginari simili? (vedi il valore filmico dell’attacco alle Twin Towers, che ha cambiato per sempre la nostra percezione del rapporto tra cinema/video e realtà).
    Ed è ancora realizzabile o auspicabile tale separazione dell’immaginario? Non procediamo irrimediabilmente verso ‘Ghost in the Shell’?
    E allora quanto i Potenti subiscono e quanto riescono a manipolare i linguaggi estetici? Andiamo verso una ‘ideologia automatica’, implicita nel medium?
    Il ‘Grande Fratello’ di George Orwell si è alfine materializzato, ipostatizzato nei nostri sensi, nella nostra carne, nella nostra memoria, nei nostri sogni?

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

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  • Angelov

    Forse non ci saranno altri Papi dopo Benedetto XVI.

  • giordano bruno

    io je sparerebbi cor bazuka, ancora stamo qua a parlà de n’vecchio… e daje!!