Michelangelo Pistoletto. La volontà della rinascita

Il 21 dicembre è diventata una ricorrenza a Cittadellarte: il “Rebirth-day” è avvenuto. Di seguito, Michelangelo Pistoletto ha lanciato un invito: “Realizza, con le risorse di cui puoi disporre, interventi, azioni e attività ispirati alla rinascita a partire, per esempio, dal segno/simbolo del Terzo Paradiso, che potrà essere liberamente declinato in linguaggi e materiali diversi”. Artribune lo ha incontrato per conoscere a fondo ogni componente di questo progetto. Mentre a Londra ha appena inaugurato una sua personale da Luxembourg & Dayan (trovate una ampia gallery fotografica sul sito).

Michelangeo Pistoletto a Cittadellarte

Che cos’è e cosa simboleggia il Terzo Paradiso? Com’è nato e perché concerne in sé il concetto di pace?
Il Terzo Paradiso è prima di tutto un simbolo formato da tre cerchi contigui, in opposizione al vecchio simbolo dell’infinito, composto da due sole circonferenze che si uniscono linearmente. Mentre il vecchio simbolo dell’infinito è usato per assumere funzioni matematiche, il Terzo Paradiso, invece, è nato per farsi carico di un valore sociale. Il terzo cerchio infatti rappresenta il finito della vita in opposizione all’infinito della scienza. Ecco dunque introdotta la Teoria della Trinamica, che nel simbolo del Terzo Paradiso trova spiegato il movimento di due opposti. Due poli che nel congiungersi generano un terzo elemento, dando vita a una nuova dinamica della creazione e della creatività, tra positivo e negativo, maschile e femminile, natura e artificio. Il Terzo Paradiso che dobbiamo vivere oggi, come terreno della responsabilità, deve diventare una terza era, scaturita da dal Primo Paradiso, periodo metaforico dell’inconsapevolezza, e dal Secondo Paradiso, che dopo la cacciata dei progenitori ha portato l’uomo alla conoscenza. La nostra tensione, in qualità di uomini, deve aspirare al ricongiungimento con la Natura, elemento che nel segno del Terzo Paradiso deve produrre un nuovo Reale, per un cambiamento attivo della società.
La Pace, che oggi arriva sempre come mera conseguenza di un periodo di guerre preventive – pensa al conflitto in Iraq -, deve diventare, nell’avvento del Terzo Paradiso, una nuova pace finale. Un’unità che lasci interpretare la pace come uno stato che cambia i termini del gioco creando pace preventiva. Guidati dalla bandiera, dal simbolo del Terzo Paradiso bisogna arrivare a una sorta di votazione globale, di no, di scelta mondiale contro la guerra. Il Terzo Paradiso, infatti, aspira a diventare l’icona di una nuova prospettiva – come nel Rinascimento -, di una stella polare da seguire affinché la trascendenza del Primo Paradiso torni a esistere in terra, a partire da una forma elementare; all’interno della quale possano convivere diverse tipologie di opposti.

Re-birthday al MAXXI
Re-birthday al MAXXI

Che significato assume il segno del Terzo Paradiso dopo il Rebirth-day: prima giornata mondiale della rinascita?
Il Rebirth-day esiste, ed è esistito, come atto di nuova vita e di verifica. E molte persone nel mondo hanno già risposto a questo primo momento significativo di rinascita, di neo-creazione. Al di là delle profezie dei Maya, il 21 dicembre 2012, per il Terzo Paradiso, ha assunto la forma di una nuova festa del solstizio d’inverno che, attualmente, per la parte nord del pianeta, è il giorno più corto a precedere l’aumento delle ore di luce nelle giornate. Se il Natale è per noi simbolo di nascita religiosa, nel giorno del 25 dicembre, per il Terzo Paradiso, il 21 dicembre è una data di ri-nascita sociale, che ha come simbolo il segno dell’infinito scisso e tri-costituito. Il Rebirth-day è stato un appuntamento scaturito non dalla fine, ma l’inizio del mondo, attraverso un convegno che il 21 dicembre ha dato l’avvio a una sorta di attività di registrazione, di raccolta di documenti e di esperienze molteplici. Fino al prossimo 21 dicembre 2013, infatti, il primo anno di attualizzazione del Terzo Paradiso verificherà quel che è successo attraverso testimonianze di ricercatori. Esperti che porteranno i loro bilanci raccolti in ambiti quali l’economia, la politica e la scienza, individuando i grandi movimenti di particolarità che hanno interessato il sentire degli individui nei confronti del mondo, alterandone sintomi, prerogative e umori.

