After Fukushima, Tokyo Now! (I)

Sono passati quasi due anni dalla catastrofe di Fukushima. Migliaia di morti, un disastro nucleare e ambientale, oltre che umano. Come ha reagito il mondo dell’arte? Siamo andati a Tokyo per capire cosa sta succedendo. E abbiamo intervistato gli attori – anzi, le attrici – principali di questa ripresa. Cominciamo con Noriko Hachiya.

Otomo Yoshihide limited ensembles, Without records, 2012 - photo Norihiro Ueno

L’11 marzo 2011 è una data che il Giappone non dimenticherà facilmente. Quel giorno l’intera nazione è stata messa in ginocchio da un terribile terremoto e da un devastante tsunami che ha provocato una catastrofe nucleare, le cui conseguenze ambientali, economiche e psicologiche segneranno a lungo la vita dei giapponesi, non solo nell’area di Fukushima.
A quasi due anni di distanza è ancora vivo il ricordo delle migliaia di vittime e la questione del nucleare continua a dividere l’opinione pubblica. Molto delicata la posizione del Governo Metropolitano di Tokyo in quanto maggiore azionista della TEPCo – Tokyo Electric Power Co., società elettrica e gestore della centrale. Con il disastro c’è stata una specie di diffusa auto-censura, perché per la popolazione era difficile ammettere l’entità dell’accaduto. Lo stesso rapporto dei giapponesi con la natura sembra essere andato in crisi. Dopo il terremoto si sono chiesti cosa potesse fare la cultura, l’arte. Come hanno risposto le istituzioni culturali? Qual è stato il loro contributo?
Grazie a un densissimo visiting program nella città di Tokyo, insieme ad altri addetti provenienti da numerosi Paesi, dall’India alla Grecia, dall’Indonesia alla Nuova Zelanda, abbiamo potuto toccare con mano e constatare una sorprendente vivacità culturale. Una diffusa convinzione che la cultura possa fortemente contribuire a far riacquistare fiducia nel futuro, al di là del mero intrattenimento. Nel giro di alcune settimane, denominate Tokyo Creative Weeks, concentrate nel mese di ottobre, la città diventa palcoscenico per numerose iniziative che abbracciano il teatro, le arti performative, la musica e l’arte visiva. Dalla prima edizione del Sound Live Tokyo, coraggioso festival dedicato alla sperimentazione performativa, musicale e multimediale contemporanea diretto da Hiromi Maruoka, al Festival Tokyo, con la direzione del programma di Chiaki Soma, concentrato sulla produzione teatrale giapponese e internazionale, dal Tokyo Film Festival, piattaforma per conoscere la produzione filmica giapponese passata e contemporanea, fino a una serie di progetti che hanno coinvolto le comunità locali in zone periferiche della città. Non ultimo, Res Artis, network mondiale per residenze d’artista, che ha scelto Tokyo per il suo “general meeting 2012”, facendo confluire in città i rappresentanti di molte organizzazioni internazionali che si dedicano agli scambi interculturali e ai programmi di residenza per artisti.

Performance di Yoshihide Otomo, Senjyu flying orchestra, nell’ambito dei Local Community Projects - photo Keiji Takashima
Performance di Yoshihide Otomo, Senjyu flying orchestra, nell’ambito dei Local Community Projects – photo Keiji Takashima

L’arte contemporanea, però, rispetto all’arte tradizionale e moderna, continua ad avere uno stretto bacino di appassionati. Il numero dei collezionisti in Giappone è molto basso, i musei, per lo più pubblici, hanno subito forti tagli dei fondi per l’acquisizione di nuove opere, e gli artisti giapponesi non riescono ad avere visibilità in Occidente poiché la maggior parte delle gallerie commerciali non ha sedi all’estero e le mostre organizzate in patria difficilmente vengono poi ospitate in musei internazionali.
Abbiamo raccolto la testimonianza di alcuni protagonisti di quella che potremmo chiamare la rinascita culturale giapponese post-Fukushima. Rappresentanti di varie istituzioni che stanno contribuendo ad arricchire l’offerta culturale in Giappone, con l’obiettivo di “disseminare” la loro cultura, passata e presente, non solo nel loro Paese ma in tutto il mondo.

