La Primavera Araba non è finita

Sono veramente declinabili al passato gli entusiasmi e le passioni della Primavera Araba? Molti siti dicono il contrario. Attraverso il circuito dei festival digitali e delle newsletter culturali/attiviste girano gli indirizzi di siti/blog di alta qualità che costruiscono un’identità al presente dei movimenti d’idee della gioventù (e non solo) dei Paesi arabi.

Una immagine dalla Siria

La front page del sito www.18daysinegypt.com si rivolge a chi ha vissuto i giorni di Piazza Tahrir: “You witnessed it, you recorded it. Now, let’s write our country’s history. Join 18 Days In Egypt in documenting Egypt’s ongoing revolution”. Il sito raccoglie e invita a inviare ogni forma di testimonianza raccolta nei giorni della protesta. Un’enciclopedia Wiki/Egypt della storia dei giorni in cui i giovani, le donne e tanti altri gruppi sociali sono riusciti a ridefinire la partecipazione sociale nello Stato. Ci sono anche cose molto divertenti, come le scritte politiche portate e fotografate sott’acqua (sembrerebbe nel Nilo). E si scopre che lo humour ha avuto grandissima parte nei 18 giorni, ma ne hanno avuta anche gruppi sociali atipici alla politica come gli ultras del calcio, che hanno trasferito la loro passione dallo stadio alla piazza.
Un altro sito, Syrian People know their way, si caratterizza per la varietà di informazioni e per l’uso di forme grafiche estremamente aggiornate. Il valore culturale e politico dei siti si esprime nella varietà dell’informazione e dei blog, e dalla presenza di una grafica da Street Art che richiama l’ormai mitico e misterioso Banksy, con le sue stilizzazioni neo-sixties che si sono diffuse in tutte le culture grafiche giovanili. Nelle illustrazioni-manifesti è interessante l’uso del testo per formare/forme (una tradizione del calligramma islamico, fra l’altro).

Perché dilungarsi sulla parte formale di questi siti? Non è forse la funzione politica quella realmente significativa? Certamente sì. Ma non solo. Le riflessioni che questi siti e altri simili ci fanno fare sono di tipo culturale almeno quanto politico. La realtà giornalistica si accompagna con forme comunicative più complesse, che fanno emergere una nuova cultura comunicante sia in modo locale sia in modo internazionale attraverso la Rete. La cultura che sembra formarsi ha le caratteristiche di una cultura visiva e comportamentale di tipo nuovo, che emerge malgrado le situazioni drammatiche che fanno da sfondo. E la cultura è difficile da reprimere e distruggere.

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media
docente di architettura – università la sapienza di roma

www.18daysinegypt.com
sha3b3aref.blogspot.it

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).
  • antonella

    scusatemi ma voglio più informazioniiiiiii……. ho la laureaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa