Quando la critica d’arte è generativa

Generatori automatici per tutti! Dovete scrivere uno statement, non avete idee per il tema della vostra prossima mostra o non riuscite a comporre un testo critico? Ecco qualche (ironica) risposta ai vostri problemi.

Generatori

L’artista, soprattutto se alle prime armi, deve affrontare prima o poi un passaggio obbligato: la redazione del proprio “statement”, ovvero un testo che presenti, in poche righe, la sua formazione artistica e i temi della sua ricerca. Per alcuni può essere un vero e proprio supplizio: come dare una definizione alla propria indagine in uno spazio così ristretto? Oppure, per i meno eloquenti: come riempire così tante righe?
La risposta a questi dilemmi viene fornita, tra il serio e il faceto, dall’artista belga Jasper Rigole, che ha creato un ingegnoso generatore che sta facendo il giro del web in questi giorni. Intitolato 500 letters, il progetto viene introdotto da una missiva indirizzata a un misterioso curatore, al quale l’artista scrive: “Mi hai chiesto precedentemente se potevo inviarti al più presto una mia biografia di 100 parole o 500 lettere. Sfortunatamente non ci sono riuscito, in quanto 100 parole sembrano troppo poche per descrivere il mio lavoro e sarebbe veramente limitante rispetto alla complessità della mia pratica artistica. Quindi le 500 lettere mi sembrano la migliore opzione. Ma, visto che porterà via più tempo di quanto ne disponga, sono costretto a chiederti un rinvio”. Nel frattempo ha creato un’applicazione che si occupa autonomamente di questo compito lasciando maggiore libertà a lui e a tutti coloro che si trovano nella stessa situazione. Vediamo come funziona: l’artista è invitato a inserire le proprie generalità, selezionare il suo mezzo espressivo principale, i suoi temi preferiti (dal linguaggio all’alienazione, dalla critica sociale alla memoria) e, a quel punto, gli viene presentato un testo di 500 lettere che riassume, con frasi degne del più ampolloso critico d’arte, la propria biografia d’artista.

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Dal numero delle persone che lo hanno provato si direbbe che abbia avuto un successo più che discreto, ma non possiamo dimenticare altri esperimenti simili degli anni passati, come Artybollocks generator, nato in occasione dell’edizione 2010 del premio 10K apart dalle menti dello scrittore David James Ross e del programmatore Joke de Winter: quattro brevi paragrafi vengono assemblati in modo casuale ogni volta che l’utente clicca su un tasto, generando presentazioni come “Il mio lavoro esplora la relazione tra le esperienze multimediali e i principi preraffaeliti. Con influenze diverse come Machiavelli e John Cage, nuove combinazioni sono create da narrative tanto opache quanto trasparenti” e così via.
Nello stesso anno, l’artista statunitense Nick Fortunato creò un progetto simile, il Patented Artist Statement Generator 2000: la schermata ci accoglie con una lunga serie di parametri che vanno dal vostro nome a “Celebrità che era in Love Boat”, da “Galleria preferita” a “Catena di fast food”. Una volta indicati tutti i termini richiesti dal bizzarro modulo ci appare un breve testo in cui è stato inserito ciò che abbiamo scritto, con risultati a tratti esilaranti.
Un lavoro più recente è Sibi, creato tra il 2011 e il 2012 dall’italiano Roberto Fassone e presentato anche alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Il software fornisce ben 53.597.878.848 possibili concatenazioni di istruzioni per la realizzazione di un’opera: le combinazioni sono sempre composte da sei comandi, di cui tre riferiti al mezzo, due ai temi introdotti e uno al titolo. Ad esempio: “Devi creare una scultura che produce suoni attraverso la combustione e che presenti un magnete. La scultura deve riguardare i segni e l’oroscopo. Il titolo del lavoro deve includere la parola”.
Gli artisti, però, sono in buona compagnia: i curatori alla ricerca di un tema accattivante per la prossima mostra possono chiedere consiglio a Lazy Curator, un generatore creato dalla curatrice statunitense Rebecca Uchill; cliccando il tasto “Curami!” si viene immediatamente portati ad una pagina con un titolo elaborato in maniera casuale. I nomi indicati possono andare da “Alchimia archeologica: una rivisitazione delle forme estetiche e dei loro opposti” a “Media fantastici: costruendo una prassi dell’Avant-garde”.

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E i critici d’arte? Anche loro hanno il proprio generatore automatico, The Instant Art Critique Phrase Generator dell’artista Petra Häschen. Se avete il blocco dello scrittore o non riuscite a elaborare frasi interessanti, questo sistema fa al caso vostro: potrete parlare d’arte con autorità e sicurezza; come recita l’introduzione del progetto, potete utilizzarlo “per stupire e confondere amici e colleghi”. Le istruzioni sono semplici: digitate cinque numeri e godetevi il “Critical Response to the Art Product” (CRAP). Alcuni esempi dei risultati di questo sistema sono: “Ho trovato questa opera minacciosa/giocosa per il modo in cui la bellezza sublime dei motivi egizi sottolinea spazialmente l’esplorazione degli elementi di montaggio” oppure “Sono sorpreso che nessuno abbia ancora menzionato il fatto che la qualità riduttiva delle forme biomorfiche contestualizzano la struttura del pensiero”.
L’attitudine a ironizzare su alcuni aspetti della critica d’arte, però, può essere fatta risalire più indietro nel tempo. Nel 1999, ad esempio, Brian Ashbee pubblicò un articolo dal titolo eloquente sulla rivista Art Magazine: Art Bollocks. Se l’arte contemporanea viene definita dai curatori e dai critici, come possono gli artisti combatterli? La soluzione è, per Ashbee, semplice quanto irridente: utilizzare le loro stesse armi, ovvero il linguaggio. Tra i luoghi comuni suggeriti nell’articolo ci sono l’inclinazione a non dare certezze (“Ogni vostra incertezza può essere nascosta ascrivendola all’opera”), scrivere frasi sul fatto che non c’è nulla da dire (“Nessuna fotografia è noiosa, nessun dipinto è brutto e nessuna installazione è talmente insignificante da non fare scovare al critico, con buona volontà e immaginazione, qualche tipo di strategia post-moderna”) e inserire termini propri della semiotica (“Nello spazio della galleria nessuno può sentirvi urlare: la semiotica è un grande aiuto per il critico – fintanto che non viene capita nel modo più totale. I primi critici hanno dovuto combattere con termini come simbolo, icona, immagine, forma, struttura, colore, tono, disegno, composizione – termini con un significato preciso. Fortunatamente oggi per il critico impegnato tutto è significante!”).

Filippo Lorenzin

http://500letters.org
http://www.iicavah.be
http://www.artybollocks.com
http://10k.aneventapart.com
http://www.davidjamesross.co.uk
http://www.jokedewinter.co.uk
http://10gallon.com/statement2000
http://10gallon.com/nf
http://www.sibisibi.com
http://www.jamaicainroma.com
http://www.mit.edu/~ruchill/lazycurator.html
http://www.pixmaven.com/phrase_generator.html
http://www.ipod.org.uk/reality/art_bollocks.asp

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.
  • morganthal

    Un vero problema per i ghost writer di molti critici un vero problema per i critici che non sanno usare il web :)

  • Alberto

    ILLUMINNTE!!!!!!!!!!

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