Zara e il sistema dell’arte

Cos’è contemporaneo nell’attuale assetto culturale italiano: la ricerca o il sistema promozionale che vorrebbe sostenerlo? La situazione è complessa e fragile: a una debolezza strutturale del sistema museale verso il contemporaneo si associa una dilagante crisi d’idee, un’atmosfera di decadenza da fine impero in cui molti sono corresponsabili.

Giulio Frigo, Partita a scacchi sospesa, 2012, courtesy Francesca Minini, Milano

Il sistema dell’arte, sempre più concentrato nell’assegnare premi e stilare classifiche, ratifica ciò che appartiene al sentimento del tempo piuttosto che metterlo in discussione. In alcuni casi dà vita a una macchina di spettacolarizzazione senza memoria, trasformando gli artisti in bravi bambini che ottengono la caramella se hanno fatto bene il compito che tutti si aspettano. Ma perché il sistema legato alla ricerca non riesce a far fronte a questa distorsione del sistema? Per fragilità interna e insufficienza di budget, ma anche per mancato coordinamento. Basti pensare a come sono ancora sporadiche le esperienze espositive di respiro di autori mid-career nei centri museali.
All’interno del nostro sistema vi è una presenza inquietante e autoreferenziale che centri come Torino e Roma non hanno scalfito: Milano e il successo di sistema Anni Novanta (molto dopo la Milano da bere di craxiana memoria, di cui forse per un decennio si è però perseguita la stessa autistica glorificazione). A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, nel decennio successivo, grazie soprattutto alla comparsa capillare e totalizzante di Internet, si è assistito al progressivo avanzamento di una situazione molto più eterogenea e propositiva. Una parcellizzazione stimolante seppur non integrata di vari centri nella penisola ha dato spazio ad autori e attori nuovi, che mal rispondono alle logiche del secolo scorso. Nel complesso si assiste a un’interessante mappa cangiante dove – il forse è d’obbligo – i protagonisti mutano di anno in anno secondo una metamorfosi spesso degenerativa. Penso alla rinascita romana del 2009 già disattesa, allo sviluppo museale del Nordest fino al 2010, per una logica nazionale che somiglia più all’asset promozionale sul nuovo che avanza in stile Zara che a un progetto costruito e progettato su scala nazionale. In tutto questo, responsabile forte è proprio lo Stato, che pure col governo Monti non ha esaltato il dialogo col contemporaneo.

Tomaso De Luca – Floating – 2012 – courtesy l’artista e galleria Monitor, Roma – photo Giorgio Benni

E il domani? Differente il vento che spira nell’ultimo triennio: complice la crisi, molte strutture museali hanno investito sull’arte italiana dei trentenni, conferendo loro malgrado quel tessuto virtuoso alla base di una promozione concreta dell’arte. In questo contesto, una nuova generazione di promesse si affaccia al plateau nazionale, senza remore e con una freschezza nel proporsi completamente nuova, dove il dialogo col museo risulta meno pregiudiziale, più rilassato, aperto a un dialogo fattivo. Forse perché frutto di strutture formative meno ingabbiate in un sistema unico di pensiero, forse meno fuoriclasse, escono autori che avranno una chance in più se supportati con la giusta oculatezza, risultando così non più solo promesse ma referenti concreti pronti al dialogo con la società di domani.
Il mio augurio è che si cominci un dialogo costruttivo, combinato e basato sullo scambio di idee, sogni, desideri e quant’altro, tra i liberi professionisti curatori e con altri artisti, purché il soggetto sia il lavoro, la ricerca, l’aspettativa volta al cambiamento, piuttosto che – come buona scuola Anni Novanta insegna – guardare quali e quante mostre ha fatto il proprio semi-coetaneo con cui si è esposto, spesso appunto a Milano, o quanti anni abbia il nuovo artista che ha una personale nelle gallerie “giuste”.

Marco Strappato – FakeLake n.1 – 2011 – courtesy The Gallery Apart, Roma

La questione è antica ma mai démodé: il lavoro dell’artista c’è o è solo combine? Dov’è che si manifesta l’urgenza del fare artistico? Vorrei infatti evidenziare come spesso siano stati gli artisti a essere diventati dei finti manager che fanno studi di settore strategici prima di decidere come orientare la propria ricerca. Purtroppo, come certi sedicenti “maestri” hanno insegnato, si doveva per forza fare “tutto giusto”, senza sperimentare, pur di stare a galla, divenendo invece i primi responsabili di un servilismo neanche sottaciuto.
I nomi per un cambiamento antropologico per fortuna sono tanti e l’elenco su cui scommettere è cospicuo. Qualche nome? Paola Angelini, Tomaso De Luca, Gabriele De Santis, Graziano Folata, Francesco Fonassi, Giulio Frigo, Riccardo Giacconi, Giorgio Guidi, Andrea Kvas, Nicola Martini, Nicola Ruben Montini, Lorenzo Morri, Valerio Nicolai, Dario Pecoraro, Agne Raceviciute, Manuel Larrasabal Scano, Giulio Squillacciotti, Marco Strappato, Stefano Teodori…

Andrea Bruciati

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

  • Problematica sentitissima, conosco tante persone dislocate in tutta Italia che hanno talento e perdono la passione per il lavoro che sanno fare per mancanza di stimoli e di feedback sociali e economici. L’arte vende solo quando è fatta in un certo modo, quando è sponsorizzata in un certo modo, quando c’è un certo nome.
    Il lato emotivo, l’arte per emozionare è viva più che mai, solo non la si trova da nessuna parte attraverso i canali canonici!
    Creiamone di nuovi!!!!

  • francesco de grandi

    trovo le parole di andrea, sagge e consapevoli. bisogna tornare al lavoro, darci tempo per sperimentare e cercare, per dissentire, dare spazio agli artisti, ascoltarli. grazie andrea.

    • PPatrizia da milano

      dieci piu’! Hai fatto centro sulla questione!

  • x

    Direi che tra il dire e il fare (nomi) di Andrea Bruciati ci sia di mezzo il mare…

    • nikifin

      !!evviva!!

      • nikifin

        ^^^^^^^^^^^^^

  • Stefania

    Il mio compagno, padre dei miei due bambini, è dovuto tornare a Parigi per poter continuare a sperimentare e fare ricerca. In Italia non esiste l’arte contemporanea, esiste il “prodotto” contemporaneo.

    • anche io sono tornata a Parigi…

  • Paolo

    Trovo l’articolo interessante e condivisibile.
    L’elenco finale dei nomi però non mi è piaciuto e se ne poteva fare a meno.

    • Io trovo invece che faccia parte del coraggio di Andrea, e che andrebbe adottato da tutti. Altrimenti è sempre il solito parlarsi addosso. La cultura omertosa del “non faccio nomi, signora mia” è qualcosa di odioso, peloso e ipocrita.

      • Adelina Orsini

        In effetti nulla di nuovo, cose risapute… la storia di Milano era chiara da tempo.
        Riguardo l’elenco degli artisti credo che esso contraddica il senso stesso dell’articolo, proporre dei nomi significa riproporre il circuito chiuso che l’autore ha tentato di criticare.
        Mi sembra una lista stilata su basi geografiche e che poco rappresenta il rinnovamento auspicato.

        • Bruciati ha contribuito allo sfacelo attuale, lo dimostrano gli artisti con cui ha lavorato in passato e soprattutto la lista impresentabile del suo articolo ipocrita. patetico che proprio lui ci faccia la morale.
          paola

      • Paolo

        Non so se è coraggioso o meno. L’articolo va in cortocircuito con quella lista di nomi finali … e ne suggerisce la presunzione di autoesclusione da qualunque responsabilità sul tema.
        Cultura omertosa? Non ci avevo pensato…
        beh … allora ha fatto i nomi sbagliati, doveva dare i nomi di chi ritiene siano i “corresponsabili dell’atmosfera di decadenza da fine impero”.