Come trasmettere il segno di un passaggio (dal primo al secondo infine al terzo Paradiso) attraverso l’arte? Potrebbe fornire alcuni esempi?
Per il Rebirth-day saranno e sono stati realizzati filmati, fotografie e modalità di sistematizzazione delle diverse informazioni che io presenterò al Louvre, il prossimo 24 aprile, durante una mia retrospettiva dal titolo Michelangelo Pistoletto, année un – le paradis sur terre. Presenteremo i risultati di questi mesi di attività che non solo si rifletteranno nei miei specchi, ma si perpetreranno negli occhi dello spettatore attraverso le antiche lastre argentate alle pareti. Più che una mia retrospettiva, sarà un momento dunque diretto verso il futuro, introducendo il Terzo Paradiso come un avvento prospettivo.

Re-birthday al Louvre
Re-birthday al Louvre

Da alcuni anni, dal 2002, la sua associazione coinvolge diversi grandi marchi italiani per promuovere progetti che condividano e preconizzino un’esistenza delle culture. Quali effetti, eventi e risultati sono stati prodotti? Potrebbe citarne alcuni?
Lavoriamo, ad esempio, con il supporto di Zegna, raffinati produttori di tessuti e confezionatori di abiti, noti in tutto il mondo. Grazie a loro, alla Cittadellarte riceviamo alcune borse di studio che danno la possibilità ad artisti di ogni parte del mondo di partecipare all’Università delle Idee. Con i ragazzi e le aziende abbiamo coniato un motto affinché ogni prodotto assuma una responsabilità sociale. Come Zegna, infatti, anche Illy conduce una politica di rispetto nei confronti dei propri produttori di materie prime, le cui lavorazioni delle risorse non vengono sfruttate ma danno vita ad attività che si integrano con i ritmi delle società e delle comunità locali. Per Illy, assieme ad alcuni artisti, abbiamo creato una serie di tazzine che non fossero solo decorate, ma che recassero con sé messaggi. Oltre all’estetica bisogna puntare all’etica. Un esempio su tutti, è quello di Maria Joao che, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione agli sprechi delle risorse idriche, ha impresso sulla porcellana il claimNo Water, No Coffee”.

Dopo aver coinvolto grandi aziende italiane, come Furla e Zegna, a partire da marzo sarà presidente di una giuria che, grazie al sostegno di Illy, assegnerà una residenza studio di tre mesi, da agosto a ottobre 2013, alla Fondazione BLM di Venezia. Obiettivo della residenza è il sostegno che Illy, con il progetto illy SustainArt, offre agli artisti e ai curatori di oltre 100 Paesi emergenti come Afghanistan, Argentina, Brasile, Cina, Cile, Cuba, India, Iran, Irak, Russia, Sudan, Siria, Turchia, Vietnam. Che cosa pensa di scoprire e che cosa la stupirà/incuriosirà? Qual è il suo augurio?
La grande capacità di Illy di guardare oltre al mero fattore estetico e alla ricerca di una qualità raffinata del prodotto ha fatto in modo che sia potuta nascere una lunga partecipazione a progetti comuni, fornendo agli artisti che negli anni sono stati coinvolti ulteriori capacità, mezzi e possibilità di intervenire sul loro territorio, sulla loro comunità di riferimento. Forse il più grande augurio che mi riservo, quando andrò a vagliare i progetti di ragazzi provenienti da così tante parti del mondo, è di trovare un’idea di modernità del mondo. Un messaggio che arrivi nelle distanze più remote grazie a un’arte che li porti a indagare il loro sistema spaziale attraverso forme di collaborazione e un impegno inscrivibile nella democrazia, un impegno al di là del consumismo.

Cittadellarte – Fondazione Pistoletto
Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

Quale artista, a suo modo di vedere, nel panorama internazionale di oggi rappresenta al meglio un’arte di tipo relazionale, di superamento delle barriere?
Nel 2011 sono stato direttore della Biennale di Bordeaux e abbiamo conferito a Jeanne van Heeswijk il Minimum prize. Noi siamo ambiziosi: il massimo, certo, si può fare, ma il minimo è indispensabile. Mi ricordo di lei perché in quell’occasione fece un lavoro meraviglioso, mettendo in connessione diverse associazioni della città. Dagli artigiani agli sportivi, ai disabili, vennero tutti coinvolti in laboratori creativi e in cantieri dei saperi attraverso il teatro, la musica e incontri diretti a colpire i diversi ambiti della società. Solo in questo modo le persone escono dal loro guscio di individualità – è la Legge della Trinamica – e si prestano a generare fenomeni di una pluralità volta a creare effetti socio-economici.

