Art globetrotter, il weekend madrileno

Ennesima prova di forza per battere la crisi. Come andrà Arco a Madrid? La fiera spagnola prova a giocare la carta dell’internazionalità, con oltre il 60% di gallerie straniere. Di contorno, tre fiere collaterali e un’offerta espositiva museale non proprio ricchissima.

ARCO 2012 - Montaggio - work on view - courtesy Ifema Feria-Madrid

Weekend madrileno per i globetrotter dell’arte contemporanea. Fino a domenica 17 febbraio, l’appuntamento è con la 32esima edizione di Arco, la fiera che storicamente si distingue per una partecipazione straordinaria di pubblico. Quest’anno il focus è sulla Turchia (con 10 gallerie invitate da Vasif Kortun e Lara Fresko), Paese più che emergente senza doversi spingere troppo lontano, in Asia o Sudamerica. Notevole la percentuale di gallerie straniere, a riprova che il protezionismo del mercato spagnolo è solo uno stereotipo: per dirla coi numeri, provengono dall’estero 133 gallerie su 201, per una rappresentanza nazionale che copre 27 Paesi (per le partecipazioni italiane rimandiamo alla tribnews dedicata).
Fra le novità si segnala il settore per così dire digitale, con la sezione Arco Collect online e Arco Bloggers, iniziativa che vede la partecipazione anche della nostra Valentina Tanni. Spunti interessanti dovrebbero provenire pure da sezioni come Opening, ovvero 25 gallerie con attività che risale al massimo al 2005, selezionate da Manuel Segade e Veronica Roberts; nonché da Solo Projects, con 21 progetti firmati da artisti latino-americani selezionati da Inti Guerrero, Catalina Lozano, Gabriel Pérez Barreiro, Alexia Tala e Cristiana Tejo.
Al capitolo “fiere collaterali” ci sono tre paragrafi. Si parte con la frizzante JustMad, fresca dello sbarco a Miami con JustMad Mia e presente a Madrid dal 2010. Anche qui c’è una sezione dedicata a gallerie giovani con artisti giovani, MyFirstJust, con una selezione di spazi provenienti in massima parte della penisola iberica. Ma potenzialmente ancora più interessante e inedita la sezione Just Produced, con le opere per l’appunto prodotte in seguito a residenze d’artista fra Miami, Santiago del Cile e Madrid.

Pop Politics
Pop Politics

Secondo paragrafo: Art Madrid. Certamente non vincerà la palma per l’inventiva nel nome ma un passaggio lo merita, non fosse altro perché svolge quel ruolo di approfondimento sul territorio che riserva quasi sempre sorprese. Dunque, per l’ottava edizione (attenzione però, la fiera c’è due volte all’anno, a febbraio e novembre) espongono 40 gallerie in una nuova location all’interno della stazione ferroviaria Chamartín. Infine Flecha, acronimo di Feria de Liberación de Espacios Comerciales Hacia el Arte, alla sua 22esima edizione al CCASP. Fiera atipica sin dalla sua durata (dal 7 febbraio al 3 marzo), con partecipazione diretta – e gratuita! – degli artisti alla fiera stessa. Quanto al livello, è prevedibile che sia quantomeno oscillante.
Per quanto riguarda l’offerta espositiva in giro per la città, non ci si può lamentare, ma nemmeno la si può paragonare a quanto hanno proposto negli scorsi mesi Londra e Parigi durante Frieze e Fiac. Innanzitutto si possono seguire le proposte di AfterArco, programma che porta la fiera al di fuori dei padiglioni per approdare in luoghi come il Matadero, centro d’arte contemporanea estremamente attivo e vivace. Da non mancare poi la mostra di Patrick Tuttofuoco al nostrano Istituto di Cultura, di cui vi abbiamo già regalato le immagini dall’opening. Al CA2M segnaliamo Pop Politics, rassegna dedicata all’intreccio fra politica e musica pop, con opere fra gli altri di Assume Vivid Astro Focus, Jeremy Deller e Christian Marclay, nonché un catalogo che, anche solo per il saggio di Simon Reynolds, va acquistato senza tentennamenti. Al Reina Sofía di mostre temporanee ce ne sono sei: una visita la meritano sicuramente la personale di Jiri Kovanda e la collettiva sugli Anni Ottanta nella scena artistica dell’America Latina. Per chi invece volesse staccare dal contemporaneo per qualche ora, al Thyssen-Bornemisza c’è un focus su Impressionismo e pittura en plein air, mentre al Prado ci si concentra sulle opere giovanili di Van Dick.

Marco Enrico Giacomelli

www.ifema.es/ferias/arco/
news.justmad.es
www.art-madrid.com
www.flecha.es

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • marco

    quando la smetteremo di prenderci per i fondelli? ennesimo tentativo di cosa? BASTA FIERE. BASTA ARTE MEDIOCRE. Tornate a lavorare per strada.

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