        • ss

          condivido le critiche, articolo di cui sfugge il senso logico

  • manlio capaldi

    Al grido “no all’arte di stato”, si è pensato bene di privatizzare denaro e spazi pubblici, per quanto pochi.
    Al grido” l’arte non si può insegnare”si è ridicolizzato il sistema formativo artistico, salvo poi a scoprire che invece all’estero lo si ammodernava e venivano fuori gli Young British Artists e tutti quelli che rinvigoriscono il sistema ITC, e per non dire dell’Asia. La storia degli artisti sempre più giovani è vecchia come il cucco, manipolabili e interscambiabili a piacimento, non ci si può poi sorprendere della loro evanescenza.Chi è ricco di famiglia o mantenuto e può resistere, non fa altro che esprimere la propria condizione all’interno di un Paese morto, del resto lo si vede anche da ciò che fiotta negli altri ambiti artistici.La politica culturale è solo quella dell’evento come gioco di rispecchiamento di censo fra ricchi, politici e sistema mediatico.

    • ludmilla

      Concordo.Ma dubito che sia interesse di alcuno operare in modo diverso.

  • Giulio

    Complimenti ad Andrea Bruciati per l’analisi fatta! Speriamo che gli artisti che ha citato – tutti molti bravi – vengano sostenuti, altrimenti scompariranno nell’arco di 2/3 anni.

    • plateaincerta

      Mi piacerebbe che si scrivesse di lavori interessantii!! Pubblicare foto di lavori senza capirne il significato a cosa serve? Forse a nulla!
      De Dominicis diceva che i lavori da lui eseguiti e pubblicati non erano suoi ma del fotografo.

  • un critico italiano

    Ma scusa Andrea, con tutto il rispetto, ma non fai parte anche tu del gruppo dei giovani curatori perennemente cooptati nelle giurie di premi e residenze e papabili a tutti gli incarichi..se non va bene qui domani da un’altra parte? Non capisco per quale motivo i curatori della tua generazione non voltino mai lo sguardo verso la scena degli anni 80/90. Mica per passatismo… ma perchè lì si rinviene la genesi delle storture del sistema Italia

    • ss

      vero anche questo

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Oggi, a mio avviso, tra le tante contraddizioni da affrontare nel momento in cui si apre una discussione sulle storture del sistema dell’arte è proprio sull’inutilità e arbitrarietà del curatore. Avete notato che se si dà ad un curatore credibilità e potere vi sarà poi difficile liberarvene, specialmente se si tratta di un curatore benedetto dai vari centri di potere che dettano legge sulla promozione di un numero ristretto di artisti addomesticati e al servizio esclusivo di una elite. Eppure è raro che il curatore venga messo in discussione in quanto tale.

      E’ tempo invece di incoraggiare gli artisti (quelli che amano la libertà) a pensare ed operare con la propria testa, invece di affidarsi alle elucrubazioni mentali di un curatore.

  • Alex Giannotti

    Il problema è che non c’è memoria storica e neanche la memoria personale!

  • Articolo utile, ma io scrivo queste cose su flash art, artribune, exibart e sul mio blog da inizio 2009…sono quattro anni…e Andrea, TU DOV?ERI????

    anche tu sei stato artefice, di questo scenario.

    E proporre nomi nuovi ma che si comportano e propongo lavori come i giovani artisti vecchi (vascellari, trevisani, rubbi, tadiello, biscotti, arena, andreotta calò, frosi, grimaldi, perrone, tuttofuoco, berti, maloberti, ecc ecc) non serve a nulla.

    Ti ho proposto un dialogo sul blog ma tu niente, forse nemmeno segui whitehouse. Non so….

    Se condividi queste problematiche sistemiche DOVE SEI STATO IN QUESTI QUATTRO ANNI???? Le opere di questi giovani è spesso unione di luoghi giusti (place) e pubbliche relazioni (rays): http://whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html
    Un sostanziale vuoto che si perde negli anni regalando illusioni e delusioni.

    Mentre andrebbe fatto una lavoro che ripartisse in primis da:

    -pubblico (vedi progetto in prima pagina su whitehouse)
    -critica
    -linguaggio

    Per non parlare dell’ostracismo, al limite del clima fascista, che alcuni operatori italiani hanno subito per essere sospettati di essere Luca Rossi. Mentre Luca Rossi siamo tutti, anche un po’ tu Andrea, e si vede da questo articolo…

    • Manlio

      Luca Rossi è il Beppe Grillo del sistema dell’arte contemporanea.

  • L’elenco di nomi è quanto di più interessante ci sia nell’articolo. Rivela il problema di fondo alla base del ragionamento, fatto in buona fede, da Bruciati. Il fatto che oggi non si faccia ricerca, non dovrebbe portare la critica a sostenere: “Ben venga la ricerca, qualunque sia il suo orientamento”. Si tratta di operare delle scelte, basate su una visione d’insieme dell’arte e del suo significato, nonché delle sue ricadute sulla società. La posizione di Bruciati appare ai miei occhi, troppo distanti e provinciali, così integrata in quel sistema che in cuor suo e nei suoi scirtti sente il dovere di criticare da non realizzare di esserne espressione. Probabilmente dipende dalla mia limitata conoscenza del lavoro degli artisti citati, ma non riesco proprio a rintracciare un tratto di continuità, un qualsiasi filo rosso, un criterio unificante all’interno della lista da lui proposta. Non si tratta di rinunciare al giudizio e di lasciare spazio libero all’iniziativa degli artisti, pur di liberarli dalla servile condizione di bambini ammaestrati buoni per una stagione. Verrebbe meno così il senso della critica. Ogni giudizio andrebbe fondato su criteri che è necessario esplicitare, non solo nei contesti istituzionali (musei e sistema formativo prima di tutto), ma anche nei banchi di prova dei premi e delle residenze (che c’è di male nel far parte di una giuria, se si svolge il proprio compito con onestà intellettuale?). In assenza di criteri precisi e fondati su competenze specifiche e orientamenti di pensiero, tutto resta vano eloquio: troppo semplice ricordare l’utilità del confronto, del dialogo costruttivo, dello scambio di idee, del coordinamento delle professionalità. Insistere sulla mancanza di investimenti nel settore cultura, sulla latitanza dello Stato e sulla metamorfosi degenerativa del settore privato dominato dalle esigenze del mercato, per quanto doveroso (non se ne parla mai abbastanza), è addirittura scontato e banale. Quello che manca è un terreno comune su cui esercitarsi, l’impegno serio e costante (supportato dai fatti) in direzione dell’approfondimento disinteressato. Nello specifico: come conciliare la figuratività veloce, energica ma troppo istintuale di Paola Angelini con gli esperimenti scultorei e relazionali sulle esperienze sonore di Francesco Fonassi? In che modo si sposano l’arte politica e performativa di Nicola Ruben Montini con le atmosfere illusionistiche e le trasfigurazioni/deformazioni della realtà operate da Giulio Frigo? Dove si incontrano la pittura installativa, narrativa, aneddotica e pop di Dario Pecoraro e la gestualità basata su un approccio corporeo ai materiali di Andrea Kvas? Si possono accostare l’attitudine al riciclo di immagini per sabotare la realtà di Marco Strappato e i rituali di ricollocazione della materia viva nello spazio di Nicola Martini? Se ciò è possibile e io sono cieco, vorrei che mi si mostrasse la strada. Ha ragione Marco Enrico Giacomelli a dire che la cultura omertosa del non fare nomi è ipocrita. Un primo passo è fatto, lo riconosco. Non tutti hanno il coraggio di essere propositivi. Adesso viene il difficile. ESPLICITARE I CRITERI DI SELEZIONE, MOTIVARE LE SCELTE, INDICARE PERCORSI DI APPROFONDIMENTO.

    • pietro c.

      vorrei ricordare loro che un atteggiamento “omertoso” si ha quando la persona in questione tace per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolta in fatti spiacevoli. ne consegue che chi ha scritto l’articolo, per non essere “omertoso”, avrebbe dovuto citare chi ha provocato il crollo del sistema e non le vittime di questo crollo.
      fornire un elenco di artisti non mi sembra un atto di coraggio…anzi:
      ritengo che sia un modo per farsi un po di pubblicità,
      cercando di dimostrare di essere attivi e propositivi malgrado l’essere ufficialmente senza nessun incarico. disoccupati.
      concordo, la lista degli artisti contraddice il senso dell’articolo per i motivi già spigati nei precedenti commenti.

