La musica di Giacinto Scelsi. A casa sua

A Roma, una stagione esclusiva per ricordare ‘l’uomo venuto dal futuro’. Con concerti gratuiti ma per pochissimi uditori. Ospitati nella straordinaria dimora di un personaggio misconosciuto e polivalente.

Giacinto Scelsi

Quirino Principe gli ha dedicato un saggio intitolato L’uomo venuto dal futuro. L’8 gennaio, data in cui avrebbe compiuto 108 anni, è iniziata una stagione di concerti da camera interamente a lui dedicata. Si svolgono a casa sua – un meraviglioso palazzetto cielo-terra sul Foro Romano – in cui viveva in modo riservato. L’apriva agli amici unicamente quando si celebrava il suo genetliaco. Sono i concerti di musica contemporanea più ricercati e più esclusivi, a Roma: vengono ammesse solo 40 persone (la capienza, stando strettissimi, del salone del quarto piano), sono gratuiti (ma si apprezzano le donazioni liberali), ci si registra (per essere informati su date e programmi, e per prenotarsi), sovente, dopo il concerto, c’è un bicchiere o nel salone del primo piano tra antichità orientali o sulla terrazza con vista sulle antichità romane. Il pubblico è mediamente giovane perché, pur se l’autore (nato nel 1905) è deceduto nel 1988, si tratta pur sempre della ‘musica del futuro’ di un ‘uomo venuto dal futuro’ e che non ha mai creduto di essere un musicista.
Notissimo in Francia, Austria e Germania, è ancora poco conosciuto in Italia, anche se ha plasmato più di una generazione di compositori. Di chi si tratta? Di Giacinto Scelsi, nato nel 1905 a La Spezia e morto a Roma nel 1988. Era un ricco “dandy”: non andò neanche a scuola perché istruito da precettori nel castello di famiglia sulla riviera di Levante. Ha attraversato tutto il Novecento (soggiornando prudentemente in Svizzera, con la moglie, durante il secondo conflitto mondiale) e diventando notissimo all’estero nel mondo della musica, della filosofia e delle arti figurative – nel 2007 a Salisburgo gli hanno dedicato una sezione del festival estivo (Scelzi Kontinent) – ma noto in patria solo a musicisti, artisti e (immaginate) cultori di spiritualismo orientale e tecniche per coniugare i suoni dell’Asia con l’elettronica. Questo è un motivo per cui appassiona i giovani ricercatori non solo di musica ma anche di filosofia. Scriveva in più lingue. Il suo lavoro più completo in italiano è Il Sogno 101 pubblicato un paio di anni fa dell’editore Quodlibet.

Museo Casa Scelsi, Roma

Scelsi è per molti aspetti un enigma, nonostante la sua musica abbia influenzato intere generazioni in tutto il mondo e il suo interesse per lo spiritualismo orientale sia stato precursore di movimenti sviluppatisi in Europa e negli Usa negli Anni Settanta. Nel corso della sua vita ha partecipato intensamente alle tempeste artistiche e culturali del proprio tempo, legandosi a figure come Jean Cocteau, Henri Michaux, Virginia Woolf, Walter Klein e grandi interpreti quali Nikita Magaloff e Pierre Monteux. Una delle sue prime composizioni Rotativa, in prima mondiale nella Sala Pleyel a Parigi, diretta da Monteux, il 21 dicembre 1931, lo impose all’attenzione internazionale. Non si è preoccupato delle mode a lui contemporanee ma, fortemente influenzato dal pensiero orientale, utilizzava tecniche compositive tradizionali, suscitando ed esplorando problematiche ancora attuali: la centralità del suono, lo spiritualismo, il rapporto della musica con l’esoterismo, le nuove tecniche elettroacustiche di produzione sonora, il superamento della scrittura musicale tradizionale, la virtualità, il rapporto con lo spazio.
Alla fine degli Anni Trenta organizzò a sue spese una serie di concerti di musica contemporanea per fare conoscere giovani musicisti italiani e stranieri, fra i quali Kodaly, Meyerowitz, Hindemith, Schoenberg, Stravinskij, Shostakovich, Prokofiev, Nielsen, Janàcek, Ibert. In Svizzera, durante la guerra, continuò un’intensa attività culturale, sia poetica che compositiva, iniziando un lavoro di tipo teorico fondamentale per gli sviluppi futuri della propria musica. Dedito anche alla produzione letteraria, si è intensamente interessato alle arti visive, in particolar modo all’arte informale, che ha attivamente sostenuto attraverso la creazione della Rome-New York Art Foundation.

Gli strumenti di Giacinto Scelsi

La Fondazione che porta il suo nome, dopo un anno dedicato a John Cage, organizza, a un quarto di secolo dalla sua morte, una stagione in cui la sua musica, modernissima, viene giustapposta a quella dei classici noti. La serata musicale dell’8 gennaio è stata aperta da un’introduzione del compositore Nicola Sani (Presidente della Fondazione) ed è consistita in un concerto per piano di Marianne Schroeder, una tra le sue allieve preferite. Titolo complessivo Ouvrir la Pensée à la Lumière (un motto che racchiude lo Scelsi illuminista). La prima parte (35 minuti) è stata una suite composta a 25 anni, Les Douze Prophètes Mineurs, un breve ritratto musicale di ciascuno dei dodici profeti minori della Bibbia. Era probabilmente la prima esecuzione a Roma. Lo stile risente del ‘Gruppo dei Sei’ (il circolo musicale francese composto da Darius Milhaud, Arthur Honegger, Francis Poulenc, Germaine Tailleferre, Georges Auric e Louis Durey) ma include anche interessanti momenti dodecafonici translati tramite una sintassi post romantica.
Hanno fatto seguito due sonate tragiche: la KV310 di Mozart, composta a Parigi nel 1779 mentre la madre stava morendo e Un Adieu di Scelsi composta nel 1978, da eseguire – su sua richiesta – solo dopo la sua morte. Come fece Marianne Schroeder nel 1988 suonando l’organo della cattedrale di Darmstadt. Due pezzi lancinanti e commoventi.

Giuseppe Pennisi

www.scelsi.it

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.
  • Angelov

    Ho letto, anzi divorato Sogno 101 qualche anno fa’.
    Narra di avventure straordinarie nell’Europa del ‘900, ed anche di esperienze a volte esilaranti, ma anche di crescita artistica di un personaggio che, se avvicinato con il dovuto rispetto, si rivelerà indimenticabile ed imprescindibile.
    La sua musica nasce dalle radici del suono stesso, e manifesta un universo metafisico fino allora inaudito.
    Non per ascoltatori frettolosi.