Rubell Family. Cosa si è fatto e cosa si farà

Incontriamo Don e Mera Rubell, patron della Rubell Family Collection, per uno scambio informale sul loro modo di guardare all’arte. Per scoprire che nel futuro c’è un museo a Washington DC e una mostra dedicata all’arte contemporanea cinese. Senza dimenticare una tappa a Venezia…

Don e Mera Rubell

La Rubell Family Collection è stata fondata nel 1964. Qual è stata la prima opera che avete acquistato e perché?
Il nostro primo acquisto è stato un vivace dipinto di un artista molto giovane.

Da quel momento, l’arte è diventata parte integrante della vostra vita, finché un giorno avete aperto la collezione al pubblico, con un approccio altamente innovativo a Miami. Che cosa vi ha condotto a questa decisione?
Eravamo appassionati d’arte già da quando vivevamo a New York, molto tempo prima di trasferirci a Miami. Ma essere a Miami ci ha dato l’opportunità di avere uno spazio di 40mila mq che non avremmo potuto avere a New York. Ho iniziato la mia carriera come insegnante [Mera Rubell, N.d.R.] e credo sia veramente importante entrare in contatto con il pubblico e invitarlo a visitare la collezione. Impariamo sempre cose nuove sull’arte dalle persone che visitano la collezione.

Quali sono state le reazioni dei collezionisti e del pubblico di Miami? Come è cambiato nel corso degli anni il progetto di una “open collection”?
Ci furono reazioni discordanti in merito al processo che vedeva una collezione privata trasformarsi in museo aperto al pubblico, ma in ultima analisi i risultati sono stati assolutamente positivi. E guarda quanti spazi per l’arte sono saltati fuori in tutta Wynwood e nel distretto del design, anche grazie alla presenza della Collezione.

Rubell Family Collection, Miami
Rubell Family Collection, Miami

E il rapporto con gli artisti? Ci potete raccontare qualche aneddoto a proposito di un’opera che vi sta particolarmente a cuore?
Quando ci siamo incontrati la prima volta, Basquiat lavorava nella cantina di una galleria di Soho. Ci siamo andati per fare uno studio visit.  Era uno spettacolo strano: lui era molto bello e dipingeva due pezzi che avremmo poi comprato. Teneva in mano un libro di Cy Twombly. Ho trovato tutto ciò davvero interessante e innovativo. Basquiat era profondamente radicato nella storia dell’arte.

Avete recentemente annunciato l’apertura di un nuovo spazio in Washington DC…
Il progetto è alla fase iniziale. È situato al piano terra della vecchia Randall School di fronte al Capitol Skyline, un hotel che abbiamo a Southwest DC, uno splendido quartiere emergente a pochi minuti di distanza dal Mall. L’obiettivo è costruire un centro multifunzionale, con imprese, ristoranti e soprattutto – cosa più importante – un museo.

Come selezionate le opere che acquistate?
Partecipiamo personalmente alle aste, alle fiere. Visitiamo le gallerie e così scegliamo gli artisti e le opere. Le decisioni vengono prese di concerto con mio marito Don e mio figlio Jason. Questa dinamica genera molte conversazioni, dibattiti e tante emozioni.

Paul McCarthy, Cultural Gothic, 1992, Rubell Family Collection, Miami
Paul McCarthy, Cultural Gothic, 1992, Rubell Family Collection, Miami

C’è qualcosa che non vi piace del mondo dell’arte?
Non c’è niente che ci preoccupa profondamente, tranne che spesso le persone dimenticano che collezionare arte può essere accessibile ed emozionante. Qualsiasi budget tu abbia, puoi diventare un collezionista, specialmente se guardi avanti e non indietro. C’è troppa enfasi sul fatto che il mondo dell’arte è riservato ai ricchi. Non lo è: il mondo dell’arte può essere molto aperto, pubblico, e un’esperienza partecipativa.

Cosa vi piace di più?
La nostra gioia più grande è sempre stata incontrare gli artisti e sostenere il loro lavoro.

A questo proposito, deve essere per voi una grande soddisfazione vedere vostra figlia Jennifer intraprendere la carriera dell’artista, con un percorso di natura partecipativa. Siete in qualche modo coinvolti nella sua ricerca?
Non direi che siamo coinvolti nella sua ricerca, ma è stato emozionante vederla sviluppare la sua pratica presso la Collezione, dove ha fatto per ben undici anni le sue installazioni per l’annual breakfast. Siamo molto orgogliosi di Jennifer. Non è facile lanciarsi come artista quando si arriva da una famiglia di collezionisti, ma con lei l’opera parla da sé, e le persone la amano.

Cady Noland, This Piece Has No Title Yet, 1989, Rubell Family Collection, Miami
Cady Noland, This Piece Has No Title Yet, 1989, Rubell Family Collection, Miami

C’è qualche evento in particolare che attendete con ansia?
Siamo molto entusiasti della mostra dedicata all’arte contemporanea cinese che apriremo durante Miami Art Basel nel dicembre 2013 presso la Collezione.

Sarete a Venezia per la Biennale?
Non perdiamo mai né la Biennale né Art Basel!

Santa Nastro

rfc.museum

CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Gius

    La Nastro Santa incontra anche i Rubbel?
    È chiaro che non leggono in Italiano altrimenti eviterebbero….