  • Lorenzo Marras

    Bruciati non rispondergli, non aspetta altro che tu gli lanci l’osso , non si accontenta dei biscottini, non vedi che ha troppo fame di porti sicuri.
    E’ un pallone gonfiato , un parvenu di una teorica “contro” esclusivamente d i facciata che basta solo che qualcuno che conti gli faccia un fischio per andare contro chiunque , inclusi quelli che si chiamano Bruciati.
    Ti va contro perché sei una persona educata , intelligente e soprattutto NON leccapiedi – eppoi non vedi come farnetica ? ma dico, chi diavolo vuoi che desideri che qualcuno sia lui? Io personalmente vorrei essere Dostoeevkij oppure un astronauta .
    ma vah vah

  • In un certo senso,

    anche Gantuya Badagmaran lo dice da tempo,

    ma se facesse la domanda, sarebbe la stessa risposta?

  • Carlo

    belle parole Andrea ma anche tu sei l’ artefice di questo scenario.

  • Poi non si capisce per quale motivazione critica questi nuovi nomi dovrebbero essere migliori di quelli vecchi, dei soliti noti che ormai sembra abbiano stancato anche quei quattro operatori italiani che continuano a riproporli pedissequamente (Andrea Bruciati compreso). Esemplare la personale di Alberto Tadiello curata da Ilaria Bonacossa (Tadiello giovane artista incensato nella culla e quindi soffocato dallo stesso Andrea Bruciati)… Tadiello ha più personali in italia che Pollok negli Stati Uniti…e il lavoro di Tadiello, se agli albori era promettente -anche se un Nicolai evirato- ora è veramente tremendo e di una vuotezza rara. E su questo ho argomentato diverse volte.

    La verità è che il sistema italiano cade a pezzi, ed è spesso il rifugio dei mediocri. Non esiste una rapporto con il pubblico che invece si da per scontato (si pensa solo al progetto e a cercare i soldi). Non esistono critici capaci mentre i curatori ripetono all’infinito la stessa mostra scimmiottata dal mainstream internazionale; gli artisti, giovani e meno giovani, sono quasi tutti prigionieri di un linguaggio ormai spuntato e incapace di andare oltre quei quattro gatti che seguono l’arte contemporanea.

    Ma è facile scrivere questi articoli IN RITARDO….quali soluzioni concrete??? Rispetto a PUBBLICO, CRITICA e LINGUAGGIO.

    • babbaluba

      prego bruciati di argomentare, uno per uno, i nomi che ha citato.
      non si può scrivere un articolo simile e poi buttare a caso una ventina di artisti.
      perchè mi pare che questi giovani vengano solo sfruttati per far sembrare a noi
      che bruciati ha una direzione, una linea.

      • vorrei essere direttore di qualcosa

        Grazie a questo articolo il popolo dell’arte ha capito qual’è il problema…grazie Andrea!
        se non c’eri tu stavamo ancora a pensare a cosa fare…
        Ma io dico… scherziamo? Ha scritto anche un articolo…mah!
        Sono anni che si sanno queste cose…
        Per non parlare della lista degli artisti….

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        in effetti, i curatori e i segretari di partito hanno sempre un listino blindato di artisti !

  • mi sembra che il discorso del “pubblico” sia fondamentale.
    Da un lato c’è pochissimo “sistema dell’arte” desideroso (o addirittura in grado) di stabilire un dialogo con il mondo contemporaneo.
    D’altra parte ci sono molti artisti che pensano che sia ancora accettabile presentare un’arte che di contemporaneo ha pochissimo.
    Abbiamo già imparato da un pezzo che in questa nostra contemporaneità il nocciolo è nello stabilire connessioni e relazioni, non tanto più nell’originalità, la creatività o (addirittura) la tecnica.
    Pare incredibile, quindi, che ci siano così pochi artisti/critici/curatori in grado di toccare questo nervo, e che la gran parte dell’offerta sia sempre e comunque focalizzata al racconto di storie che di contemporaneo hanno poco o nulla.
    E’ un po’ come la politica: dietro formule preconfezionate, quasi sotto forma di slogan, non c’è un reale dialogo con il mondo, le società e le molteplicità delle culture.
    Manca proprio il fermento di conversazioni, dialoghi e reti di rapporti.
    E questo non è qualcosa che nasce dentro una amministrazione pubblica, da dentro un museo o dall’ottenimento di questa o quella fonte di finanziamento.
    Nasce invece nello spazio del desiderio.
    Del desiderio di comprendere il contemporaneo, nel suo divenire così rapido e complesso, in maniera diretta, costruendoci una storiografia in tempo reale, fatta di conversazioni, dialoghi, apertura e tanta, tanta, voglia di imparare e di mettersi in discussione.
    Questo, forse, è un punto importantissimo da cui partire: semplice e fondamentale.
    Non è, realmente, un momento per le soluzioni e le risposte (il “contemporaneo” lo è mai stato?), quanto quello per un processo continuo di comprensione delle domande che è significativo porsi, e della costruzione reale delle reti di relazione che è possibile formare per intraprendere la strada verso soluzioni e nuove domande.
    Sono pochissimi, nel “sistema”, coloro che agiscono in questo modo, esponendo il “sistema” stesso ai pericoli di una storiografia metastatica, alla enorme e triste perdita di quella preziosa archeologia della contemporaneità cui stiamo assistendo, proprio in questi anni.

  • ss

    Ogni tesi è rispettabile per principio, ci mancherebbe, tuttavia argomentare portando come tesi “la caduta del sistema milanese”, ” il sistema nordest franato” (magari da quando non c’è lui a monfalcone?),”le promesse romane non mantenute”, dov’è la novità? Perchè un articolo su temi noti? Ma soprattutto dov’è il nesso logico tra (eventuali) difficoltà passate e il futuro glorioso di quei giovani artisti (qualcuno già arci-visto in verità)? Cosa centrano le due cose? Mah, non si sa…sarà n’articolo aperto…

    Tutto sarebbe più semplice se s’iniziasse a parlare di quanto sono tamarri i critici che si costruiscono una carriera all’estero tramite mostre di artisti stranieri in italia, magari con soldi pubblici: quella si che sarebbe una lista piu utile.

  • Gli operatori italiani senior (generazione vettese-di pietrantonio) sono stati traumatizzati in fase formativa e quindi oggi non hanno più voglia e energia. Gli operatori più giovani IMPROVVISANO il lavoro di direttore, critico e curatore: che studi e quale esperienza aveva un Maraniello prima di andare al Mambo a Bologna??????? E Bruciati?????? Ci mettono anche buona volontà (non tutti) ma non hanno una visione sostenibile. Bruciati, quali sono le soluzioni concrete????? Non è forse vero che l’artista è un giovane peter pan destinato ad essere mantenuto dalla Nonni Genitori Foundation? Non è forse vero che quei pochi curatori italiani hanno soffocato il ruolo di artista determinando un vuoto? Dal momento che i curatori non sono propriamente “artisti”. Non c’è forse un problema di ruolo: mi sembra più artista Bruciati dei nomi che ha fatto….nomi volutamente sconosciuti…..non serve forse ripartire da un nuovo ruolo di artista più autarchico, in cui tutti i ruoli del sistema si possano fondere e confondere? (spettatore, artista, critico, curatore, menager, PR, direttore, ecc ecc). E poi quali opere??? Quale linguaggio??? Dove sono i contenuti e perchè nessuno, dico nessuno, è in grado di argomentare quel TUBO, quel LAGO VERDE, quel QUADRO vintage di Frigo?????????