Noriko Hachiya dirige la sezione degli eventi culturali all’interno del Bureau of Citizens and Cultural Affairs del Tokyo Metropolitan Government. Tradotto in termini di politica italiana, un alto dirigente all’interno dell’assessorato alla cultura del Comune. È lei la persona giusta da interpellare per capire stato delle cose e obiettivo della politica culturale nella capitale giapponese.

Qual è la politica culturale del Tokyo Metropolitan Government?
La politica del TMG è stabilita dal Tokyo Council for the Arts, che è costituito da figure di spicco provenienti dalla cultura, dal mondo delle imprese e dai circoli accademici. Si sviluppa intorno a quattro idee portanti: funzionamento di strutture di attrazione culturale, disseminazione della cultura di Tokyo, supporto per gli artisti, trasmissione della cultura e della storia di Tokyo.

Come riuscite a combinare tradizione e innovazione, dalle arti performative tradizionali alla cultura pop?
Da un lato il TMG si occupa del Tokyo Traditional Arts Program, con l’obiettivo di far conoscere le arti performative tradizionali giapponesi e la cultura sia in Giappone che all’estero. Dall’altro supportiamo ad esempio l’industria dei film d’animazione come parte della cultura pop giapponese, per abbracciare una policy culturale la più ampia possibile. Stiamo sviluppando un progetto che vede la collaborazione di Rokyoku, in quanto arte performativa tradizionale, con i film d’animazione, per combinare così tradizione e innovazione.

Molti creativi giapponesi scelgono Tokyo come città in cui vivere. Che opportunità trovano?
Il TMG offre sovvenzioni per creativi e artisti attraverso i Tokyo Metropolitan Government Arts and Culture Creation Project Grants. Inoltre abbiamo varie strutture per supportare i creativi. Ad esempio, grazie al Tokyo Performing Arts Studio offriamo ad artisti che lavorano con la performance spazi per creare i loro lavori e facilitare scambi con altri artisti. Sviluppiamo anche il progetto Street Painting, mettendo a disposizione gratuitamente i muri del TMG per giovani artisti emergenti, e il progetto Tokyo Wonder Wall, che sfrutta le pareti dell’edificio del TMG per mostrare le opere di giovani creativi.

Fukushima
Fukushima

Quali sono i progetti culturali a cui il TMG lavora in questo momento?
Il Tokyo Culture Creation Project si occupa di eventi d’arte in vari ambiti, programmi di collaborazione fra artisti e cittadini e programmi per bambini. Il Tokyo Performing Arts Festival offre l’opportunità agli abitanti di Tokyo di fare esperienza di molti generi d’arte performativa [nella foto di Keiji Takashima, la performance di Yoshihide Otomo, Senjyu flying orchestra nell’ambito dei Local Community Projects]. L’Asian Performing Arts Festival contribuisce invece allo sviluppo delle arti e della cultura in Asia nel XXI secolo attraverso le arti performative.

Sostenete le aree colpite dal terremoto. In che modo?
Crediamo che la cura della salute mentale dopo il terremoto sia importante. Partendo da questo, organizziamo concerti della Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, performance di artisti nelle aree colpite con cui collaboriamo per progetti culturali. Grazie a queste attività supportiamo quelle regioni.

Avete una politica culturale specifica per i giovani artisti visivi?
Il TMG segue il Tokyo Wonder Site, un centro d’arte che supporta giovani artisti giapponesi e stranieri e offre un programma di residenza, permettendo ai giovani di cominciare la loro carriera artistica. Come dicevo, anche i progetti Street Painting e Tokyo Wonder Wall sono dedicati ai giovani.

Supportate al momento qualche programma di scambio per artisti visivi internazionali?
Col Tokyo Wonder Site ci occupiamo del Residence Program, grazie al quale creativi emergenti del nostro Paese e di altri Paesi sono invitati per lavorare e creare scambi. Inoltre organizziamo il Talent Campus Tokyo con lecture per giovani filmmaker asiatici e produttori, con l’obiettivo di formare molti promettenti filmmaker da Tokyo.

Per tutte le vostre attività istituzionali, ricevete sovvenzioni da privati?
Ad oggi non abbiamo mai accettato fondi privati. Ma l’Arts Council Tokyo, istituito lo scorso novembre, prenderà in considerazione questa possibilità per il futuro.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #11

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e advisor strategico per i media e la comunicazione. Editorialista di “Artribune”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR" “pagina99”. È attualmente strategic communication advisor della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e docente di Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci e Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Malmö, Svezia e ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005), è stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.