Dieci anni di passione. Parla Francesco Annarumma

L’esordio da collezionista, poi l’apertura della galleria a Napoli nel 2002. La breve avventura milanese, le tante personali di giovani artisti al loro esordio italiano ed europeo. Le soddisfazioni (tante) e le delusioni (poche). Francesco Annarumma racconta i suoi primi dieci anni da gallerista.

Francesco Annarumma e Rashid Johnson

Vorrei partire dal 2002. precisamente dalla doppia personale di Geoff Lowe Jacqueline Riva, Constructed Worldcon la quale hai inaugurato non solo la tua prima stagione, ma anche la tua prima galleria.
Quella del duo australiano Lowe e Riva fu una mostra che non ebbe molto seguito. Geoff & Jacqueline, sebbene molto bravi, tuttora non riescono ad avere il successo che meritano, perché il loro lavoro sfugge a qualsiasi catalogazione. Ricordo quella mostra con rammarico, perché mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare con loro.

Inizialmente lo spazio si chiamava 404artecontemporanea. Perché questo nome perché oggi, dopo Annarumma404, la scelta secca di Annarumma?
Il 404 è un codice che tutti quelli che utilizzano Internet conoscono bene. Ti compare a sorpresa sul monitor quando hai sbagliato a digitare un link o hai compiuto un’operazione errata. Il 404 quando lo vedi ti lascia interdetto, perplesso, perché al momento non comprendi bene cos’è successo. Questa è la stessa sensazione che volevo provocare con le mostre che organizzavo: sorpresa e, perché no?, anche disappunto. Col tempo ho deciso di eliminarlo perché mi ero reso conto che in tanti conoscevano la 404 ma nessuno la associava alla mia persona. Quindi ho iniziato questa lenta metamorfosi del nome che è terminata 2013. La galleria ora si chiama esattamente come me.

Annie Lapin, The Air-Man!, 2011, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.
Annie Lapin, The Air-Man!, 2011, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.

La tua scelta è ricaduta immediatamente su Napoli. Cosa rappresenta la città partenopea?
Napoli è un grande ventre caotico, ma anche un centro di grande energia creativa. Non sto parlando necessariamente di creatività artistica, ma di quell’energia che si respira nell’aria e che tutti gli artisti stranieri che sono venuti in città nel corso di questi anni hanno percepito immediatamente.  Qui nessuno si meraviglia di nulla. Riuscire a sorprendere un napoletano è impresa davvero ardua. È la città ideale per chi deve presentare sempre nuove proposte, ma la peggiore per chi vuole dare continuità ai progetti. Qui si deve faticare il doppio o il triplo per avere risultati, ma a me va bene così.

Chauhan Ajit, Carter, Jen De Nike, Gabriele Di Matteo, Rashid Johnson, Annie Lapin, Laura Renna, Bert Rodriguez, Vincenzo Rusciano Giuseppe Teofilo. Sono gli artisti che compongono, oggi, la tua scuderia. Accanto loro ce ne sono alcuni con quali pensi di lavorare per la prossima stagione espositiva?
Nel breve periodo sicuramente Laura Renna, a cui aggiungo Annie Lapin e Noah Davis, che dovrebbero entrare nei programmi futuri della galleria.

Una cosa che contraddistingue il tuo percorso è la volontà di organizzare prime europee, di scoprire proporre, in Italia, nuovi artisti.
È la missione della galleria: cercare di scoprire nuovi artisti prima che il mercato li renda troppo cari per il collezionista medio. Io ho cominciato a collezionare seguendo questo principio quando avevo poco più di vent’anni, Non potendomi permettere di pagare cifre elevate, fui costretto a puntare su giovani esordienti. Sto facendo la stessa cosa anche da gallerista.

Vincenzo Rusciano, White Clown, 2008, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.
Vincenzo Rusciano, White Clown, 2008, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.

Con quale artista ti senti ancora vicino per affinità?
Nonostante sia passato alla concorrenza, con Rashid Johnson, poi con Vincenzo Rusciano, con Bert Rodriguez , Annie Lapin, Diego Singh, Gabriele Di Matteo. Ma potrei anche continuare.