    • un critico italiano

      Maraniello è stato scandaloso, ma non ci si è fermati certo lì. Basti pensare, in tempi recenti, al concorso per Villa Croce

  • Lorenzo Marras

    c è troppa atmosfera di linciaggio intorno a Bruciati. Troppa.
    Da qualche parte, su, nei commenti che precedono ho letto , en passant, “””l’articolo per non essere OMERTOSO avrebbe dovuto citare chi ha provocato il crollo del sistema e non …bla bla bla i nomi delle vittime”””.
    Ora io dico una cosa molto semplice, pensatela anche banale, eccola : se quelle cose scritte da Bruciati le avessi dette , chesso’ io, Marras… nessuno ci avrebbe fatto caso perche’ chi chazz è Marras? eppoi sono cose risapute e bla bla bla.
    Eppoi …chi ha detto che c è il nome di un responsabile nello sfascio ? Vivaddio se ci riuscite trovatemi un NOME … uno che sia riuscito veramente a porre l’intero Circo alla deriva ,O SE PREFERITE ALLA frutta, trovatelo! cristo se è arrivato a tanto non bisognerebbe bastonarlo.. tutt’altro bisognerebbe PREMIARLO…INCENSARLO…FARNE UN IDOLO dico io.
    e questo perche’ siamo abituati tutti alla attivita’ preferita, la ricerca dei colpevoli.
    Ma non ci sono colpevoli , bensi’ è operante, viva quanto mai, una vigliaccheria generalizzata che investe non solo chi , nel sistema ci sta (si fa per dire) bene ..perche’ magari si prenda la milionata ma anche chi è geneticamente disposto ad ambire alla stessa.
    Non ci sono colpevoli (i colpevoli sono rari, e divini) c è una massa di vittime ..impotenti (e questo il vero peccato).

    Altro che Bruciati.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Caro Lorenzo, sono d’accordo con te, ma voglio anche aggiungere: non sarà il momento di trovare una strada completamente diversa da questo sistema malato dell’arte, sempre più autoritario, arbitrario e prigioniero di se stesso? Un’idea, diciamo diversa di concepire il ruolo dell’arte e dell’artista nella società che coniughi la non trascurabile esigenza di ricerca visiva in forme e modi radicalmente nuovi e la necessità sempre più impellente di farla al di fuori di queste strutture artistiche mortifere, sempre più condizionate dagli effetti specultativi del mercato e da curatori-domatori condizionati dalle mode e da presunti opinion leader, i quali, generalmente vanno a caccia di catafalchi viventi.
      saluti

      • Lorenzo Marras

        Savino quella strada che tu indichi è sempre esistita e c è ancora oggi e ci sara’. Il problema , l ho detto migliaia di volte, NON E’ IL SISTEMA ma coloro che con i propri comportamenti lo desiderano e soprattutto lo ambiscono.
        Sia chiaro Savino , lo ambiscono in tutte le possibili forme perché lo sai bene tu e , se permetti, anche io che oggi noi ci troviamo in quel clima di codificazione del “DISSENSO” ma non della sua attualita’ e sappiamo anche con quali spuntate strategie alcuni si offrono come PALADINI di esso, spacciando la loro prassi come diversita’.
        Per dirla tutta Savi’ , c è gente che vuole starci comodamente dentro giocando al CONTRO e personalmente ho ribrezzo di costoro.
        Arriviamo alla faccenda Bruciati .
        Io personalmente colgo nella questione una persona che svolge una funzione curatoriale , ha avuto un ruolo direzionale in una Istituzione museale che, a quanto ho potuto leggere (io leggo molto Savino) ha esercitato bene.
        E’ vero che ho sempre considerato la categoria Curatoriale e l’istituzione Museale con avversione e sospetto ma non ho mai , MAI, escluso che l’individuo…il singolo..per capirci NON potesse , a priori, essere sprovvisto di quella cosa che passa per ONESTA’ INTELLETUALE e dunque commettere l’inperdonabile errore di prenderli per farabutti senza SE e senza MA.
        Qui in questo articolo Bruciati , proprio per cio’ che è, per il suo ruolo pone delle questioni che magari altri impegnati come lui non dichiarerebbero.
        Mio dio non sto con questo dicendo che è un eroe, una che ha coraggio o quant’altro ma trovo sciocco che qualcuno li legga la vita solo perché l ha detto lui.
        Guardati come il nostro amichetto ci va giu’ duro solo perché lui (LUI DICE) queste cose le ha gia’ fatte sapere anni fa.
        Savi’ e cosa facciamo ? quelli che hanno da dire le cose piu’ originali?

  • @Marras: Bruciati è stato artefice del sistema che critica. Le cose che ha scritto lui, io le ho scritte meglio quattro anni fà (su whitehouse trovate gli articoli apparsi su Flash Art nel 2009) . Ma non sono certo un fenomeno, qualsiasi persona di buon senso e fuori dal giochino del compiacimento generale vedeva QUATTRO ANNI FA’ quello che Bruciati oggi accenna debolmente..senza alcuna argomentazione critica e senza una visione per il futuro.

    Ripeto l’arte contemporanea è anche il rifugio dei mediocri perchè si pensa che questo settore sia poco importante (mentre l’arte e la cultura hanno un primato su tutto vedi articolo:http://www.artribune.com/2012/12/arte-e-politica-una-mostra-chiamata-mondo/) e si pensa che in questo settore TUTTO sia plausibile e permesso, invece non è così…esattamente come avviene per ogni settore, materia e disciplina umana.

    • Lorenzo Marras

      e allora ? se è stato (se è stato) artefice , non è ammissibile secondo il tuo punto di vista (non dico il pentimento) ma perlomeno il ri-considerare cio’ che prima si trattava con favore ?
      per te una cosa è o NERA o BIANCA . Niente vie di mezzo. Mi fa molto piacere , sei proprio una persona tutta di un pezzo.
      Certe volte che ti leggo mi accorgo che ragioni proprio come i peggiori democristiani , sempre sul chi vive a ricordare i peccati altrui nello stile dei compiuti riccattatori.
      OH , sia ben chiaro, ammesso che poi sia anche come tu dici L’ARTEFICE perché mi dovresti spiegare come fai a ricondurre al solo Bruciati, pecche che attengono piu’ a meccanismi di selezione cosi’ diffusi e risaputi (ed a volte soggetti ad automatismi) che è difficile dare addosso solamente a quello che guarda caso, ci sta sulle scatole.
      Perché a te , caro mio , e questo si era capito da molto prima, il Bruciati ti sta da tempo sulle scatole e non faccio fatica a rintracciarne i motivi (sempre gli stessi) cosa è …si è rifiutato di partecipare a quei noiosissimi dialoghi che tieni sul tuo blog ? a me pare di si.
      Li chiamo dialoghi per delicatezza , perché in fondo in fondo (tu perlomeno) non fai che parlarti addosso con questa storiella dell’11 settembre , poi , l’avete proprio fatta fuori dal vaso – gia’ che ci sei infilaci anche la poetica assassina di un Charles Manson (terrore di ogni immaginario colletivo)
      e siamo apposto.
      Vedi di scendere giu’ da quel piedistallo di polistirolo che ti sei fabbricato, non sara’ mai troppo tardi ,

  • plateaincerta

    Le aquile (Luca Rossi) volano solitarie i corvi a schiera. Qualche corvo in crisi d’ identità comincia a pensare di essere un’aquila!

    • …e qualche birdwatcher improvvisato (o generato per l’occasione) non è in grado di distinguere un’aquila da un pappagallo vanesio e presuntuoso, talmente voglioso di essere accolto e riconosciuto nella società delle cornacchie che si ostina a provocarele imitandole nella speranza che finalmente qualcheduna si decida a prenderlo in considerazione.

      • savino marseglia

        In effetti, una delle particolarità di queste società di uccellacci è la ghettizzazione dell’artista all’interno di “gabbie”!

