Ospitalità, essenzialmente

Ad Amsterdam si sperimenta un nuovo format di ospitalità. Lo storico brand olandese Droog Design indaga le declinazioni dell’accoglienza con un albergo composto da un’unica stanza da letto.

Droog Hotel - segnaletica

L’ambizione originale di Droog era individuare e mettere in luce il talento olandese e successivamente anche dei progettisti stranieri, per stimolare la discussione sui contenuti della professione”. Quando nel 1993 Gijs Bakker, insieme a Renny Ramakers, fondò Droog Design aveva ben chiaro l’obiettivo del suo progetto: realizzare e diffondere prodotti di designer olandesi per creare occasioni di confronto e dibattito su tematiche care alla progettazione. Con il passare degli anni, l’attenzione dei fondatori si è spostata su professionisti stranieri che rispondevano alle caratteristiche dello stile ‘droog’, che in dutch significa ‘asciutto’, ‘senza fronzoli’: un design essenziale e pulito.
Nel 2009 il padre di Droog ha abbandonato la direzione del gruppo per contrasti insolubili con la socia Renny Ramakers. Alla base del conflitto, alcune scelte indirizzate all’apertura di un costoso store a New York che, secondo Bakker, stava allontanando Droog dal suo spirito iniziale. Che cosa penserebbe Bakker, ora che Droog ha aperto addirittura un hotel? Lo scorso 14 settembre, infatti, ha inaugurato una nuova struttura ricettiva, che è operativa a tutti gli effetti dalla fine dello scorso ottobre.
La definizione di ‘hotel’ è quasi provocatoria perché, a tutti gli effetti, l’ampliamento dello storico store di Amsterdam offre una sola stanza da letto. Il progetto originale era più ambizioso e prevedeva dieci camere, ridotte poi a una soltanto per questioni di permessi comunali mai concessi. Il concetto di ospitalità è stato quindi, per necessità o creatività, reversed, rovesciato, come afferma Ramakers: “l’hotel solitamente è un posto in cui passare la notte. Noi abbiamo allargato e sottolineato tutti gli aspetti che molti hotel già offrono e invitiamo le persone a viverli come vogliono”.

Droog Hotel - room
Droog Hotel – room

Il Droog Hotel presenta un design esperienziale per prolungare il tempo – in media 15 minuti – che solitamente si trascorre in negozio. La nuova struttura è articolata e costituita da sette ambienti, collegati allo store da una chiara segnaletica dutch. L’hotel è costituito innanzitutto da una Exhibition at Gallery, destinata alle mostre. Uno spazio completamente neutro, bianco e illuminato naturalmente da ampie finestre che si affacciano sulla strada. Segue la stanza Products at Weltevree, dedicata all’omonima etichetta olandese che si occupa di prodotti per la vita all’aria aperta. Allo store di design si aggiunge quello di abbigliamento, un Fashion Kabinet multimarca dai prezzi decisamente elevati. Anche il settore Beauty ha una sala dedicata, con cosmetici da provare e acquistare diversi.
Gli spazi più interessanti sono però il ristorante e il giardino. La Roomservice è un ampio salone al primo piano, con doppio affaccio su strada e cortile interno, arredato con articoli a marchio Droog, dai tappeti alle sedie, fino alle caraffe. Il menu sposa ovviamente una cucina a chilometro zero e biologica. Attira l’attenzione il grande dipinto commissionato all’artista olandese Berend Strik, che reinterpreta il celebre quadro Sindaci dei Drappieri di Rembrandt ed è cucito a mano con scampoli di stoffe e velluti. Questo ambiente ospita lecture e presentazioni ed è il più conviviale dell’intero progetto, l’unico in cui si potrebbe creare l’originale “scambio” tanto cercato da Bakker. Il giardino è invece un mix di elementi naturali e artificiali, forse per il rigore del clima invernale, e porta la firma del duo francese Claude Pasquer e Corinne Détroyat. Un percorso in erba sintetica delimita oasi con piante aromatiche e aiuole con girasoli in ferro. Un grande fungo realizzato con legna e filo metallico domina la scena; sospesi su tutta l’area, nidi artificiali pronti a ospitare piccoli uccelli.

Droog Hotel - Weltevree
Droog Hotel – Weltevree

All’ultimo piano, con affaccio sul giardino e vista sui tetti di Amsterdam, si trova l’unica stanza dell’hotel, in pieno stile Droog: bianca, ordinata e arredata con prodotti-anteprima, come un divano formato da strati di materassi o il lampadario di Marcel Wanders. Il total white del bagno è interrotto solo dalla rubinetteria nera e il campanello della temporanea abitazione è il doppio calice di Peter van der Jagt. Per dormire, è sufficiente la relativamente modica cifra di 250 euro per notte.

Valia Barriello

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.