La scienza deve diventare avanguardia conservativa nei confronti dell’uomo. L’arte come si integra con questa disciplina?
All’opposto! La scienza non può essere conservativa, ma ha il preciso dovere di compiere scoperte che ci facciano progredire oltre l’ignoto, per sopravvivere sulla terra. Anche se ritengo che sia la scienza che l’arte siano discipline che si basino entrambe sulla fuga della realtà. La scienza odierna nasce dall’arte, da atti sociali creativi che hanno creato una modernità frutto di una lunga storia di definizione dell’artificio. Il mondo, d’altronde, è fatto ad arte, dunque, l’arte è mondo e il mondo è società. Io ritengo che l’arte sia la sola specialista atta a curare molte malattie che oggi potrebbero deflagrare l’intera società mondiale.

L’arte rappresenta la massima libertà, infatti si è liberi di fare qualsiasi segno e forma. Ma l’artista è tanto libero quanto responsabile”. È possibile affermare che oggi Michelangelo Pistoletto sia diventato tanto libero quanto responsabile?
Sì, è possibile, anzi è esatto. La libertà di per sé è indeterminatezza, mentre la responsabilità, al contrario, è determinatezza. La libertà porta lontano da quell’organismo che è il reale, la libertà fine a se stessa è solo un insieme di cellule vaganti che si scontrano direttamente con il principio di responsabilità. Ma è dal ricongiungimento di questi due opposti che si viene a creare la società, come se fosse un’opera d’arte.

Collezione FRAC Piemonte – Memory and place disclosed
Collezione FRAC Piemonte – Memory and place disclosed

Quali progetti futuri ha in serbo Cittadellarte? Quali artisti, designer o creatori coinvolgerà o sta per selezionare?
La selezione che noi operiamo è basata sulla capacità dell’artista di interagire con il territorio e di produrre senso per una comunità. Rimanendo qui per 4-5 mesi e arrivando da ogni parte del mondo, i ragazzi lavorano e portano avanti quello che hanno sperimentato dopo aver fatto convogliare esperienze e saperi fra i più disparati. Qui nessuno ha un proprio studio, ma esiste un centro studi comune, all’interno del quale ogni ragazzo impartisce lezioni agli altri e costituendo progetti che possano interagire con il paesaggio circostante. L’intento è estendere l’Università delle Idee portandola su un piano di specifica direzione democratica del rapporto fra arte, spiritualità e politica. La democrazia infatti non deve rimanere una parola morta, vuota o vecchia, ma deve diventare una realtà per promuovere studi e ricerche, a partire dai giovani e dalla loro educazione.

Con quale strumento lei guarda al futuro e come lo guarda?
Ma è ovvio, lo strumento migliore che esista è sempre Internet. Le nuove tecnologie sono essenziali affinché la democrazia si realizzi, a partire da un rapporto interpersonale fra due persone che devono capirsi e cominciare a scambiarsi fiducia reciproca, anche se c’è il rischio che i sistemi di comunicazione possano essere utilizzati anche per scopi anti-democratici. La centralità dei poteri di grandi dimensioni, infatti, spesso crea schermi e oscuramenti verso chi si impegna a trasformare la vita e il proprio impegno in rinascita.

Ginevra Bria

www.rebirth-day.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • giuseppe

    c’è una cosa che a Pistoletto riesce particolarmente bene: il drenaggio di risorse pubbliche, da profondere nell’elaborazione del nulla. e, visto che Fondazione non produce nulla di significativo, e che lui è da tempo in palese crisi creativa, è la sua opera più riuscita.

  • Pistoletto ha avuto l’intuizione a metà anni 90 della fondazione (pratica molto diffusa in italia dove le fondazioni prendevano patrimoni che oggi non esistono più, confrontate i bilanci, solo la Fondazione Banca di Roma in italia ha fatto un buon lavoro). Da quel momento attira finanziamenti per 100 e reinveste su i giovani residenti un 10. Per non parlare di quanto questa iniziativa “per i giovani” abbia rivitalizzato il suo lavoro, drenando linfa vitale dai giovani poi abbandonati nell’oblio….