  • Concordo con Lorenzo, pessima questa atmosfera di linciaggio intorno a Bruciati. Il clima da caccia alle streghe creato da commenti troppo aggressivi e rancorosi (perché poi?) non è affatto costruttivo e blocca sul nascere ogni possibilità di confronto, smorzando l’entusiasmo di chi è interessato a un dialogo sereno. Non si tratta di stanare presunti colpevoli di presunti misfatti: conosciamo tutti a menadito la pars destruens dell’articolo di Bruciati che non aggiunge nulla di nuovo al dibattito. C’è già Luca Rossi che ci mostra ossessivamente le falle nel sistema (e da più parti si avvertono segni di stanchezza nell’ascoltare sempre il solito ritornello). La lista di Bruciati (che non condivido: nel mio precedente commento ho spiegato perché) potrebbe essere un ottimo spunto di discussione. Personalmente avverto il bisogno di rinforzare la pars construens, di cogliere spunti e indicazioni utili per orientare la mia ricerca artistica e per raffinare i miei gusti di fruitore appassionato. Fare dei nomi, indicare esempi concreti, non è da tutti, perché significa esporsi. Ho invitato in più occasioni tanti degli amici commentatori di questa community a tentare questo esercizio. Ho fatto i miei nomi (e continuo a farli attraverso il blog). Solo in pochissimi hanno esposto con sincerità le proprie preferenze. Indicare ciò che piace è a mio parere più utile e più difficile di accodarsi al coro di chi non scorge intorno a sé nulla di buono. Per non parlare di coloro i quali non vedono oltre il proprio operato e quello dei loro sostenitori. Il primo requisito per ogni buon artista e operatore è, a mio parere, una cultura ampia e variegata.

  • guardate troppo porta a porta…ma quale linciaggio???? Bruciati si sveglia una mattina in ritardo di 4 anni e critica il sistema a cui ha collaborato fino a ieri? Per collaborazione intendo selezionare sempre i soliti noti (i vascellari, i trevisani, i garuttini sfumatura del medesimo artista) senza MAI argomentare criticamente il loro operato…..senza mai mettere in relazione il punk-arte povera di Vascellari con il nostro presente…..senza MAI OFFRIRE a questi giovani la grande OPPORTUNITA’ del fallimento, per crescere e diventare robusti……questi giovani sono appunto “tronchetti sacrificali del sistema” (cit. Flash Art 2009).

    Perchè il punto non sono gli artisti ma l’assenza di sistema critico intorno da almeno 20 anni….cattelan? vezzoli? beecroft? tutti emigrati per lavorare….

    • Il punto sono anche gli artisti. Attendo con ansia, da mesi, una TUA lista. In una discussione di qualche tempo fa hai preso tempo, poi sei uscito fuori con il solito, pluricitato e ormai ultrariconosciuto Sehgal… Poi hai detto che dovevi pensarci… Poi la risposta definitiva: NIENTE DI BUONO NEGLI ULTIMI VENTI ANNI. Non mi sembra un atteggiamento costruttivo.

      • Caro Vincenzo, a parte i presenti e Tino Sehgal, dopo il 2001 io non vedo niente di particolare. Vedo alcuni buoni sviluppi di artisti che PERO’ hanno radici nel ‘900.

        Non dobbiamo trovare qualcosa di buono ad ogni costo. Esiste un secolo pesante come il ‘900. Un certo ruolo di artista mi sembra ormai fuori dal tempo (a parte quei valori storici del ‘900 che finiscono con la generazione di Cattelan). La crisi del mercato dell’arte (ad eccezione di quei valori che dicevo) è data proprio dal voler caricare titoli p-ART-malat di valori arbitrari e fasulli.

        Ecco il problema del valore: con alcuni collaboratori stiamo pensando ad un progetto concreto sul “valore delle cose” per il flash art event di inizio febbraio.
        Ma di “valore” ne abbiamo parlato spesso anche nel blog.

      • pippo

        a me pare che comunque qualche nome interessante l’abbia tirato fuori: De Luca, Frigo, Giacconi, Kvas, Martini, Squillacciotti, Scano..anche se ne manca qualcuno.
        sull’operato di bruciati a monfalcone ho qualche dubbio. era lì che doveva esporsi, non ho mai letto nessun commento critico agli artisti che hanno partecipato alle sue mostre. chissà se ne ha una vaga idea almeno..

        • @pippo: ok. Ma perchè, per esempio, Frigo è interessante? Cerchiamo di argomentare almeno un nome. Puoi scegliere anche tu..

          • pippo

            lasciamo stare il povero frigo (che secondo me è in profonda crisi, vediamo
            se si riprenderà). scegli tu tra quelli che ho elencato.

    • savino marseglia

      Bene Luca, allora tu che sai tutto, arraffa una penna ora e scrivi e argomenti sull’opera dei poveri emigranti, cattelan,vezzoli, beecroft.

  • Benissimo.

    Scano: http://www.flashartonline.it/interno.php?pagina=articolo_det&id_art=588&det=ok&articolo=MANUEL-SCANO

    Fratellino minore del nostro vascellari figlio, a sua volta, del punk anni 70 sposato per impreziosirsi all’arte povera….che noia però.

    Scano presenta una vivida vitalità…fondamentalmente “cose a caso”, opere come traccie di una grande festa pazza. La modalità festa pazza mi sembra non riesca a risolvere molto. Solito relativismo di coriandoli e colorate ossessioni adolescenziali. Buttarla nel casino, come fa anche Vascellari, serve semmai per tirare il pubblico dalla giacchetta ma tutto finisce subito….funzionava forse a fine anni 90…ma oggi le cose sono diverse, il presente chiama altro ruolo di artista e altro linguaggio.

    Ecco che non è più possibile questo tipo di intrattenimento (non regge il presente), che è poi il solito Andy Warhol che però SALTA, si DIMENA e FA IL PAZZERELLO….

    Ora però mi fermo quì la soluzione-alternativa la rimando a Kremlino: kremlino.blogspot.it

    • savino marseglia

      occhio al kremlino! togliete la corrente al computer per lavori in linea con il sistema comatoso e autoreferziale dell’arte – usate un circuito alternativo come gabbia da uccelli elettronici privi di ali! Non dimenticate il circuito alternativo come gabbiette per il vostro soggiorno d’artista!

    • pippo

      i commenti che fai su scano sono un pò datati, vai a vedere che ha fatto nell’ultimo anno per cortesia. parlare di giovani – che giustamente hanno un metabolismo più veloce – restando ancorati a vecchi lavori mi pare ingiusto.
      parliamo di deluca kvas martini o giacconi, vediamo che dici

  • ma dai…sono lavori di due anni fà, non parliamo mica di alighiero boetti. Quei lavori sono stati fatti e sono significativi eccome.

    Ok parliamo di deluca kvas martini o giacconi. Indicami però tu un lavoro visibile on line che tutti possano vedere.

  • pippo
  • se cerchi su google ne trovi quanti ne vuoi per ognuno!

  • angelo bellobono

    Toppo scrivere poco fare, mani sporche poche, parole pulite e adatte a tutte le stagioni, tenativi ludico scolastici e applicazioni tecniche, da appendere in classe con ritagli, collage e coccoina. Confondono e sono confusi con modelli di ricerca che sono altro e altrove, fuori sistema..se non è zara è h&m. La lista?ogni lista è buona per cento e non buona per altri cento. Quando i rubinetti sono aperti tutto va bene, quando son chiusi ogni goccia serve ad attraversare il deserto. Farsi meno male possibile e continuare

  • ottimo. facciamo de luca. Vi invito a guardare la foto dell’articolo dove c’è quello che sembra un tubo in cemento:

    http://tomasodeluca.tumblr.com/post/16897068287/floating-30-days-to-move-a-column-2011-cement

    Io vedo un tubo in cemento. Se andiamo nel sito di De Luca dietro a questo tubo c’è un panegirico incredibile fatto delle solite 1000 citazioni…ed ecco che abbiamo l’ennesimo GIOVANE INDIANA JONES:

    artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    A me basta per capire che questo lavoro è IDENTICO ad un lavoro di Arena, Biscotti, Andreotta Calò o Rubbi…e quindi di quei soliti noti che Bruciati vorrebbe sostituire con questi “NUOVI”.

    SI TRATTA SEMPRE DEL SOLITO ARTISTA, DELLA SOLITA MODALITA’ DI LAVORO: mille citazioni da wikipedia e formalizzazione accattivante presa dalla fanzine Moussoscope….Sotto al tubo c’è del sapone, l’opera viene inondata d’acqua per 30 volte dalle signore del posto….che emozione….potevamo metterci trenta getti d’acqua da signora anziana e 30 soffi di bambino di 5 anni….insomma: possiamo caricare e formalizzare il lavoro come vogliamo. Anche se il lavoro è in realtà un tubo.

