Il lusso sotto una nuova luce

Il momento è quello che è e l’impazzare della crisi non porta esattamente a pensare ai beni di lusso. E tuttavia, l’equazione fra moda e superfluo non dà resto zero. Perché, come spesso accade, le cose sono ben più complesse. Anche di questo si parlerà, ad esempio, durante il convegno che si tiene a Roma a metà novembre.

Emanuela Barilozzi Caruso - Uma Wang Spring/Summer 2013 at White Show

La moda e il lusso hanno sempre collaborato nella creazione di un mondo diverso, un Olimpo accessibile dove divinità e mannequin ci accolgono emanando luce e bellezza. In un momento di crisi profonda dove l’unico argomento da affrontare è la sopravvivenza, dove le immagini di fame e povertà non appartengono più solo a popoli lontani e predestinati, parlare di lusso sembra da incoscienti, soprattutto per le istituzioni. Il concetto di lusso però è parte delle nostre evoluzioni socio-economiche, non si cancella ma si evolve con l’evoluzione dei nostri bisogni: cambiano le necessità indispensabili come cambiano le materie prime ed è proprio nella definizione di ciò che ci è indispensabile che si ridefinisce l’importanza del superfluo.
Nonostante le condizioni economiche precarie assistiamo a un incremento fortissimo della produzione e dell’acquisto di beni di lusso: sarebbe facile liquidare il discorso con una sindrome da pre-catastrofe per cui si preferisce vivere da re o regine come non lo siamo mai stati, visto che non sappiamo cosa succederà domani, ma la risposta non è così banale. Il fenomeno merita una analisi visto che muove più di 200 miliardi di euro nel mondo, con la Francia in testa grazie ad un terzo della produzione, come risulta dai dati presentati dall’Osservatorio di Altagamma, che confermano una crescita del 10% dal 2011.

La Fondazione Altagamma dal 1992 riunisce le aziende dell’eccellenza italiana, promuove marchi famosi a livello internazionale, quei brand che operano nella fascia più alta del mercato ma si distinguono per innovazione, qualità, design e prestigio, esprimendo la cultura e lo stile italiani nella gestione sia dell’impresa che del prodotto. Come Altagamma anche ECCIA, l’Alleanza delle Industrie Culturali e Creative Europee, costituita dalle cinque principali associazioni europee dell’alto di gamma, ha presentato uno studio al Parlamento Europeo, realizzato da Frontier Economics, che evidenzia l’importanza del settore del lusso come key driver per l’occupazione e la competitività europee, in un periodo in cui le discussioni su come promuovere la crescita guidano l’agenda UE.
Il risultato di questi studi approfondisce il concetto di lusso per cui, paradossalmente, il lavoro manuale appare il cromosoma fondamentale del dna del prodotto esclusivo: si parla chiaramente di “sostegno all’occupazione, attraverso la diffusione e l’incoraggiamento all’artigianato e al lavoro manuale”. Artigianato, arte, design, la ricerca di bellezza insieme a qualità e cultura per riflettere la personalità di un’epoca nell’espressione dei suoi sogni. Niente di indispensabile, ma quel superfluo molto necessario di cui parlava Voltaire, il sofisticato elemento di differenziazione fra l’essere e l’apparire, che ci consente di abbandonare l’universo materiale e quindi di dimenticarlo per entrare in quello mentale.

L'alto livello degli artigiani della moda in Italia
L’alto livello degli artigiani della moda in Italia

Ci sembra meno incomprensibile la fashion victim che fa carte false per avere quella borsa se pensiamo che per lei l’atto dell’acquisto sia paragonabile a un atto d’amore e di passione: chi crea e chi possiede si incarnano nell’oggetto come opera portatrice di codici capaci di scioccare o confortare, ed ecco le limited edition come opere d’arte. Ora non basta più una firma a dare lux, lusso, luce: si cerca qualcosa che, oltre a rivelare l’abilità tecnica, si porti dietro un trascendente, quella vocazione alla bellezza che non è misurabile ma si rifà al genio che lo ha creato, è raro perché è fuori dal comune, è eterno perché caratteristico di una società e degli uomini che la compongono.

Clara Tosi Pamphili

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.
  • molto interessante!
    un’analisi che offre tanti spunti di riflessione e ricerca
    nell’immagine delle mani della sarta trovo data buona e precisa evidenza al principale elemento valoriare di un autentico bene o servizio “di lusso” – l’attenzione e la cura… la fatica… e la dignità di chi lo produce
    un valore che oggi … purtroppo… è raro sia messo in luce
    GRAZIE per il contributo