    Il suo è un lavoro decisamente stanco e molto più banale rispetto altri suo coetanei internazionali, e a un italiano come Anselmo per esempio. Se poi aggiungiamo le teorie folli sul Terzo Paradiso, la barba bianca e il panama il gioco è fatto…atmosfere da setta, in cui però non ci crede veramente nessuno….non si è mai capito come significhi per la Fondazione Pistoletto fare progetti per la società….non si capiscono neanche quali risultati concreti….tutta una fuffa per attirare denari e rivitalizzare la propria immagine (ed ecco interviste con Obrist, mostre a londra, MAXXI -mostra pessima- ecc ecc)…

  • roberto

    L’arte parla sempre piu con un linguaggio e metodologia tipico delle religioni.Crea proseliti adoranti,in cerca di un immaginario che l’arte riesce ad evocare.Testi criptici,operazioni che labilmente toccano temi sociali,o d’altra qualsivoglia natura.L’arte sembra avere gioco facile nello svanire di ogni altro valore e/o senso che la società non è in grado di produrre.Ma la società è fatta dagli stessi adoranti.E sinquando non troveranno ,ognuno per se,dei valori che indirizzino le proprie scelte,continueranno a rivolgersi alle mitologie che l’arte ,o chi altro ,propone.Una società ancora primitiva,tribale.

  • Pistoletto ammicca ad una vera e propria psueudo-religione: su you tube trovate video come questo: http://www.youtube.com/watch?v=AZQaj7r6Px0

    Credo che l’arte sia un grande spazio opportunità, come lo sono una palestra o un laboratorio. Il problema sta nell’incapacità dei gestori di questi due spazi. Il problema sta nella presunzione che l’arte, a differenza di ogni altra cosa, debba sempre essere immediata e diretta. Respiriamo arte e cultura in continuazione, e se non sappiamo gestire questa dinamica, finiamo per subirla senza neanche rendercene conto.

    • roberto

      …ogni altra cosa viene letta in maniera differente da ognuno.
      La presunzione è dell’arte.Che a differenza di ogni altra cosa vuole imporre valori qualitativi e quantitativi.Similarmente ad ogni altra religione.Crea miti,luoghi di culto, dei,e quando li distrugge lo fà per crearne altri.
      L’arte contemporanea è incapace di abbandonarsi all’essere perche sempre desidera,valorizzare,distinguere,collocare.
      E tipica espressione dell’uomo contemporaneo.
      “Art? Ir’s a man’s name”.
      Senza lasciarsi alle spalle quanto A.Warhol disse,continueremo ad assistere ad un’avvicendarsi di dogmi.

  • CoDa

    Non ho ben capito in cosa consista veramente questo Terzo Paradiso. Quali sono le strategie che hanno attuato o intendono attuare per realizzarlo? Parla, per il 21 dicembre 2013, di “ricercatori. Esperti che porteranno i loro bilanci raccolti in ambiti quali l’economia, la politica e la scienza, individuando i grandi movimenti di particolarità che hanno interessato il sentire degli individui nei confronti del mondo, alterandone sintomi, prerogative e umori.” Ma chi e quanti sono, che hanno fatto finora? che cosa propongono?
    Come sempre accade, grandi idee (facilmente condivisibili però troppo “slogan da campagna elettorale” non originali) piccoli fatti, almeno per quello che so io. Ovviamente mi posso sbagliare perchè non so tutto quello che Pistoletto ha fatto e/o fa. Aspetto riscontri che mi facciano cambiare idea.
    L’arte non deve partire da grandi idee, ma da piccoli fatti. Non deve essere top down ma bottom up.

  • un critico italiano

    Siamo a livelli da Scientology….

    • Carla

      Scientology?
      I meccanismi sono gli stessi.
      Io ti vendo immaginario, e tu mi dai il tuo tempo e i tuoi soldi.

  • Questo video: http://www.youtube.com/watch?v=AZQaj7r6Px0

    E’ interessante perchè non si tratta solo di Scientology ma anche del Sale di Wanna Marchi. I pezzi di sale di Wanna Marchi venivano venduti a 20-30 mila euro…o milioni. Io stesso ricevo spesso le stesse critiche: parlo per slogan, sono rigido, ecc ecc

    In realtà, da 4 anni, vorrei solo stimolare un confronto ed un’ argomentazione critica. Io propongo solo tesi grezze….che attendono antitesti e poi sintesi migliori…ma spesso queste antitesi non ci sono, e rimane solo la mia tesi grezza…nell’incapacità e nello snobbismo di una contro critica..

    La critica e un pubblico appassionati possono salvare l’indotto dell’arte e far capire come l’arte abbia (spesso senza che ce ne rendiamo conto) un primato su ogni altra disciplina. Non capire questo significa subire le cose….significa pensare che l’arte e la cultura non contino nulla di fronte alla CRISI….mentre invece è il CONTRARIO….arte e cultura sono -POTREBBERO ESSERE- gli strumenti per risolvere la crisi….

    come progetto concreto, sto lavorando a kremlino, chiunque può argomentare la propria partecipazione:

    kremlino.blogspot.it/