    La modalità di lavoro, quella in cui va cercato il VALORE delle cose è sempre la stessa. Ed è un giochino relativistico e fine a se stesso. E’ molto più interessante il TESTO che SPIEGA l’opera…ma allora perchè De Luca non scrive racconti? Il valore della torta buona non sta nella torta ma nella modalità di lavoro da cui discende. Infatti una torta non è BUONA solo per il fatto di essere una torta.

  • sabatelli

    Trovo imbarazzante questo tentativo di Bruciati di ricostruirsi una verginità prendendo una posizione “critica” sul sistema. Come tutti i politici da strapazzo fa affidamento sulla memoria corta e la disinformazione degli utenti. Ma se in Italia la situazione è quella che è, dobbiamo ringraziare proprio personaggi come Bruciati, non dimentichiamocelo.
    E il finale dell’articolo con l’elenco dei “giovani artisti da salvare” lo trovo davvero fuori luogo in un articolo di questo tipo, da cui ci si aspetterebbe quanto meno il coraggio di fare affidamento sulla propria firma, senza tirare in ballo terzi o quarti. Eppure pensandoci bene è un gesto emblematico dell’approccio di Bruciati: esempllifica il suo tentativo di costruirsi una credibilità parassitando il lavoro dei giovani, “ammassando nomi”.
    Insomma l’impressione è che nella “migliore” tradizione della peggiore politica Bruciati stia cercando di “cambiare tutto perché nulla cambi”.

  • Lorenzo Marras

    Gia’ che ci sei , guarda il mio artista preferito è Cappuccetto Rosso .
    Fai la requisitoria anche su di lei.
    New Arcaic ? Indiana Jones?
    e che dire di Nonna lupo con le orecchie lunghe lunghe ?

    • Piccole Pesti crescono

      Perché non mettere nella Whitehouse anche la “Bella addormentata nel Bosco” o Biancaneve e i Sette Nani (magari da mettersi nel giardino della Whitehouse) o la strega cattiva di Hansel e Gretel. Attenzione permane il rischio di feticizzazione o di sovraffollamento di oggetti (che tanto piace a Whitehouse). In fondo non ha detto Whitehouse che la realtà stessa è come una grande mostra piena di oggetti. Io credo fermamente che il futuro dell’arte sia la discarica….

      • Sono dell’idea che le diversità possano essere utili per incontrarsi (o anche scontrarsi) se serve a costruire nuovi paesaggi, continuare a deplorare senza mai apportare freschezza e novità, alla fine si svuota tutto.

        La bellezza di un forum come questo dovrebbe aiutarci a “migliorare e stimolare”

  • Maria Elena Scottadito

    Vero! le mostre a Monfalcone erano per lo più un ammasso di nomi che difficilmente lasciavano spazio ad una linea curatoriale…sempre se c’è mai stata una linea…
    ho paura che la risposta sia NO!

    Maria Elena Scottadito

  • Angelov

    E’ tutto ormai chiaro, anche i latini lo dicevano: “Nomen est Omen”.
    Ergo: Bruciati sei Bruciato.
    Per te è finita.
    Mettiti l’anima in pace, e bevici sopra.

  • franco

    Trovo imbarazzante come si possa in due righe etichettare,valutare,disprezzare il lavoro di chiunque.Se per questo lo si può fare anche con il lavoro di altri artisti ormai passati alla storia e considerati dai più intoccabili.L’aspettativa del nuovo,del genio,di qualcuno diverso da tutti gli altri ( quante migliaia di “artisti” ci sono al mondo..? ) mi sembra frutto di una visione medievale dei valori.Necessaria agli artisti per valorizzarsi e al mercato per vendere.Sottraendo la firma dal lavoro dei più,le loro opere sarebbero indistinguibili.Solo all’interno di un sistema funzionale alla creazione di valore aggiunto riescono a distinguersi.Mi sembra una lotta che ognuno ( artista,gallerista,curatore…) fa per sè,insita nella natura dell’uomo,che non porta da nessuna parte.Gli “artisti” con il loro bisogno di affermazione personale mi sembrano i più tradizionalisti e medievali di tutti.

    • Caro Franco, nessuna etichetta frettolosa. Da quattro anni stiamo argomentando e approfondendo una critica sul blog whitehouse, su flash art, su exibart e su artribune, su facebook e anche su skype con delle giornate aperte al dialogo e al confronto. E’ ovvico che questi commenti devono essere sintetici se non diventano illeggibili, ma poi è possibile approfondire.
      La vera anomalia è la TOTALE ASSENZA di critica in italia. E le prime vittime sono gli artisti stessi.

      • franco

        La vera “anomalia” è che il sistema dell’arte non ha alcuna intenzione ne interesse ad essere antagonista ad una visione del mondo che non sia motivata da una “valorizzazione” mercantile del proprio operare.Lecita,beninteso,ma che non può, per la sua stessa ambizione ,sollecitare orizzonti di senso che non siano soffocati dall’ambizione personale.In quella stessa ambizione,c’è il passato.Molto contemporaneo.Ma è il passato.

  • ottimo. facciamo de luca. Vi invito a guardare la foto dell’articolo dove c’è quello che sembra un tubo in cemento:

    http://tomasodeluca.tumblr.com/post/16897068287/floating-30-days-to-move-a-column-2011-cement

    Io vedo un tubo in cemento. Se andiamo nel sito di De Luca dietro a questo tubo c’è un panegirico incredibile fatto delle solite 1000 citazioni…ed ecco che abbiamo l’ennesimo GIOVANE INDIANA JONES:

    artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    A me basta per capire che questo lavoro è IDENTICO ad un lavoro di Arena, Biscotti, Andreotta Calò o Rubbi…e quindi di quei soliti noti che Bruciati vorrebbe sostituire con questi “NUOVI”.

    SI TRATTA SEMPRE DEL SOLITO ARTISTA, DELLA SOLITA MODALITA’ DI LAVORO: mille citazioni da wikipedia e formalizzazione accattivante presa dalla fanzine Moussoscope….Sotto al tubo c’è del sapone, l’opera viene inondata d’acqua per 30 volte dalle signore del posto….che emozione….potevamo metterci trenta getti d’acqua da signora anziana e 30 soffi di bambino di 5 anni….insomma: possiamo caricare e formalizzare il lavoro come vogliamo. Anche se il lavoro è in realtà un tubo.

    La modalità di lavoro, quella in cui va cercato il VALORE delle cose è sempre la stessa. Ed è un giochino relativistico e fine a se stesso. E’ molto più interessante il TESTO che SPIEGA l’opera…ma allora perchè De Luca non scrive racconti? Il valore della torta buona non sta nella torta ma nella modalità di lavoro da cui discende. Infatti una torta non è BUONA solo per il fatto di essere una torta.

  • ahhhhh ma sono straordinarie queste “nuove leve” di Bruciati…non resisto dal farli tutti:

    MARTINI: gruppo New Arcaic i fratelli formalistici dei più concettuali Story Story I lov yu (insieme sono i GIOVANI INDIANA JONES)

    KVAS: New Arcaic ancora a manetta…incredibile….quanto questi giovani si rifugino dietro ai codici dei loro nonni, che con la nonni genitori foundation li man tengono in ostaggio. Questa retorica del passato serve per renderli più intelligenti e quindi più accettabili dalle generazioni passate.

    GIACCONI: misto di New Arcaic e Story Story I lov yu, sembra Patrizio Di Massimo (anche lui favoritissimo dal sistema dei soliti noti e ultimamente sembra davvero il giovane Ontani 2.0).

    sostanzialmente è tutto spiegato in questo articolo di giugno 2012: http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    Situazione drammatica.

  • Roberto

    Caro Andrea l’articolo non fà una piega!

    Solo non capisco:
    come mai solo ora i curatori si sono svegliati, e non 10 anni fà?