Negli anni hai evidenziato non solo un’apertura tutti vari codici dell’arte, ma anche una costante analisi sui brani della pittura. Cosa rappresenta questo linguaggio antico nel tuo percorso, nella tua ricerca di gallerista?
Nella mostra dei primi dieci anni della galleria c’è di tutto: pittura, scultura, neon, fotografia, video, a dimostrazione del fatto che sono aperto a tutti i media. Negli ultimi anni però ho prestato molta più attenzione alla pittura perché mi sono reso conto che alcune delle cose più interessanti che il panorama internazionale proponeva erano proprio di pittori. Ho anche verificato che non solo a Napoli, ma anche in Italia, ci sono davvero poche gallerie che propongono una pittura di qualità. Ho dovuto ascoltare mugugni e critiche per questa mia recente scelta, ma i fatti mi stanno dando ragione. Francamente sorrido quando qualcuno insiste nel dire che la pittura è morta, io a tal riguardo faccio sempre notare che i primi che fecero questa affermazione sono già belli e sepolti da un pezzo. Non amo certi integralismi. L’arte è il luogo della libertà e stabilire limiti, per cui alcune cose andrebbero bene e altre no, è da stupidi.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi suoi fallimenti difficoltà, violenta il suo stesso talento dà più valore ai problemi che alle soluzioni. [Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”, hasuggerito Albert Einstein nel 1930. Bypasserei, quindi, ldomanda su questo periodo di crisidipseudocrisiper chiederti, con buonumore, come reputi questi dieci anni di attività.
Un periodo lungo come un decennio è abbastanza grande per contenere successi e delusioni. Per fortuna questi miei primi dieci anni annoverano soprattutto momenti felici. Nel 2003 ero solo un piccolo collezionista con un passato di studi giuridici che decise di fare della sua passione il proprio lavoro. In questo senso mi ritengo fortunato, perché sono consapevole che pochi hanno questo privilegio, infatti questa per me non è una fatica, è solo fare ciò che amo. Ho realizzato quasi 60 mostre, quasi tutte personali nelle quali ho proposto artisti alla loro prima mostra in Italia, se non in Europa. Alcuni giovani, sia italiani che stranieri, hanno avuto con me la loro prima personale assoluta. Mi vanto di averli scelti quasi tutti da solo senza alcun aiuto, facendo affidamento solo sui miei occhi. Tra le delusioni annovero sicuramente l’esperienza dello spazio aperto a Milano e che chiusi dopo solo due anni di attività nel 2008. Un’esperienza negativa, niente di irreparabile. Col buonumore che mi suggerisci di usare, ti dico che non tutte le ciambelle vengono col buco…

Johnson Rashid, The Man Of The People, 2005, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.
Johnson Rashid, The Man Of The People, 2005, courtesy Galleria Annarumma, Napoli.

10Years / 10Artists è la mostra che hai organizzato per festeggiare questo primo decennio della galleria. Ti andrebbe di darcene un resoconto?
Quella del decennale è una mostra con la quale ho voluto dire a chiare lettere ai miei collezionisti e anche a quelli che non lo sono ancora diventati: “Guardatecosasonostatocapacedifareinquestianni.Hoorganizzatomostreaquestichealloraeranoartistideltuttosconosciutiecheoggivantanouncurriculuminvidiabile,conmostrepersonaliinmusei,partecipazioniallaBiennalediVeneziaoaquelladelWhitney MuseumoancheadArtUnlimitedallafieradiBasilea”. Vedere ad esempio Rashid Johnson, che esposi per la prima volta in una collettiva nel 2004 (seguita da una personale l’anno dopo): alla Biennale di Venezia è stato fantastico, quanto vedere alcune sue opere fare in asta da Christie’s oltre 100mila dollari, quando io ricordo bene di aver venduto suoi importanti lavori anche solo a 3-4.000 euro. Insieme a Rashid ci sono altri nove artisti con un curriculum analogo: Dan Attoe, Carter, Jen DeNike, Gabriele Di Matteo, Haavard Homstvedt, Bert Rodriguez, Eduardo Sarabia, Diego Singh, e Hank Willis Thomas. A dire il vero mancano all’appello altri come Uwe Henneken, Alex McQuilkin ecc., ma esigenze organizzative mi hanno imposto di limitare a dieci il numero degli artisti in mostra.

Quali le mostre del prossimo futuro?
Sicuramente personali dedicate a giovani talenti inediti in Italia. A marzo la giovanissima inglese Alice Brown, nata nel 1986.

AntonelloTolve

Napoli // fino al 28 febbraio 2013
10Years/10Artists
ANNARUMMA
Via Carlo Poerio 98
081 0322317
[email protected]
www.annarumma.net

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi 1977) è teorico e critico d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno, insegna Pedagogia e Didattica dell'Arte e Antropologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Secondo Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Pubblicista, collabora regolarmente con diverse testate del settore. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero e vari cataloghi di artisti. Collabora, a Salerno, con la Fondazione Filiberto Menna e dirige con Stefania Zuliani, per l’editore Plectica, la collana Il presente dell’arte. Tra i suoi libri Giardini d’utopia. Aspetti della teatralizzazione nell’arte del Novecento (2008), Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento (2011), Giuseppe Stampone. Estetica Neodimensionale / Neodimensional Aesthetics (2011), Bianco-Valente. Geografia delle Emozioni / Geography of Emotions (2011).