Sdoppiarsi per rimanere se stessi. Intervista con Cosimo Terlizzi

Dopo averne curato la partecipazione alla mostra patavina “Augmented Place”, Elena Tonelli incontra Cosimo Terlizzi per conto di Artribune. È l’occasione per parlare del film che sta per fare il giro delle sale italiane, “L’Uomo Doppio”.

Cosimo Terlizzi, L'Uomo Doppio, 2012

Abbiamo incontrato Cosimo Terlizzi (Bitonto, 1973), fresco dell’uscita del suo nuovo film, L’Uomo Doppio, prodotto dalla Buena Onda di Valeria Golino, Viola Prestieri e Riccardo Scamarcio. L’autore milita nel territorio liminare fra arte e cinema: esemplare è il suo precedente video-documentario Folder (2010). Dopo averlo curato nella mostra patavina Augmented Place, Elena Tonelli incontra Terlizzi per conto di Artribune: è l’occasione per parlare del film che sta per fare il giro delle sale italiane.

Nelle tue opere è costante la presentazione della tua vicenda personale, su cui rifletti in una sorta di viaggio alla ricerca del sé. Con Folder hai avuto molto coraggio, ma ne L’Uomo Doppio hai esposto ancora di più la tua vita, forse in modo più maturo. Ce ne vuoi parlare?
La ricerca del sé è come la ricerca di un tesoro. Le mie opere sono la registrazione di questo viaggio nel profondo, dove l’esplorazione avviene in uno spazio a luce intermittente. Molti i momenti al buio, in cui la notte dell’anima, come direbbe Hegel, manifesta tutta l’incertezza che è dell’essere umano. Mostruoso e bello, misterico corpo proteso verso l’esplorazione dell’Universo. Insaziabile si avventa in modo incosciente contro il suo mondo, che lascia come involucro in agonia. Ossessivo procreatore della sua specie, come se fosse in pericolo d’estinzione. Ma con me e Damien si chiude il cerchio. L’Uomo Doppio è un affresco di questa stanza privata in cui la ricerca di se stessi, cominciata da Folder e la frase “distruggi il tuo Ego”, qui tende ad aprirsi o ad affondare in una discussione più intima che porterà a una riflessione sorprendente.

Cosimo Terlizzi, L’Uomo Doppio, 2012

L’espansione dell’interiorità in uno spazio condiviso e pubblico, la frammentata dimensione dell’essere contemporaneo, il tema del viaggio interiore: per ritrovare se stessi bisogna sdoppiarsi e vedersi dall’alto?
Questa trasposizione di se stessi negli spazi condivisi del web porterà probabilmente a una nuova e più espansa coscienza collettiva. Ma qualcuno deve trascrivere il testo, fissare gli approdi intellettuali condivisi. Da lì si va avanti e andare avanti significa avvicinarsi sempre di più al vuoto, ovvero al mistero della creazione. Questa è la scoperta del tesoro. Essere nel sé può allora voler dire essere nel Tao, immerso nell’infinitezza. È indispensabile vedersi dall’alto, per capire dove si è e dove si vuole arrivare. Un po’ come si fa con Google Maps, il satellite è come una protesi straordinaria del nostro corpo. Il software ci trova, e poi noi zoomiamo verso l’alto.

Cosimo Terlizzi, Il pensiero di Empedocle, 2012, courtesy Traffic Gallery, Bergamo

L’Uomo Doppio affronta questioni profonde, come quella della scissione individuale tra materia e spirito, corpo e anima. Questa ambiguità finisce per far dialogare il campo scientifico (la creazione in laboratorio della cosiddetta “particella di Dio” al Cern di Ginevra, che citi nel film) con quello della fede. Questa lotta interiore pone un divario tra le ragioni della religione e quelle della scienza: possono convivere questi due ambiti?
Vi è in entrambi il voler esaltare la verità. Se nell’ambito religioso però la verità pare essere nella luce di Dio, in quello scientifico si cela nel buio del vuoto; se per la religione cattolica i dogmi vanno rispettati, nella scienza affatto; se la religione copre quindi la luce, la scienza tende a svelarla. Ma nelle ricerche scientifiche il dogma della creazione è ancora lontano a comprendersi, e più si ha la sensazione di essere arrivati a una spiegazione più questa pare essere talmente straordinaria da nasconderne un’altra. Paradossalmente le religioni hanno paura della verità. Nel mio percorso spirituale ho pesato questa contraddizione e l’ho interpretata. Perché aver paura delle ragioni del corpo (il corpo qui inteso anche come “caduta di un grave”)? Per la perdizione che cela dietro il suo aspetto? Perché il destino del corpo deve essere segnato? Può il corpo sposare la sua essenza senza prevalere a essa?