    Roberto

    • SAVINO MARSEGLIA

      Se non altro Andrea Bruciati ha avuto il coraggio di manifestare apertamente la sua opinione su questo stagno mortifero dell’arte! Ma mi chiedo…perchè tanti notabili curatori stanno muti come pesci?

      • Roberto

        Bruciati cita nomi che conosco nell’articolo, che vendono FUFFA!

  • CoDa

    In un sistema che funzioni Bruciati e relativi artisti dovrebbero replicare, ma non mi sembra di aver visto nulla del genere nei post qui sopra e mi domando perchè… ma attendo fiducioso
    Nel frattempo mi viene una proposta da fare ad artribune: perchè non scegliete – per es. settimanalmente – un artista disposto a confrontarsi su una o più opere sue? tutti ne trarremmo vantaggio

    • Ottima idea!!! Spero che la redazione presti ascolto.

    • Lorenzo Morri

      A me diverte molto leggere quello che scrivete, come spettegolate tra di voi, mi avete riempito due pomeriggi con la vostra critica e.. vi scongiuro.. non smettete

  • @ whitehouse: inserendo nella stessa macrocategoria Kvas e Martini, il cui lavoro parte da presupposti concettuali molto diversi e che anche nella formalizzazione appare fortemente diversificato, dimostri l’inconsistenza delle tue strategie di critica. Non serve a nulla distruggere ogni cosa cercando di fare di tutta l’erba un fascio. Personalmente ritengo che, tra i nomi fatti da Bruciati, alcuni dei quali discutibili, Kvas e Martini conducano una ricerca dignitosa, in due direzioni a loro modo diverse. Il problema, sul versante critico, è semmai, come suggerisce Maria Elena Scottadito, avere il coraggio di seguire una linea, indicando una strada, suggerendo prospettive e sbocchi futuri.

    @ angelo bellobono: il tuo è uno sfogo poetico e in parte disilluso, da artista. Comprendo il disagio che sembra emergere dalle tue parole: il lirismo e l’eterea soggettività dei tuoi lavori è, mi spiace, ormai fuori contesto in tempi di cruda emergenza come quelli che stiamo vivendo. Ma fai bene a continuare sulla strada che risponde alle vibrazioni della tua anima.

    @ sabatelli: pur condividendo in linea di massima le tue osservazioni, trovo sterile l’accanimento su Bruciati e più utile partire dallo spunto di autocritica di un certo sistema curatoriale per discutere sul panorama artistico contemporaneo. Volendo accogliere il tuo paragone tra arte e politica (due piani che a me piace però tenere distinti), accanirsi contro Bruciati è come continuare ad accanirsi contro i protagonisti al tramonto della scena politica degli ultimi decenni, invece di partire dal loro fallimento per individuare nuove soluzioni. Chiedo perdono a Bruciati per il paragone, in realtà io penso che la coerenza sia meno fondamentale in arte che in politica, apprezzo quindi le sue buone intenzioni e spero che presto la volontà di un’inversione di rotta dal punto di vista metodologico, che ha saputo esprimere in questo articolo a parole, trovi presto traduzione concreta nei fatti.

    • Lorenzo Marras

      Vincenzo scusa se mi intrometto , ma poi Bruciati con il suo articolo è andato veramente contro il “sistema”? perché è da qui che noi si deve partire per sciogliere quello che è un vero e proprio equivoco.
      Equivoco con tutte le brutte conseguenze che sono state le varie prese di posizione (non le chiamo altrimenti).
      Bruciati in sostanza cosa fa ? FA una semplice analisi di cosa è divenuto l’ambito in cui soggetti con diverse competenze co-esistono. Non è propriamente una critica perché cio’ che le sta di fronte NON è tizio oppure Caio che selezionano i soliti nomi oppure il tal museo che sbarra le sue porte alla massa o che quel sempronio di curatore è ammanigliato con l’assessore tal dei tali di una x citta’.
      E’ si, una analisi che implica anche coinvolgere se stesso ma che altresi’ rivolge lo sguardo a cio’ che è divenuto la cifra prevalente , responsabile di avere dimenticato il suo intorno (le famose URGENZE da cui partire per concepire l’opera) .
      In sostanza , egli,i non guarda la cosa, distaccato, come fa qualcuno, ovverossia considerando il tutto come un mappamondo da rigirare sputando contro ogni cosa che invade lo sguardo perché SA che ne fa parte e chissa’ , come tutti noi, che commettiamo ERRORI e anche grossi , ritiene che in casa propria non è che per forza di cose bisogna usare l’esplosivo per farla saltare ma è possibile mutarla con il contributo di tutti i suoi abitanti.

      E’ un analisi che traccia inerosabilmente dei punti, che sono divenuti ciechi per il modo con cui abitudinariamente sono percepiti (fare bene i compitini , strategicamente, per avere la meritata caramella o, a me pare peggiore di tutte, il fatto che l’artista ha sempre piu’ mutuato la forma di vita manager…per conseguire esclusivamente risultati pre-vedibili)

      A giudicare dal putiferio che ha scatenato in questo commentario , bisogna dire che ci ha azzeccato.

  • Sabrina
  • Ursula

    Viste le (solite) reazioni, Bruciati si chiederà: ‘Ma perché ho perso tempo a scrivere questo articolo’? La verità è che il sistema sarà anche malato, ma quelli che lo criticano lo sono molto, molto di più.
    Complimenti a Bruciati, comunque; bella ed interessante analisi

    • SAVINO MARSEGLIA

      Parole che si leggono nel giornale di cronaca nera…

  • Sistema o non sistema,

    il problema rimane la qualità espressa dall’artista,

    qualità che necessità di tempo e di spazio,

    più possibilità e varietà c’è e più si potrà valutare,

    ogni energia spesa ad ampliare le possibilità,

    sarà positiva occasione di confronto e di crescita per tutti

  • Forse l’analisi di Bruciati non è nuovissima ma è condivisibile ed (abbastanza) argomentata. Mi pare che chi la condivide, anziché accusarlo di esserci arrivato tardi, dovrebbe rallegrarsi per questa sua (nuova?) convinzione e per il fatto che abbia avuto il “coraggio” di renderla pubblica. Chi non la condivide (ma mi par di non vederne attorno) potrebbe contestarla con degli argomenti (se ne ha).
    Quanto alla “lista” mi sembra che un po’ tutti quelli che l’hanno commentata siano incorsi in un grosso malinteso. Premesso che, come giustamente osserva Angelo, ogni “scarafone è bello a mamma sua” e ogni “lista” piace a cento e dispiace a mille, occorre notare che essa non è neppure una “lista” e che Bruciati non ha affatto detto : ecco questi sono “i meglio” (e men che meno “investite su questi che ve li garantisco io”, come, invece, sta facendo il buon Politi per la sua prossima “fierina” – vedi ultima newsletter di FlashArt) .
    Bruciati dopo aver notato ” come spesso siano stati gli artisti a essere diventati dei finti manager che fanno studi di settore strategici prima di decidere come orientare la propria ricerca. Purtroppo, come certi sedicenti “maestri” hanno insegnato, si doveva per forza fare “tutto giusto”, senza sperimentare, pur di stare a galla, divenendo invece i primi responsabili di un servilismo neanche sottaciuto.”
    afferma: ” I nomi per un cambiamento antropologico per fortuna sono tanti e l’elenco su cui scommettere è cospicuo.” e poi viene l’elenco di nomi preceduti da “qualche nome?” e quindi leggendo il suo pezzo (senza prevenzioni e pregiudizi) si deduce che:
    – i nomi sono solo un’esemplificazione di un più “cospicuo” numero di soggetti
    – questi soggetti non sono portati quale esempio di “eccellenza artistica” ma di “cambio generazionale” (mi pare di poter tradurre così il “cambio antropologico”)
    – la lista (che non può quindi essere assimilata alle “liste di merito” che spesso s’incontrano nella stampa specializzata) se sottintende certamente un apprezzamento o quanto meno un “questi son quelli che per primi mi vengono alla mente” da parte di Bruciati, non implica, invece, né esclusioni verso nomi non in essa compresi né un giudizio di “valore artistico” per i nomi che vi compaiono, visto che Bruciati non sta parlando di “valore delle opere o della ricerca” ma di una diversa modalità, che egli considera positivamente, di approccio all’attività artistica, rispetto ad una “generazione” precedente: parla, infatti, di “cambio antropologico”.
    A questo punto i nomi fatti da Bruciati, se a qualcheduno interessa confutare la sua tesi, vanno criticati (nel senso di “essere presi in considerazione ed esaminati”) non per la “qualità” o “valore” del loro operare artistico ma, casomai, per il modo di proporsi e rapportarsi con il mondo in generale e con quello dell’arte in particolare.

    • Mi permetto di aggiungere che tale malinteso ha tanto il sapore del “lapsus freudiano” di chi, pur negandolo consciamente, è così inconsciamente attratto, afflitto e preoccupato dalla varie “classifiche di premi e concorsi” e “liste dei primi 100 …” da non sapersi esimere dall’interpretare in tal senso qualsiasi lista di nomi che gli capiti di leggere su una pubblicazione di settore.

  • I modi di proporsi non mi paiono così significativi,

    stanno nel solito filone dell’ “alternativo giovanile”

    se ancora oggi ha senso usare questo “termine”

    invece vorrei capire perché dovrebbero essere ” cambiamento antropologico”

    l’approccio “dialogo, confronto, scambio…” mi pare alquanto assodato,

    io penso che solo sulla coerenza e qualità si possa

    nuovamente proporsi in un “cifra nuova”, e per far questo ci vuole tempo…

    poi dividere il canale distributivo da quello creativo,

    sono due situazioni che difficilmente un artista riesce a controllare direttamente,

    soprattutto in un paese come il nostro dove i pochi canali di “promozione”

    sono alquanto controllati e vincolati da “vecchie energie”

    • “invece vorrei capire perché dovrebbero essere ” cambiamento antropologico” ”
      …ecco questa è la prima domanda sensata (e conseguente al suo articolo) a Bruciati, di tutto il commentario…

  • Ringrazio ArtTribune x aver censurato il mio commento.
    Penso che se pur espresso con una forma estrema, il fatto di non pubblicare un commento dica molto del sistema dell’ arte.
    Mi sembra anche che il sig Bruciati sia adulto e vaccinato e sappia reggere delle critiche espresse in maniera violenta, ma assolutamente costruttive.

    in sintesi:
    1l’ arte e’ una questione di stile, se l’ artista non ha stile lasciate perdere
    2se l artista privo di stile e’ ricco di famiglia dovete lasciare perdere lo stesso (IMPOSSIBILE?)
    3 un curatore deve aiutare l artista ad allestire al meglio la mostra e spiegare il lavoro dell’ artista e BASTA

    l’avevo scritta meglio ed in maniera piu’ efficacie.
    PS: il fatto che ci sia una limitazione ai commenti o un’ approvazione ai commenti da parte di ArtTribune e’ l’ esempio di come cazzo siamo messi in Italia.

    saluti

    • Redazione

      Gentile Samuel, se il suo commento non fosse stato infarcito di parolacce, nessuno si sarebbe sognato di cancellarlo. Da queste parti tendiamo a pensare che ci si possa esprimere in modo efficace anche senza insulti.

      un saluto
      La Redazione

  • grazie, il lavoro deve essere semplicemente uno standard (giovani indina jones che fanno lo stesso lavoro, wikipedia e incolla) perchè non essendoci confronto critico quello che conta veramente solo i luoghi (place) e le relazioni pubbliche (rays) che sostengono un lavoro. Ed ecco che l’opera nasce quando questi raggi incontrano un luogo (place+rays=…plays…). Il lavoro è uno standard caricato di luogo e relazioni.
    …plays…
    Europa Centrale, 2011.
    http://whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html

  • oblomov

    Che barba… tutti hanno la loro sfilzina di artistini innovatori di chissacchè , tutti criticano e poi tutti i curatori cercano di fare le stesse cose con gli stessi criteri..e con i soldi…degli artisti, delle istituzioni (sempre meno) degli sponsor ecc. Alla fine sono squadre, campionati nazionali, internazionali. con i loro coach e allenatori..ma l’arte, dov’è? Perchè mi annoio così tanto…sarò stupido, o troppo intelligente? Non mi stupisce più niente, tutti citano tutti, continuamente…per trovare lavori interessanti…devo tornare al passato remoto allora si, coi morti mi trovo bene..sono veri, sinceri però non è giusto, dovrei trovarmi bene con questi giovani o mid carreer come li chiamano…che noia…ho il sospetto che tutto venga preparato a tavolino…per un po’ lascio perdere la fruizione dell’ARTE e mi occuperò di giardinaggio, di altre cose a mio avviso più autentiche…

  • 8 gennaio 2013 alle 19:40 Luciano G. Gerini scrive:
    “invece vorrei capire perché dovrebbero essere ” cambiamento antropologico” ”
    …ecco questa è la prima domanda sensata (e conseguente al suo articolo) a Bruciati, di tutto il commentario…

    Grazie Luciano per la tua osservazione, aspettiamo lumi dal Sig. Andrea Bruciati?

  • Carlo Mesia

    Gli date pure spazio a questo?
    Pubblicità gratis alle gallerie commerciali ed appartenenti al bieco sistema contemporaneo (curatori-gallerie-fondazioni – paper)senza fargli pagare un euro oppure Bruciati lo avete assoldato come commerciale ! Questa rivista sta diventando imbarazzante! E si permette pure di criticare un sistema, per portare avanti la sua squadra , credo che abbia girato solo le fiere mai uno spazio no profit , solo gallerie che lo pagano!

  • Roberto

    Io sto con whitehouse! Spacca!

    • Piccole Pesti crescono

      ma cosa intendi spaccare , quando non ci si rende conto di aderire seppur indirettamente ad un bosco asfittico e privo di vita, quale quello del sistema dell’arte contemporanea, Più che uno spaccalegna ci vorrebbe un “ghost hunter” (cacciatore di fantasmi) o di catafalchi viventi per disinfestare la whitehouse da simili presenze…

      • Roberto

        Spaccare in gergo sta per “Bravo”. Mi piace come pensa, e come scrive…

  • gernard

    una cosa sola:
    rossi non argomenta.
    i discorsi sugli ultimi giovani artisti sono degli strani codici inafferrabili.
    al di là di ciò, non porterebbero a nulla. non critica. non dice. non dichiara perchè non sa.
    non ci interessano i tuoi slang da imbecille.
    se non hai niente da dire non parlare.
    e se hai qualcosa da dire fallo davvero, sei pure anonimo, ti puoi permettere qualsiasi boiata.
    martini che? kvas che? giacconi che? de luca che?
    ti sfido.
    ti sfido a parlare dei suddetti davvero, senza tirar fuori stupidi gerghi noti solo a te.
    provaci. analizza il loro lavoro, smembralo, sbranalo se ti pare gliusto, ma parti da quello, non dalle tue fisime e dai tuoi stupidi tormentoni.

  • Sangiorgio

    Nulla di piu contemporaneo della noia che l’arte produce.
    Mi sembra l’ambito meno appropriato per indicare orizzonti capaci di smuovere l’uomo dalle secche dell’ego e del mercato che tutto assorbe in una palude medievale.Puzza di stantio,nutrendo immaginari per pochi fedeli.

  • Sangiorgio

    Vi siete mai domandati come mai solo per le arti visive c’è un dibattito cosi acceso al fine di determinare valori,valenze,priorità,ruoli…inversamente proporzionale all’interesse dei piu ?

  • angelo

    capirai ci voleva bruciati per avere una lista completa di artisti già difesi dal sistemino.
    grazie ci illumini sempre.

    • diavola

      ma che cavolo dici?
      difesi dal sistemismo?
      chi?
      dai, imbecille, sei solo invidioso TU e LORO sono dei giovani artisti.
      gallerie o meno stanno sicuramente battagliando.
      e tu vai a lavorare va, e non scrivere commenti inutili

  • p.

    l’elenco dei nomi è inquietante, con la “Q” maiuscola.