Cosimo Terlizzi, Montana Hotel, 2010, courtesy Traffic Gallery, Bergamo

Dopo la presentazione a Bologna (Cinema Lumière) durante la White Night di Arte Fiera, dove potremo vedere questo tuo lavoro?
Il film sarà in programma in diversi cinema d’essai d’Italia (dal francese “cinema di prova” o di “sperimentazione” com’è giusto che sia L’Uomo Doppio) e speriamo nei principali festival. Riguardo la distribuzione estera, stiamo vagliando alcune proposte.

Elena Tonelli 

Cosimo Terlizzi – L’Uomo Doppio
Italia | 2012 | 67’
www.cosimoterlizzi.com

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Elena Tonelli
Nata a Trento nel 1985, dopo il diploma classico si è laureata in Storia e Tutela dei Beni Culturali nell’Ateneo di Padova con una tesi sulla critica tedesca a Fernand Léger (2008). Trasferita a Bologna per seguire la magistrale in Arti Visive, curriculum contemporaneo, si è laureata, di nuovo a pieni voti, con una tesi su Wolf Vostell (2011). Attualmente sta seguendo il primo anno della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici sempre presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre interessata all’arte e agli eventi culturali, con particolare riferimento ai loro risvolti contemporanei, Elena ha collaborato con diversi Enti pubblici per l’organizzazione di eventi culturali e mostre. Nel 2008 presso la Galleria Civica Cavour per la mostra Novecento al museo (Padova), nel 2010 supporto per l’evento Draft. Performing Videoart and Music (Bologna, a cura di Silvia Grandi) e per la mostra ART//TUBE, L’arte alla prova della creativita’ amatoriale (Padova, a cura di Guido Bartorelli).
  • MVM

    COMPLIMENTI COSIMO!!! Bella intervista, bravo artista, bellissimi lavori… ce ne fossero di artisti così… complimenti anche alla giornalista!
    Cercherò di vedere L’UOMO DOPPIO, l’articolo mi ha molto incuriosito

  • NoR

    Davvero interessante. Bella intervista. Finalmente. Non potró essere alla prima, ma vorrei davvero vedere questo lavoro.

  • Lorenzo Marras

    il “doppio” è sempre stato un tema molto indagato dagli artisti. Ritengo che comunque siano molti quelli di loro che lo facciano con molta imprudenza,
    Scoprire il DOPPIO in se stessi e trovarsi in compagnia con qualcosa a cui ci si è sempre creduti estranei, porta a delle conseguenze non proprio piacevoli.
    NON si sopporta piu’ niente. Insomma, si anticipa la morte pensando erroneamente che questo anticipare , costituisca di per se un antidoto.
    Il doppio è una sfida e bisogna essere come odisseo, che prima di sostenere l’incontro con il canto delle sirene si fece legare dai propri compagni a cui , copri’ con cera le orecchie.

  • Francesca Castagna

    ….Insieme in cammino respirando la vita…. la vita che crea arte…. grazie a voi che siete arte… Lavori bellissimi, intervista particolarmente interessante e pertinente.

  • Andrea G

    Credo che il dualismo che si ritrova in anima e corpo, onda e corpuscolo, conscio e inconscio continuerà sempre ad affascinarci e ad esercitare un forte influsso su di noi… e credo che la verità di ognuno tenda a collocarsi nel delicato lavoro di ricerca di un equilibrio tra queste entità.

    L’arte è forse sintesi di religione e scienza, o espressione della capacità di varcare i limiti di queste discipline, e dunque la breccia, la via verso una “ritrovata unità”.

    Bella intervista! Complimenti alla giornalista”